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di Giorgio Maimone
Se normalmente si esaminano gli album, questa volta abbiamo
voluto riservare una particolare attenzione alle canzoni di
Max Manfredi, valutandole una per una. Ma trattandosi di Max
il giudizio non poteva riassumersi in stellette o palline.
Abbiamo allora inventato il giudizio in "cattedrali"!
Cinque cattedrali il massimo di gradimento, una cattedrale
il minimo. Ovviamente sono giudizi del tutto personali che
non inficiano in alcun modo il lavoro di Max e le preferenze
personali di chiunque altro. |
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L'intagliatore
di santi
Da L'intagliatore di Santi
"Non la eseguono quasi
mai dal vivo. Mi sembra venuta perfetta così, su
disco". Parola di Max. E Parola di Bielle pure. L'intagliatore
non ha bisogno di niente di più né niente
di meno: sono 3'56", più una coda musicale di
1'50" di alta poesia testuale e musicale. Siamo completamente
fuori dal tempo e dal mondo. Siamo in un altrove popolato
di artigiani che trafficano e lavorano all'ombra delle cattedrali.
Il mandolino è assoluto protagonista di una canzone
che non necessariamente si deve però collocare in
Italia. Non so, Praga è il luogo dei sogni che L'intagliatore
mi evoca. E al sogno all'intenzione mi affido.
La frase: "I santi e le sante hanno facce di paese
in paese diverse" |

Coriandoli
d'acqua
Da
"Live in blu"
Distrattamente ascoltata
potrebbe pure sembrare una canzone d'amore e mi piace pensare
che sia così e che stia lì, questa antica
canzone di Max (è una delle più vecchie) a
raccontare questo. Senza ironie, senza il distacco del disagio
di dover essere saggio e vissuto e quindi cinico e disincantato.
"Lei poi poteva avere sedici anni" e magari lui
non molti di più, tanto da prendere autobus diversi
(al ritorno da scuola?). Fatto sta che è una delizia
e anche la musica non si perita di evitare una deriva sentimentale
di grande effetto a cui anche il canto cerca, una volta
tanto, di aderire. Sembra una canzone personale. E qui sta
tanta della sua bellezza.
La frase: "L’inverno abbottonerà la
tua camicia"
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La
fiera della Maddalena
Da Max
Da Max, perché è
la versione con Fabrizio De André e ancora qualcosa
vuol ben dire. Tra l'altro è una delle più
indovinate tra le poche ospitata di Faber. La Fiera della
Maddalena vale di per sé, come dimostrano anche l'edizione
contenuta in "Live in blu". Sarà il "lichene
nei capelli" che non è per tutti, come pure
non è semplice tenersi il levante tra i medesimi.
Ma non è solo il testo, estremamente ricercato: è
questo andamento musicale, ancora una volta estraneo alle
circostanze esterne e alla contemporaneità. E' stata
per me la chiave di volta per l'ingresso nel macrocosmo
maxmanfrediano e continuo a pensare di essere entrato dalla
porta principale.
La frase: "Son brividi di ragnatela sul volto pallido
della luna,
son brividi lungo la schiena sotto le reti della calura"
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Tabarca
Da
"Live in blu"
Siamo ancora alla vigilia
di un viaggio all'interno del Mediterraneo, di quel catino
di culture e di suoni e di anime e di passioni in cui, come
brodo primordiale, siamo maturati. Tabarca, isola al largo
delle coste tunisine, colonia genovese, anzi peglina dove
fioriva il commercio del corallo. Per impedire l'eccessiva
crescita demografica a un certo punto vengono impediti i
matrimoni. Dopo alterne vicende i tabarchini si spostano
a Carloforte in Sardegna, anche per potersi sposare. E'
una delle poche canzoni narrative di Max, sempre col filtro
della trasfigurazione lirica.
La frase: "Sudore,
salsedine.
Martello, incudine,
torpore, torpedine
Passione, inquietudine"
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Va
a dormire, poeta
Da "Le parole del gatto"
Poco conosciuta, mai sentita
in concerto, forse dimenticata anche da Max. Eppure ha un
fascino non male. Una strumentazione fascinosa con arpa,
percussioni, tin whistle, violino, piano e chitarra classica
a cui si aggiunge l'inconfondibile voce di Lucilla Galeazzi
nei cori e una lunghezza "eccessiva" per una canzone
del 1990. Sono 5 minuti e mezzo in cui si parla di alpini,
di grappa, di trincee. In cui già compaiono "le
guglie" e il "freddo" e le osterie, tutti
topos letterari del futuro sviluppo del giovane Max.
La frase: "A cantare in coro c'è sempre
il gusto che uno può stonare" |

Freddo
Da
"L'intagliatore di Santi"
Quando ho sentito in pre-ascolto
l'Intagliatore di santi e ho sentito che iniziava con "Freddo",
mi sono venuti prima brividi freddi. Poi ho pensato come
pare abbia pensato a suo tempo Fabrizio De André
ascoltando "Luna persa": "Questo è
uno stronzo, perché si sente che non fa nulla per
avvicinarsi al pubblico", secondo quanto riporta
Max. "Freddo" è una canzone scostante e
tristissima. Iniziare così l'album del ritorno dopo
sette anni di silenzio può equivalere a un suicidio.
E invece Freddo ha una sua adamantina bellezza e un inciso
da favola. Ma bisogna lasciargli tutto il tempo per entrare
dentro di te.
La frase: "mi
vedevo cadere con la diaria e il mestiere di un cavallo
a Cinecittà"
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Caterina
Da "L'intagliatore di Santi"
Quasi perfetta per tuttta la
canzone con un finale buttato via. Dopo averla giocata in
punta di dita per tutto il brano, Max lo chiude con "
L 'altra sera ho venduto per andarmene al cine / il mio
fuoco di paglia e la mia casa di spine / Sono entrato che
il film era quasi finito. / chi baciavi nel buio, non I'ho
mica capito / se era solo un amico, se era il volto di un
dio / vuoi vedere che invece chi baciavi era io ?".
La persona della canzone passa all'improvviso dalla terza
alla seconda e il finale sembra appiccicato a forza. Credo
che successivamente sia stato tolto, ma su disco rimane
e fa l'effetto di una stonatura. Peccato per la grazia della
canzone e la genialità dell'arrangiamento.
La frase: "Caterina e' una ragazza, una ragazza
che da' sul mare,
abita in una piazza, in una casa tutta da sposare"
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Natale
fuori corso
Da
"Live in blu e Max"
Questa volta Genova è
scenario più che mai, fino alla moquette rossa del
caffè Klainguti, i jingle arabi nei vicoli e gli
evergreen di Natale che suonano anche fuori dalla Upim.
Scrive Federico Sirianni sul suo blog che sia a lui che
a Max vengono naturali canzoni sul Natale, tanto da accarezzare
l'idea di fare prima o poi un disco natalizio a quattro
mani che avrà grande successo. "Natale fuori
corso" è delicatissima, come una trina nel gelo
invernale, come una decorazione di Natale di una città
dove gli autobus dormono, sognando le corse di domani. Il
Natale però (e Max pure) è fuori corso.
La frase: "Strana
luce, porta neve
e la gente porta i lupi
invadendo il centro barbaro" |

Via
G. Byron, poeta
Da "Le parole del gatto""
E' la canzone che mi piace di
più all'interno della gamma delle canzoni di Max
che non mi fanno impazzire. Canzoni di ubriachezza molesta,
di degradazione e contemporaneamente enorme trip intorno
all'ego. Ma "Via G.Byron, poeta", oltre ad avere
avuto l'indiscutibile pregio di far vincere il Premio Recanati,
ha nelle sue corde quel tanto di verità in più
che la fa apprezzare. Su un tappeto strumentale fondamentalmente
simil-blues il 34 enne Max racconta le sue pene e il suo
peregrinare, con anticipo di anni su Capossela e consimili
(ma non su Tom Waits). Riproposto in "Live" il
brano regge ancora.
La frase: "Quei tuoi occhi da gatta svendimeli
per saldo
dammi un palo d'abisso, complottiamone a caldo"
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Tra
virtù e degrado
Da
"L'Intagliatore di Santi"
Meriterebbe anche di più.
Ma non abbiamo previsto le "mezze cattedrali!".
E' una canzone solare, dove la virtù e il degrado
sembrano lievissime smagliature nelle possibilità
della vita. Più che altro è vita. E poi contiene
"Parola di Max" che merita di essere un must.
Credo sia l'unico caso di cantautore che si autocita come
garante all'interno di una sua stessa canzone. Trombe e
violini portano a spasso per la giornata questa sorte di
Ulisse Bloom, impegnato a trascinare le ore.
La frase: "D’estate
senti frinire il fax di qualche ufficio assorto
Ansia o maccaja nella zona buia di un angiporto"
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La
Usl non passa l'amore
Da "Max""
Anche qui compartecipazione
con Marco Spiccio per la musica, ma qui la musica è
molto bella. Lo svolgimento della storia riporta un po'
alla mente il Gaber pre-teatro: ma la frase "dottore
mi fa male il sistema" è da cult e il dialogo
medico-paziente alla Asl/Usl/Saub/Mutua insomma è
retto molto bene. Il paradosso affiora a ogni angolo, ma
con graffiante ironia su un sustrato nobile e la versione
che è riportata in Live in blu è illanguidita
al punto giusto dagli interventi orchestrali.
La frase: "Se la porti in concorsi di vento dove
eleggono miss Stella Maris" |

Il
molo dei greci
Da
"Live in blu"
Queste tre cattedrali
stanno troppo strette a una bella canzone. Diciamo che il
giudizio risicato segue un po' l'andamento del brano che
inizia molto piano e a poco a poco entra sotto pelle e inizia
a parlarti di magie e malie, a partire dall'inciso, per
finire con il ricordo del Maestro Taraffo (anzi, il Mago
Taraffo). E' una canzone tutta gettata in un passato prossimo
e approssimativo, dotato di radio a galena e amache sul
ponte, di legge Merlin, casini chiusi e freddo a Natale
(ci risiamo!).
La frase: "Perchè
abbiamo amato il vapore dei bar nel mattino""
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I
segni della fine
Da "Max""
E' l'ultima canzone di Max che
ho conosciuto. Per motivi vari non mi era mai capitato di
ascoltarla fino ad oggi. La trovo veramente geniale e forse,
con più ascolti, sarei costretto anche ad aumentarle
il numero delle cattedrali. Per ora restano tre, livello
di eccellenza, per una canzone dal testo magico e dalla
musica intensa che ti porta a spasso per il Mediterraneo.
E' la canzone apocalittica di Max: lui la definisce "un
pugno nelle balle". Non è vero. E' triste e
vagamente post-atomica. Samuel "Max" Beckett.
La frase: "E urla di cani ciechi negli occhi in
fiamme delle vetrine / c'erano tutti i segni della fine
/ .. forse erano echi"
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Il
coro dei ranocchi
Da
"Max"
Vale il discorso fatto
per la sua dirimpettaia, qua di fianco. "Il coro dei
ranocchi" è stata un'altra sorpresa dell'ultimo
momento. Lenta e sospesa, tenera e spezzata, "Il coro
dei ranocchi" (un titolo che non rende l'idea della
canzone, peraltro) sa di quel vento d'autunno che solleva
coriandoli d'acqua per buttarteli negli occhi. La si ascolta
sospesi, si pensa e ci si ricorda. E che importa se i nostri
ricordi sono differenti da quelli di Max? Questa, in fondo,
è arte!
La frase: "Sono
suonato come un carillon" ... "Se
tu esistessi ti telefonerei/ da una cabina che va a tocchi
/ e piove in grande sui cavoli miei / sulla rumenta e il
coro dei ranocchi"
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Centerbe
Da "Le parole del gatto"
Per
Max Manfredi è una delle sue canzoni più
belle. Per me è una delle meno riuscite.E' solo
un esercizio di stile, ma il Centerbe, liquido imbevibile
e dalle tendenze velenose (si capisce che non mi piace
nemmeno il liquore) è quasi incolpevole soggetto.
Qui siamo all'interno di un trop di onnipotenza del
dotatissimo Max che potrebbe con altrettanto facilità
sonorizzare le pagine gialle. Fatto sta che pagine gialle
(e centerbe) restano tali. Ossia soggetti su cui è
inutile fare canzoni.
La frase: "che il mare nei giorni di pioggia
è un brivido di stagnola
ci nuotano i cocktail di scampi e i cuori della gente
sola".
Otto
topi
da "L'intagliatore di Santi"
Mutato quello che si deve mutare vale il discorso già
fatto per la canzone di sopra. In questo caso il divertissement
è co-firmato da Marco Spiccio, il ritmo di fondo
è sempre un blues. E tutto sommato potrebbe anche
passare per la canzone più socialmente impegnata
di Max, quand'anche in tempi di G8 Genova si è
pensato che gli otto topi alludessero papale papale
agli otto tipi tristi che partecipavano alla blindatura
della città. Ma trattasi di canzonetta, divertente,
ma minore.
Frase:
"Città che scava scava la metropolitana
alla faccia dei topi, figli di ... pantegana"
Notti
slave
da Max
Pezzo divertente e ideale da concerto,
in genere per chiudere o per i bis, grazie al finale
travolgente. ma contrariamente ad altri pezzi di Max
non morde, non incide. E l'immaginario di cui si nutre
questo sogno di notti slave è un po' "qualunque",
come può uscire da letture di libri d'ambiente.
Ma questi libri ogni tanto rischiano di essere più
"Michele Strogoff" che non "Delitto e
castigo". Samovar, Ninotckha e Zar e Pietroburgo,
Molotov e Rasputin si trovano un po' dappertutto. Un
sussulto solo per lo knut.
La frase: "Ci vogliono balalaiche,
ma anche balle laiche / e voli sulle troiche di laggiù".
L'uomo
del tango
da "Le parole del gatto"
Non
ha niente che non vada, sennonché rientra nella
gamma di canzoni ombelicali del Max, quelle che a me
non fanno sangue. A mio parere Max, che è un
grande artista, riesce a dare il meglio quando allarga
lo sguardo oltre la sue persona e riesce a coinvolgere
altri pezzi di umanità nelle sue canzoni. Qui
siamo al solipsismo. Peraltro è suonata bene
e cantata con verve, un po' sulle solite e attese quattro
battute blues che virano in tango. Scritta molto bene,
forse necessitava di uno "scatto" musicale
in più.
La
frase: "Cantami fazzoletti ubriachi d'addio
... Obliterami bimba che oggi si viaggia gratis"
Le storie del porto di Atene
da "L'intagliatore di Santi"
Questa meriterebbe anche di più. Non
ha proprio niente che non va, ma all'interno di "L'intagliatore
dei Santi" è un capitolo leggermente minore.
Facile in un disco che allinea una manciata di capolavori,
per un brano che è solo "normale" fare
la figura del parente povero. Molto gentile e di tema
non ombelicale, è una canzone che ha il suo momento
migliore nell'intermezzo strumentale. Un po' troppo
poco.
La frase: “Adesso che abbiamo imparato quanto
poco vale silenzio e parola, adesso tra parola e silenzio
non dovremo più fare la spola”.
A
casa a piedi
da "Le parole del gatto"
Canzone bizzarra, quasi un simil-rap con accompagnamento
vagamente dance. Max con tastiere, programmazioni, bassi
elettronici. Non sembra lui. Però non è
male l'effetto straniamento, completato da un parlato
napoletano di Ezio Zaccagnini. Lo spaccato notturno
che ne emerge non è privo di interesse, i suoi
sono, per allora, "a la page" e c'è
da scommettere che sia stato un garbato invito della
casa discografica e iniziare con qualcosa di un po'
diverso da "Freddo".
La
frase: "In un'ombra d'ambra, nel tinello afghano,
Lady Astarte (spacco da dea)
scioglie il reggicalze fatto a talismano"
La
vera storia di Jan di Leyda
da "Max"
Non è una canzone semplice,
ma più che altro sembra un brano pensato per
una ipotetica (o realizzata?) messa in scena. Canzone
di impianto teatrale, che parte da un episodio storico.
La cantabilità è un altro cosa. ma non
la si può ascoltare senza interesse. Molto bello
il prologo parlato che la annuncia su "Max".
La
frase: "Erano tempi contundenti / nascevano
bambini a due teste / e c'era il diavolo in tutti i
conventi / c'erano croci sulle finestre"
Strade
che non portano a Roma
da "Max"

Un dato positivo è che
non sia ambientata a Genova, come lascia intendere il
titolo. E' interessante, con un aggressivo sottofondo
elettrico e un parlato che sa di talking, con coro centrale
a mo' di ritornello. Valida, ma minore.
La frase: "L'impresario col Borsalino / pensò
io questi li assumo / io gli presento /nero su nero
/ un contratto di lavoro / senza badare a spese / alle
spese ci badino loro"
Le
altre avanzate mi piacciono tutte, a livelli diversi
e leggermente inferiori alle canzoni riportate nella
parte sinistra di questa tabella: diciamo che sono giudizi
che variano tra le due cattedrali e mezzo e le tre meno
meno. Iniziamo con le più
antiche:
Sottozero
da "Le parole del gatto"
½
Canzone giovanile (e si sente) che chiama in causa la
"Befana sottozero, dopo un Natale povero"
e anche la casa di Spiccio "con la caldaia gelata".
La scrittura è vivace e il ritratto d'ambiente,
che ricorda sempre quello del viaggio del giovane artista
nei romanzi di formazione (un po' il Paul Auster dei
Taccuini rossi), è centrato e ficcante.
La frase: "E amori riscaldati
in un bar boreale / e bimbe desolate bevono whisky lisci
... quando vivevo a Disneyland passavo le mie notti
/ nei pub di Paperopoli, losca e levantina"
Le rime di Sampiardarena
da Max
½
Anche
questa dà un po' l'idea di rima giovanile, di
storie d'amore sui banchi. Insomma, se uno inizia a
13 anni a scrivere canzoni, qualcosa gli rimarrà
bene attaccato, no? Questo sembra il Manfredi più
antico, un po' come Coriandoli d'acqua. Con meno ispirazione
lirica.
La
frase: "i tuoi occhi suoi loro fianchi larghi.
Il loro dolce autunno: una cipolla
da sfogliare, a occhi chiusi, nei letarghi".
The show must go on
da "Le parole del gatto"
½
Altro topos: il mondo dello spettacolo, cinico e baro,
ma descritto con tenerezza e un po' di dolce mestizia.
Il clima è giustamente fané, appena decadente
e il tocco jazzato del piano di Alessandro Gwiss (ascoltato
di recente con Marcello Murru) è appropriato
per la storia raccontata.
La frase: "Luna luna luna blu (blue moon) /
L'orchestra che si strina col suo jazz"
I botti di San Silvestro
da "Le parole del gatto"
½
Canzone
intimista, ritratto dedicato a un marginale come tanti
che "girava e vendeva gli articoli e molti aggettivi
/ e lottava con l'angelo del ketchup".
Originale per Max il tema. Frasario particolarmente
brillante.
Frase: "se i miei angeli son
pesi piuma danzanti tra corde e quadrato / e io sono
il fesso che gli fa coraggio, gli fa da allenatore".
Azulejos
da L'intagliatore di Santi
¾
La passione di Max per il Portogallo che ritorna. "Azulejos",
si diceva, potrebbe anche essere il titolo del prossimo
album di Max. Ma sono voci non confermate. Il brano
è intenso e sentito, con una scansione ritmica
vivace, dominata dalle percussioni.
La frase: "Per chi vive sotto
un cielo d'ardesia / che per esser cobalto si fa un
po' pregare"
Cattedrali
da Itinerari
¾
Canzone manifesto, forse residuo di un disco-fantasma
dallo stesso titolo, come scrive sul suo sito Giampiero
Orselli. Oscura e tenebrosa, vagamente gotica, inquietante,
come forse un po' può sembrare anche il personaggio
Max. Siamo ancora a bordo di una macchina del tempo
che ci porta in un altrove e in un allorquando di difficile
definizione. I piani temporali si mischiano, presente
e passato, Genova e Parigi, artigiani, stroleghi e artisti.
La frase: "“La notte risuona come cori
e navate di cattedrali, e anche i diavoli sono spariti
dietro i loro cappelli di vecchi giornali”.
Canzone di striscio
da L'intagliatore di Santi
¾
Questa mi piace. E' canzone delicata e tenue, da ascoltare
con attenzione. Canzone che non si impone, ma che ti
striscia addosso fino a reclamare la sua attenzione,
il suo posto a tavola. Ma in questa gentilezza di approccio
traccia un suo itinerario peculiare, a cui la voce di
Max e la sua interpretazione sentita dà una carica
in più.
La frase: "Le tue amiche si
son perse tra tisana e temporali / o toccandosi dietro
il vetro che alle cinque appanna inverno"
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