Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.















Max Manfredi

Per farsi una piccola idea delle canzoni
di Max Manfredi, ascoltandole...

La fiera della Maddalena
Va a dormire, poeta
Fado del dilettante
Tabarca
Retsina

Oppure leggendone i testi.

FADO DEL DILETTANTE
testo e musica di Max Manfredi

C’è odor di caldarroste
Le caldarroste dov’è che sono
Odor di caldarroste
Le caldarroste qui non ci sono
Ma son le cose nascoste
che si preparano come un tuono
Son le cose nascoste
Hanno il profumo del tempo buono.
Me l’ha ordinato il medico
Un fado ad ogni cambio di stagione
Me l’ha ordinato il medico
Un fado ad ogni cambio di esperienza
È un rimedio omeopatico
contro la nostalgia
È un farmaco simpatico
anche se può causare dipendenza.

Io sono nato a Genova
Funicolari ascensori e creuze
Io sono nato a Genova
Città viva di troppe attese
Non sono di Lisbona,
non è Coimbra il mio paese
Nemmeno più sugli autobus
Mi sento l’animo portoghese.
Genova città ripida
Buone gambe per camminare
Flipper messo in bilico
Dove rotola un temporale
Città da cantautori
Per i ciclisti è micidiale
Se pisci sulle alture
Mezzo minuto e si inquina il mare.

Mio fado da dilettante
Un’altra strofa e poi metto punto
Ma c’è un’iride claudicante
Caduta dentro una macchia d’unto
E allora cantami l’amore
finché c’è chi me ne dà lo spunto
E allora cantaci l’amore
Finché l’amore non ci avrà raggiunto.


Lo stile

"…Insomma se proprio andate per le spicce e volete sapere a tutti i costi a chi somiglia Max Manfredi, vi rispondiamo, assomiglia dannatamente a sé stesso.
A partire da quella voce ruvida e potente, carica di fumo e di erre arrotate, istintiva e personalissima.
... una scrittura poetica che non ostenta alcun feticcio culturale.
... coordinate musicali di sorprendente agilità, tra ballata e felpate e citazioni mitteleropee, atmosfere latino-americane e nervature jazz."
(Flavio Brighenti - Il Secolo XIX)

"...Max Manfredi gioca con le parole come il gatto con il topo in uno dei caruggi di Genova...
Le sue canzoni danzano leggere e irresistibili tra tango e fado, ritmi dispari dei Balcani e swing jazzistico..."
(Guido Festinese - Il Manifesto)

"...Possiede una voce potente, profonda e luciferina qaule pochissimi suoi colleghi possono vantare (...) e scrive canzoni di quelle che fanno stupire e commuovere tanto sono intelligenti e struggenti (...). In queste canzoni c'è Genova, intesa come stato d'animo più che come stile, ma ci sono soprattutto le mille voci e le mille musiche del vecchio continente." (Antonio Vivaldi - Rockerilla)

Il tempo e gli schemi

"...Si assiste alla nascita () di un nuovo modo di essere cantautore. Non un revival ma la continuazione in forme e linguaggi attuali di una tradizione musicale intima, fresca, fuori dagli schemi e dalle mode, che è radicata nella storia popolare..."
(Umberto Savolini - Il Corriere del Ticino)

I "colleghi"

Il brivido e la sferza di una poetica straziante e tesa a una perfezione formale, a un gioco ritmico che contiene dal massacro dei generi di gusto post-moderno, dallo scandaglio sull'inutilità e sulla bellezza formale della parola, all'intensità dei classici anonimi della musica popolare.
Max Manfredi è da solo una propria letteratura che prima ha distrutto e poi ha fondato.Si accorgeranno pubblico e addetti ai lavori dello Show-Businnes italiano che stiamo assistendo al colpevole sperpero di un genio?

(Alessio Lega)

"Ho scritto molte canzoni ambientate a Natale, anzi poco prima di Natale. A Genova anche il mio collega e amico Max Manfredi difficilmente resiste a questa tentazione, tanto che un giorno, ce lo siamo ripromesso, pubblicheremo un intero cd di canzoni natalizie, tutte originali. Sarà un grande successo commerciale (!)"
Federico Sirianni

Gli Sms degli amici

Marco Spiccio:
"Max, tra tutti gli autori che ho avuto la fortuna di accompagnare, è colui che usa la parola nel modo più incantevole. Ma il suo genio non si ferma qua: certe sue soluzioni armoniche e ritmiche mi lasciano tuttora esterrefatto. Inoltre usa la chitarra come fosse uno liuto e sentirlo declamare versi è un'esperienza travolgente. Tra noi spesso litighiamo, ma con amore. Poi ... un SMS non basta a esprimere tutto ciò che vorrei. Veniteci a sentire!"

Daria Alfonso: "Max è le sue parole: magia, inquietudine, salsedine, latititudine, torpore, torpedine. Parole sospese in aria come le volute di fumo del bruco in Alice, volteggiano e disegnano caleidoscopi nei quali vedi ciò che sai vedere. Parole che si inseguono, si infrattano nei vicoli e vedi Genova, si infrangono sulle scogliere dei rosari futuri e sogni coralli e tonnare, sbirciano nei cinema da Bruges e vedi amori che ruscano, si infilano in spacchi da dea e senti libidine. Disegnano cattedrali gotiche e senti odore di incenso e peccato. E poi ancora: alamari di calamari e polsini di conchiglia, diavoli con i loro cappelli e vecchi giornali ... è una corsa a perdifiato nella poesia, nella lirica astrusa, nell'emozione profonda: questo è Max l'artista. Max l'amico è un altra cosa: un bicchiere di cognac da tenere tra le mani e scaldare leggermente e bere a piccoli sorsi.

Cristiano Angelini
: "È un equilibrista della parola cantata, una magia che evoca le più imprevedibili delle emozioni e le presenta con la semplicità di una carezza o di uno schiaffo. Ascoltarlo è come stare davanti ad una vetrina dove passano storie, amori, città fantastiche, rabbia e favole in sequenza ordinata ed ammaliante.
E in questo turbinio di parole che giocano al puzzle con la musica, Max ci accompagna, come un fratello maggiore, con la mano appoggiata sulla spalla, a dire dove mettere o non mettere i piedi per poter proseguire. In sintesi. È una boccata d'aria molto più che fresca, una sorgente di cristallina genialità, un evento che abbiamo la fortuna di avere nel mondo della canzone".

Marco Ongaro: "Una corrente continua di poesia. L'anima creatrice che nobilita il quotidiano nell'ironia del sublime"

Augusto Forin: È uno dei pochi cantautori che si possa definire artista. Lui, da grande conoscitore del linguaggio quale è, per nostra fortuna si ostina ad usarlo per stupire, emozionare, divertire, nonostante l'esigua fetta di pubblico in grado di intendere.

Alessio Lega: "La danza delle parole di Max è un buio talmente forte che illumina la notte".

Isa: "Navigatore dell'accordo, artigiano della parola, esploratore dell'incomunicabilità. Lo sguardo intenso della maturità trova una nota di compassione, a rimescolare il cuore di chi inciampa nelle sue reti"

Le canzoni

Esco da una tua canzone
Come da un cinema
Ma dimmi tute quelle parole
Dov'è che si trovano
Perché io ne avrei bisogno sai
(Augusto Forin: "Max")


Sono a forma di chitarra
le sue mani delicate
Che rimbalzano le corde
come fossero le dita
Sono a forma di chitarra
le sue mani insanguinate
della nostalgia più forte
sulla linea della vita
(Marco Ongaro: "Il conte Max di Genova")

Max Manfredi è arrivato alla soglia dei 50 anni (li compirà nel dicembre 2006) senza essere riuscito a uscire dal ruolo di "giovane autore", di "nuovo esponente della scuola genovese". E' come "il giovane Holden", destinato a essere giovane per sempre. Fatto sta che si dice, si pensa e si sa da ormai parecchi anni che come Max ce ne sono pochi. E non solo per il vaticinio profetico di Mastro De André che, a suo proposito, parlò dei "migliori che abbiamo". Max ha fatto un esordio promettente ormai 15 anni fa, con il disco "Le parole del Gatto". Immediatamente premi e riconoscimenti (Recanati e Club Tenco, quest'ultimo con ben due partecipazioni), quindi l'orgoglio di un secondo disco ("Max" nel 1994) dove assieme a lui, in un brano, canta lo stesso De André ("La fiera della Maddalena"). Il brano, in tempi più recenti, viene scelto dai registi Bruno Bigoni e Romano Giuffrida per la scena finale del film documentario sulla vita di De André, "Faber" (1999). Max partecipa come autore al Festival Internazionale di poesia (2000) di Genova, riceve dalla Regione Liguria il premio come "capostipite della nuova generazione dei cantautori genovesi" (1997) e presenta al Teatro Modena di Genova il concerto-spettacolo "La leggenda del Santo Cantautore". Tutto pronto per il decollo e la definitiva consacrazione ... sennonchè, per quegli oscuri motivi che, a volte, percorrono il mondo discografico nostrano, Max passa alla clandestinità. E non perché scelga la lotta armata, ma solo perché si oppone con la forza della poesia al dilagante avanzare della marea qualunque della volgarità e della banalità: del cattivo gusto che, dalla Milano da bere, si riversava fin sulla Riviera, al di là di quelle due curve e dietro il mare. Il silenzio di Max (silenzio discografico) durerà sette anni, finché nel 2001 Storiedinote deciderà di fargli incidere un nuovo disco. E sarà la magia de "L'Intagliatore di Santi". Ancora tre anni di attese e avremo "Live in blu" con tre inediti e la riproposizione di parte del vecchio materiale, ormai uscito dalla circolazione. E non è finita: nuovo materiale è già pronto per un disco di studio che già bolle in pentola, come un minestrone a cui è stato aggiunto tutto il materiale e ora serve attendere per vedere come decanterà, quanto tempo ci metterà a bollire, a ridursi, a condensarsi in un nuovo prodotto. A corona di questa ripresa di attività Max scrive e pubblica nel novembre 2002 un proprio libro: "Trita provincia" (Novella discreta), esordio sul medio metraggio editoriale, dopo un procedente libro dedicato ai limerick, scritto con Manuel Trucco (Il Libro dei Limerick - Vallardi /Garzanti,1994). In mezzo a ciò Max prosegue l'attività di cantore di canti tradizionali liguri con il gruppo della Rionda, con cui ha inciso due dischi, nel 1994 e nel 2001. Fa anche parte del gruppo di musica antica "Accademia viscontea i musicanti", con i quali tiene lezioni e corsi di musica antica (medioevale, rinascimentale e barocca). Nel 2004 Max torna al teatro con lo spettacolo "I girovaghi sedentari", scritto con Giampiero Orselli. Il gruppo che lo accompagna è sempre "La staffa", ossia: Federico Bagnasco: contrabbasso e pianificazioni. Matteo Nahum: chitarre e bouzouki. Roberto Piga: violino. Giampiero Lobello: tromba e flicorno. Dado Sezzi: minibatteria e percussioni. Matteo Baccani: vibrafono. Da qualche parte, quando gira il nome di Max, si va a sbattere anche nel nome di Marco Spiccio (oncologo e musico), ma per lui sarebbe necessaria un'altra biografia.


Temi e stilemi in Max

Non è semplice identificare quali siano i temi fondanti della poetica manfrediana: l'uomo non è semplice e segue strade altrettanto non semplici per cercare di farsi capire, ma non lasciarsi inquadrare. "Innamorato del proprio cappello" e della penna che vi porta sopra, Max usa questa penna per scrivere alcune delle più "dense" canzoni di questi ultimi anni. Se il panorama poetico delle sue composizioni vi sembra diseguale e il percorso a dente di sega, non spaventatevi: è l'autore che l'ha disegnato così. Alcuni temi sono fondanti per Max: Genova. Ma Genova non è un tema: come lui ama dire è solo un fondale, uno scenario per le sue storie: "io scrivo da qui. Come potrei non parlare di Genova?"    (Segue)


Mi chiamo Massimo Manfredi, certi mi chiamano Max.
Se i miei concerti hanno della battaglia, Max è il mio "nome di battaglia". Sono nato di Dicembre (1956) ed uno dei sigilli della mia lirica è l'inverno: ci ho sempre scodinzolato attorno. Ho cominciato a suonare la chitarra a sette anni (da allora non ho mai imparato) e a far canzoni da tredici (da allora non ho smesso mai). Come scrittore, ho sempre trescato con la musica: questo è uno dei motivi chi mi spinge alla canzone pur non essendo quel che si dice, in genere, un "musicista".    (segue)

Le parole del gatto
Cantare in italiano-BMG, 1990

A casa a piedi / Sottozero / L'uomo del tango/ Centerbe / The show must go on / Via G.Byron, poeta / I botti di S.Silvestro/ Va' a dormire, poeta

Max
Cantare in italiano-BMG, 1994

Strade che non portano a Roma / Le rime di Sanpierdarena / Notti slave / I segni della fine / La Usl non passa l'amore / La fiera della Maddalena / Il coro dei ranocchi / La vera storia di Jan di Leyda / Natale fuori corso

L'intagliatore di santi
Storie di note, 2001

Freddo ( ma non conta niente) / Fado del dilettante / Caterina / Danza composta / Le storie del porto di Atene / La ballata degli otto topi / Cattedrali / Tra virtù e degrado / Canzone di striscio / Azulejos / L'intagliatore di santi / L'intagliatore di santi (finalino)

Live in Blu
Storie di note, 2004

La fiera della Maddalena / Via G. Byron, poeta / Coriandoli d'acqua / Tra virtù e degrado / La ballata degli otto topi / Natale fuoricorso / Centerbe / Molo dei greci / Tabarca / La Usl non passa l'amore / Danza composta / Notti slave

Luna persa
Ala Bianca Group, 2008

Au clair de la lune / L’ora del dilettante / Il regno delle fate / Terralba tango / Retsina / Libeccio / Quasi / Zimbalom / Aprile / Il morale delle truppe / Il treno per Kukuwok / Luna persa / [bonus track] La fiera della Maddalena (con Fabrizio De André)

 


L'"acrobatico" Max

Allora, da dove iniziamo a parlare, Max? Dal disco nuovo o … da quello ancora più nuovo? Da “Live in blu” appena uscito o dal disco di studio che verrà?

Un momento. Vorresti parlare di quello che devo ancora fare? Lo sto ancora un po’ rimestando. Il materiale c’è tutto. Ma è ancora da elaborare. E’ un po’ come il minestrone che sto facendo adesso in cucina, dove ho messo dentro un bel po’ di roba e ora deve bollire e deve consumarsi. Bisogna vedere quando decideremo di farlo uscire.

Tu lavori sempre con più materiale di quanto poi ti serva?

Io penso che questo succeda un po’ a tutti. A meno che uno non abbia una scarsità di idee accentuata. Io penso che un po’ tutti facciano così: si parte sempre da un pochino di più del materiale che poi si utilizzerà effettivamente.

Ci sono anche quelli che dicono “siamo andati in studio e abbiamo composto due brani lì per lì perché ci servivano per chiudere il disco”.

Beati loro! Io non ho idea di come facciano (ride). Questa canzoni-sveltine! No, io ho bisogno di un lunghissimo periodo di sedimentazione, ma è abbastanza automatico, anche perché poi mi trovo a riprendere brani che ho scritto magari vent’anni fa e cambiarci una virgola o due parole. Però è sempre un lavoro di “precipitazione” nel senso chimico del termine.

La necessità di tener lì il materiale, lasciarlo decantare … lo provi anche in concerto prima di inciderlo?

Molte volte succede, molte volte è inevitabile. Nel senso che quando una canzone è pronta comunque la si esegue, in concerto anche per cambiare un po’ e non suonare sempre gli stessi pezzi. E quindi molto spesso, poi, quando si incide, si incide qualche cosa che si è già sperimentato. In ogni caso le prove bisogna farle anche per vedere se funzionano le orchestrazioni.   (Segue)


A proposito di De André
di Giorgio Maimone

"De André l’ho ascoltato alquanto da bambino quasi adolescente, dai dieci ai sedici anni. Io ho cominciato a comporre e scrivere, non solo canzoni, ma soprattutto canzoni, a tredici anni. Due delle mie prime sono ispirate, neanche tanto lontanamente, da De André, ma questa è soltanto una curiosità. Interesse di ascoltatore - e compratore, a volte - fino a Storia di un Impiegato, Non al denaro, etc. Poi, a poco a poco, crisi di rigetto, preferenza rivolta ad altri artisti: in Italia, Guccini e soprattutto Lolli (dai sedici, diciassette anni in su), Leonard Cohen tra gli stranieri (e qui Fabrizio rientra dalla finestra). Passione d'ascoltatore per Paolo Conte dopo i vent'anni. E così via, tenendo presente che, se mai ho raggiunto una maturità compositiva di cantautore, non è stato dopo i diciotto anni... con quella refrattarietà nei confronti dei modelli che ne consegue".    (Segue)


Live in Blu, la fiera del talento

di Giorgio Maimone

Vengano signori e signore, qui si dissipa il talento! E non a manciate, a sassolini, a piccoli pezzetti di pane. No, signori e signore, qui lo si getta a piene mani, a carrettate, a container. Ci sono le gru nel porto che lavorano a ritmo pieno per scaricare tutto questo ben di dio che risiede nel cervello, nelle mani, nella voce del “più grande artista sconosciuto al vasto pubblico”. Max Manfredi è una sorta di genio rinascimentale; è barocco in ogni sua accezione, dal fisico, al modo di comporre, da come si presenta a come si atteggia.
È un personaggio di rilievo. E per questo destinato a raccogliere a mani basse consensi di critica e più contenuti ritorni di pubblico. Che se la critica contasse qualcosa Max dovrebbe vendere più di Ramazzotti. Ma al massimo Max vende Centerbe e non Ramazzotti! Ecco “Centerbe”, già un estratto d’erbe particolarmente letale e dal sapore difficilmente accettabile, nonché canzone storica di Max, è anche un estratto del Max-pensiero, della Max-essenza.    
(Segue)

La Trita provincia nel trita-vocaboli

di Giorgio Maimone

Max Manfredi soffre del problema di essere troppo bravo. Scrive con facilità. Nel senso che sa scrivere e quello che scrive è fluido. Ignoro se soffra scrivendo, ma leggendo la sofferenza non appare. E sono giochi di parole, allitterazioni, anacoluti, iperboli e paradossi. Una goduria. Ma (e ti pareva che non ci fosse un “ma”?) la trama? Se tu me lo intitoli novella, io novella mi aspetto. E’ vero che è “discreta” come definizione su copertina attesta, ma non è un giudizio di merito. “Trita provincia” (gioco di parole sin dal titolo) è un libro di belle letture, ma non è un libro in prosa.

Max afferma di essere un cantore “lirico” e non un “epico” e come tale si comporta anche da scrittore: “forse perché io ho una certa difficoltà nelle storie “finite”, cioè nelle storie con un inizio, una fine e uno svolgimento” ci ha detto Max in una recente intervista. E così è "Trita provincia" che, peraltro, nel retro di copertina mette le carte in tavola: “Questa novella discreta trascina il lettore in una ridda di immagini e situazioni, scenografie e sogni ad incastro … un atto d’amore appassionato nei confronti dell’esercizio della scrittura , della sua necessità e della sua vanità”. Ma anche “vanità” ( oh ironia della sorte!) si presta al gioco di parole. (Segue)

 

Max Manfredi: un understatement apocalittico

di Giorgio Maimone

Gli agiografi narrano che Fabrizio De André, alla domanda precisa su chi dei nuovi cantautori poteva un giorno sperare di raccogliere la sua eredità, rispose: "Max Manfredi è certamente il migliore". E Max, che pure ha avuto l'onore di ospitare Fabrizio in una sua canzone (la bellissima La fiera della Maddalena), si sta dando da fare per non smentire tale sommo parere.
La critica è unanime, il tam tam su Internet impazza, il passaparola tra amici è in fibrillazione: bisogna sentire Max Manfredi. Non perdetelo. Cercatelo. Se è in concerto dalle vostre parti, è la vostra buona occasione. Il problema con Max è che lui è un cantautore del genere semi-clandestino. Genovese e orso come Fabrizio, Max evita le occasioni pubbliche, centellina i concerti e le uscite discografiche. Il nocciolo duro dei suoi fans è tenace, ma soprattutto paziente.
D opo 7 anni di attesa è uscito un suo nuovo disco, : L'intagliatore dei santi, distribuito da Storiedinote.
Il disco è un disco scostante. Non ruvido, ma introverso. È uno di quegli oggetti che non vogliono lasciarsi accarezzare. E allora bisogna lasciarlo lì, girargli intorno con circospezione, lasciargli il tempo di decantare e consentirgli di entrare in confidenza con te. Quasi come Max. (segue)