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Le canzoni di Luigi Maieron

di Giorgio Maimone
Le canzoni di Gigi Maieron formano un corpo unico con la sua opera poetica e con i suoi scritti in generale. Anima lirica Gigi non riesce , credo non riesca proprio, ai limiti dell'impossibilità fisica, a vivere una situazione se non in termini "lirici". Maieron è bello anche sentirlo parlare, perché con la stessa intensità con cui declama i suoi versi, in quello che Michel Gazich definisce una sorta di "recitarcantando" Monteverdiano, con lo stesso calore e poesia ti può raccontare dei suoi monti, di ricette o di vini. E, soprattutto della scrittura. In questo corpo unico di versi poetici abbiamo provato a giocare il consueto gioco e questa volta, per esprimere le nostre preferenze (che come vedrete non scenderanno mai sotto le due segnalazioni) abbiamo deciso di utilizzare uno dei suoi "topos" letterari: le foes, le foglie. Che se è vero che Gigi canta come un albero, come suggerisce Gianni Mura, le foglie vibrano con lui quando canta. Quindi 5 fôes è il massimo del giudizio e una il minimo. Ribadiamo che sono giudizi del tutto personali che non inficiano in alcun modo il lavoro di Maieron né le preferenze personali di chiunque altro.

Si vif
Da "Si Vif"

Non è un caso quando a una canzone si dedica il titolo di un disco. Per abitudine personale è la prima che vado a sentire. E in questo apre anche il disco. Sarebbe addirittura un "sei foglie", se ci fosse. Diciamo "cinque con lode"? "Si vif" non è solo una canzone: è un intero trattato di filosofia sull'essere e il malessere: "Si vive di luce e di un tremore che cresce". Fa l'effetto di quei rari momenti in cui, da solo, incontri l'assoluto. "Si vif" non dà risposte. Racconta. E fa tremare. E commuove.

La frase: "Si vive di ali lunghe e di momenti leggeri /di pioggia, di voglia di ridere e di un pianto che non si vede"

Las Agrimas
Da "Si Vif"

Perfetta! Testo penetrante e coinvolgente ("Le lacrime vere si muovono presto / raccontano i vuoti di tante giornate / sanno raccontare il tuo cuore senza fare ragionamenti / sono il secondo tempo della tua anima quando soffre") e accompagnamento a dir poco geniale, dove il violino di Gazich fa mirabilie, dal lanciare il riff iniziale dalla tenue aria country all'accompagnamento pizzicato nel cantato. La voce di Luigi fa il resto. Indimenticabile.

La frase: "Si piange di vita vera che si impara ogni giorno / di ombre che passanop e diminuiscono la luce / di anime fuori mano e di amici persi presto / si piange tutto ciò che muore"

Scolte la cjere
Da "Anime femine
"

C'è la mano di Lino Straulino, co-autore del pezzo e si sente. Il pezzo risente positivamente di una pregnante aria anni '70. Siamo nell'Inghilterra di Nick Drake, appena speziata da qualche esotismo annusato. Come una buona miscela di te. Questo per quanto riguarda la musica. Il testo, come al solito, è denso, ma lieve ad un tempo. Testo di muschio e di bosco e di perenni domande dell'anima

La frase: "Aspetto il giorno ascoltando il tremare di una foglia / i sussurri di un bosco autunnale e i timori di un uomo che cambia"

Om o furmie
Da "Si vif

Brano lento, che si appoggia sul bell'arpeggio delle chitarre e sulla tristezza della viola di sottofondo. Le parole sono pietre. Possono essere pietre focaie o pietre pesanti che ti affondano. Ma ti spingono a fare i conti, a ricordarti che cammini sul crinale e che in ogni momento, uomo o formica, ala o foglia, tu sei l'uno e il tutto. "Om o furmie" è una sorta di preghiera laica, un mantra da sussurrare, un invito a pensare. E, se possibile, a essere uomini pià che formiche.

La frase: "Sei uomo o formica? / Sei ala o foglia?/ Tu sei l'uno, sei il tutto / tu sei la goccia e il mare.
"

Done Mari
Da "Il cil da l'Irlande"

Viene direttamente dai canti nuziali friulani questa ballata raccolta nell'immediato secondo dopoguerra nella zona collinare del Friuli. L'arpa di Vincenzo Zitello, l'accompagnamento della Sedon Salvadie e la voce di Luigi danno un calore di attualità che prescinde la storia. Fasciante e affabulatrice.

La frase: "Cosa portate in questa casa, acqua o fuoco? Signora madre, io porto acqua, pace, non guerra al mio focolare"

Ai miei di cjase
Da "Anime Femine"

Ancora Lino Straulino ad affiancare Luigi, sia nella scrittura della canzone che nell'esecuzione. La melodia deriva da un canto tradizionale carnico riscoperto dallo stesso Straulino anni fa. E' una sorta di "testamento", dove viene celebrata una sorta di ritorno alla natura nel momento finale. Nick Drake è sempre nell'aria a benedire l'incontro tra Friuli e psichedelia.

La frase: "
La mia anima mi porta alla semina"

Anime femine
Da "Anime femine"

Altra title track e altra canzone di rispetto, amata da Luigi che la ha anche inserita tra le "poesie in musica" dentro a "Orepresint". Canzone generazionale e ribellistica: "La mia anima è una donna e sa cosa ha taciuto"

La frase: "Sentire le mie radici / capire che non ho capito / ascoltare ciò che non ho ascoltato"

A mi vevin det
Da "Anime Femine"

Canzone che entra piano piano sotto pelle e poi non ti molla più. Conquista il suono della lingua che fa musica prima ancora della poesia. Originale l'arrangiamento, belli i suoni. Sui significati del testo fantastico di mio, ma non ci arrivo con sicurezza. Storia di immigrazione? Povertà?

La frase: "
La gente come me tace, ma sa anche gridare / qui il pane costa, ma costa anche rubare"

Il cil da l'Irlande
Da "Il cil da l'Irlande"

Questo è un vero classico della canzone d'autore italiana, a cui Luigi presta la sua voce assieme a Massimo Bubola, in una versione suonata dalla Sedon Salvadie. In questo caso in una speciale versione tradotta in friulano e dal ritmo leggermente rallentato. Gigi è solo interprete.

La frase: "Il cil da l'Irlande al è un mar plen di nui e lusor"

Foes
Da "Si Vif"

Ed eccole qua le foglie che ci spingono a dare un valore a queste canzoni! Minimalismo assoluto: violino, chitarra, fisarmonica e un voce che accenna. Come direbbero De André e Max Manfredi: "son brividi di ragnatela", specie sul vocalizzo che chiude le strofe.

La frase: "
Foglie, foglie cadono / sul prato cadono / i fuochi d'autunno, l'aria di neve / il mio paese che piano batte sui ricordi"

L'amore ch'i ai
Da "Anime femine"

Fino a qualche giorno fa non ero perfettamente cosciente dell'esistenza di questa canzone. In qualche giorno ha scalato, passo a passo, la scala delle mie preferenze. E' una delicata e intensa canzone d'amore. Forse l'unica, in senso classico.

La frase: "Queste cose non te le dirò mai / questo amore che si muove per te non so come raccontarlo"

Ce ch'a è?
Da "Si Vif"

Una delle canzone meno malinconiche di "Si Vif"; c'è anche qualche immagine gioiosa: le donne che ballano alzando la gonna, la banda che suona. il bicchiere di vino e il portafoglio rubato. Certo che "una foglia quando nasce non la sente nessuno"

La frase:
"Al mio paese le donne vere quando ballano alzano la gonna / e allora sarei stupido a non amare la musica"

L'arie buine
Da "Anime femine""

Delicatissimo arpeggio di chitarra e delicatissimi temi. Riflessioni nell'aria buona del mattino sugli amici che se ne vanno, sulle strade non prese, ma senza rancori. Con grande dolcezza: "l'amore vero ci ha lasciato in eredità amore". Ssst ... ascoltatela senza farvi battere il cuore! Se ce la fate ...

La frase: "Eravamo come mani pronte a dare / Eravamo amici e fratelli / che cosa ci manca ormai da troppo tempo?"

La me vite a è cheste
Da "Anime femine"
½

Prende immediatamente, è la prima canzone che cattura all'ascolto del disco, ma poi, piano piano viene sopravvanzata dalle altre. Sempre bella, ma leggermente più datata. Vagamente blues, con un'aria bizzaramente (e vagamente) balcanica. Più musica che parole.

La frase: "
La mia vita è questa: Perdere, vincere, comunque partire"

Semence
Da "Si vif"

½

Voce e fisarmonica, per un vago country che miscela l'Ohio con la campagna di Cercivento. Vivace e accattivante, anche se noi siamo fatti di silenzio e di mercato e dentro siamo lacrime calde, per noi che abbiamo un calendario con la quinta stagione, noi che abbiamo corti pensieri che incontriamo e lunghi che lasciamo.

La frase: "Si vive di mura e di finestre alte / di tempo che tutto porta via / come acqua di fiume che da sempre va / e da sempre resta lì"

Ultim pinsirs
Da "Si Vif"
½

Questa è triste forte. Pertanto meravigliosa! Gli ultimi pensieri del giorno, quando abbiamo salutato gli amici e restiamo soli a guardare ... e a guardarci dentro. Attimo di magia, di silenzio e di pioggia. Attimo di notte assoluta. Anche nel cuore. Tempo di lacrime e paura.

La frase:"sono lunghi gli anni in due / sono lunghi gli anni da soli / e non cè mai tempo abbastanza, non c'è mai tempo in più""



Scolte la cjere
(Maieron-Straulino)

I cir peraules buines
e la mê vous a tas!
La vous di un om ch'al diseve
e al pierdût dut ce ch'al à det
Biel a binore la buine stele
a ti promet ch'a ven
ma dopo cuant che a è sere
mi 'nacuarç ch'a no manten.
Tal mieç dal bosc no sai ce dî.
resti a scoltâ
A nd'é moments ch'a si è bessoi,
moments ch'ai vâl par doi;
sintî trimâ une fôe,
spietâ ch'al jôvi il dì
il cibicâ dal bosc d'atom
e denti un âti om.
Scolte la cjere
reste cidin!
Sôre il timp ch'al passe
viout ce ch'i pierdin.
A van e vègnin âtes vous
a fil tra vecjo e nûf
e denti ce ch'al è stât det;
cetant ch'al tasût:

Biel a binore la buine stele
a ti promet ch'a ven
ma dopo cuant che a è sere
mi 'nacuarç ch'a no manten.

(Cerco parole buone e la mia voce tace/ E' la voce di chi ha perso tutto ciò che ha detto. / Ascolto il bosco in silenzio / ci sono momenti di solitudine / che amo . / Aspetto il giorno ascoltando il tremare di una foglia / i sussurri di un bosco autunnale e i timori di un uomo che cambia. / Ascolto la terra in silenzio, / sento il tempo che passa e che prende con sé ciò che si lascia. / Altre voci si muovono: è il confine tra il vecchio e il nuovo: di ciò che si è detto quanto è taciuto? / Alla mattina il futuro dà una sensazione di buono e di nuovo, ma la sera ti lascia nell'attesa.../)

I voi dal bosc
da "Anime femine"

Noiosetta e di difficile interpretazione. Lenta molto lenta e di probabile impianto bucolico, ci vuole molto coraggio ad ascoltarla tutta, che peraltro dura 4'28", ossia non pochissimo, calcolata la durata media dei brani maieroneschi. Non so, più che altro non prende la frase musicale che è forse l'unica che non si riscatta mai, nemmeno nel ritornello. Resta poi un po' un mistero il testo, per gran parte non tradotto. Miserello anche l'arrangiamento, per il resto del disco curato.

La frase: "Non racconta la paura di un animale né può raccontare una corsa che non gli servirà / Non racconta la paura di un uomo / né può raccontare una corsa che non gli servirà".

L'aghe grande
da "Anime femine"

Non mi piace. Pianoforte e voce. E troppo freddo. Sia nel cuore sia nel canto, nonostante gli archi sotto cerchino di riscattare il gelo e trasformarlo in brina. Gigi resta tutto il tempo sul suo registro più acuto che gli toglie un po' di duttilità alla voce. Ma poi, in realtà, sulle canzoni che non piacciono c'è poco da spiegare: non piacciono!

La frase: "Sono come un bambino orfano / come un soldato lontano e solo / Chi se ne va lascia il vuoto di non aver detto di più"

La tô vous
da "Si Vif"


E' una poesia, indubbiamente. E infatti su "Orepresint" compare tra le "Peraule in musiche". Dopo aver letto "La neve di Anna" posso arrischiare che forse il riferimento di Gigi è per sua madre, la sua mamma-bambina, pazza di musica. Le immagini sono molto belle. La musica leggermente troppo tetra, sottolineata da una viola funeraria del troppo triste Gazich (in questa canzone ha anche lui, sempre splendido nel disco, qualcosa da farsi perdonare). Di solito l'accompagnamento cerca di salvare con arricchimenti le canzoni che rischiano di essere gracili. Diciamo che qui l'operazione non riesce. E' uno di quei casi dove, forse, il recitarcantando potrebbe trasformarsi in recitare puro o quasi. Ricorda un po' quelle ballate gucciniane che non si decidono a sboccare in canto.

La frase: “hai lasciato a casa qualcosa della tua vita fatta a mano / in cucina i lavori da sbrigare e i tuoi pensieri piegati in ordine / per una fisarmonica che ruba qualche nota ad ogni estate / Era la gita, era la festa, era la tua ora d'aria / era la vita che sudata vestiva i tuoi panni".


Il timp dai oms
da "Anime femine"



"A quell'età non sapevamo di essere il cielo e al tempo che passa abbiamo dato in pegno noi stessi". Ricordi di gioventù di un Maieron molto antecedente a "Si vif" e alle atmosfere e alle domande di quel disco e alle prese con un altro momento storico della sua crescita. Forse una canzone scritta qualche anno prima ancora. "Eravamo tanti, bambini e poi già uomini e oggi coppie sole in case nel paese dove insieme aspettavamo il domani". Si cresce, si invecchia, ci si perde. Ma la musica? Questa volta non c'è. Non è centrata.

La frase: "Ogni giorno aspettavamo insieme il domani / sospesi tra il desiderio e la pura di incominciare".

Una pareule buine
da "Si Vif"

½

Siamo a un'altra di quelle canzoni di buone intenzioni, di importanza notevole nel canzoniere del nostro, ma che, per i mille motivi connessi al godimento di una canzone, non riesce a fare breccia nei nostri cuori (e nemmeno nei nostri ascolti). Già il ritornello guadagna qualche punto, ma la strofa, giocata sempre sulla stessa nota, a gioco lungo annoia. Ma anche il testo non scorre liscio e la storia narrata si arricciola ribelle, senza riuscire a spiegare fino in fondo i suoi significati, intuiti ma non compresi, nonostante qui sia presenta la traduzione italiana.

La frase: "Ho sentito una parola vera, ho sentito una parola buona / ho sentito che faccio fatica in amore, che tengo lontano ciò che ho più vicino"

L'om ch'al vif ta strade
da "Anime femine"

½

Musicalmente si sviluppa poco e il testo è poco tradotto e per il resto di difficile comprensione. Mi sfugge un po' la storia e questo spiega il mezzo punto in meno. Potrebbe assomigliare a un ritratto alla Van De Sfroos di un personaggio che aspetta un treno che non è mai partito (l'uomo in fondo resta e il treno se n'è andato). Attendo lumi.

La frase: "L'uomo che vive in strada predice il futuro ... / aspetto un treno che è già partito / aspetto l'uomo che è rimasto"

J'ai clamât la mê vite
da "Si Vif"



Qui siamo in pieno Bergman, nelle vicinanze del "Settimo sigillo". Il personaggio però non parla con la morte, ma con la sua vita. Che lui ha chiamato, ha convocato a udienza e si sono messi a bere come vecchi amici e nessuno voleva più andare via. Bisticci e riconciliazioni, risate e male parole. Alla fine della notte la considerazione che, sì, si può stare bene anche in sua compagnia: "la giornata incominciava presto con i suoi rumori / e dietro alla persiana ho svegliato il mio amore". Molto cinematografica e ancora una volta con un piccolo capolavoro di arrangiamento da parte di Michele Gazich, ma non sempre le storie migliori diventano le canzoni migliori. Qui manca qualcosa: una sfumatura, un graffio, un gancio, qualcosa da ricordare.

La frase: "
Ho chiamato la mia vita per chiarire la questione / abbiamo scelto la bottiglia, tolto il tappo, bevuto come fratelli, come vecchi amici / e nessuno si alzava, nessuno andava via".

La strade di mieç
da "Anime femine"

Strada di mezzo. Come dire (forse) "nel mezzo del cammin di nostra vita". Tra gli anni che mi sento e quelli che ho, tra quello che sono e che potrei essere. E' il momento nella vita in cui chi si sente diverso, chi si porta dietro un marchio di disperazione, cerca di tirar fuori il sestante e fare un punto sul suo costante peregrinare. Sta tra le "foglie cadenti" ma solo per mezzo punto.

La frase: "Vivo un giorno dopo l'altro così nascosto da non esserci. / Ascolto le mie debolezze / sono catene di ore sulla mia strada / tra ciò che sono e ciò che posso essere / Vivo sospeso tra gli anni che sento e quelli che ho"


Dapit da cjere
da "Il cil da l'Irlande"

Anche in questo caso Gigi è solo interprete. Il brano originario è di Ed Schnabl, bravo cantautore austriaco (e amico della Sedon Salvadie). Gigi entra nel finale, fa due strofe e duetta con Schnabl nell'estremo finale dalla chiare impronta coheniana. Interpretazione da orecchie e musica, ma il pezzo resta troppo breve per apprezzare al meglio Maieron. Che se fosse entrato prima .... avrebbe comunque dato più spessore al brano.

La frase: "Salta dentro allo specchio / per vedere gli occhi del capitano / vedrai la tua faccia / la fine della terra"