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di Giorgio Maimone
Le canzoni di Gigi Maieron formano un corpo unico con la sua
opera poetica e con i suoi scritti in generale. Anima lirica
Gigi non riesce , credo non riesca proprio, ai limiti dell'impossibilità
fisica, a vivere una situazione se non in termini "lirici".
Maieron è bello anche sentirlo parlare, perché
con la stessa intensità con cui declama i suoi versi,
in quello che Michel Gazich definisce una sorta di "recitarcantando"
Monteverdiano, con lo stesso calore e poesia ti può
raccontare dei suoi monti, di ricette o di vini. E, soprattutto
della scrittura. In questo corpo unico di versi poetici abbiamo
provato a giocare il consueto gioco e questa volta, per esprimere
le nostre preferenze (che come vedrete non scenderanno mai
sotto le due segnalazioni) abbiamo deciso di utilizzare uno
dei suoi "topos" letterari: le foes,
le foglie. Che se è vero che Gigi canta come un albero,
come suggerisce Gianni Mura, le foglie vibrano con lui quando
canta. Quindi 5 fôes è il massimo del giudizio
e una il minimo. Ribadiamo che sono giudizi del tutto personali
che non inficiano in alcun modo il lavoro di Maieron né
le preferenze personali di chiunque altro. |
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Scolte
la cjere
Da "Anime femine"
C'è la mano di Lino Straulino,
co-autore del pezzo e si sente. Il pezzo risente positivamente
di una pregnante aria anni '70. Siamo nell'Inghilterra di
Nick Drake, appena speziata da qualche esotismo annusato.
Come una buona miscela di te. Questo per quanto riguarda
la musica. Il testo, come al solito, è denso, ma
lieve ad un tempo. Testo di muschio e di bosco e di perenni
domande dell'anima
La frase: "Aspetto
il giorno ascoltando il tremare di una foglia / i sussurri
di un bosco autunnale e i timori di un uomo che cambia"
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Om
o furmie
Da
"Si vif
Brano lento, che si appoggia
sul bell'arpeggio delle chitarre e sulla tristezza della
viola di sottofondo. Le parole sono pietre. Possono essere
pietre focaie o pietre pesanti che ti affondano. Ma ti spingono
a fare i conti, a ricordarti che cammini sul crinale e che
in ogni momento, uomo o formica, ala o foglia, tu sei l'uno
e il tutto. "Om o furmie" è una sorta di
preghiera laica, un mantra da sussurrare, un invito a pensare.
E, se possibile, a essere uomini pià che formiche.
La frase: "Sei
uomo o formica? / Sei ala o foglia?/ Tu sei l'uno, sei il
tutto / tu sei la goccia e il mare."
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Done
Mari
Da "Il cil da l'Irlande"
Viene direttamente dai canti
nuziali friulani questa ballata raccolta nell'immediato
secondo dopoguerra nella zona collinare del Friuli. L'arpa
di Vincenzo Zitello, l'accompagnamento della Sedon Salvadie
e la voce di Luigi danno un calore di attualità che
prescinde la storia. Fasciante e affabulatrice.
La frase: "Cosa
portate in questa casa, acqua o fuoco? Signora madre, io
porto acqua, pace, non guerra al mio focolare"
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Ai
miei di cjase
Da
"Anime Femine"
Ancora Lino Straulino
ad affiancare Luigi, sia nella scrittura della canzone che
nell'esecuzione. La melodia deriva da un canto tradizionale
carnico riscoperto dallo stesso Straulino anni fa. E' una
sorta di "testamento", dove viene celebrata una
sorta di ritorno alla natura nel momento finale. Nick Drake
è sempre nell'aria a benedire l'incontro tra Friuli
e psichedelia.
La frase: "La
mia anima mi porta alla semina"
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Anime
femine
Da "Anime femine"
Altra title track e altra canzone
di rispetto, amata da Luigi che la ha anche inserita tra
le "poesie in musica" dentro a "Orepresint".
Canzone generazionale e ribellistica: "La mia anima
è una donna e sa cosa ha taciuto"
La frase: "Sentire
le mie radici / capire che non ho capito / ascoltare ciò
che non ho ascoltato"
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A
mi vevin det
Da
"Anime Femine"
Canzone che entra piano
piano sotto pelle e poi non ti molla più. Conquista
il suono della lingua che fa musica prima ancora della poesia.
Originale l'arrangiamento, belli i suoni. Sui significati
del testo fantastico di mio, ma non ci arrivo con sicurezza.
Storia di immigrazione? Povertà?
La frase: "La
gente come me tace, ma sa anche gridare / qui il pane costa,
ma costa anche rubare"
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Il
cil da l'Irlande
Da "Il cil da l'Irlande"
Questo
è un vero classico della canzone d'autore italiana,
a cui Luigi presta la sua voce assieme a Massimo Bubola,
in una versione suonata dalla Sedon Salvadie. In questo
caso in una speciale versione tradotta in friulano e dal
ritmo leggermente rallentato. Gigi è solo interprete.
La frase: "Il
cil da l'Irlande al è un mar plen di nui e lusor"
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Foes
Da
"Si Vif"
Ed eccole qua le foglie
che ci spingono a dare un valore a queste canzoni! Minimalismo
assoluto: violino, chitarra, fisarmonica e un voce che accenna.
Come direbbero De André e Max Manfredi: "son
brividi di ragnatela", specie sul vocalizzo che chiude
le strofe.
La frase: "Foglie,
foglie cadono / sul prato cadono / i fuochi d'autunno, l'aria
di neve / il mio paese che piano batte sui ricordi"
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L'amore
ch'i ai
Da "Anime femine"
Fino a qualche giorno fa non
ero perfettamente cosciente dell'esistenza di questa canzone.
In qualche giorno ha scalato, passo a passo, la scala delle
mie preferenze. E' una delicata e intensa canzone d'amore.
Forse l'unica, in senso classico.
La frase: "Queste cose non te le dirò mai
/ questo amore che si muove per te non so come raccontarlo" |

Ce
ch'a è?
Da
"Si Vif"
Una delle canzone meno
malinconiche di "Si Vif"; c'è anche qualche
immagine gioiosa: le donne che ballano alzando la gonna,
la banda che suona. il bicchiere di vino e il portafoglio
rubato. Certo che "una foglia quando nasce non
la sente nessuno"
La frase: "Al
mio paese le donne vere quando ballano alzano la gonna /
e allora sarei stupido a non amare la musica" |

L'arie
buine
Da "Anime femine""
Delicatissimo arpeggio di chitarra
e delicatissimi
temi. Riflessioni nell'aria buona del mattino sugli amici
che se ne vanno, sulle strade non prese, ma senza rancori.
Con grande dolcezza: "l'amore vero ci ha lasciato in
eredità amore". Ssst ... ascoltatela senza farvi
battere il cuore! Se ce la fate ...
La frase: "Eravamo
come mani pronte a dare / Eravamo amici e fratelli / che
cosa ci manca ormai da troppo tempo?"
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La
me vite a è cheste
Da
"Anime femine"
½
Prende immediatamente,
è la prima canzone che cattura all'ascolto del disco,
ma poi, piano piano viene sopravvanzata dalle altre. Sempre
bella, ma leggermente più datata. Vagamente blues,
con un'aria bizzaramente (e vagamente) balcanica. Più
musica che parole.
La frase: "La
mia vita è questa: Perdere, vincere, comunque partire"
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Semence
Da "Si vif"
½
Voce e fisarmonica, per un vago
country che miscela l'Ohio con la campagna di Cercivento.
Vivace e accattivante, anche se noi siamo fatti di silenzio
e di mercato e dentro siamo lacrime calde, per noi che abbiamo
un calendario con la quinta stagione, noi che abbiamo corti
pensieri che incontriamo e lunghi che lasciamo.
La frase: "Si
vive di mura e di finestre alte / di tempo che tutto porta
via / come acqua di fiume che da sempre va / e da sempre
resta lì"
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Ultim
pinsirs
Da
"Si Vif"
½
Questa
è triste forte. Pertanto meravigliosa! Gli ultimi
pensieri del giorno, quando abbiamo salutato gli amici e
restiamo soli a guardare ... e a guardarci dentro. Attimo
di magia, di silenzio e di pioggia. Attimo di notte assoluta.
Anche nel cuore. Tempo di lacrime e paura.
La frase:"sono
lunghi gli anni in due / sono lunghi gli anni da soli /
e non cè mai tempo abbastanza, non c'è mai
tempo in più""
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Scolte
la cjere
(Maieron-Straulino)
I
cir peraules buines
e la mê vous a tas!
La vous di un om ch'al diseve
e al pierdût dut ce ch'al à det
Biel a binore la buine stele
a ti promet ch'a ven
ma dopo cuant che a è sere
mi 'nacuarç ch'a no manten.
Tal mieç dal bosc no sai ce dî.
resti a scoltâ
A nd'é moments ch'a si è bessoi,
moments ch'ai vâl par doi;
sintî trimâ une fôe,
spietâ ch'al jôvi il dì
il cibicâ dal bosc d'atom
e denti un âti om.
Scolte la cjere
reste cidin!
Sôre il timp ch'al passe
viout ce ch'i pierdin.
A van e vègnin âtes vous
a fil tra vecjo e nûf
e denti ce ch'al è stât det;
cetant ch'al tasût:
Biel a binore la buine stele
a ti promet ch'a ven
ma dopo cuant che a è sere
mi 'nacuarç ch'a no manten.
(Cerco parole buone e la mia voce tace/ E' la voce
di chi ha perso tutto ciò che ha detto. / Ascolto
il bosco in silenzio / ci sono momenti di solitudine
/ che amo . / Aspetto il giorno ascoltando il tremare
di una foglia / i sussurri di un bosco autunnale e i
timori di un uomo che cambia. / Ascolto la terra in
silenzio, / sento il tempo che passa e che prende con
sé ciò che si lascia. / Altre voci si
muovono: è il confine tra il vecchio e il nuovo:
di ciò che si è detto quanto è
taciuto? / Alla mattina il futuro dà una sensazione
di buono e di nuovo, ma la sera ti lascia nell'attesa.../)

I
voi dal bosc
da "Anime femine"
Noiosetta e di difficile interpretazione.
Lenta molto lenta e di probabile impianto bucolico,
ci vuole molto coraggio ad ascoltarla tutta, che peraltro
dura 4'28", ossia non pochissimo, calcolata la
durata media dei brani maieroneschi. Non so, più
che altro non prende la frase musicale che è
forse l'unica che non si riscatta mai, nemmeno nel ritornello.
Resta poi un po' un mistero il testo, per gran parte
non tradotto. Miserello anche l'arrangiamento, per il
resto del disco curato.
La frase: "Non
racconta la paura di un animale né può
raccontare una corsa che non gli servirà / Non
racconta la paura di un uomo / né può
raccontare una corsa che non gli servirà".
L'aghe
grande
da "Anime femine"
Non
mi piace. Pianoforte e voce. E troppo freddo. Sia nel
cuore sia nel canto, nonostante gli archi sotto cerchino
di riscattare il gelo e trasformarlo in brina. Gigi
resta tutto il tempo sul suo registro più acuto
che gli toglie un po' di duttilità alla voce.
Ma poi, in realtà, sulle canzoni che non piacciono
c'è poco da spiegare: non piacciono!
La frase: "Sono come un bambino orfano / come
un soldato lontano e solo / Chi se ne va lascia il vuoto
di non aver detto di più"
La tô vous
da "Si Vif"
E' una poesia, indubbiamente. E infatti su
"Orepresint" compare tra le "Peraule
in musiche". Dopo aver letto "La neve di Anna"
posso arrischiare che forse il riferimento di Gigi è
per sua madre, la sua mamma-bambina, pazza di musica.
Le immagini sono molto belle. La musica leggermente
troppo tetra, sottolineata da una viola funeraria del
troppo triste Gazich (in questa canzone ha anche lui,
sempre splendido nel disco, qualcosa da farsi perdonare).
Di solito l'accompagnamento cerca di salvare con arricchimenti
le canzoni che rischiano di essere gracili. Diciamo
che qui l'operazione non riesce. E' uno di quei casi
dove, forse, il recitarcantando potrebbe trasformarsi
in recitare puro o quasi. Ricorda un po' quelle ballate
gucciniane che non si decidono a sboccare in canto.
La frase: “hai lasciato a casa qualcosa della
tua vita fatta a mano / in cucina i lavori da sbrigare
e i tuoi pensieri piegati in ordine / per una fisarmonica
che ruba qualche nota ad ogni estate / Era la gita,
era la festa, era la tua ora d'aria / era la vita che
sudata vestiva i tuoi panni".
Il
timp dai oms
da "Anime femine"
"A quell'età non sapevamo di essere
il cielo e al tempo che passa abbiamo dato in pegno
noi stessi". Ricordi di gioventù di un Maieron
molto antecedente a "Si vif" e alle atmosfere
e alle domande di quel disco e alle prese con un altro
momento storico della sua crescita. Forse una canzone
scritta qualche anno prima ancora. "Eravamo tanti,
bambini e poi già uomini e oggi coppie sole in
case nel paese dove insieme aspettavamo il domani".
Si cresce, si invecchia, ci si perde. Ma la musica?
Questa volta non c'è. Non è centrata.
La
frase: "Ogni giorno aspettavamo insieme il
domani / sospesi tra il desiderio e la pura di incominciare".
Una
pareule buine
da "Si Vif"
½
Siamo a un'altra di quelle canzoni di buone
intenzioni, di importanza notevole nel canzoniere del
nostro, ma che, per i mille motivi connessi al godimento
di una canzone, non riesce a fare breccia nei nostri
cuori (e nemmeno nei nostri ascolti). Già il
ritornello guadagna qualche punto, ma la strofa, giocata
sempre sulla stessa nota, a gioco lungo annoia. Ma anche
il testo non scorre liscio e la storia narrata si arricciola
ribelle, senza riuscire a spiegare fino in fondo i suoi
significati, intuiti ma non compresi, nonostante qui
sia presenta la traduzione italiana.
La frase: "Ho sentito una parola vera, ho sentito
una parola buona / ho sentito che faccio fatica in amore,
che tengo lontano ciò che ho più vicino"
L'om
ch'al vif ta strade
da "Anime femine"
½
Musicalmente si sviluppa poco
e il testo è poco tradotto e per il resto di
difficile comprensione. Mi sfugge un po' la storia e
questo spiega il mezzo punto in meno. Potrebbe assomigliare
a un ritratto alla Van De Sfroos di un personaggio che
aspetta un treno che non è mai partito (l'uomo
in fondo resta e il treno se n'è andato). Attendo
lumi.
La
frase: "L'uomo che vive in strada predice il
futuro ... / aspetto un treno che è già
partito / aspetto l'uomo che è rimasto"
J'ai
clamât la mê vite
da "Si Vif"

Qui siamo in pieno Bergman,
nelle vicinanze del "Settimo sigillo". Il
personaggio però non parla con la morte, ma con
la sua vita. Che lui ha chiamato, ha convocato a udienza
e si sono messi a bere come vecchi amici e nessuno voleva
più andare via. Bisticci e riconciliazioni, risate
e male parole. Alla fine della notte la considerazione
che, sì, si può stare bene anche in sua
compagnia: "la giornata incominciava presto
con i suoi rumori / e dietro alla persiana ho svegliato
il mio amore". Molto cinematografica e ancora
una volta con un piccolo capolavoro di arrangiamento
da parte di Michele Gazich, ma non sempre le storie
migliori diventano le canzoni migliori. Qui manca qualcosa:
una sfumatura, un graffio, un gancio, qualcosa da ricordare.
La frase: "Ho
chiamato la mia vita per chiarire la questione / abbiamo
scelto la bottiglia, tolto il tappo, bevuto come fratelli,
come vecchi amici / e nessuno si alzava, nessuno andava
via".
La strade di mieç
da "Anime femine"
 
Strada di mezzo. Come dire (forse) "nel mezzo del
cammin di nostra vita". Tra gli anni che mi sento
e quelli che ho, tra quello che sono e che potrei essere.
E' il momento nella vita in cui chi si sente diverso,
chi si porta dietro un marchio di disperazione, cerca
di tirar fuori il sestante e fare un punto sul suo costante
peregrinare. Sta tra le "foglie cadenti" ma
solo per mezzo punto.
La frase: "Vivo
un giorno dopo l'altro così nascosto da non esserci.
/ Ascolto le mie debolezze / sono catene di ore sulla
mia strada / tra ciò che sono e ciò che
posso essere / Vivo sospeso tra
gli anni che sento e quelli che ho"
Dapit da cjere
da "Il cil da l'Irlande"
 
Anche in questo caso Gigi è solo interprete.
Il brano originario è di Ed Schnabl, bravo cantautore
austriaco (e amico della Sedon Salvadie). Gigi entra
nel finale, fa due strofe e duetta con Schnabl nell'estremo
finale dalla chiare impronta coheniana. Interpretazione
da orecchie e musica, ma il pezzo resta troppo breve
per apprezzare al meglio Maieron. Che se fosse entrato
prima .... avrebbe comunque dato più spessore
al brano.
La frase: "Salta
dentro allo specchio / per vedere
gli occhi del capitano / vedrai la tua faccia / la fine
della terra"
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