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Le canzoni di "Paradis del Diaol"

di Giorgio Maimone
"Viviamo in un paradiso, ma ricco di contraddizioni e di ingiustizie. Basta guardarsi intorno per accorgersene. E allora deve essere Il Paradiso del diavolo. Ma non per questo dobbiamo arrenderci e dobbiamo combattere questo stato di cose con le armi dell'ironia e dell'allegria". Così Dario Canossi in una dichiarazione pubblicata da La Provincia. Da qui nasce questo album, che affonda le radici nella terra del diavolo e prova a volare alto sopra le miserie, non ignorandole, ma stigmatizzandole e lottando. In questo corpo unico di versi poetici abbiamo provato ancora una volta a giocare il consueto gioco delle preferenze e per esprimere le nostre valutazioni abbiamo deciso di utilizzare: i Luf . Quindi 5 Luf è il massimo del giudizio e un solo Luf il minimo. Ribadiamo, come sempre, che sono giudizi del tutto personali che non inficiano in alcun modo il lavoro di Dario Canossi e dei suoi Luf, sempre più Collettivo di belle speranze. .

Cunta e canta

"Cunta e canta" è visibilmente una conta. In camuno! Eppure entusiasma. Si parta dal dodici (le castagne) e si arriva a una (la domanda: "se uno dà i numeri, è possibile fidarsi?" Certo che sì, se è il Nonno Canossi coi suoi lupacchiotti. Travolgente, come in Bala e fa balà poteva essere Paternoster poc incioster. Un tiro folk rock di ottime pretese e di irrefrenabile voglia di ballo. Grande coro e ottima la grinta vocale di Canossi.

La frase: "Undici fontane di acqua e di vino / parlano col vento / ma non si fanno capire / dieci pini allargano le braccia / spengono la luna / ma non possono fuggire"

Donna di fiori

Siamo oltre Oceano, così country rock da sembrare una cover non dichiarata (ma non sono riuscito a rintracciarla nei labirinti della memoria). Fa propondere per la cover anche il testo funzionale, ma non dirompente. Con le parole più interessante a suonare che a spiegare. Fatto sta che suona maledettamente bene. Non colpisce al primo ascolto, ma ti si attacca e ti resta dentro,

La frase: "
Ogni giorno un suono nuovo/ La gallina oppure l'uovo / l'orologio batte le ore / mai due volte lo stesso amore / piangi e bagna il tuo cuscino / questo treno ci culla piano / queso disco di porta lontano"

Paradis del diaol

Ancora un brano in dialetto camuno. Sembra molto Van De Sfroos anche per le perle di saggezza popolare contenute nel testo (vedi sotto). Ritmo tirato, senza pausa, terza canzone su di giri in un disco che fin qui non ti dà pausa. Musica tradizionale e testo nuovo. Sono i soliti Luf, forse appena un po' troppo soliti,

La frase: "Nasciamo, cresciamo, diventiamo vecchi / come la luna quando è piena / nasciamo, cresciamo, diventiamo vecchi / peccato che noi facciamo un giro appena / viviamo bene, viviamo male / siamo come il latte nella bottiglia / possiamo ballare, possiamo saltare /ma troppo lontano non possiamo andare"

Che freddo fa

E' la canzone che mi piace meno del disco. L'unica per cui sia tentato dal fast forward. Il testo mi resta oscuro (e un po' di maniera) e la musica non convince. Ma si sa che questo sono preferenze assolutamente personali e che non inficiano il lavoro di chi si è impagnato per realizzarle. Come dire? Sembra una canzone "canzonosa", ossia come si dovrebbe fare. Non come c'è necessità di fare.

La frase: "Il tempo e il vento ruban l'amore / a chi non sa più giocare / La luna ti guarda ma senza pensare / se tu la stai a guardare."

Turna mia 'ndrè

Questi invece sono i Luf che preferisco. Epici, drammatici con una bella storia da raccontare. Ancora una volta in dialetto camuno, l'ultima per questo disco. E' un episodio reale della guerra partigiana di un'imboscata tesa a un gruppo di ragazzi con la cattura del comandante partigiano Giacomo Cappellini. Fucilato a Brescia il 24 marzo 1945: un mese e un giorno dopo la guerra sarebbe finita per sempre. Clima mesto e incombente, voce scura: un grande pezzo.

La frase: "Venivano dai monti col fucile in spalla / da Vittoria a chiacchierare / di giorno nascosti dietro a un abete / a far la guardia ai quattro sentieri / la notte è lunga se si hanno vent'anni / un bicchiere di vino non può far male".

Ciao Bella

Giuro, non è Francesco Guccini che canta in questo brano! Sembra difficile crederlo, tanto la somiglianza è forte. Ma Guccini, ahinoi, non scrive forse più pezzi così belli. Partecipa al canto anche Massimo Priviero e il suo intervento nel finale è da brividi. Tutto funziona nel mondo giusto: testo, musica e interpretazione. Ogni tanto qualche fuga di fisarmonica del Billa ci riporta verso mondi desfrosiani. La dedica è a Roberto Camerani, deportato nei campi di sterminio di Mathausen e ai martiri di Valaperta

La frase:
"Le luci fredde di gennaio / li videro passare / quattro sogni fatti a pezzi / come carta di giornale /anche il prete malediva/ di dover benedire"

Padre Pedro

E' un altra storia vera dedicata a un personaggio reale, Padre Pedro è il fratello di Dario Canossi. Missionario, morto improvvisamente d'infarto un paio d'anni fa. La canzone è stata scritta la notte stessa in cui arrivò la notizia ed è quindi, come comprensibile, molto personale e molto vissuta. Ci sono ricordi musicali latino-americani sulla base di una ballata intensa.

La frase: "Vestì di nero / parlò di rosso / visse di pace / odiò la guerra ... Padre Pedro la mia chitarra / questa notte suona più forte / la nostra musica che sa di lacrime / spaventerà anche la morte".

Fiore amore Disertore

Ed eccoci a un'altra delle vette del disco. Forse poco "lupesca" come canzone, ma bisogna anche uscire dagli schemi a volte. Delicata e intensa nelle parole e nella musica, con una sorta di bordone continuo di violino che insiste su note affini, per sfociare in un finale fischiato quasi morriconiano prima di lasciar posto a una lunga coda strumentale (la canzone supera i sei minuti) ispirata a "Fuoco e mitragliatrice" una delle più belle canzoni antimilitariste di sempre. Ma "Fiore amore disertore" si pone sulla stessa linea.

La frase:
"e questo è il fiore del disertore / vivo forse per troppo amore".



Fiore amore disertore
(Dario Canossi)

Oltre il monte c'era la neve
e sulla neve un uomo solo
un uomo solo col suo fucile
e negli occhi solo il confine.
Gli avevan detto questa è la patria
quello è il confine, tu la bandiera
non far passare sogni diversi
chiudi la porta se viene sera.
Ma quella sera bussò un bambino
che gli parlò col suo dolore
rubò i suoi occhi, spezzò il fucile
li han visti correre oltre il confine.
Oggi ha deciso non c'è confine
e non c'è patria per cui morire
lo cercheranno per monti e mari
ma lui è nascosto nei nostri cuori.
E tutti quelli che passeranno
e che diranno oh che bel fiore
e questo è il fiore del disertore
vivo forse per troppo amore.
E tutti quelli che passeranno

e che diranno oh che bel fiore
e questo è il fiore del disertore
che vive dentro il nostro cuore.


Crescerò con te



Radiosa, leggera, illuminata dal coro dei bambini della 5a elementare di Front (To) della maestra Flo. E' una canzone piena di vita e di speranza. Sono canzoni di cui c'è bisogno e mi piace pensare che anche Lupi dal cipiglio fiero e dal pelo folto possano avere tenerezze come queste. Fanno bene al cuore.

La frase:
"Ma resta per sempre con me / la notte mi fa paura / resta per sempre con me / la strada sarà meno dura"

 


Signor Dio



Ha fatto tutto Moreno Pirovano, testo, musica e pure voce, in collaborazione con Canossi. E chi è Moreno Pirovano? Pare sia il grafico che ha creato le copertine dei Luf. Ma non solo : Moreno ha partecipato nel 2001 in proprio al Musicultura di Recanati, ha fatto parte di alcuni gruppi musicali. E questo Signor Dio è un bellissimo brano con due chicche: il "Campari all'ombra del doblò" e gli "occhi color del pane". Resta intrigante questa umanizzazione del Dio a cui si può parlare dei seni grossi di lei o delle "mutande che non reggon più".

La frase: "Signor Dio dammi l'amore che le mutande non mi reggono più / dopo un Campari all'ombra di un doblò / con un vestito di rombi rossi / coi seni grossi che non fanno più / e aveva gli occhi color del pane / e dentro al fiume lei si innamorò".

La Revolucion

½

Parte decisa e poi svasa verso sponde latine. E' l'anima caraibica dei lupi che ai pirati si sono sempre sentiti vicini. Credo però che i cannoni a cui alludano i luf siano molto poco mortali. Divertente questo incontro tra generazioni: tra i vecchi pirati e i nuovi briganti.

La frase: "Ci hanno rubato la rivoluzione / non ci han lasciato neanche un cannone"

Pensieri di tritolo

½

Liberamente ispirata a una poesia di Tarcisio Tani e illuminata dall'intervento al canto di Massimo Priviero è una canzone che poteva anche osare di più. Si resta in tema di minatori invece e i pensieri di tritolo non arrivano alla rivolta. Resta una bella canzone, avrebbe potuto essere un inno generazionale.

La frase: "Siamo tute sporche / siamo sogni da lavare / siamo tute sporche da riciclare"

Comandante


Ormai un classico nella versione dei Gang che qui partecipano, chitarra e voce. I Luf ne dannò una rilettura molto bella. Non si può non dare cinque luf d'autorità. Mitica.

La frase: "Finirà con un pranzo nel fiume / con la sposa che haperso l'anello / con i piedi senza stivali / e con tre stelle sul nostro cappello."


Vivi la vita ballando


Brano conclusivo che ripete la filosofia del branco: bala e fa balà. Fragile però nella struttura e nella resa. Canzone non necessaria. Allegra ma di maniera.

La frase: "la vita non è scritta a penna ma a matita"