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di speranze, d'informazione, dell'uomo.















Lucio Battisti


Per farsi una piccola idea delle canzoni
di Lucio Battisti, ascoltandole:

Era
Dolce di giorno
Respirando (Terramare)
Don Giovanni (Equivoci)
E penso a te (Enrico Rava)

29 settembre
di Mogol-Battisti

Seduto in quel caffè
io non pensavo a te.
Guardavo il mondo che
girava intorno a me.
Poi d'improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se
non ci fosse che lei.

Vedevo solo lei
e non pensavo a te.
E tutta la città
correva incontro a noi.
Il buio ci trovò vicini
un ristorante e poi
di corsa a ballar sottobraccio a lei
stretto verso casa abbracciato a lei
quasi come se non ci fosse che,
quasi come se non ci fosse che lei.

Mi son svegliato e
e sto pensando a te...
Ricordo solo che,
che ieri non eri con me.
Il sole ha cancellato tutto
di colpo volo giù dal letto
e corro lì al telefono
e parlo, rido e tu,
tu non sai perché,
t'amo, t'amo e tu,
tu non sai perché...
parlo, rido e tu,
tu non sai perché...



Mogol su Battisti
Era la malattia degli anni Settanta. Tutto era politica, tutto era protesta. Se non contestavi non esistevi. Si finì per contestare i contestatori. Aggredirono anche De Gregori, anche i cantautori che salivano sul palco con il pugno alzato. Nei teatri si alzava uno a insultarti e gli altri, anziché zittirlo, gli andavano dietro. Fu allora che consigliai a Lucio di non fare più concerti. Lui mi diede retta: la sua sparizione cominciò così, per sottrarsi ai prepotenti. Anche se in realtà tutti ascoltavano le nostre canzoni, magari di nascosto». L'ha scritto Lidia Ravera su l’Unità. «Mica solo lei: nel covo di Mario Moretti in via Gradoli trovarono tutta la collezione dei dischi di Battisti». Ma lui non parlava di politica? «Mai. Non mi risulta andasse a votare. Era un individualista. Credeva nella libertà, nel merito ». (Intervista al Corriere della Sera)

Albarita Battisti (sorella)
"Lucio voleva l'assenza e quindi riempirla non è la cosa che vorrebbe. Anche se -spiega la sorella del cantautore- era una scelta fatta per una parte della sua vita. Forse Lucio avrebbe cambiato idea, quello che ti sembra giusto quando hai 30 anni poi magari ti appare sbagliato. Se fosse vissuto di più, chissà, avrebbe cambiato atteggiamento. Purtroppo non ha avuto tempo". L'ultimo pensiero di Albarita è per la musica di Lucio: "Mi dà un po' fastidio quando sento dire che era un cantautore, mi pare riduttivo. Era un musicista completo, profondo, un innovatore. Quando ascolto brani attuali, anche stranieri, mi pare di ritrovare cose che lui faceva 30 anni fa. La sua canzone preferita? A me piacciono le cose meno commerciali che ha fatto: l'ultimo periodo ma anche qualche brano che si sente di meno". (da RaiNews24)

Mogol su Battisti
Lucio scriveva solo la musica ,veniva da me e la suonava continuamente,per ore ,finchè non avevo composto il testo.i l mio era quasi un atteggiamanto medianico;ascoltavo la musica e rovesciavo fiumi di patole sulla carta .a volte ,quando avevo terninato ,mi chiedevo:ma dove sono andato a finire?Mi sembrava di essere andato fuori tema perchè ogni testo non era collegato a quello precedente.Spesso però era lo stesso Lucio chre mi diceva :"ti sbagli,hai scritto delle grandi cose". Mi ricordo "I giardini di marzo" :ero convinto di avere perso il filo del discorso andando per boschi.fiumi e praterie poi mi sembrava di essere tornato senza sapere il percorso che avevo compiuto.Ero stordito ,smanioso,ma fu proprio Battisti ,in quel caso a dirmi che avevo scritto grandi versi. (dal libro "Mogol :umanamente uomo" di Giammario Fontana)

Gigi Vesigna (Tv Sorrisi e Canzoni)
Lucio è Lucio e Mogol è il suo profeta, dicono in Galleria del Corso per esemplificare il complesso rapporto di stima, d'amicizia e di collaborazione che lega Battisti a Mogol. Autodidatta, vede la musica non la legge, tanto timido da diventare agressivo, complessato più di quanto Freud avesse previsto per un solo uomo. Lucio vive a Milano in un appartamentino pochissimo arredato . Studia le stelle facendo l'alba, quando il tempo milanese lo consente, sul suo terrazzino, disegna "strip" a fumetti che sono divertentissime e solo gli amici possono leggere, va a caccia. Ogni tanto sparisce dalla circolazione e nessuno ( tranne Mogol ) sa dove sia. Parla a lungo , quando concede un dialogo a un estraneo , e la sua conversazione è sempre precisa e consapevole. Non ama interviste e fotografie

Pasquale Panella
"Ecco, io credo che gli piacesse molto la mia volontà assoluta di mettere dentro i testi la materia, le cose, la metropolitana, il ferro, l'ancora. Una metafisica all'incontrario che mi divertiva molto".
Perché finì?
"Non pretenda troppo da me. Io sapevo a malapena chi fosse Battisti. Oggi non conosco i cantanti più popolari, mi fa orrore il ridicolo circolo della canzone e se proprio vuole possiamo parlare a lungo di Orietta Berti, le uniche canzoni che hanno senso per quanto demoliscono l'idea stessa di un pensiero..."
Ma senza la tragedia, la malattia e la morte, lavorereste ancora insieme?
"Nemmeno per sogno. Anche Hegel, l'ultimo disco, era già in più". (Intervista ad Antonio Dipollina per il Venerdì di Repubblica)

Fabrizio Zampa
"Se un dilettante, un cantante non gia' famoso, si fosse presentato da qualsiasi produttore con un pezzo come 'Hegel' lo avrebbero cacciato fuori a calci".

Mogol su Battisti
Lui era un'intelligenza verticale: in qualunque cosa si applicasse ci riusciva in un modo straordinario. Di qualsiasi congegno avesse in mano scopriva il perché e il per come. Lui è andato a fare windsurf e per poco non diventava il campione italiano. Era un mostro di verticalità. Gli dicevo sempre 'Se tu fai un buco nella terra, arrivi al centro'. (Intervista a Radio Capital)

Pietruccio Montalbetti (Dik Dik) Lui: un genio, uno pieno di tutte le contraddizioni del mondo, ma alla fine perfetto. Perfetto nella musica, che conosce alla perfezione, perfetto nel sodalizio con Mogol. Aveva capito subito che era perfetto così. Insieme a lui avevamo inciso una sua canzone, musica e testo. Era un orrore. Mogol cambiò tutto, era perfetto anche Mogol. E ora...". Orso, scontroso, e poi? "Ma sì, uno fondamentalmente di Poggio Bustone, scarpe grosse e cervello fino. Ma sempre scarpe grosse. Ricorda quando venne fuori la storia che finanziava Ordine Nuovo? Io ridevo come un matto: lui finanziare qualcuno... Non è un fatto di tirchieria, era parsimonia contadina, forse perfetta anche quella. Andavi a mangiare da lui, aveva anche preparato qualcosa ma prima c'erano gli avanzi della sera. Gli dicevo, Lucio, dai... gli avanzi. E lui: "beh, che c'è?"". I soldi."Quando insistevo a prenderlo in giro sulla storia della tirchieria lui mi diceva: sai quanto potrei guadagnare se accettassi una sola delle offerte che mi fanno? E secondo te ci tengo ai soldi? Diceva che aveva quanto gli bastava e non gli serviva altro. Beh, in effetti,anche adesso di diritti d'autore... Ma il senso è che non gliene importa nulla, è uno di brucianti passioni, tutte prese allo stesso modo, fossero il windsurf o la filosofia".

Mogol su Battisti
Qualche tempo fa , ricordando i rapporti con Lucio, lei ha definito il suo carattere di contadino "così attento alla ciliegia che se gli portano via l'albero non se ne accorge".
"Per questo, l'ipotesi di tornare a lavorare insieme può essere affrontata solo a certe condizioni, che prevedano i miei diritti e le mie parti editoriali" .

La ritrosia patologica, la voglia di non affrontare gli altri erano evidenti già quando vi siete conosciuti ? "No, Lucio era assolutamente normale. Anzi, nel rapporto con la platea era straordinario. Basta guardare i filmati televisivi per averne conferma, appare riflessivo, tranquillo, non trema assolutamente. Come nel bellissimo duetto con Mina a Teatro 10 : con la sua chitarra è assolutamente trascinante"

Però la fama di cantautore di destra non lo ha mai abbandonato. Ancora adesso, An ha reclamato una sorta di affinità con lui. "Eppure con Lucio non abbiamo mai parlato di politica. Non abbiamo fatto parte di nessuno schieramento. Per me andare a votare è come prendere la medicina , tanto che nelle ultime quattro elezioni mi sono astenuto. (Intervista a Il Messaggero)


Battisti: rosa scabrosa
di Leon Ravasi

Scrive Luciano Ceri in "Pensieri e parole", una discografia commentata di Lucio Battisti, che "la produzione di Battisti, in collaborazione con Mogol, si sarebbe inserita un gradino al di sopra della classica canzone di consumo, avvicinando ambedue alla canzone d'autore,più di qualsiasi altra coppia di compositori e autori della nostra canzone". Non si può non essere d'accordo. Ma qui iniziano le spine.

Lucio Battisti non è del tutto un cantautore (i testi sono sempre di Mogol, oppure della moglie Grazia Letizia Veronesi detta nell'occasione Velezia o ancora di Pasquale Panella), Battisti non fa parte del tutto (nemmeno con Mogol) della storia della canzone d'autore. Non solo, ma Mogol ha a che fare col versante più tristo e frusto della musica commerciale da ormai mezzo secolo. E guardando solo alla produzione di Mogol non ci verrebbe mai in mente di tirarlo in ballo dentro Bielle, nonostante sia stato il primo traduttore di Dylan in Italia e abbia partecipato ai primi vagiti della "covata" di cantautori di Nanni Ricordi. Ma Battisti è un discorso a parte. Forse non è del tutto musica d'autore, ma qualcuno allora ci dovrebbe spiegare di che si tratta e cosa suonano altri che sono venuti dopo di lui. E' stato un innovatore? In parte sì, soprattutto nel coniugare ritmiche d'oltreoceano (rhythm & blues, rock, folk) a melodie italiane che risentono dell'influsso del melodramma. E' stato uno furbo a sentire come girava il vento? In parte. Soprattutto all'inizio. Ma poi ha virato di 180 gradi ed ha concluso facendo musica in solitudine e per un futuro immaginario. Un genio? Un piccolo genio sì. La mole di canzoni che Lucio Battisti ha lasciato nell'immaginario collettivo italiano è elevatissima: giuro che non le elenco, però, da una stima personale almeno 25 canzoni di Lucio sono destinata a restare tra le "indimenticabili" della canzone italiana. E indimenticate lo sono davvero se si pensa che in alcuni casi sono passati quasi 40 dalla composizione: "Dolce di giorno" e "Uno in più" fanno 40 anni l'anno prossimo (2006) l'una in aprile e l'altra in ottobre. E' vero che nel '66 a Genova c'era un ragazzo di tre anni più anziano che aveva già inciso "La guerra di Piero", "La ballata del Miché", "La canzone di Marinella" e dava alle stampe in quei giorni "La canzone dell'amore perduto", ma questa è un'altra storia.

Intrecci e strecci

Di intrecci con Fabrizio De André non ce ne saranno altri se non nella classifica dei dischi: Lucio Battisti è stato l'assoluto astro di rottura, campione di vendita imbattibile per i 45 giri per quasi un decennio, ma nel campo dei 33 giri era regolarmene superato da Fabrizio De André, che peraltro usciva molto più raramente: Lucio Battisti ha inciso circa 170 canzoni e De André poco più di 100. Senza contare tutte quelle che Lucio ha scritto per altri e non inciso. Certo che un parallelo tra "Luisa Rossi" e "Smisurata preghiera" non mi sentirei proprio di azzardarlo. Ma c'è un altro detaglio comune tra i due: l'assoluta dedizione a ogni nuova passione, fino a diventarne in breve tempo veri esperti: dalla passione per l'agricoltura di De André a quella per il windsurf di Battisti. Passioni esclusive che non ammettono altro, finché n on le si è imparate a conoscere al meglio. Altro intreccio con il mondo del cantautorato è stato l'esordio assoluto in voce: la prima canzone incisa da Lucio Battisti è stata "Adesso sì" di Sergio Endrigo per una compilation su Sanremo '66 della Ricordi. Altro incontro ravvicinato con la canzone d'autore è una lunga collabroazione con Edoardo Bennato alle prime armi, in forza alla Numero Uno di Lucio Battisti che amava particolarmente il tono dylaniano di Edoardo, sempre addobbato di chitarra e armonica e assieme a lui faceva tardi cantando le canzoni di Dylan, dicono le agiografie. E ancora uno: Francesco Guccini e Lucio Battisti hanno avuto un inizio di carriera simile e per certi tratti in comune. Entrambi hanno iniziato come autori, penalizzati dalla voce, afona per uno e blesa per l'altro. Entrambi hanno iniziato dando pezzi all'Equipe '84 che li ha resi famosi: "Auschwitz" di Guccini e "29 Settembre" di Battisti, oppure "L'antisociale" di Guccini e "E' dall'amore che nasce un uomo" di Battisti. Per concludere "Non è Francesca" è stata proposta da Battisti e Mogol ai Nomadi che stavano invece incidendo "Noi non ci saremo". E Mogol chisò dicendo: "o fate le sue canzoni o continuate con quelle che state facendo con Guccini". I Nomadi scelsero bene.

Le fonti

E' sempre difficile cercare di capire quali possano essere le fonti immediate di un autore. Con Battisti ancora un po' di più, perché lui, direttamente, non le ha mai rivelate. Teniamo peraltro conto che parlare con i giornalisti per Battisti è sempre stato leggermente più sgradevole che andare a spalare la merda nelle gabbie dei leoni allo zoo! Sostanzialmente Battisti ci lascia senza materiale autobiografico, che, se da un lato ti lascia libertà di pensiero, dall'altro non ti indirizza. Ad esempio: è voce comune che nelle linee armoniche delle canzoni di Lucio si sentano echi del melodramma italiano (pensate a "Comunque bella" o all'inizio di "Mi ritorni in mente" ad esempio), ma qualcuno sa se Lucio ne sapesse niente di melodramma? Se gli interessasse o meno? Se fosse cultura o combinazione? Credo di no. L'amore per il Rhythm & blues è palese e manifesto, soprattutto nelle prime canzoni ("Un'avventura", "Luisa Rossi", "Se la mia pelle vuoi", ma anche lo stacco di "Mi ritorni in mente" o "Nel sole nel pianto nel sorriso nel vento"). L'amore per Bob Dylan lo si può desumere da un certo uso delle chitarre acustiche (la dodici corde byrdsiana) e soprattutto da una testimonianza di Pietruccio dei Dik Dik, riportata da Luciano Ceri: "Lucio si era comprato i dischi di Dylan e si faceva vedere poco in giro. Noi lo cercavamo, ma lui ci diceva sempre che aveva da lavorare, che stava scrivendo cose nuove. Poi, ad un certo punto si rifece vivo e ci disse testualmente queste parole: "Ragazzi, ho capito tutto, sono talmente forte che mi faccio paura. Io faccio canzoni con due tre accordi; ma l'importante non sono gli accordi, ma i rivolti dell'accordo, trovare i rivolti giusti, quelli che ti danno un suono".

E così nascono canzoni come "Dolce di giorno", con armonica e giro di accordi da ballata americana, "Il vento" (ricorda qualcosa "Blowin in the wind"?), per non parlare di "Uno in più", unico accenno di vicinanza alle canzoni di "protesta" o generazionali da parte di Lucio Battisti. "Era", invece, canzone scritta nel 1967 e boicottata dalla Ricordi (è uscita solo come retro di "Luisa Rossi"!, ma Battisti appena messosi in proprio nella Numero Uno l'ha ripubblicata assieme a "Dio mio no", sempre come facciata B, quelle che a me sono sempre piaciute di più e che erano riservate ai tempi alle "bizzarrie") stavo dicendo che "Era" più che a Dylan sembra rifarsi a Donovan. Anche in questo caso c'è una lunga coda finale strumentale (come in "Non è Francesca") affidata a due chitarre acustiche e una spinetta (!). Oltre un minuto di coda musicale per un cantante al suo secondo 45 giri. Complimenti.

Infine nella canzone "Registrazione", pubblicata da Battisti sull'album "E già", il primo del dopo-Mogol, con i testi della moglie Grazia Letizia Veronesi, oltre a dichiarare il proprio amore per Bob, Battisti sottolinea in particolare come "da Dylan ho imparato a dire quello che mi pare...".

I Beatles sono citati invece quasi di sicuro in "Non è Francesca", che finisce con una coda alla "Hey Jude" anche se solo strumentale e molto ricca e in "Hey ragazzo", brano minore prestato all'Equipe 84 e che cita un pezzo di "Within you, without you". Inoltre, secondo Maurizio Vandelli, il suono della chitarra iniziale in "Acqua azzurra, acqua chiara" "assomiglia a un tono di chitarra beatlesiana che io in sala chissà quanto tempo ci ho lavorato per trovarlo, senza poi riuscirci". Oltre che nell'uso dei nastri al rovescio che compariranno spesso nella produzione fine '60 di Lucio. Mentre la musica latina, a cui successivamente dedicherà un intero album ("Anima latina") fa la sua prima comparsa con "La mia canzone per Maria").

Battisti e il pubblico

Il privato è pubblico, il personale è politico. Niente di più lontano di così da Lucio Battisti. Come Mina uno dei grandi scomparsi della canzone italiana. Come Fabrizio De André riluttante a mostrarsi in pubblico fin dagli inizi. Come Bob Dylan ansioso fino alla paranoia di annullarsi, di cancellarsi, di sfuggire a cliché, definizioni, costrizioni anche solo artistiche. Addirittura la costrizione delle aspettative. Non è che non abbia maifatto concerti Lucio Battisti, anzi. "Nelle più famose località balneari" e "con i cachet più alti d'Italia". E sappiamo (vedi anche di fianco cosa ne dicono gli amici) che a Lucio Battisti i soldi interessavano molto. Non solo, ma mentre De André non era un "virtuoso" della chitarra, Lucio Battisti se la cavava bene sia con la chitarra che con altri strumenti (piano, organo, percussioni, oltre alla fissazione per la batteria). Ma appena possibile, sullo sfondo di un consiglio di Mogol e sulla scia (altro intreccio col mondo cantautorale) della contestazione a Francesco De Gregori, Battisti decide di "ritirarsi dai concerti dal vivo". Come in un gorgo progressivo, successivamente Battisti si ritirerà dalle apparizioni in tv, dal sodalizio con Mogol, dalla fama, dalla compensibilità, dall'accettabilità commerciale, in una spirale di solitudine sempre più stretta e sempre più assoluta. Troppo stretta e troppo assoluta per non fare pensare che esistessero anche altri problemi. L'ipotesi che dietro al ritiro di Lucio Battisti ci sia solo la moglie fa acqua da più parti e semmai l'atteggiamento della famiglia sembra di protezione verso una personalità bisognosa di attenzione, se non di cure. Una riservatezza assoluta che non si interrotta nemmeno dopo la morte di Lucio che è arrivata quasi al punto di non essere confermata nemmeno lei. Ma su questo mai nessuno ha parlato nè detto niente. Di sicuro c'è un Lucio Battisti che teorizza l'abbandono del proscenio, ma anche della scena. Riporta Greg Walsh, prima tecnico del suono e quindi produttore di Lucio nel periodo Panella: "Il motivo perchè Lucio voleva lavorare in Inghilterra era il fatto di non dover giustificare musicalmente le scelte che faceva, anche le più piccole, come il fatto di inserire una tastiera anziché una chitarra in un certo punto di una canzone. E poi c'entrava il fatto che lavorando con noi era un artista come tanti, non era insomma il mitico Battisti come tutti lo vedevano in Italia". Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik ricorda che Lucio, da un certo punto in poi "mi diceva: "Io non voglio più dare emozioni a nessuno. Le emozioni non valgono niente". Quei testi, quelli delle canzoni nuove. Mi ha detto: "Mi arriva un testo e io faccio così: se non ci capisco nulla vuol dire che è perfetto. Poi ci metto una musica fredda, anche quella che non dia nessuna emozione. Poi vado in sala d'incisione e la canto da seduto, fermo, lo sguardo nel vuoto".
Insomma un atteggiamento coerente e freddo, ma ce la faremmo a definirlo "normale", sempre che la parola "normale" abbia un'accezione significativa. Peraltro non è questo un dato che possa stupire: De André, oltre al timore dei concerti, non ha preso la patente fino a 40 anni e dopo la usava solo per guidare sugli sterrati in Sardegna, Guccini non l'ha mai presa, come pure Max Manfredi e forse anche Claudio Lolli. Adriano Celentano e Mina non salgono sugli aerei e in quanto a lacune caratteriali Francesco De Gregori potrebbe insegnare molto a chiunque. Per altri versi ancora, a suggello della scomparsa di Lucio dai mezzi di comunicazione, si conoscono 25 interviste rilasciate dal nostro: venti sono fino al 1971 compreso, mentre la più recente risalirebbe, secondo il libro "Battisti talk" di Francesco Mirenzi - ed Mare Nero, al 10 dicembre 1978 Da lì in poi, per vent'anni non abbiamo che informazioni riportate dagli amici. Direttamente solo il silenzio interrotto da un album di 8 canzoni precise ogni due anni precisi (in autunno, tranne Don Giovanni che è di aprile). Chiudiamo con l'ultimo significato simbolico e numerologico: l'ultimo disco di Battisti, "Hegel", di cui si sapeva comunque da subito che sarebbe stata l'ultimo lavoro con Pasquale Panella, è uscito il 29 settembre. E sulla copertina porta una "E" maiuscola, enorme. Per molti simboleggiava la "End", la decisione di finire lì il rapporto con la musica. Verità o leggenda? Impossibile dirlo.