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di speranze, d'informazione, dell'uomo.















Lou Dalfin

Per farsi una piccola idea delle canzoni
dei Lou Dalfin, ascoltandole...

Quora Duermes


Da My Space l'audio di quattro brani
Plou a Marselha
Occitania e basta
I Virasolelhs
Quora Duermas


Bandits

Sem trenta, o ben quaranta,
tots ladres, Díu que banda
e mi, lo pus salòp síu lo cap de tot lo tròp
De morres da galera,
de esquiaus da vender en fiera,
e mi, lo pus marrit, síu lo mestre di bandits
Portem òuta ent'i vies tempesta e temporíer
lo tron di nòsti esquiòp e i besties al galòp
Sus la nòsta carriera raubavem tot çò qu'i era,
ai paures a ai segnors, nos portavem via i valors
E sensa estar a veire gavem ai conts e ai preires,
jurant contra i padrons d'aquest e de l'aute mond
Abó l'òr raubat dal vesco bagases e vin a l'òsto
e mi, lo pus mortal, arversat sus en botal
E dui carabinìer i gropen i chavilhes,
lo pòrten a empicar propi a l'ora dal marchàt
Sarèn beleu quaranta i ladres de la banda,
darreire d'un buisson ura i mòsten, beic-lo amont!

Banditi

Siamo in trenta, o forse quaranta,
siamo tutti ladri, Dio che banda,
ed io il più fetente, sono il capo di tutta la mandria
Facce da galera
schiavi da vendere in fiera,
ed io il più crudele sono il maestro dei banditi
Portiamo in giro per le strade tempesta e temporale,
il tuono dei nostri fucili e le bestie al galoppo
Sulla nostra strada rubavamo tutto quello che c'era,
ai poveri e ai ricchi. portavamo via i valori
E senza andare per il sottile togliamo ai conti e ai preti,
bestemmiando contro i padroni di questo e dell'altro mondo
Con l'oro rubato al vescovo puttane e vino all'osteria
ed io, il più ubriaco, rovesciato su una botte
E due carabinieri gli legano i polsi
lo vanno ad impiccare proprio all'ora del mercato
Saranno forse quaranta, i ladri della banda,
da dietro ad un cespuglio indicano, "Guardalo lassù!"

Vai alla pagina dei testi dei Lou Dalfin


"Nel 2001 si è costituita l'Associazione Culturale Lou Dalfin.Diciamo che, da semplice gruppo, il nostro è diventato un centro di iniziative, piccole produzioni sulla musica tradizionale, organizzazione di corsi musicali, di seminari sugli strumenti tradizionali. Attualmente stiamo creando, assieme ad altre associazioni, un progetto per costituire un vero e proprio conservatorio di arti e tradizioni popolari occitane. Ogni inverno, in occasione della festa ufficale del gruppo, si svolge la mostra mercato di liuteria ed artigianato, con la presenza dei più apprezzati liutai d'italia e di Francia. In pratica Lou Dalfin ha dato il via alla rinascita della musica tradizionale delle valli occitane. Questo fenomeno è diventato molto importante perchè è stato vissuto fin dall'inizio non come difesa delle tradizioni e del passato, ma come invenzione, come innovazione, come tradizione che si evolve senza sosta. Il tutto, dunque, mai letto in chiave passatista, statica, imbalsamata, ma creativa, attiva. è un pò lo specchio della nostra mentalità. Non dunque una tradizione chiusa su se stessa, con tutti i rischi di un'indentificazione settaria e xenofoba. Quando si parla di identità si è sempre sul filo del rasoio. Sappiamo benissimo come vengono gestiti questi temi da certe parti politiche, la Lega ad esempio. Quella è una visione becera e razzista che non ci appartiene in alcun modo, non ci interessa".(segue)

di Giorgio Maimone
I dischi dei Lou Dalfin sembrano sempre suonati dal vivo! Se si ascolta l’intera loro discografia in un'unica kermesse (mettetevi comodi, perché sono 9 dischi; è un’esperienza che può durare quasi un giorno) sembra di assistere a un enorme e continuata presa diretta. Le canzoni si susseguono con fluidità l’una dopo l’altra e in sottofondo (lo giuro) sembra di sentire gli applausi del pubblico e lo scalpiccio dei piedi che danzano. Forse può essere un’illusione indotta da eccessivo ascolto, ma la sensazione è tangibile. Non solo: il suono che i Lou restituiscono, tanto dal palco quanto su disco, è un suono “sporco”, grezzo, che dà sempre l’impressione di una session tra musicisti cont anta voglia di suonare. La carica del gruppo vi colpirà sempre, sia quando li vedete indemoniati in scena, sia quando tale “appartenenza col diavolo” vi viene restituita dai solchi. La storia discografica dei Lou Dalfin parte da lontano, come tutti i gruppi del folk revival, ma meno lontano rispetto ad altri gruppi storici dell’area occitanica. Insomma, anziché formarsi alla fine degli anni ’70 (come La Lionetta, i Cantovivo o la Ciapa Rusa) il gruppo di cui ci occupiamo si forma all’inizio degli anni ’80. Il primo disco è del 1982: il titolo già dovrebbe “mettere in guardia” sulle intenzioni poetico-musicali del gruppo: “En Franso i ero de grande guero”. Siamo infatti di fronte a un gruppo di musica tradizionale occitana con una "line-up" acustica (ghironda, fisarmoniche, violino, plettri, clarinetto, flauti) e la riproposta di brani del repertorio popolare – danze e canzoni delle valli -caratterizzano il percorso artistico della preistoria del combo. (Segue)

Sito ufficiale: http://www.loudalfin.it
Su My Space



Oste del Diau
DunyaRecords/Felmay- 2004

La reina / Sem encar ici / Seguida de rigodons - Rigo ragga - Saps / L'oste del diau / Seguida de corentas - Jan del car - La rampia / I conscrits del legandoc / Seguida dels camisards / Joan cavalier - Bauc - Mac marcons / Lantzeko / Temp de nuech / Las pitabelhas - Vila nova / Sitors / Es pas tard


I Virasolelhs
Musicalista - 2007

La reina / Sem encar ici / Seguida de rigodons - Rigo ragga - Saps / L'oste del diau / Seguida de corentas - Jan del car - La rampia / I conscrits del legandoc / Seguida dels camisards / Joan cavalier - Bauc - Mac marcons / Lantzeko / Temp de nuech / Las pitabelhas - Vila nova / Sitors / Es pas tard

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L'Occitania, luogo dello spirito

Nello Stato italiano, oltre alle minoranze linguistiche più conosciute, esiste, in 14 Vallate suddivise amministrativamente tra le province di Torino e Cuneo la comunità di lingua occitana; un gruppo di circa 180.000 persone che, nei propri confronti, ha visto disattendere per lunghi anni l'articolo 6 della Costituzione Italiana contenente norme specifiche per la tutela delle aree con peculiarità linguistiche ed etniche. Val Doira (Alta Dora, la parte compresa tra il centro abitato di Chiomonte e il confine italo - francese), Val Cluson (Chisone) , Val San Martin (Germanasca) e Val Pelis (Pellice) in provincia di Torino, Val Pò, Val Varacha (Varaita), Val Maira (Maira), Val Grana (Grana), Val d'Estura (Stura di Demonte), Val Ges (Gesso), Val Vermenanha (Vermenagna), Val Pèsi (Pesio), Val Eller (Ellero) e Val Corsalha (Corsaglia) in provincia di Cuneo sono l'estrema propaggine orientale della "Occitania Granda": un territorio che, di là delle Alpi si estende per 191.889,5 Kmq. in 32 départements dello stato francese e nella Val d'Aran - una piccola enclave di 450 Kmq. sui Pirenei, unico luogo in cui la lingua occitana (l' Aranes della famiglia dialettale guascone) gode di tutela ufficiale presso le amministrazioni locali e i media nazionali, al pari del catalano e del castigliano (il cosidetto spagnolo “ufficiale”). Le Vallate Occitane piemontesi sono una piccola regione di circa 4300 Kmq., che a partire dagli anni Settanta è stata teatro di un notevole fermento culturale: produzione letteraria e poetica, periodici in lingua d'Oc, attività politica occitanista più e meno fortunata e, soprattutto nell'ultimo decennio, un crescente interesse verso quelle che sono considerate le più spontanee e connotative forme di espressione di un popolo: la musica, il canto e la danza. Questo, è uno degli aspetti culturali più interessanti e significativi, delle Vallate di oggi: grazie all'attività d'insegnamento di alcuni musicisti, fra cui spicca la figura dell'eclettico polistrumentista Sergio Berardo, sono innumerevoli i corsi e seminari di musica occitana, in cui decine di appassionati (tra i quali molti giovani) riprendono in mano gli strumenti della tradizione e formano gruppi di ballo, corali, gruppi strumentali delle più svariate tendenze e ispirazioni. Questo fenomeno, che ha pochi eguali in Italia, ha sempre trovato un concreto punto di riferimento nell'entourage artistico de Lou Dalfin, definito da più parti non solo una "potente macchina da concerti...", alfiere delle nuova tradizione musicale occitana ma anche un laboratorio didattico e culturale di alto profilo.