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di Giorgio Maimone
"Sotto il pavé la spiaggia" che richiama
nel titolo un vecchio slogan del maggio '68 francese (e un
vecchio film tedesco del 1975 "Sotto il selciato c'è
la spiaggia" di Helma Sanders-Brahms) è un'antologia
della canzone francese. Mai come in questo caso sono le canzoni
che fanno il disco, che mantiene una sua unitarietà
di tema, ma non di argomenti In questo corpo unico di versi
poetici abbiamo provato a giocare il consueto gioco delle
preferenze e per esprimere le nostre valutazioni abbiamo deciso
di utilizzare uno dei "topos" letterari frances:
i Gargoyle di Notre Dame. Quindi 5 Gargoyle
è il massimo del giudizio
e un solo Gargoyle il minimo. Ribadiamo, come sempre, e qui
ancora di più perché i brani francesi sono pre-esistenti,
che sono giudizi del tutto personali che non inficiano in
alcun modo il lavoro di Alessio Lega (tantomeno di Brasses,
Brel e Ferré, Renaud e Leprest) né le preferenze
di chiunque altro. Per illustrare le canzoni no si poteva
fare a meno di riprendere i meravigliosi disegni di Lorenzo
Sartori e illustrano in maniera esemplare il
libretto. |
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Sul
palco
"Sul
palco"era canzone già nota,
anche prima del disco e fondamentalmente non si può
dire che abbia neinte che non vada. Se non una certa
pesantezza di fondo. Un po' dettata dal tema, un po'
dall'interpretazione che spinge un po' troppo il pedale
sull'espressionimo. Sconta un po' la sua lunghezza
(4'50"). Bella.Ma faticosa.
La
frase: "Sul
palco c'è la paura che si muove a scatti"/
Sul palco c'è la voce che mi viene dalle onde
/ ... / Sul palco c'è Bene che ti recita il
male" |

Amori
marinai
Forse
proprio per contrasto l'atmosfera di Amori marinai
sembra un'oasi. Salvo errore, compare l'unica chitarra
dell'intero disco e la batteria, quasi ovunque invasiva,
qui sceglie la strada di percussioni d'acqua dal piacevole
sciabordio. E' uno dei pezzi che vale un disco. Tutto
quadra: parole, musica, senso, immagine. Cinque Gargoyle!
La frase: "Gioia,
paradisi, inferni/ solo un po' ravvicinati / come
i grandi amori eterni / son gli amori da pirati /.../
Resta in camera un odore / di amore stanco e di sudato
/ mette un po' d'animo in cuore / mette un affanno
nel fiato." |
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La
straniera
Molto
meglio dell'originale. Centrata, con un bell'inciso corale.
Uno degli esempi meglio riusciti di collaborazione tra traduzione
e arrangiamento. L'ascolto scorre facile per i 3'59"
del brano e si segue con attenzione la storia di uno che
prese "senza dolore /la mano di una di passaggio
/ che aveva gli occhi di oltremare / che aveva sguardo da
naufragio".
La frase: "La
notte chiara passa a bere / si canta battendo le mani /
e non si ha il tempo di vedere / chsi fa giorno e già
e domani" |

La
birra
Deandreiano.
Ma Brel. E stava prima di De André. Ovviamente nell'originale
era un trionfo di fisarmonica, ma qui è lo strumento
messo all'indice e rifuggito per eccellenza. Nonostante
questo il ritmo tira come un treno e la batteria, potendo
finalmente eseguire un tempo da marcetta, picchia che è
un piacere. Alcolica.
La frase: "C'è
tanto orizzonte da perderci il senno / ma Dio si è
ubriacato e il diavolo è in scranno / la gente del
nord tracanna perché/ si fabbrica il sole con quello
che c'è"."
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La
medaglia
Il
pezzo di Renaud è molto lento e intimo, con accompagnamento
appena accennato. Lega e i Mokaciclope scelgono invece la
caciara. E la canzone ne viene sconfitta. Già ricca
di un bel testo sarcastico, subisce il contraccolpo del
troppo pieno accoppiandosi a una musica che già in
partenza sceglie la strada dell'ironia. Effetto paradosso:
l'ironia viene cancellata. Resta rumore e lo sfregio di
una Fratelli d'Italia eseguita alla Star Spangled Banner
di Jimi Hendrix a Woodstock. Obiettivo mancato.
La
frase: "All'ombra della statua due amanti si baciano
teneramente / ed il marmo iracondo vibra indignato, ma non
può farci niente / Generali assassini quanto odio
portate a ogni forma d'amore!". |

Le
cose schifose hanno un gran bel nome
Bel
titolo e trattamento pop-rock dell'arrangiamento adeguato,
perché già nasce così nella versione
di Allain Leprest. Molto simile alla versione francese e
altrettanto piacevole. Stimola lo spunto del titolo e la
maestria del Lega nel trovare nella trasposizione in italiano
altrettant cose"schifose" che abbiano un
bel nome. La migliore? Certamente: "Silvio" avvicinato
con intenzione a "camorrista".
La frase:
"Cimice, migale,morso, formichiere / colica, analcolica,
divieto-di-bere / costola, apostolo, imbalsamazione / le
cose schifose hanno un gran bel nome" |

Sulle
punte
Canzone
fragile, fatte di poche cose. Forse troppo poche. Un bel
testo. Molto malinconia, un po' di amor perduto, qualche
geniale trovata testuale. Ma la spina dorsale resta fragile.
Come dice il testo? Un po' incompiuta. Ecco.
La
frase: "In maglia bionda sul balcone / la luna
ha esploso il suo pallone / curvata come fose incinta /
ti ho lasciato un po' incompiuta / sulla punta della matita
/ sulla punta". |

Tango
funebre
Mah.
Questa proprio non la capisco. Si prende un tango. Lo si
trasforma in qualcosa d'altro per motivi non del tutto chiari
(forse solo che non si vuole usare l'odiata fisarmonica?)
e la si continua a chiamare Tango? Ma perché? Ripeto,
mi sfugge. L'originale vince a mani basse. Incomprensibile.(Ps:
l'immagine non è di Sartori)
La frase:
"Convinti che è indecente /la morte di un
cantante / e il prezzo dei fiori" |

Con
eleganza
Perfetta.
Non cè niente da aggiungere. Atmosfera, parole, senso,
traduzione. Senza una sola pecca. Certo che si partiva da
un originale di altissimo livello, ma il cesello del Lega
sulle rime è degno degli esercizi di stile di Raymond
Queneau. Applausi.
La frase: "Se entra in un bar, se per errore /
s'accorge d'essere il più anziano / urla che ti offrirà
da bere / in un silenzio disumano / sgranocchia le banalità
/ del repertorio d'impotenza / lo sa di esser disperato
/ però con eleganza". |

Filistei
Brevissima.
Una breve piccola gemma di appena 1'32". Solo voce
e basso. E un testo vincente. La versione originale viene
presa e scarnificata, fino al nocciolo delle parole. A dimostrazione
che la verbosità in canzone paga poche volte. Essenziale.
La frase:
"Ma
punendo / i vostri sforzi / la natura affari scarsi / vi
rende: / dei bambini / non voluti / che diventeran barbuti.
/ Poeti." |

Quando
si va dove?
Un
brano di Renaud in cui fa la sua bizzarra comparsa un solitario
sassofono. Che si accompagna a un ben bizzarro titolo. Questo
però è simile all'originale. La canzone originale
di Renaud viene velocizzata e mutata. Forse troppo. Il risultato
è discontinuo.
La frase: "Siamo
oche all'ingrasso di stupide materie / fatte per farci scordare
cose ben più serie".
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La
scimmia
Questa
non mi piace per niente. Non cerco nemmeno di spiegarmelo.
Non mi piace neanche in originale e non mi interessa quello
che dice. Nemmeno perché lo ha detto Brel. Anche
De André ha cantato "Verdi pascoli"!
La frase: "Però
poi sono usciti a colpi di bastone / con la ragion di stato
che ha ucciso la ragione / ".
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Filistei
(Alessio Lega - Jean Richepin - Georges
Brassens)
Filistei, bottegai
Carezzate donne uguali
a voi.
Poi, dormendo,
già sognate
figli uguali ben vestiti
e scaltri
Voi pensate, saran gente
buona razza (che) non mente
Notai!
Ma punendo
i vostri sforzi
la natura affari scarsi
vi rende:
dei bambini
non voluti
che diventeran barbuti.
Poeti.


Chissà
Canzone
che sfugge. La cerchi e non la trovi. E' inutilmente
pop (laddove l'originale manco per idea: è un
tango!), elettrica e incazzosa per esprimere concetti
di assoluta tranquillità. Scetticismo distaccato
e non rabbia è quello che suggerisce il testo.
Perché contraddire l'intenzione? Ma l'attenzione
all'intenzione non rientrava nell'ideazione della produzione.
Evidentemente. Scivolosa.
La frase: "Chissà
se poi è Gesù quello che hanno beccato
/ mentre stava rubando in un supermercato / non lo sapremo
mai, povere foglie morte / per un dio di successo /
milioni fan da corte"

Naturale

Naturale
è il brano che preferisco. Clima da lenta favola,
andamento vagamente da musica popolare (un genere in
cui il Lega dovrebbe avere più fiducia, anche
perché la sua voce in quest'ambito è perfetta).
La dolcezza della musica racconta una storia diversa
da quella delle parole e il melange è di ottima
fattura. Dulcamara.
La
frase: "No,
niente la fermerà / né la voce che le
dice / che quando lei rientrerà / non ci sarà
luce / e lui sarà già morto di / morte
natuale".

Tolleranza
zero
½
Ecco
invece un rock che ci sta. Da un brano di Renaud. Tolleranza
zero, testo aggressivo e musica pure. Renaud è
acustico, ma la trasposizione ha una sua logica, anche
se poteva essere giocata con meno "gemetrica potenza"
e più eclettismo.
La frase: "Dice un impiegato, buon padre di
famiglia / e se fosse tuo figlio sdraiato sul selciato
/ se ad essere sparata ci fosse lì tua figlia"

Grano
d'anarchia
E'
la canzone più breve del cd. Solo 1'09".
Solo testo e la genialità di Leo Ferré.
Come è possibile che non piaccia? Lega fa di
più. Toglie del tutto la musica e spezza le parole
per fare coincidere le pause. Effetto: attenzione alle
stelle. Anarchica.
La frase: "Frutto veleno= / so nacqui per via
/ del vento e di un gra= / nello di anarchia"

Il disordine è uguale all'ordine meno il potere
Non
so neanche se ho qualcosa contro questa canzone o meno.
Trovo solo poco meno che scorretto che 3'12" di
puro rumorismo vengano inflitti a un ascoltatore dopo
oltre un'ora di musica "tosta". Tutto qui.
Io la salto.

Né dio nè stato

Bella,
indiscutibilmente bella. Una delle poche già
consciute. Tutto funziona. Peccato metterla in coda,
dopo oltre un'ora di musica e 18 brano di un'antologia.
La frase: "Quel braccio detto della morte /
che vive in seno alle prigioni / sbarrato a tutte le
illusioni / col boia che bussa alla porta"
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