Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.















Lalli

Per farsi una piccola idea delle canzoni
di Lalli, ascoltandole:

Ave Maria
Fuochi II (Occhi lucidi nella notte)
Stella
Tra le dune di qui

Samira piccola
di Lalli e Piero Salizzoni

Samira piccola comincia a contare
prima le onde e sulle onde le file
Poi passa alle stelle, ma fai attenzione
perché in questa notte senza comete
sarà per noi una di vetro
a indicarci la via e l'approdo

Chiudi gli occhi, mio piccolo pane
lasciati andare e vedrai il bosco
nell'acqua che non aspetta
ogni gemma un grano di riso
Nel mio sogno ero in cima a un ulivo
e non potevo restare e non potevo cadere

Nonna, ho paura e il bosco che vedo
non lo riconosco
e le luci laggiù mi confondono il conto
sono stanca e noi siamo buio
e la nostra stella suderà per trovarci
Nonna, tienimi stretta, nonna cantami un poco

Nel mio sogno tutto brillava
al suono di una musica che non sentivo
dondolavano i rami spargendo polvere
di sabbia e d'argento sul fondo del bosco
così finalmente potevo volare
Ora prova a dormire, mia principessa

Ma fu un'altra stella, figlia del mare
a guidarle fino al fondo del mondo
accanto ad un nome scritto su un coccio
sepolto per sempre di là dalle mura
della terra bagnata da un altro dio
Samira piccola, così l'ho trovato
Samira piccola


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“Folgorazione.
Ci sono magie che capitano una dozzina di volte nella vita di un ascoltatore di dischi. Ricordate la prima volta di «Creuza de mä»? Ricordate quando avete spacchettato con dita febbrili «Radici»? Ricordate l’effetto-choc di «In A Gadda Da Vida»? E quando «I giardini di marzo» vi sono piombati addosso in un pomeriggio stanco di primavera? E la voce di Dylan in «Blowin’ in the wind»? Ciascuno ha i suoi magic moments, in una vita d’ascolti. Beh, da stamane, il rubrichista ha un altro magic moment. Perché «All’improvviso, nella mia stanza» non è un bel disco. Non è neppure un ottimo disco. «All’improvviso, nella mia stanza» è un capolavoro. (Gabriele Ferraris - La Stampa)

"L'evoluzione di un musicista è una faccenda complessa e al contempo affascinante: c'è chi canta sempre la stessa canzone, chi si rinnova scegliendo di seguire le strade più facili, andando così incontro ad un pubblico poco esigente, e c'è chi invece ricerca continuamente mettendosi in discussione. A pensarci bene c'è un'altra tipologia di musicista: quello che attraversa due o più vite artistiche diverse, tra loro distanti, in un percorso che comunque risulta essere coerente. Credo che quest'ultimo esempio sia quello più calzante per Lalli e la sua vicenda artistica". (Ilario Galati su Musicboom)

“Le canzoni di Lalli hanno il senso dell’inafferabile, sia nei testi che nei suoni, più ricercati di quanto ci abbia abituato la staticità del nostro cantautorato: uno strumento solitamente americano come il banjo suona splendidamente mediterraneo in “Stella” e “Samira Piccola”, allo stesso modo in cui la steel ricama le lontananze di “Canzone del ritorno”. Archi, percussioni e tromba non servono ad aumentare la drammaticità dei pezzi, ma a creare particolari da cui Lalli fa sorgere sensazioni e storie di vita.” (Cristian Verzeletti su Mescalina)

“Se in Tempo di vento di alcuni episodi non convinceva appieno la grana grossa delle chitarre, questa volta tutto si gioca su un registro più sommesso e acustico. Una certa sensibilità jazz, segnata dalla presenza di piano e contrabbasso, e poche e ben distribuite spezie etniche e sudamericane, danno alle canzoni un'aria sofisticata e leggera. La voce è come sempre su un altro pianeta, e il team di lavoro - Lalli e il chitarrista Pietro Salizzoni - appare particolarmente affiatato. Poesia purissima, di una classe con la quale pochi autori della penisola possono competere in questo momento”. (Alessandro Besselva Averame su Kataweb)

“Composta da nove tracce, quest’ultima fatica di Lalli, unisce con maestria il candore di poesie dei nostri giorni ad armonie leggiadre, che sembrano essere trasportate da un vento che seppur freddo, riscalda il cuore. Non ci sono particolari impennate rumorose di chitarre come in passato, ciò dovuto ad una crescita impressionante da parte dell’artista più che ad una scelta studiata a tavolino. Un lavoro che farebbe invidia a colleghi anche di fama internazionale”. (Luciano Mastrocola su comint.1club.it)

“Storie che meritano di essere raccontate, storie che incantano, porte al pubblico da una voce davvero stupenda. Non è difficile lasciarsi emozionare da queste canzoni: Lalli sembra rivivere ogni parola di quello che canta, cammina avanti e indietro in pochi centimetri di palco, e ti inchioda”. (Daniele Paletta su Kalporz.com)

“"Tempo di vento" è un piccolo capolavoro, un album atipico nel panorama della musica italiana, nel quale le cantautrici faticano a venire a galla. Basterebbe la straordinaria voce di Lalli per emozionarsi e lasciarsi andare seguendo il flusso della musica, ma non c'è solo questo: ci sono dei testi intensi e profondi, atmosfere musicali rarefatte e affascinanti e una cura davvero maniacale per i particolari dell'arrangiamento, grazie anche alla produzione artistica di Mario Congiu”. (Vincenzo Palatella su Ilcielosutorino.org)

Rockit: "Tra le dune di qui" è dedicato a Fabrizio De Andrè. Perchè hai scelto di rifare proprio Hotel Supramonte?
LALLI: In realtà la canzone che avrei voluto rifare, davanti a tutte, sarebbe stata "Verranno a chiederti del nostro amore". Quando uscì il disco "Storia di un impiegato", quella canzone era la mia scritta sui muri, la voce fuori di me che diceva cosa e come mi muovesse dentro, che diceva e parlava bene dei miei sentimenti, anche in amore. "...Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai...", ecco, era tutto lì, semplice, e lui ce lo diceva altrettanto semplicemente. Ma, musicalmente, era un brano che avrebbe richiesto più tempo per poterne fare una versione più personale, così, con Mario Congiu (il tastierista, n.d.i.), in vista del concerto al Folk Club di Torino, nel quale ritenevamo necessario "parlare" di lui, abbiamo scelto "Hotel Supramonte", perchè anche qui ci sono due semplici domande ancora valide e più che mai attuali: "...Dov' è il tuo cuore? Dov' è finito il tuo amore?...".
(Intervista di Alessandro Besselva Averame su RockIt)



Lalli: da Franti a Giaccone, da "Contrazione" a "Stelle"

Lalli, astigiana ma da sempre a Torino, è una delle "voci" più note della scena rock italiana underground ed indipendente. E' stata cantante del gruppo Franti, attivo per tutti gli anni ottanta e considerato espressione tra le più interessanti del mondo politico e poetico di quegli anni. Un intenso crocevia sonoro ed umano tra punk, centri sociali, canzone d'autore, jazz, sperimentazione documentato da vari Lp e un doppio CD antologico, "Non classificato", venduto in quasi seimila esemplari e quattro anni di attività live.

Abbiamo tutti bisogno di una "musa"
di Giorgio Maimone

Lalli non è una novellina. In tutti i sensi. Occupa un ruolo nel mondo della musica (come definirla? Di opposizione? Alternativa? Non ufficiale? Marginale?) di importanza notevole. E crescente. La sua “seconda” (o forse terza) vita artistica si compone di due soli dischi: “Tempo di vento” e “All’improvviso, nella mia stanza”. Poca roba, ma sufficiente a farla ritenere un fenomeno a cui guardare con grande interesse. Gabriele Ferraris, de La Stampa, che non è certo un tipo che gioca a speco sugli aggettivi, ha definito “All’improvviso, nella mia stanza” un “capolavoro”. Termine pesante e forse un po’ azzardato, ma di sicuro Lalli merita tutta l’attenzione che le si può dare. Peraltro “Tempo di vento” è stato giudicato dal Mucchio il miglior disco d’esordio italiano del 1999 (Premio “Fuori dal Mucchio”) e Rockerilla l’ha definito il miglior disco di rock italiano di quella stagione. Il disco, per quanto semi-clandestino, come conferma la distribuzione Manifesto Cd, vende in misura notevole (10.000 copie, in maggioranza ai concerti).

Tra i due progetti passano quattro/cinque anni, parzialmente interrotti dall’uscita di un mini-cd con “Tra le dune di qui” e “Terra vista dalla luna”, con cui comunque vince il Premio speciale della giuria del Ciampi. “Tempo di vento” è del ’98 e “All’improvviso” del 2002, anche se uscito nel 2003.

Non scrive tutto da sola: Lalli in realtà è come se fosse una sigla, un logo, che comprende anche Piero Salizzoni, musicista e co-autore di tutti i pezzi di “All’improvviso, nella mia stanza” e, probabilmente, co-anima e architrave di sostegno di tutto il progetto, un progetto che perde alcune asperità e si apre invece a sonorità etniche, con un respiro più ampio ed internazionale. Salizzoni produce anche il lavoro assieme a Carlo U. Rossi, produttore torinese che ha in precedenza lavorato con Mau Mau, Vinicio Capossela, Subsonica e molti altri artisti.

Lalli, di suo, così si era espressa sul disco al momento della sua uscita. “La fotografia del momento che sto vivendo: questa, per me, l’idea di un disco nuovo. Quindi, anche “All’improvviso, nella mia stanza”, scritto a quattro mani con il musicista Pietro Salizzoni, anche in veste di produttore artistico, è un’altra tessera nel mio piccolo mosaico di musica. E, come in tutte le fotografie che ti ritraggono in momenti diversi della tua vita, il paesaggio è mutato, come i colori, gli sguardi, le persone che si stringono sullo stesso frammento di sentiero. E ancora, qualche ricordo, qualche gioia, qualche ferita, qualcosa cioè anche della mia storia. Una manciata di canzoni insomma e, spero, tanta aria da respirare fra un accordo e l’altro”.

Due anni sono già passati da quel disco e non ci è dato, per ora, sapere se Lalli sta andando avanti con altri lavori. Il silenzio è stato parzialmente assorbito dall’uscita, dentro a “Mille papaveri rossi”, il bel tributo a De André, pubblicato da Marco Pandin per “A, rivista anarchica” di una cover lalliana dell’Ave Maria deandreiana (quella di “Buona novella”, per intenderci, non dell’”Indiano”) che Lalli fa sua con intima adesione e buona dose di pudore. Ecco, il pudore del porgere potrebbe essere una bella chiave interpretativa per decrittare Lalli. Di suo ti dà l’impressione di essere sempre su una chiave tesa in procinto di spezzarsi. L’idea che ne esce è di grande tensione epica e di temi assolutamente vissuti. La voce di Lalli è una voce che inquieta; dietro si sentono gli anni vissuti, si intravedono ferite, si immaginano storie, quasi sempre in bianco nero. Il film delle sue canzoni non è neorealismo, perché mantiene quel procedere sincopato della narrazione che porta inevitabilmente alle atmosfere del noir francese o del giallo classico americano, a cui un sassofono vagante o una fisarmonica singhiozzante aggiungono quella spezia indispensabile alla memoria.

Ma sono i testi di Lalli che meritano di essere ascoltati con attenzione, perché sono parole pesanti, da non prendere mai alla leggera. “Fuoco II” (Occhi lucidi nella notte) da “Tempo di vento” è esemplare al proposito: “i nostri sorrisi hanno acceso la pioggia” … “C’era una donna / seduta al tavolo di un bar / anche lei rideva / tranquilla/ da sola / con un fucile sotto la sedia” … “gesti antichi come pietre/ grembi di nuovi rumori / a ritmo proprio dell’osso sul vetro” … “rincorrevo brandelli di carta / vecchie pagine di libri dai bordi carbonizzati / mentre i denti del cielo si aprivano / per lasciare cadere pezzi di blu a conficcarsi nei miei occhi / così, finalmente, di nuovo umidi”. E mi fermo a fatica: vorrei citarla tutta.

Ma è solo un esempio: da “Inverni” a “Stella”, da “Chenini” a “Ballo lento” (“E’ solo un ballo lento / nell'urgenza della voce / fra i battiti del tempo / fra i respiri del silenzio / nelle pieghe delle case / sulle pagine del mondo / la canzone / si scriverà / da sé / parlerà per me”) la lista dei testi validi è lunghissima ed è proprio una delle caratteristiche dell’offerta artistica di Lalli. Tra il primo (pur validissimo) disco e il secondo la crescita è evidente anche sul piano musicale, dove vengono smussate alcune rudezze e accentuate certe rotondità, in un maquillage accurato che, come in una bella signora, mette in evidenza i pregi maggiori e costringe quindi a buttare uno sguardo appena più distratto sugli eventuali punti deboli. Che sono pochi, diciamolo. Diamo quindi a Salizzoni quello che dovrebbe essere di Salizzoni: il suo contributo appare consistente nello spostamento del tono di fondo musicale, peraltro, anche in “Tempo di vento” (produzione di Mario Congiu) raffinatissimo, ma più spostato sul rock-jazz che sull’etnico.

Lalli, come si è detto, è tuttaltro che un’esordiente. Oltre che la voce dei Franti, con Stefano Giaccone, altro membro dei Franti, ha dato vita a numerose altre esperienze (Environs, Orsi Lucille, Howth Castle, Ishi), tutte quante sotterranee, poco conosciute, ma molto apprezzate negli ambienti underground torinesi e in tutte le aree di rock alternativo. Lalli, dopo quell'esperienza, ha cantato in centinaia di concerti sviluppando il suo stile vocale e compositivo vicino alla canzone rock e folk, sia nei gruppi da lei avviati quali Ishi (un Lp/CD) o Environs (2 Lp) ma anche come ospite per gli Umami di Miguel Angel Acosta (musica sudamericana) e Bandamanera. I musicisti che l'accompagnano, testimoniano dei cambiamenti e delle permanenze della sua lunga carriera: Enrico Manera e Mario Congiu, musicisti della BandaManera insieme a Vanni Picciuolo e Stefano Giaccone, fondatori di Franti, musicisti attuali o "ex" di gruppi quali Panico, Kina, Mirafiori Kidz. Di tutto quel lavoro resta poco di facilmente reperibile.

Scrive dei Franti Vincenzo Palatella ne “Il cielo sopra Torino”: “Nel 1982 esce il primo demo tape della band, al quale segue l'anno dopo "Luna Nera", successivamente stampato su vinile, e il loro approccio sonoro risulta subito inclassificabile in un genere musicale esistente: si oscilla tra folk, jazz e punk, e la definizione probabilmente più vicina allo stile dei Franti è hardcore folk. Attraverso un impegno politico mai sopito e rari concerti i Franti attraversano tutti gli anni '80, pubblicando altri due album ("Franti/Contrazione", split album con il gruppo punk dei Contrazione, e "Il giardino delle 15 pietre") e affermandosi come gruppo di culto, seminale e molto influente per la musica italiana degli anni successivi”.

Ora restano da seguire le carriere solistiche di Lalli, di Stefano Giaccone e di Mario Congiu. E non è poca cosa. I semi che volavano nel cielo sopra Torino hanno toccato terra ed hanno germogliato.


Tempo di vento
Manifesto Cd - 1998

Brigata partigiana Alphaville / Tempo di vento / Aria di Buenos Aires / La mia faccia/ Fuochi I / Mostar / Famous blue raincoat / Fuochi II (Occhi lucidi della notte) / L'uomo col braccio spezzato / Le donne quando restano sole / A Donatella


All'improvviso, nella mia stanza
Manifesto Cd - 2003

Stella / Testa storta / Chenini / Canzone del ritorno / Samira piccola / Tra le dune di qui / La fiaba di Nushe / Inverni / Ballo lento.