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| L'amore
comunque
Che tu ne faccia meraviglia
O spettacolo banale
Lacrime a rendere
O scherzo di carnevale
Neve di Ferragosto
O macchina per sognare
Musica per i tuoi occhi
O parole da conservare
O come un ladro da quattro soldi
Lo butti giù per le scale
Perche nel buio non l'avevi visto
Ma lo sentivi respirare
E ti teneva sveglia per ore
Perche nel buio non lo volevi
Ma ti teneva sveglia per ore
Regina del tempo,
della sabbia e del vetro
Della fine di tutti i numeri
E dell'inizio dell'alfabeto
Dimmelo adesso
Dimmelo ora
Dove posso lasciare il vestito
Come posso asciugare la pioggia
che bagna il tappeto
E guarda l'amore
che non ha commenti da fare
L'amore comunque
Che non ha paura del mare da attraversare
Che si trasforma in colore
Per la notte che resta
E il viola diventa rosa
E illumina la tua finestra
Come una medicina
O un dolore da rinnovare
O un desiderio spietato
Che non puoi rifiutare
Ed è così che ti lasci guardare
È così che ti piace
Cosi che ti fai immaginare
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Un
uomo che parla d'amore
E’ bello che un uomo sappia parlare d’amore.
E senza farlo né con i toni del cinquantenne
rincitrullito perché si è innamorato di
una che potrebbe essere sua figlia, né con l’aria
spocchiosa di quello che pensa che l’amore sia
roba da teen-agers .
Il
Principe no. Dell’amore ne fa un’analisi
accurata e dolce, andandolo a scovare nelle sue molteplici
forme. Calypsos è un disco delicato, un disco
che attendevo, che ne avevo bisogno. E’ un disco
che è esattamente come me lo aspettavo e come
speravo che sarebbe stato. In Calypsos De Gregari si
mette a nudo e parla d’amore senza paura e senza
vergogna.
.
(segue)
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"De
Gregori, Calypsos,
richiamo d'amore"
di Enrico Deregibus
Calypsos
è un album d'amore, un disco scarno, di canzoni essenziali,
nuove, ispirate, venute fuori dal cilindro magico di un Francesco
De Gregori tornato a meno di un anno dall'ultimo lavoro, Pezzi.
Dove in quello prima c'erano rock e chitarre su chitarre,
qui troviamo ballate e pianoforte; dove in quello c'era urgenza
sociale e civile, qui sentimenti senza sentimentalismo. Dove
in Pezzi c'erano 'pezzi' da toccare e sangue di guerra, qui
troviamo oggetti impalpabili e sangue di vita, elemento d'amore.
E se Pezzi era quasi un tributo a Dylan, Calypsos è
un omaggio a De Gregori stesso.
"Calypsos
9 canzoni nuove"
di Francesco Genovese (Debaser)
Anche
se Francesco De Gregori, il principe dei cantautori italiani,
preferisce considerarsi un cantautore, queste stupende nove
canzoni a mio avviso sono delle meravigliose poesie musicate.
Nove
capolavori che fanno di questo album tra i migliori della
sua discografia; un album emozionante e intimo al tempo stesso,
un album che lascia all'ascoltatore dei messaggi ben chiari
sull'amore e sulla vita, due elementi che sono sempre in simbiosi.
È passato meno di un anno dall'uscita di "Pezzi",
e per un degregoriano come me è una grandissima gioia
poter ascoltare un nuovo lavoro del principe Francesco in
un lasso di tempo così breve che sembra quasi un miracolo
considerando i "tempi" abitudinari di cadenza di
un album di pezzi nuovi dal precedente. Questa volta De Gregori
è riuscito a spiazzare tutti, ma in modo ampiamente
positivo, e non c'è che ringraziarlo per questo "regalo".
Avviso
al lettore: questa non è una recensione, è un'esegesi
di Antonio Piccolo (Bravo!)
De Gregori torna dopo undici mesi da “Pezzi”
- contro ogni logica di mercato - con nove brani inediti sull’amore
o, comunque, sulla vita, isolandosi dai tempi bui che aveva
descritto (splendidamente) nel disco dell’anno scorso.
C’è chi parla di un concept album sull’amore:
non è così scorretto, perché un’unità
di fondo nell’amore è palese. Questo è
un disco strano, unico. Non solo composto, ma anche suonato
in poco tempo. Cosa che non può andar bene per ogni
album, ma per questo sì. Può essere suonato
senza maniacali precisioni, senza essere inciso e re-inciso
più volte prima di essere reso pubblico. Perché
basta il traino irresistibile dell’ispirazione. Perché
è come un universo a sé: ha un meccanismo proprio.
Nove
belle ballate
di Roberto Bonfanti (Kronic.it)
Guardi la copertina di "Calypsos", con
il suo fondo interamente bianco, il titolo quasi scarabocchiato
ed il nome dell`autore scritto con il più ordinario
dei caratteri, ed hai quasi l`impressione di avere fra le
mani un demo più che il nuovo lavoro discografico di
uno dei più grandi cantautori di sempre.
Poi inizi
ad ascoltarlo e ti rendi conto che il minimalismo della copertina
riflette l`essenza di un lavoro estremamente spontaneo in
cui di studiato o costruito non sembra esserci nulla: arrangiamenti
semplicissimi basati su suoni aperti di pianoforte o chitarra,
ritmi rallentati e melodie lineari che vanno a costituire
nove canzoni genuine, in cui da un lato si approfondisce il
percorso già accennato dalle ballate presenti nel precedente
"Pezzi" (non a caso le cose migliori del disco)
e dall`altro fanno rivivere i tratti caratteristici della
scrittura pulita del De Gregori più amato ed intimista,
per quanto con liriche spesso meno criptiche rispetto al passato.
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| "Calypsos"
è un disco ispirato, anacronistico, fuori dal tempo:
un concept album sull'amore. Una riflessione, alta, ponderata,
profonda, impregnata da tutti i fumi della poesia, bagnata
da tutti i mari dell'armonia su quella sottile vena di follia
che tutti ci tiene e che come panni stesi a sciorinare all'aria
ci fa oscillare appesi al filo degli improvvisi sussulti
del cuore. Dimentichiamoci la copertina. È l'unica
cosa brutta di uno splendido disco. Ma è una citazione
anch'essa: si capisce dai caratteri incerti tracciati a
mano. Siamo dalle parti dei dischi bianchi di Battisti/Panella.
Dimentichiamo e poi partiamo a sognare. Dice: ma come si
fa a fare un disco nuovo undici mesi dopo il precedente?
Risponde: fa tutto l'ispirazione. Innegabile.
(segue)
Sito ufficiale:/www.sonymusic.it/degregori/
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Calypsos
Sony - 2006
Cardiologia
La linea della vita
La casa
L'angelo
In onda
Mayday
Per le strade di Roma
L'amore comunque
Tre stelle
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Pezzi
Sony - 2005
Vai in Africa Celestino
Numeri da scaricare
Gambadilegno a Parigi
Tempo reale
Parole a memoria
La testa nel secchio
Passato remoto
Il panorama di Betlemme
Le lacrime di Nemo
Il vestito del violinista |

Il fischio del vapore
Caravan Sony - 2002
Sento il fischio del vapore / O Venezia che sei la
più bella /
L'attentato a Togliatti / I treni per Reggio Calabria
/ Nina ti te ricordi / Sacco e Vanzetti / Donna lombarda
di Gualtieri / Il tragico naufragio della nave Sirio
/ Il feroce monarchico Bava /
Lamento per la morte di Pasolini / L'abbigliamento
di un fuochista / Saluteremo il signor padrone / Bella
ciao / O Venezia che sei la più bella (Coro
e Banda)
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Amore
nel pomeriggio
Sony - 2001
L'aggettivo
"Mitico"
Condannato a morte
Canzone per l'estate Il cuoco di Salò
Deriva Cartello alla porta
Spad VII S2489 Caldo e scuro
Natale di seconda mano Sempre e per sempre
Quando e qui
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sulla copertina per leggere la recensione
Clicca qui per visualizzare
la discografia completa |
Da
"Il Corriere della Sera" del 16/02/2005
«Canto
l’amore come Fred Bongusto»
di
Mario Luzzatto Fegiz
«Sta finendo gli studi ed è indeciso
se fare il politico o l'attore». Da questa frase orecchiata
in un ristorante da un giovane benestante e sicuro di sé
che parlava a voce troppo alta di un amico, De Gregori ha
tratto un verso della sua nuova canzone «Per le strade
di Roma» nell'album «Calypsos» che esce
venerdì 17. Nove brani inediti a prevalente regime
sentimentale, in qualche caso secondo lo stile di Fred Bongusto.
Arrivano a meno di 10 mesi da «Pezzi» e ne costituiscono
per l'artista il naturale prolungamento. «Attore o
politico? Sentendo queste parole ho drizzato le orecchie:
chi pone la questione in questi termini o è un poeta
o è un criminale. Le alternative che dovrebbe dare
la vita a un sedicenne non sono solo queste. Certo non penso
che tutti i giovani siano così. Ma il ragionamento
è molto romano, tipico della capitale della politica
del cinema e della tv dove il politico e l'attore sono visti
come mestieri intercambiabili, il che storicamente non è
nemmeno inesatto». (segue)

| Da
"Il Giornale" del 16/02/2005
Esce
«Calypsos» De Gregori riscopre i colori
dell’anima» di Cesare G.Romana
Che
smagliante allegoria dell'amore, con le sue provvisorie
conquiste e la sua fatale precarietà, ci affida
Omero nell'episodio di Calipso, la ninfa dai crespi
capelli che per sette anni tiene Ulisse legato a sé,
prima di restituirgli la libertà per volere
di Zeus. L'amore dunque che trafigge, sfugge e riemerge
nel vivo della memoria: ché sono almeno dieci,
nel lungo tragitto dell'Odissea, i momenti in cui
la «voce leggiadra» di Calipso riaffiora,
evocata da veloci flashback.(segue)
|
Da
Repubblica 16/02/2006
E De Gregori disse' 'ti amo'
di Gino Castaldo
ROMA -La notizia
è che per la prima volta in trentacinque anni
di canzoni, Francesco De Gregori ha pronunciato le
parole ti amo. «Sì, è vero»,
conferma, «e vi assicuro che non è certo
facile». L 'ha fatto in una canzone dal titolo,
in verità molto poco romantico. Cardiologia,
la prima a essere lanciata dal nuovo disco, Calypsos,
che esce appena undici mesi dopo il precedente Pezzi,
e anche questa a suo modo, conoscendo i precedenti
del cantautore, è una notizia. «Cardiologia
l'ho cantata una sola volta, dall'inizio alla fine,
buona la prima come si dice, ed è stata una
fortuna perche se avessi dovuto ricantarla non so
come sarebbe venuta. È che, riascoltandola,
mi sono accorto che con una canzone così si
esce molto allo scoperto, emozionalmente».
.(segue)
|
| Da
L'Unità
16 /02/2006
De
Gregori: io che non ho la fede
di Silvia Boschero
De
Gregori parla di amore, di morte, di fragilità
e di un aldilà che probabilmente non c’è,
o forse sì. Depone l’indignazione che
gli aveva fatto ventilare nello scorso disco (solo
11 mesi fa) una dipartita dal suolo italico. Rispolvera
il falsetto, acquieta il rock per uno stile più
acustico e, come se si fosse re-innamorato di una
sua foto di 30 anni fa, sforna un disco di ballate
emozionanti come da tempo non se ne sentivano. Esce
Calypsos, dove Calypso è la dea dell’Odissea
ma anche il ritmo di una delle canzoni più
belle del disco, L’angelo, un brano che parla
di morte. (segue)
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Da
La Stampa
23/03/2005
Fossati
e De Gregori nostri arcangeli e angeli
di Gabriele Ferraris
Amori e disamori di questa rubrica sono ben noti ai
venticinque lettori: ragion per la quale parrebbe
persino inutile occuparsi delle ultime uscite dei
due cantautori amatissimi Ivano Fossati e Francesco
De Gregori. I venticinque lettori ben sanno che è
più facile che un cammello passi perla cruna
di un ago, piuttosto che il rubrichista non tragga
gusto dall'ascolto dei due maestri. Eppure, qualcosa
va detto. Perché non tutti i dischi sono uguali
- neppure quelli dei maestri - e perché le
passioni non debbono (almeno, non dovrebbero) oscurare
il senso critico, né ottundere l'onestà
intellettuale.
(segue)
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