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"Yanez": canzone per canzone

di Giorgio Maimone
"Yanez"non è un disco solo. Sono due. Basta ascoltarlo senza bende sulle orecchie e leggere le note. Metà dei brani (circa), per l'esattezza 8, sono stati registrati ai McWave Studios di Brescia da Dario Caglioni o Paolo Costola e altri 7 da Alessandro Gioia a Villa Lizarda di Bonzanigo, Como. Ossia a casa del Davide. E non sarà nemmeno un caso che i brani registrati da Alessandro Gioia sono molto più densi, profondi e calmi. In fondo "Yanez" è il primo disco che Davide fa per una major e può darsi che siano arrivate richieste nel senso di una maggiore "ascoltabilità" e di una scelta meno spinta verso la musica di nicchia. Fatto sta che, a me. è proprio la nicchia che piace. Quando Davide, in casa sua, con pochi amici rifà John Mellencamp e canta le sue storie soffuse, delicate, scritte con le parole conosciute dai pesci. Ciò detto "Yanez 1 & 2" è un disco che suscita ammirazione. Solo il tempo potrà dire tra "Yanez" e "Pica!" quale durerà di più. "Pica!" sembrava più puro, senza concessioni. Che qui ci sono. Almeno due canzoni sono sotto la media del Davide: "La machina del ziu Toni" (brutta) e "Setembra" (inutile). Il resto va dalla meraviglia al piacere semplice. E non è affatto poco. Ma tant'è: il gioco è questo. Per "Yanez" utilizziamo il giudizio in "Tigri della Malesia"! Cinque tigri rappresentano il massimo di gradimento, una il minimo. Sono, come sempre, giudizi del tutto personali che non inficiano in alcun modo il lavoro di Davide né le preferenze personali di chiunque altro.

Ciamel amuur

Ed ecco che Davide, quello che "me canzun d'amuur en scrive mea", scrive una delle più belle, profonde, sincere e pudiche canzoni d'amore di tutti i tempi. Nella storia della collaborazionista che si sacrifica per amore c'è il paese tutto intero, con quel suo misto di pudore e di ipocrisia. La storia vissuta e segnata sulla pelle. Senz'altro una storia vera, ma riportata in vita, vivida, dalla poesia. Paradossale, ma sembra quasi una canzone di Maieron. A volte la vicinanza crea travasi.

La frase: "Faseven ropp che pensavi mai / senza gnanca tirà foe i stivaij" / gh'eri paguura, ma disevi "dai"

El pass del gatt

Altra canzone d'amore,strana, controversa, improbabile. Troppo per non portare tracce di qualcosa di personale. Un ragazzo che va in giro col coltello e fa il bagno con gli aspidi e quando sembra che rida è solo una smorfia per il troppo sole, incontra una donna senza calze, con sul corpo un tatuaggio che le hanno fatto in prigione e la faccia metà sorriso e metà cicatrice. E' una storia d'amore consegnata alle foglie, ma non durerà.

La frase: "Strengéva fort e se lassavi streeng / cumé un ragn stremiì muvevu u brasc che gh'eri / e me pareva de balà in unt ango tra l'erba salvia / e tucc i pagni strenduu"

Maria

Fisarmonica e violino accompagnano il canto di Maria, in una sera in cui "i profeti della birra rossa media / si sistemano la sedia / e poi non sanno più cosa fare". Maria, con la gonna troppo corta, viene da un paese lontano e non si sa nemmeno se si chiama Maria. Slaccia cinture e dipinge col rossetto dei suoi baci tutti quelli che la chiamano, per poter mandare i soldi a casa. Delicatissima storia di prostituzione di paese. "Bocca di rosa"?

La frase: "Qui nel lago certe stelle son cadute e le cravatte son svenute / ma se beef un oultu giir / e domani ci sarà la processione / e vuoi imparare una canzone che nessuno imparerà"

Il camionista Ghost Rider

Prima canzone vivace in ordine di preferenza dell'album. Divertente e (se non erro( anche autobiografica. E' la passione della musica che a un camionista qualunque fa incontrare per strada i fantasmi degli eroi del rock, fino a riempire stipata la cabina del camion, ma quando la stradale lo ferma, dentro ci trovano solo il camionista e la sua musica. Divertentissimo il pezzo su Robert Johnson.

La frase: "Hey Woody Guthrie, scià che vem, scià che vemm / questa tera l'è la tua tera ma adess perl mangen pioe / l'onda verde la dis nagott /
ma questa nigula finirà / de dree ghe mia la California ma a Cesenatico podum Ruvà"

Dove non basta il mare

Canzone ecumenica, dedicata, senza fare troppo struscio, ai 150 anni dell'unità d'Italia, non attraverso la storia maggiore, ma attraverso la koiné delle lingue locali: il dialetto o le lingue carnica, siciliana, calabrese e greca si miscelano con l'italiano per trattegiare una storia di foglie e piante, di vento e pioggia, di mari e di saette, di vecchio e gesti d'affetto. Epica e coinvolgente: con Maieron, Laquidara, Volterelli e Carrieri a fare da controcanto.

La frase: "Non lo può certo sapere / questo vecchio addormentato / che sopra il suo cuscino / il mio bacio gli ho lasciato / gli altri baci li porto dove non posso dire / in quel luogo oltre i luoghi / dove non basterà il mare"

Il reduce

Qui siamo dalle parti della "Guerra di Piero", un reduce della seconda guerra mondiale che ricorda come ha perso la mano in guerra e come i soldati, anche lui che non aveva mai sparato nemmeno a un fagiano, imparavano le geografia dai nomi dei posti che bruciavano, quando "a Nikolaevka brindavano col ghiaccio e col fuoco". Un preghiera laica scritta "col sangue non speso e una penna nera". Arrangiamento con tromba e corno francese che fanno atmosfera. Triste.

La frase: "O forsi l'è sta l to regal / strapamm via quela man sciagurada / che pregava per mia fass cupà / e sparava, sparava, sparava / a oltra gent che sparava"

Il blues di Santa Rosa

1/2

Che Davide avesse la passione per il blues lo si sapeva da tempo. Ha anche fatto un tour blues, ma qui, grazie anche alla collaborazione di Maurizio "Gnola" Glielmo, grande bluesman di casa nostra e al backing vocals di Roberta Carrieri, eccolo realizzare un magnifico blues italiano. Cambia perfino la voce. La storia è funzione del blues, il ritmo lento di una giornata estiva con alcune immagini molto azzeccate.

La frase: "E anche st'estàa l'è rua el prufessuur / che cifula e che chiama'l so cann / partii tri ann fa per un sass che hann lanciaa / e l'è gnamò riturnà"

Rosa nel vento

1/2

Inizia ed è già finita. Solo poche note: una chitarra che arpeggia, una voce sul far della notte, il soffio del vento e il solito finale che se ne va come la polvere sollevata dalla strada: "non conosco una rosa in grado di graffiare il vento / perché non conosco un vento che puà dimenticare una rosa". Solo 1'36", ma in grado di creare quella emozione che in fondo sta alla base di una canzone. Qualsiasi durata abbia. Anzi, chiudere una perla in meno di due minuti è un merito.

La frase: "Se te podet fermess chi / che in due tira 'l veent / i nigul g'hann poca memoria / ma l'erba resta in due l'è"

Yanez

1/2

Oramai questa la conosciamo tutti. L'alieno Davide Van De Sfroos l'ha sciorinata dal Palco del Teatro Ariston di Sanremo alla platea del Festivalone che l'ha apprezzata e votata. Finire sesto a Sanremo al debutto non è poi male, soprattutto cantando una lingua che il 90% d'Italia fatica a capire. "Yanez" è una bella canzone, che parte da una magnifica idea di partenza, casualmente, almeno penso, la stessa che ha ispirato Paco Ignatio Taibo II per il suo "Ritornano le tigri della Malesia (più antiimperialiste che mai)". In tutte e due i casi Sandokan e Yanez sono invecchiati. I pirati de Varees al Bagno Riviera fanno sorridere di più, ma il mood è uguale. Unico limite, la canzone non ha un finale degno. Smuore su Fitzgerald che va a Rimini a vedere i delfini. Si poteva osare di più. Forse se non ci fosse stato di mezzo Sanremo ...

La frase: "Stuzzichini, moscardini e una bibita de quatro culuur / abbronzati, tatuati, i henn pirati vegnù da Varees. / La pantera, gonna nera, cannottiera, cameriera / moev el cuu anche senza i gettoni ma l'è che dumà per cambiatt el bucer"



Rosa del vento

E se te podet fermess che
che in due tira'l veent
i niguj g'hann poca memoria
ma l'erba resta in due l'è
Se te podet fermess che
anca se la tèra la gula
anca se l'oecc el te sbrüüsa
fermes che
perché me cugnussi menga un veent
che desentega una rösa


La figlia del tenente



Le posizioni d'angolo sono quelle che si fa più fatica a percorrere. Non le meno belle. Quei testi che forse non sono immediati come comprensione o che meriterebbero più ascolti o qualche spiegazione. E' il caso di questa intensa ballata pianistica. Densa e scura, senz'altro significativa che parla di un amore contrastato, tra la figlia del tenente e un "lupo con le scarpe nere". Sappiamo che lui l'aspetterà: al capolinea della decenza, sotto l'ala della civetta, insieme alle cicatrici sul muro, dove i ragni fanno la macumba, per riscrivere un'altra vita. Ma chi? Cosa? Quando? Perché? Dove? Le 5 W.

La frase: "Ti ho baciato nella via più scura / dove l'ombra si veste di pizzo / con i dubbi marciti da un pezzo / e le grondaie che piangono di già ".

Dona Luserta



Una bella ballata robusta e solida, ma in una storia che non decolla. Belle immagini: il campanile che fa un buco nella testa del sole, un uomo col badile in mano e sua madre che non cambia mai grembiule, i bicchieri per lasciare in giro un'ombra, un cuore abituato a nuotare, una polaroid che si è scolorita. Ma è la mamma di Davide?

La frase: "Riid insema de me dona luserta / lassa che ogni fulmin el se scuurta / riid insema de me donaluserta / lassa ogni fenestra a buca verta questa nocc. "

Long John Xanax

1/2



Parliamo con tenerezza di malattia mentale, di nervi tesi, di sensibilità al limite, di una persona che coglie fiori per far dispetto a un prato o per strappare loro i colori e dirottare il loro profumo dove c'era solo merda. Uno più agitato della coda staccata della lucertola, steso sul letto con la "patta verta". Uno però che con "un pletto e una pastiglia / la mia biglia in saccoccia / la riporterò a casa". Tutto quasi perfetto, ma manca qualcosa. Come se fosse stata chiusa, musicalmente, prima del tempo.

La frase: "
Ma la Breva la firma i cipress / e bufa via la pulver da quel vulevi vess / perché 'l teemp l'è un cunili che scapa / ma l'è anca l' can che ghe curr adree"

El carneval de Schignan



Arriviamo a quelle che mi piacciono meno. Un po' di maniera. Il Carnevale di Schignano è celebre, ma la musica è già sentita (Sguaraunda?). Folklore locale che non si allarga a metafora. Ma capisco che servano.anche queste canzoni. A meno che non si pensi a Pirandello, la maschera e il volto. Mah?

La frase: "
Nissoena maschera la cambia facia /anca se suta ghe un omm che piang" ."

Setembra



Un passo falso capita anche ai migliori. C'è la cedrata Tassoni, il Qua qua, la gazusa, le Stop, il Fernet, l'Amplifon. Ma il paese nonv iene fuori. E' di maniera. Si poteva tagliare. Su 75 minuti non se ne accorgeva nessuno.

La frase: "
varda cheluna stasira, l'è curva che paar un seghezz"

La machina del ziu Toni

1/2

Questa proprio non la capisco. Più vecchia di Kamel, di Nonu Aspis, di Adriana. il vecchissimo Van De Sfroos con un ritornello carino. Non mi dice niente di più.

La frase: "
varda cume bali bee / cunt gli anfibi e la cresta / la barbetta de rasta e i topp soel giubet"