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di Giorgio Maimone
Le canzoni di Davide Van De Sfroos formano un corpo autoriale
massiccio, ricco di più di 100 pezzi. E' forse l'unico
cantautore attuale (o comunque uno dei pochi) che tenta ancora
di fare album che assomigliano a concept, che girano intorno
a un'idea unitaria. In questo senso, l'analisi canzone per
canzone viene a mancanre di una dimensione fondamentale, che
è quella del progetto discografico nella sua totalità.
Ma tant'è: il gioco è questo e lo giochiamo
ancora una volta. Per Davide, dopo le cattedrali di Max Manfredi,
le utumane dei Sulutumana e i lupi dei Luf, abbiamo utilizzato
il giudizio in "Lucertole"!
Cinque lucertoline il massimo di gradimento, una lucertolina
il minimo. Sono giudizi del tutto personali che non inficiano
in alcun modo il lavoro di Davide Van De Sfroos né
le preferenze personali di chiunque altro (Cau boi compresi)..
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E
semm partii
Da
"E semm partii"
Ecco
una canzone a cui non manca niente. Davide canta di
quando i migranti eravamo noi. Non era molto tempo
fa, ma sembra siano passati secoli. La memoria della
gente è corta! I forestieri, dovunque andassimo,
eravamo noi, le migliaia di migranti verso l'America,
verso il Belgio, verso la Germania o la Francia, tutte
le terre dove ci fosse lavoro. E come scordarsi per
restare in tema geografico, i frontalieri svizzeri?
Davide prende il tema per le corna, senza cercare
scorciatoie e riuscendo a ricreare il clima che poteva
esserci allora. Lirica come "Titanic"
di De Gregori.
La
frase: "Come figli presi a calci in culo
/ da una paura con le scarpe nuove / e gli occhi bruciano
senza rumore, / non è solo il vento, non è
solo il sale" |

Me
canzun d'amuur en scrivi mai
Da "E semm partii"
Qui
invece siamo sul personale: è una piccola storia
di paese e, mi sembra, Davide l'ha dedicata a suo
nonno. La timidezza che sta nei piccoli gesti negati,
come nell'incapacità di regalare una rosa.
L'uomo che "da giardinier" è diventato
"un restell". No, canzoni d'amore non ne
scrive, se non coi fiori che continua a coltivare,
col giardino che passa il tempo a curare e dal quale
non esce mai, mentre "el tò muruus el
gira el muund in barca a vela". Bella figura
di introverso, un personaggio, come sempre a tutto
tondo.
La frase: "E al tramuunt quand che'l suu
el betéga / prepari i röös che riessi
mai a dàtt / g'ho un sentimeent che l'è
una motosega / e un coer stremmii che solta cumè
un sciàtt" |
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Madame
Falena
Da "Akuaduulza"
Una
storia nera "alla Peckinpah",
dice Davide, "una rumba gitana". La storia è
bellissima e cinematografica: la donna seduta sulla veranda
(che viene citata quattro volte e alla fine diventa "sto
cazzo di veranda!", ha ucciso il marito il giorno delle
nozze perché l'ha trovato a ruzzare nel fieno con
un'altro donna. E lei, molti anni dopo, resta a dondolare
sulla sedia a dondolo in veranda (che ormai scricchiola
come le sue ossa) ripensando al giorno del matrimonio, a
quel "temporale di un secondo e mezzo e a un buco
in un bel vestito". Geniale! Grande racconto e
grande canzone, con ottimo supporto di Anga e delle percussioni
di Alessandro Chiamenti e Alessandro Gioia
, oltre che della chitarra "gitana" di Simone
Spreafico dei Mercanti di Liquore.
La frase: "Gh’è una dona setàada
giò so sta cazzo de ‘na veranda
/ L’è
vestiida ancamò de spusa, la g’ha in man ancamò
el fusiil / Il
suo anello è quel grilletto che ha infilato solo
una volta / Un
tempuraal de un seguund e mezz… e un boecc in un bell
vestii……" |

Pulenta
e galene fregia
Da
"Breva e Tivan"
Uno
dei caposaldi di tutto il canzoniere del Bernasconi: "Pulenta
e galena fregia". "Non è vero
che nel silenzio dorme solo la malinconia / non è
vero che un toscanello non è capace di far poesia
/ in questa stanza senza orologi balla la fata e balla la
strega / in questo posto senza luce ... chi dice tutto è
solo l'ombra". Se volessimo guardare con quel
senno di poi di cui dicevamo, non è difficile trovare
in questa canzone i prodromi che porteranno all'intero progetto
di "Akuaduulza"
di gotico lariano. Musica popolare di accompagnamento che
potrebbe strizzare un occhio al country, ma non nella versione
su disco.
La frase: ""Pulenta
e galena fregia e un fantasma in su la veranda / barbera
cumè catramm e anche la loena la par che sbanda /
cadrega ce fa frecass e buca verta che dis nagott / dumà
la radio sgraffigna l'aria e i pensee fann un grand casott"."
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Kapitan
Kurlash
Da "E semm partii"
Una canzone che mi piace forse
anche più dei suoi meriti intrinseci. Perchè
anch'io, come Davide, da piccolo ho a lungo aspettato un
Kapitan Kurlash (falcetto) che venisse a salvarmi e a prendermi
in braccio. Una sorta di supereroe per buoni che proteggesse
dal tempo cattivo, dal buio e dai mille fantasmi che si
muovono nella notte. Qualcosa che desse luce e portasse
coraggio. Davide ne parla come di una canzone contro tutte
le paure, quelle che ti istillano da piccolo (una volta
le suore erano maestre). Anticlericale? Un bel po'.
La frase: "Vieni a salvarci Kapitan Kurlash / cui
tò ceentmila mann, / cui tò ceentmila brasc,
/ fa desmètt de piööv nel mees de magg,
/ adess che sèmm'i'stracch de curr / pòrtegh
in bràsc... " |

Akuaduulza
Da
"Akuaduulza"
Giustamente
ha dato titolo al disco e occupa una posizione centrale.
Inizia il violino di Anga, segue la chitarra di Simone Spreafico
e infine entra il piano di Alessandro Gioia (per la prima
volta il piano in un disco di Van de Sfroos se non andiamo
errati). La canzone è calma e intensa e le parole
le fanno giustamente corona, come i monti al lago di Como.
Una grande canzone, di quelle che valgono l'acquisto del
disco.
La frase: ""Lavandera
in soe la riva cul to ass per pugià giò i
genoecc / El savon e la camisa, sfrega i pagni e ‘l
rifless di muntagn. / E quest’unda vagabund l’è
una lengua che bagna i paroll" |

Shymmtakula
Da "Akuaduulza"
La
difficoltà principale è leggere il titolo,
perché il testo è in italiano, anche se secondo
Davide è più difficile da capire dei testi
in dialetto. Shymmtakula è un talismano, inventato
da Davide, come pure il nome, per proteggere chi cammina
nella notte. Tutto il disco in fondo, prendendo un po' lo
spunto da dove il discorso si era fermato in "Kapitan
Kurlash" fa i conti con le paure del bambino Davide,
quasi fosse una soglia da passare adesso che bambino non
è più, anzi è padre e alla soglia dei
40 anni (tra due mesi). Un tirare le somme e mettere via
le paure da bambino, che non passeranno mai, ma, se dotati
di buoni talismani, le si può esorcizzare.
La frase: "Sgranocchiando mille notti, macinando
la caviglie,/ cerco il regno scorniciato dove impera il
caprimulgo,/ occhio d’acqua senza fretta e pupilla
lampo d’oro,/ ogni foglia calpestata ha un ruggito
ed un sussurro" |

La
balada del Genesio
Da
"Breva e Tivan"
E' un
punto altissimo della poetica di Davide, che lo sa e non
riesce a togliere questo brano dalla lista dei suoi hit
(nemmeno vuole). E' il primo dei grandi personaggi del lago
che popoleranno le pagine di Davide. In modo poetico e intenso,
con la sola chitarra accompagnata in modo cauto dalla fisarmonica
e, a chiudere dal fischio dello stesso Davide. "La
mia chiacchierata lascia il tempo che trova / guardo il
cielo di novembre con la sua luna nuova / sono il Genesio
e questo è tutto / con qualsiasi vestito ... sotto
son nudo"
La frase: "Scapavi
e inseguivi, senza ai ciapà fiaa /curiandul nel veent
... fiuu senza praa / una trottula mata sempru in gir senza
sosta"
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L'omm
de la tempesta
Da "E semm partii"
Questo è un film neorealista!
Non è una canzone. Sembra una canzone dei Gang, ma
questo è un film! Non fatevi ingannare dal fatto
che non vedete le immagini. è perché avete
gli occhi aperti! Dovete chiuderli e ascoltare attentamente.
La magia scivolerà in voi come una tazza di Pernod
e la zingara e il marinaio faranno parte del vostro immaginario
filmico. Per sempre.
La frase: "Quaand l'è rüvaa nel porto
de Marsiglia / l'ha cambiaa el maar cun't una tazza de Pernod
/ el s'è impiastraa de pagüra e meraviglia /
tütt quell che gh'era ghe l'era in del paltò
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Nona
Lucia
Da
"Akuaduulza"
E'
una pausa di felicità. La storia è sempre
gotica-lariana, la nonna è una strega che fruga nel
fuoco con le mani, che vola via con un manico di scopa in
mezzo alle gambe, che ha sempre sete di vino. Ma l'accompagnamento
è un puro country, oasi di luce dopo tutto il buio
di Shymmtakula.
La frase: "Ociu
fioe che la nona l’è una strìa l’hann
veduuda sgarlà nell foech cun’t i mann/ Ociu
fioe perché adèss la gula via cun’t
un mànegh de scùa in mèzz ai gaamb" |

Il
figlio di Guglielmo Tell
Da "Breva e Tivan"
Amo
sempre molto chi sa vedere degli abiti le fodere e anche
chi ascoltava dei dischi le facciate B. E amo Davide che
ha voluto prendere un episodio (di storia o leggenda che
importa?) e rivoltarlo da cima a fondo. Guglielmo Tell?
Famoso sì, ma perché nessuno parla del ragazzino
che ha tenuto "la poma in su la crapa"? Lui ha
avuto altrettanto coraggio. Ed era un bambino. La canzone
fa ridere, perché il ragazzino passa il tempo a chiedere
al padre di aumentare la dimensione del frutto .
E il padre gli risponde "Non temere figliolo, mal
che vada ... te cupi!". Se non è anche
questo mettersi dalla parte degli ultimi, allora sono davvero
io che non ho capito qualche cosa. E' un pezzo di cabaret
alla Dario Fo, ma di grande classe..
La frase:"Proviamo
almeno con l'anguria..." "Chi è quel bigolo
che ha parlato? Come sarebbe a dire: "proviamo con
l'albicocca"?" |

Il
libro del mago
Da
"Akuaduulza"
E'
un altro pezzo di sostanza, ma vedrete che alla fine non
saranno pochi. Inizia con un rosario di formule magiche
che ricordan Dylan Dog. È cantata metà in
italiano e metà in dialetto, sostenuta solo dalla
chitarra di Davide e dalla lap steel di Python. Come non
fare un parallelo tra questo personaggio e il "Medico",
"dottor professor truffatore imbroglione"
di De André/Edgar Lee Masters?
La frase: "E
alura tucc dal Magu a ruump i ball / el muund ghe va pioe
bee e mi g'ho da cambiall / o fa' paree de fall"(E
allora tutti dal Mago a rompere le balle / Il mondo non
gli va più bene e io devo cambiarlo / o fingere di
farlo)"
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San
Macaco e San Nissoen
Da "E semm partii"
¾
Questa è una canzone
"storta cumè un cerott in soel genoecc",
una canzone che "spuung cumè un'urtìga
in di culzètt". Tuttaltro che perfetta, tuttaltro
che risolta. Una canzone obliqua che parla di malesseri
assortiti, difficili da trovare e difficili da definire.
Ma non c'è nemmeno tanto bisogno di essere precisi
con quello che succede attorno. Si soffre, si ride, si beve,
si canta, si vive. San Macaco e San Nissoen è una
canzone di vita, assurda e nonsense esattamente come, a
volte, ci pare assurda la vita.
La frase: "L'è el dè de San Macacu,
la nocc de San Nissoen / se tirum via el cuveerc e se impienissum
de canzòn. / L'è el dè de San Macacu,
la nocc de San Nissoen / vurèvi smurzà tütt
ma ho piö truvaa el butòn " |

Breva
e Tivan
Da
"Breva e Tivan"
½
Chiusura
del disco, con un vento (anzi due), come sarà caratteristica
del Van da qui in poi. Lenta, solenne, a passo di vento.
Ne ho sentito di recente una versione al Piccolo
Teatro dal vivo da mettere i brividi (piano, contrabbasso
e violino), ma anche questa sul disco è canzone forte
e da non dimenticare, degno finale di un disco sorprendente
e sfaccettato, che mostra già molte della facce del
Davide, ancora all'inizio di un cammino di maturazione non
ancora ultimato, ma che ha portato a risultati altissimi.
La frase: "Brèva
e Tivànn, Brèva e Tivànn, /i tìren
e i mòlen e i te pòrten luntàn, / vàrda
de scià e vàrda de là, / la spùnda
la ciàma ma la barca la và..."
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Foemm
e prufoemm
Da "Breva e Tivan"
¾
Frigo è la canzone più
"contiana" del repertorio della band brianzola.
Ciò nonostante è una piccola meraviglia che
si rinnova a ogni ascolto. Un gruppo citazionista? In parte.
Di sicuro un gruppo che ha studiato e imparato la lingua
dei cantautori. E Frigo ha un fascino demodè che
non stona mai nella storia di un incontro che si
conclude con "questa assenza ... questo odore di alba
che deve arrivare".
La frase: "Entra
amore mio che hai portato il tuo bel silenzio fin quaggiú
/ la tua bocca sa di bottiglie vuote, parole giá
dimenticate" |

Il
Corvo
Da
"Akuaduulza"
½
Seconda
canzone in italiano di Akuaduulkza, perché viene
da una vecchia poesia di Davide.. Bluesaccio d'atmosfera
e d'effetto e grande testo: "E se prendo dal vostro
campo prendo quello che lei vi ha dato / E se ho preso dal
vostro corpo è perché lui era finito / Prendo
quello che avete ucciso e pulisco il non seppellito".
Meditate gente. Potrebbe essere una metafora globale: sui
cantastoria, ma anche sugli esclusi, gli emarginati, quelli
che si portano dietro fama immeritata e, perché no,
gli immigrati, gli extracomunitari, quelli a cui nella padania
felix viene attribuita ogni colpa e su cui vengono scaricate
le paure della collettività. Bella.
La frase: "Non
sono io la causa, non sono io il fato / Non sono io il giudice,
non sono il soldato / Sono soltanto il corvo e oggi canterò"."
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Il
De Sfroos
Da "Viif"
½
E' una canzone deliziosa ed
è l'unica tutta "made by Francesco Andreotti".
C'è una storia di paese, c'è umorismo, curiosità,
umanità vita e una musica che regge il gioco fino
in fondo. La storia di "Sei metri quadrati di pazzia
/ cinque figli magri / di un suonato in balìa".
Ormai un classico del gruppo che l'ho scelto anche per rappresentarli
nella compilation sul Mantova Musica Festival.
La frase: "E
adesso tutti voglion sapere / se ho veduto caimani o fortezze
straniere / e mentre accendo una sigaretta dico: / "mah,
non saprei, sai…andavo di fretta…
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Kamell
Da
"Ciulandari"
½
Devo
ancora conoscerla meglio: per ora mi baso su un unico ascolto,
dal vivo, al Piccolo Teatro Studio. Ma l'inno per la pace
( per quanto troppo "innoso" come lo hanno definito
loro stessi) funziona e si presenta all'ascolto con il classico
"Sulu-sound" che caratterizza le loro produzioni.
Non potrà che migliorare..
La frase:La
nostra faccia nel vento / i nostri occhi nel firmamento
/ il nostro fuoco la luce / la nostra voce che canta pace"
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Manicomi
Da "Manicomi"
½
Come tempo è vivace,
come testo è duro. In "Manicomi" Davide
racconta un itinerario personale, fatto di sofferenze e
di dolori, di case di cura e di esaurimento nervoso. Un
tema sui cui tornerà spesso e che lo avvicina così
dolorosamente agli ultimi, a chi soffre, a chi ha problemi
con quella testa che non vuole più saperne di abitare
sotto il cielo. Resta una canzone. Ma è vita.
La frase: "Ricordo
una vita con donne e bottiglie, / ora ho un letto e tante
pastiglie, / finestre a sbarre, angeli stanchi / ci volano
intorno con i camici bianchi"
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La
curiera
Da
"Laiv"
Un
classico dei concerti dal vivo di Davide. Quando il concerto
viene bene, specie all'aperto, specie nelle zone
attorno al lago, è il bis irrinunciabile. Tanto irrinunciabile
che inizia a uscire un po' dagli occhi: La curiera con annesso
di trenino danzante. Ma se la si ascolta su disco ancora
oggi resta fresca e coinvolgente. Un piccolo atto unico
di vita di paese.
La frase: "E
la curiera che la va sö e giö / e 'l cuntrulür
cun la giaca blö / tut ciapà a cuntrulàc
el biglièt / alla dona cunt i bei tèt / "Oh
signorina buonasera". / Tücc in sö la curiera!
" |

La
balera
Da "Breva e Tivan"
½
Qui
la musica è di casa nostra. E anche la storia. Non
sottovaluterei quell albero sudato che sa di poesia, nè
la scelta del linguaggio. In questo brano è quasi
tutto in italiano, ma perché è la lingua che
i due cercano di parlare in balera, lei per darsi un tono,
lui per essere all'altezza di lei. Da qui gli sfondoni:
"Signorina, in questi anni dove si era nasconduta
/ una donna come lei non l'ho gnanche cognossuta".
Non ricorda i tapini di Jannacci che vanno
a ballare e "te vedet no che te ghe su i scarpun"
(altra balera di altri tempi) ? Oppure l'operio che "prendeva
il treno per non essere da meno" e che è
stato licenziato in un bel giorno a fine maggio che "l'han
scuvert a taja i fiuur in te i lameer"(l'hanno
scoperto a intagliare fiori nelle lamiere)
La frase:
"lei sa di bagnoschiuma / lui puzza di barbera"
eppure "lei che è figlia di signori balla
con un contadino / sembra un albero sudato, ma lo vuole
più vicino".
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Rosa
nera
Da
"Akuaduulza"
Apparentemente
descrive la sorte di una chitarra che è passata di
mano in mano da Garcia Lorca a Joyce a zingari e gitani
a Bob Dylan, fino a ricevere un colpo di rivoltella in Algeria.
Attorno a quel buoco viene disegnata la rosa nera del titolo.
Ma la frase fondante arriva in chiusura: "solo
chi spara a una chitarra non ha diritto a una canzone"
(cantato in italiano perché non ci siano dubbi).
Quanti temi! Da "non sparate sul pianista" a "e
spararono al cantautore", a un monito a tutti i critici
tastieromuniti a pensarci bene prima di sparare a zero su
una chitarra o un autore, perché non è operazione
degna. Io ci medito..
La frase: "Una
dona in Valtelena che parlava cun't i sant / la m'ha dii
che tucc i legn se regorden i so' piaant / che g'è
un legn per faa una cruus e un legn per fa' una porta /
per il legn de 'na chitara la sua pianta l'e mai morta"
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I
ann Selvadech del Francu
Da "Laiv"
½
Qui
c'entra anche Tom Waits, come negarlo? Ma la versione di
Davide è strepitosa. E, tutto sommato, il clima musicale
è quello che poi si respirarà ad ampi polmoni
in "Akuaduulza". E forse anche la storia. Un brano
comunque assolutamente nelle sue corde, reso con rabbia
e grinta. Ottimo lavoro, Davide!
La frase:
"Una sira, chissà cosa cazzo che
gira pe la crapa, l'è scià del laurà, el se ferma lè de
fora del Cunsorzi Agrari, el va dent in del Tarcisio-gazusa
el crumpra un paio de buteje de vermut".
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Caramadona
Da
"Akuaduulza"
E'
l'ennesimo blues del disco, anche se siamo solo al terzo
pezzo. Lento e solenne come si addice a una preghiera, con
l'unico accompagnamento di Marco "Python"
Fecchio alle chitarre e percussioni di sfondo.
"Non far scappare i nostri fantasmi / senza di loro
non sappiamo più chi siamo" è la preghiera
finale e la frase di volta della canzone.
La frase: "Caramadona…/semm
che col cuu pugiaa in soel muur, / una
speranza de luserta / e
un coer crumpaa al mercaa de Lenn…"
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Akuaduulza
Akuaduulza
Akuaduulza, ma de un dululz che nissoen el voe beev
Acqua straca e acqua sgunfia, sciusia i remuj e i gamb
di fiulitt.
Lavandera in soe la riva cul to ass per pugià
giò i genoecc
El savon e la camisa, sfrega i pagni e ‘l rifless
di muntagn.
E quest’unda vagabund l’è una lengua
che bagna i paroll
Lengua che ranza, lengua redunda prima l’è
timida e poe sbrofa tucc.
Akuaduulza Akuaduulza tropa volta per fass carezzà
Acqua ciara o spurcelenta, tropa vegia per trass foe
i mudaand
Suta el ventru de ogni barca, sura la crapa de ogni
sass
Sura el rusari de ogni memoria … ma sura de te
resterà gnanca n’ pass …
Gnanca el suu che te frusta la schena o la loena che
pucia giò i pee.
Gnanca la spada de ogni tempesta riussirann a lassatt
un disegn …
Akuaduulza
Akuaduulza acqua che scapa e che poe turna indree
Acqua vedru e acqua perla pronta per tucc ma che specia
nissoen.
Gh’emm una facia dei tartaruuga e gh’emm
una facia de pass in carpion.
Gh’emm una facia che paar robasa tua e urmai te
vedumm senza vardatt.
Quajevoen l’è scapaa da la spuzza de l’alga
e poe l’è turnaa per lavassa i soe man.
Quajevon l’ha spidaa in soe la tua unda e poe
la turnaa nun ‘na lacrima in pioe.
Akuaduulza
Akuaduulza quanta acqua impieniss questi occ
Acqua negra e senza culp, acqua santa senza resonn.
E passa un batel e passa un invernu e passa una guera
e passen i pess,
passa el veemt che te roba el mantel e pasa la nebia
che sara soe i stell.
Pescaduu che te lasset la spunda ne la breva che cagna
i vestii
Rema in pee soe sta foja che dunda cun la canzone te
voett mai finì.

La
ballata delle quattro carte
da "E semm partii"
Tocca alla povera Ines aprire la sparuta
schiera di canzoni meno gradite. Ines è troppo
fragile come impianto, tenue come testo e inconsistente
come melodia. Graziosa, verrebbe da dire, leziosa anche.
Insomma, non a livello del resto della produzione. Ma
devo dire che sentita dal vivo, con una veste più
smagliante è già sembrata più interessante
e sapere che è direttamente ispirata a una lettera
del 1903 (mi pare), scritta effettivamente a una certa
Ines le ridanno un po' di peso e di giustificazione
storica. La versione su disco resta comunque troppo
in superficie.
La frase: "Mia
cara Ines, con te io non posso mentire / ed è
per questo che ho sempre quasi niente da dire".
Quattro
foglie
da "Akuaduulza"
Non
spariamo sul pianista! E' solo un brano natalizio per
bambini, quello che ha dato lo spunto per la realizzazione
del disco dei Lucertoline, fatto con un coro di bambini selezionati
tra parenti e amici e fan in erba. Non pretende di essere
più di questo. E non lo è neanche. Onesta.
La frase: "Ed ha portato regali per tutti /
mentre la neve cadeva sui tetti / libri, giocattoli,
torte e biscotti / ed un'orchestra di mille angioletti"
Il ladro dello zodiaco
da "E semm partii"
Questa invece non c'entra nulla con l'intero
canzoniere sulutumanesco, se non per il fatto di farne
parte da sempre. Trattasi di canzone di consumo spagnola
di un certo Jose Maria Cano (Mecano) del 1991 di cui
i Sulutumana fanno la solita versione preziosa e musicalmente
molto curata, ma il tono di fondo resta completamente
estraneo al loro canzoniere. Diciamo così: inessenziale
per la conoscenza dei nostri.
La frase: “Es por culpa de una hembra / que
me estoy volviendo loco / No puedo vivir sin ella, /
pero con ella tampoco". .
Television
da "E semm partii"
Pur nell'ottica di canzoni che mi piacciono
molto, trovo che "Avorio e oro" abbia qualcosa
in meno. Un po' musicalmente, dove mischia diversi temi
senza che nessuno prenda nettamente il predominio, ma
anche a livello di testo, dove viene comunque voglia
di chiedersi dove mai volesse andare a parare l'autore?
Maschere pirandelliane? Maschere come gioco di carnevale?
Mah
La
frase: "Maschere su maschere, infinito carnevale
/ maschere di sole e vetro trasparente / dietro un volto
assente / maschere sulla faccia della gente".
Cyberfolk
da "Breva e Tivan"
Che qualcosa in questa canzone non funzionasse
alla perfezione lo devono avere intuito anche gli stessi
Sulutumana che negli ultimi concerti la hanno stravolta
quasi completamente, trasformandola in una sorta di
rock. Il punto di partenza, eppure, non era male. Una
sorta di dialogo tra le generazioni che, come di consueto,
non comunicano. Ma qualcosa si è messo di traverso
ed il brano non è venuto come avrebbe dovuto.
La frase: "Alla tua eta' avevo tre figli e
non avevo tempo per guardare il mare dagli scogli, essere
triste vuoto arreso come te
alla tua eta' avevo un' idea ed uno straccio di bandiera
e mille porte da sfondare"
L'esercito
delle dodici sedie
da "Laiv"
In questo caso esiste la versione
riarrangiata, pubblicata su "Angeli a perdere"
e che si aggiudica netta un ottomana in più.
Questa versione di Ribes è più esangue,
pallida, anemica, presenta la necessità di una
pronta cura ricostituente. Ed è evidente che
anche i Sulu l'hanno avvertita questa necessità,
rinforzandone l'ossatura in più punti. Il testo,
peraltro, non è dei più brillanti.
La
frase: "Sto
assaggiando lo sconforto di un risveglio innaturale
/ ancora non vedo il sole, / ma solo gente uscire da
case di pietra / e da storie di fantasia"
La
nocc
da "Breva e Tivan"
"La
nocc" è un bluesaccio di quelli
che piacciono al Davide che non rinuncia mai a metterne
almeno uno per disco ("Trenu trenu"
o il recente "Paradiso dello scorpione").
E' evidente che a Davide piace, perché ancora
adesso fa parte del suo repertorio dal vivo. E in effetti
allinea immagini molto efficaci. Però, tutto
sommato, meno innovativa di altre.
La frase: "Arrivano
i taxisti con la faccia gialla / e i carabinieri con
la faccia blu / arrivano i soldati con la faccia verde
/ vanno tutti insieme a tapinare le ragazze".
Il Duello
da "Breva e Tivan"

Con
"Il duello" ritorniamo alla
sceneggiata. E' un altro pezzo di cabaret dedicato al
popolo del lago. Lo scoppio di una rissa, raccontata
da un testimone oculare e in diretta (Avete presente
"Prete Liprando" di Jannacci/Fo?)
che si conoclude perché a entrambi i contendenti
trilla il motorola. E da un inizio alla Sergio Leone
si passa alla pochade e si conclude in farsa. Divertentissima.
Ma come canzone povera.
La frase: "E
prèma de sparàtt te en dìsi ammo'
vöena: / leer sìra al burdèll ho
incuntraa la tua dòna..." / "Parla
pirla... che fra un pö te pàrlett piö
/ te màndi all'infèrnu col vestii che
te gh'eet sö"
"
El Baron
da "Akuaduulza"
Divertente
e veloce, perfettamente in tema col resto del disco,
non imprescindile. Ennesima figura di un diverso che
li raggruppa tutti.
La
frase: "e l’hann veduu spustà
la nebbia, sara’ una stela in una gabbia, / l’hann
impicaa e s’e’ rutt el ramm el g’ha
la pèll culuu del foemm / e in quarant’ann
de manicomi l’è diventaa mila person".
Nonu
Aspis
da "Viif"
Valgono qui alcune delle considerazioni
già fatte a proposito di "Mia cara Ines",
una certa incorporeità del discorso musicale,
una melodia non trascinante, una cantabilità
limitata, al limite del recitativo. Per arrivare al
quale sarebbe però necessario lavorare ancora
parecchio sul alcune "e" lombarde eccessivamente
aperte. L'ultima volta che l'ho sentita dal vivo, arricchita
da un arrangiamento jazzato e notturno il pezzo era
molto più suggestivo, ma non esiste ancora in
giro un "live" dei Sulutumana (e nemmeno un
"The best"), quindi, per ora ci limitiamo
a quella che resta su "Danza" e che finisce
un po' troppo in fretta, in modo quasi brusco. Ma questa
del non sapere bene come chiudere le canzoni è
una pecca storica del gruppo. O una tattica per non
reclamare l'applauso? Dubito. Il testo, invece, in questo
caso è di alto livello, con i suoi bar-ristoranti
del sabato sera, i suoi ferri di treno e "le mie
mani incapaci di essere musica degna per te".
La frase: "E
tra le onde di mare / dei tuoi capelli / lascerò
andare a navigare le dita, / come dispersi dentro al
deserto d'Africa / ci prenderà la sete".
Il diluvio universale
da "Per una poma"
Ma come? La title track del primo disco sta in posizione
defilata? Forse sconta la sovraesposizione. Forse solo
i quattro anni trascorsi dal suo primo apparire, quando
una canzone come questa era difficile da sentire, mentre
dopo di allora ne è partito quasi un filone.
Niente che non vada, per carità: ben vengano
canzoni simili. Però manca di quel "gancio",
di quell'attrazione particolare che ne faccia, per così
dire, un pezzo unico.
La frase: "Tormentati,
quieti, muscolosi, malati / siamo letti di carta e lenzuola
di raso / ritrovati o perduti siamo ansia e sollievo
/ e scoppi di risa alleati, avversari
e stanchi cercatori di fortuna / siamo pianto negli
occhi e riflesso di luna"
El Bucer l'è finìi
da "Ciulandari"
Di
Donne lombarde ne abbiamo ascoltate tanta che tutta
notte canta. Da Lino Straulino a Fabrizio Poggi a Giovanna
Daffini a Francesco De Gregori con Giovanna Marini.
Tra le più famose canzoni popolari del nord Italia,
di origine presumibilmente piemontese e dotata di un
ampio seguito anche all'estero, sempre nell'area della
musica popolare. I Sulutumana ne danno una versione
corretta e appassionata che, forse non aggiunge niente
al troppo che è già stato detto in merito,
ma altrettanto di sicuro non toglie proprio nulla. Rigorosamente
corretta.
La
frase: "Amami me che sono re / Non posso amarti
tengo marì".

La gran massa delle canzoni di Davide
possono collocarsi in uno stadio intermedio tra quelle
meglio riuscite e quelle venute peggio. Sono canzoni,
in gran parte della fase iniziale della carriera, ancora
un po' acerbe o indefinite o, infine, mediamente belle,
mediamente carine, mediamente riuscite. Sono le canzoni
da due lucertole e mezzo:
½
Anna
da "Manicomi"
½
Con
"Il duello" ritorniamo alla
sceneggiata. E' un altro pezzo di cabaret dedicato al
popolo del lago. Lo scoppio di una rissa, raccontata
da un testimone oculare e in diretta (Avete presente
"Prete Liprando" di Jannacci/Fo?)
che si conoclude perché a entrambi i contendenti
trilla il motorola. E da un inizio alla Sergio Leone
si passa alla pochade e si conclude in farsa. Divertentissima.
Ma come canzone povera.
La frase: "E
prèma de sparàtt te en dìsi ammo'
vöena: / leer sìra al burdèll ho
incuntraa la tua dòna..." / "Parla
pirla... che fra un pö te pàrlett piö
/ te màndi all'infèrnu col vestii che
te gh'eet sö"
Hoka Hey
da "Breva e Tivan"
½
Con
"Il duello" ritorniamo alla
sceneggiata. E' un altro pezzo di cabaret dedicato al
popolo del lago. Lo scoppio di una rissa, raccontata
da un testimone oculare e in diretta (Avete presente
"Prete Liprando" di Jannacci/Fo?)
che si conoclude perché a entrambi i contendenti
trilla il motorola. E da un inizio alla Sergio Leone
si passa alla pochade e si conclude in farsa. Divertentissima.
Ma come canzone povera.
La frase: "E
prèma de sparàtt te en dìsi ammo'
vöena: / leer sìra al burdèll ho
incuntraa la tua dòna..." / "Parla
pirla... che fra un pö te pàrlett piö
/ te màndi all'infèrnu col vestii che
te gh'eet sö"
Per una Poma
da "Per una poma"
½
Con
"Il duello" ritorniamo alla
sceneggiata. E' un altro pezzo di cabaret dedicato al
popolo del lago. Lo scoppio di una rissa, raccontata
da un testimone oculare e in diretta (Avete presente
"Prete Liprando" di Jannacci/Fo?)
che si conoclude perché a entrambi i contendenti
trilla il motorola. E da un inizio alla Sergio Leone
si passa alla pochade e si conclude in farsa. Divertentissima.
Ma come canzone povera.
La frase: "E
prèma de sparàtt te en dìsi ammo'
vöena: / leer sìra al burdèll ho
incuntraa la tua dòna..." / "Parla
pirla... che fra un pö te pàrlett piö
/ te màndi all'infèrnu col vestii che
te gh'eet sö"
Ninna nanna del contrabbandiere
da "Breva e Tivan"
½
Con
"Il duello" ritorniamo alla
sceneggiata. E' un altro pezzo di cabaret dedicato al
popolo del lago. Lo scoppio di una rissa, raccontata
da un testimone oculare e in diretta (Avete presente
"Prete Liprando" di Jannacci/Fo?)
che si conoclude perché a entrambi i contendenti
trilla il motorola. E da un inizio alla Sergio Leone
si passa alla pochade e si conclude in farsa. Divertentissima.
Ma come canzone povera.
La frase: "E
prèma de sparàtt te en dìsi ammo'
vöena: / leer sìra al burdèll ho
incuntraa la tua dòna..." / "Parla
pirla... che fra un pö te pàrlett piö
/ te màndi all'infèrnu col vestii che
te gh'eet sö"
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