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Simone Cristicchi

Legato a te

Tu sei fredda, eppure sei la sola che mi da calore,
Ma non riesci a farci niente adesso, contro il mio dolore;
Con il tempo ho imparato ad odiarti,
se solo avessi un cuore,
mi lasceresti andare, mi lasceresti andare.
Perchè vivo, respiro di notte, di giorno, a te piace guardarmi se dormo, mentre sogno distese di grano, di fiori lontano da qui.
Ma non posso vivere, senza di te...
Io non riesco a vivere, legato a te.

Il mio corpo è una fragile foglia, che nascondo qui sotto le lenzuola, e mi resta ben poco da dire, vorrei essere libero di finire.

Tu sei l'unica certezza di ogni singolo respiro,
tu sei l'unica mia confidente, mentre sopravvivo;
Io non posso più accettare i loro scarica-barile,
quante stupide parole, quante inutili parole, mentre vivo, respiro di notte, di giorno, si sente il silenzio del mondo, un dolore inspiegabile senza motivo mi soffoca qui.
Ma non posso vivere, senza di te...
Io non potrò vivere per sempre, legato a te.

Il mio corpo è una fragile foglia, che riposa qui sotto le lenzuola, e mi resta nient'altro da dire, vorrei essere libero di finire.

Il mio corpo è una fragile foglia, che rimane qui sotto le lenzuola...

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Ho letto il tuo testo per Sanremo, Ti regalerò una rosa, e ho capito che il matto sei tu! Uno che va a Sanremo con un testo del genere non può che essere pazzo. E’ bellissimo!

Hai solo letto il testo? (ride)

Sì, per adesso sì e l’ho trovato assolutamente commuovente e di grandissimo livello poetico. Come hanno fatto ad accettartelo a Sanremo un testo del genere?

Non lo so. Però lo ritengo un fatto assolutamente positivo: è la prima volta che si affronta un tema del genere a Sanremo. Ora come ora non avrei saputo parlare d’altro, perché arrivo da un viaggio - un viaggio che ho fatto per il mio documentario sui manicomi - e mi sono chiesto: “Di cosa posso parlare in maniera emozionante. Cosa conosco bene in questo momento"? Ed è venuto fuori questo tema, questa idea. Che in qualche modo è un’alchimia, perché è anche una canzone d’amore, volendo… Alla fine Ti regalerò una rosa è come se fosse una canzone dedicata a questa Margherita che è andata via. Però secondo me la cosa più importante è che si parli di tutt’altro nelle strofe.

C’è poi questo finale struggente: “Mi chiamo Antonio e sto sul tetto /… / ti lascio questa lettera / adesso devo andare / perdona la calligrafia da prima elementare / E ti stupisci che io provi ancora un’emozione? / Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare”. Davvero mi ha commosso. Non ho mai sentito niente di così forte a Sanremo. Ma anche in assoluto, poco di equivalente.

Ma davvero?

Non mi era mai successo di commuovermi con una canzone di Sanremo! Ho trovato il testo raffinato, poetico, intenso: insomma, bello! Sono molto curioso di sentire la musica adesso.

Musicalmente è un mezzo lento, con una ritmica elettronica in quattro quarti e una prevalenza di violini: quasi incastro tra musica elettronica e musica da camera. A Sanremo poi tutto viene “gonfio”, enfatizzato dall’orchestra. Quindi il quartetto d’archi potrebbe risultare affogato e si riuscirà a sentire meno. Io ti racconto di come è stato concepito l’arrangiamento e di come andrà su disco.

Ho visto che fai il duetto con Sergio Cammariere. In quel caso è solo pianoforte e voce o c’è ugualmente l’orchestra?

C’è l’orchestra. Per quanto so io, Sergio si inserirà nella canzone. Naturalmente ci saranno momenti in cui resterà solo piano e voce... In realtà non ti so dire bene come sarà, perché dobbiamo ancora provarla (ridiamo). Ci troviamo oggi pomeriggio (giovedì scorso, ndr) e vedremo cosa ne verrà fuori.

Il due marzo uscirà il tuo album, dove ci sarà “Ti regalerò una rosa”, ma le altre canzoni come sono? Sono sullo stesso tema o variano?

Ce n’è un’altra sullo stesso tema, perché è una lettera originale del manicomio di Volterra, si chiama appunto Lettera da Volterra e andrà a chiudere l’album. E' un duetto con Giovanni Allevi: io recito questa lettera su una sua improvvisazione al pianoforte. Poi c’è un altro pezzo che è molto attuale e parla del caso Welby, in maniera particolare però, perché ne parla…

Tutti temi leggeri ti sei scelto? (ridiamo)

No, ci sono episodi anche più leggeri...

Questo è per la serie di uno che ha vinto il Premio Charlot per la canzone comica! (ridiamo). Sono lontani i tempi di “Vorrei cantare come Biagio Antonacci”. Dicevi della canzone sul caso Welby…

Sì, si chiama “Legato a te” ed è scritta in prima persona.

“Legato a te” … immagino voglia dire legato alla macchina, vero?

E’ un’immedesimazione. Mi sono un po’ immedesimato in lui ed ho tirato fuori questo pezzo che, naturalmente non prende una posizione, ma è ricco di immagini e suggestioni. È lui che parla alla macchina che lo tiene in vita..
Poi c’è il proseguimento di Studentessa universitaria che c’era nel primo album. Non so se te la ricordi...

Sì assolutamente. E cosa è diventata?

L’abbiamo lasciata che aspettava un figlio … e adesso è “Laureata precaria” (“Il seguito di quella storia”). Un’occasione per parlare di lavoratori temporanei, Co.co.co e quant’altro.

Insomma: matti, eutanasia, lavoratori precari… è un album agit-prop! Dannatamente serio.

Mah, c’è un’alternanza di temi e di atmosfere, però, globalmente è un album più cupo del precedente. Anche come sonorità. “Fabbricante di canzoni” era un album assolutamente schizofrenico: si iniziava con un quasi rap e si finiva con pianoforte e voce e un duetto con Endrigo. “Dall’altra parte del cancello”, questo il titolo del nuovo album, è molto più unitario come atmosfere. Uscirà contemporaneamente nella versione cd e cd+dvd con il mio documentario sui manicomi. Conterrà anche una sorta di cover de L’Italiano di Cutugno, ma in chiave da “italiano nero”, ossia dal punto di vista degli immigrati.

Sei diventato un vero artista multimediale: cd, documentario e quasi contemporaneamente anche un libro, di cui tutti parlano molto bene.

Chi ne parla bene?

Tutti!

Beh, sono contento. Guarda, la cosa più importante, la cosa per cui vado orgoglioso del libro è di aver potuto pubblicare le lettere degli internati del manicomio di Volterra. Tu sai che per la normativa vigente, gli internati non potevano spedire le lettere. Quindi le scrivevano ma non venivano consegnate. Ecco, a distanza di tempo, mi è sembrato di offrire loro un risarcimento: di essere io a consegnare queste lettere all’esterno.



Simone Cristicchi nasce a Roma nel 1977 nel popoloso e popolare quartiere Tuscolano, nei pressi di Cinecitta’. Con lui cresce il suo cespuglio di capelli sotto il quale maturano parallelamente la passione per il disegno e il fumetto ( è stato allievo del grande Jacovitti ), e un amore autentico per la canzone d’autore e non solo italiana: infatti oltre a Franco Battiato, Ivano Fossati, Giorgio Gaber, Lucio Battisti, Sergio Endrigo, Paolo Conte, Fabrizio De Andre’, Vinicio Capossela, l’adolescente Simone ascolta Chico Buarque, Caetano Veloso, Nick Drake, Jeff Buckley e Syd Barrett inquieta anima dei primi Pink Floyd.
Nel 1998, a 21 anni, il nome di Simone Cristicchi inizia a circolare tra gli addetti ai lavori e nell’estate incontra il suo produttore Francesco Migliacci. Per la sua profonda conoscenza del repertorio e della poetica di Jeff Buckley, il cantautore americano morto nel 1997 in circostanze drammatiche come il padre, il leggendario Tim Buckley, Simone viene invitato ad esibirsi nel 1999 a Milano in una serata tributo insieme a Morgan dei Bluvertigo e Cristina Dona’.
Nel settembre del 2003 vince a Crotone il Cilindro d’ Argento, premio per cantautori emergenti nell’ambito del Festival “Una casa per Rino” dedicato a Rino Gaetano nella sua citta’ natale. Da qui inizia, al seguito dei CiaoRino, ottima cover band romana del cantautore del “nonsense”, una intensa attivita’ live destinata a continuare con Max Gazze’, Niccolo’ Fabi, Marlene Kuntz, artisti dei quali apre i rispettivi concerti.
Il 2005 e’ l’ anno dell’ affermazione: in gennaio la firma del contratto discografico con Sony Bmg; ad aprile l’uscita del fortunatissimo singolo “Vorrei cantare come Biagio” (e relativo video realizzato da Gaetano Morbioli), anticipata dall’anteprima che lo stesso Biagio Antonacci – intelligentemente – decide di offrire il 12 aprile al giovane Simone cedendogli il palcoscenico del Palalottomatica di Roma per questa curiosa canzone “presa in giro” che in realta’ e’ un ironico e raffinato j’accuse ai meccanismi dell’industria discografica.
La canzone arriva rapidamente nelle zone alte della classifica radiofonica e di vendita dei singoli: si aprono le porte del Festivalbar, e dopo quattro esibizioni arriva, di fronte ad una platea immensa, la serata finale del 14 settembre all’ Arena di Verona in diretta televisiva.
Nel corso del 2005 arriva una vera e propria pioggia di premi e riconoscimenti: vince il Premio Musicultura ( gia’ Premio Recanati ) e anche la Targa della critica con il brano “Studentessa universitaria” che verrà inserito nell’album di debutto; e’ tra i vincitori del Premio Giorgio Gaber nell’ambito del Festival del Teatro Canzone di Viareggio. Vince ancora il Premio Carosone come migliore canzone ironica; si rivela “artista dell’anno” nel Festival “Dallo Sciamano allo Showman” ( Premio Renzo Bigi Barbieri); vince, nell’ordine, il Premio Nielsen, il Premio Charlot ( migliore canzone comica), il Premio Mei (Artista rivelazione ), il Premio Internazionale delle Arti Leone d’Argento di San Marco, il Premio della critica di Musica e Dischi, il Premio Lunezia ed ultima arrivata la Targa Tenco.

Il 23 settembre, preceduto dal secondo singolo “Studentessa universitaria”, momenti di vita e solitudine di una “fuori sede” descritti con grande sensibilita’, esce il primo album “Fabbricante di canzoni”.
Simone ha finalmente modo di rivelare, in una generosa manciata di canzoni di immediata comunicazione, le sue due anime: quella gia’ nota, irriverente, ironica, e quella intima, poetica, osservatrice dei sentimenti, diretta erede della sua formazione legata alla grande canzone d’autore. Una appartenenza che nel disco si dichiara a livelli altissimi nel duetto con Sergio Endrigo “Questo e’ amore”, una emozione pura firmata dal grande artista istriano che purtroppo scompare prima di potersi riascoltare nel disco di questo giovane intelligente che ha la rara qualità di essere autenticamente trasversale in senso generazionale. Nel disco compare anche, nella ghost track, il suo alter ego Rufus, creatura orribile che si impossessa del Cristicchi “buono” e romantico per rivelarsi in tutto il suo cinismo e malvagita’. Il personaggio talvolta irrompe, non atteso, negli spettacoli di Simone: un Mr.Hide comico, fantasma di un palcoscenico che Simone domina a meraviglia.
“Fabbricante di canzoni” riceve critiche lusinghiere in Italia e all’estero, tra cui una in particolare, quella del settimanale americano “Stylus Magazine” che, selezionato il disco come “album of the week” ( non accadeva dal 2003 per un disco italiano), così si esprime attraverso la recensione del critico Edward Oculicz: “Mentre la maggior parte degli artisti ha bisogno di guest-DJ, di un guest-rapper o di una sezione di archi per diversificare la musica ed introdurre un elemento di novità, Simone Cristicchi sembra creare entrambe queste cose praticamente dal nulla, attingendo dal folk, dal rap, dallo swing, dalle radio fm, dalle radio pop ed anche da ballate non sdolcinate e con leggero e spensierato abbandono, per realizzare uno dei più originali ed affascinanti album di debutto di cui si ha memoria recente. E realizza tutto ciò essenzialmente con una chitarra ed una fisarmonica, sintomo questo di inventiva, se non di genialità. Il pop mediocre di tutto il mondo trova facile successo nelle classifiche italiane. Se ci fosse giustizia, questo sublime ed originale pop trascenderebbe la lingua e scalerebbe le classifiche di tutto il mondo. Se così non sarà, sarà un vero peccato. Simone Cristicchi è un talento sorprendente il cui cammino artistico sarà interessante e divertente tenere sott’occhio se la consistente qualità di “Fabbricante di canzoni” avrà un qualche seguito”.
Al di là dei Festivalbar, delle suonerie scaricate a centinaia di migliaia e dei premi, parallelamente cresce la fama del Simone Cristicchi comunicatore. Il 17 ottobre è a Cinecittà Campus, la “palestra dello spettacolo” promossa da Cinecittà Entertainment e Maurizio Costanzo per un incontro con gli allievi dell’accademia. Poco più di un mese dopo inizia una sorta di mini tour in varie Università Italiane (Catania, Arezzo, Bologna, Perugia) iniziando da Roma dove è invitato dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza per una lezione dal titolo “L’anima dei poeti. Quando la canzone incontra la letteratura”, una bella occasione di confronto con una platea di studenti che lo sommergerà di domande sul come nasce un testo di successo, da dove arriva l’ispirazione, come ha elaborato la sua passione per la canzone d’autore.
Il 2006 si apre nel segno di un maestro incontrato e perso troppo presto: Sergio Endrigo. Quel maestro che Simone si è già trovato ad omaggiare in ottobre a Domenica In con una sua bellissima versione di “Io che amo solo te”. L’11 gennaio Simone Cristicchi è infatti sul palcoscenico della Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma per la serata tributo al grande artista per cantare “Questo è amore”, la “loro” canzone. Simone è nel cast stellare della serata insieme a Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Gino Paoli, Morgan, Sergio Cammariere, Tetes de Bois, Nada, Mariella Nava, Renato Zero, Roberto Vecchioni con Patrizio Fariselli, Bruno Lauzi, Marisa Sannia.
Così arriva al Festival Simone Cristicchi, il “caso” Simone Cristicchi, la “rivelazione” Simone Cristicchi, il “tormentone” Simone Cristicchi ( “tormentone sì, ma per caso”, precisa lui ), il pluripremiato Simone Cristicchi. Ci arriva idealmente con quella sua valigetta da commesso viaggiatore, quasi fosse una delle tante tappe della sua lunga tournée che dalla scorsa estate colleziona successi in tutte le città italiane. Ma che si tratti di folle oceaniche o delle attente platee di piccoli locali, teatri, università, questo cantautore che mette in scena i paradossi della vita, o forse questo bizzarro attore prestato alla canzone, si mette a parlare/cantare nel suo modo stralunato eppure tremendamente lucido. Lo farà anche sul palcoscenico del Teatro Ariston dove porta “CHE BELLA GENTE ”, una canzone scritta insieme ad una sorta di alter ego femminile (anche nel nome: Simona Cipollone ), nata nel clima del suo spettacolo a metà tra teatro e canzone ( evidente il riferimento ad uno dei suoi grandi maestri, Giorgio Gaber ) “Centro di igiene mentale”. E così come lo spettacolo è spiazzante, divertente e provocatorio, anche questa canzone lo è con una direzione obbligata: quella di far riflettere. Che bella questa gente che capisce tutto e che ha pistole con proiettili di malignità…questa gente che ti fa un mucchio di domande per usarle poi contro di te…questa gente che aspetta soltanto un tuo passo falso…Ma chi è questa “bella gente” ? I “normali”, naturalmente, tutti noi. Allora meglio “i matti che dicono quello che pensano e non accettano ricatti e compromessi e non si confondono con gli altri/ nel bene e nel male rimangono se stessi”. Puro Cristicchi style.
Archiviata – ma solo per il momento – la prima esperienza sanremese, Simone Cristicchi continua per i primi mesi del 2006 il suo tour teatrale che, data dopo data, fa diventare sempre più conosciuti i protagonisti dei monologhi e delle canzoni del suo spettacolo dal forte impatto civile e sociale. Persone incontrate realmente nel corso di diverse esperienze di volontariato, altrettante voci del disagio mentale e della vita manicomiale, portatori “sani” di una sensibilità esasperata, talvolta disperata, quanto tenerissima. Queste le parole di Cristicchi: “Centro di Igiene Mentale” è per me una vera "Nave dei Folli" alla deriva, in continuo mutamento, e me la vedo viaggiare fortunatamente senza destinazione alcuna…”. Persone, non pazienti, che sono anche al centro di un documentario sugli ex manicomi ideato sempre da Simone, ma soprattutto del libro “Centro di Igiene Mentale” che Mondadori pubblica in questi giorni di febbraio 2007: un esordio narrativo brillante basato su testimonianze “dirette”, su poesie e lettere mai spedite (spesso censurate), su documenti preziosi, alcuni dei quali risalenti ai primi del 1900, che ancora oggi mantengono una straordinaria umanità e attualità.
In estate riprende il tour “Fabbricante di Canzoni” legato all’album di esordio che a fine anno porta al suo autore l’ennesimo riconoscimento da aggiungere al suo medagliere: la prestigiosa Targa Tenco 2006 per il miglior album di debutto votata in modo quasi plebiscitario dalla numerosa giuria di giornalisti.
Arriviamo così al presente, a questa 57° edizione del Festival di Sanremo dove Simone presenta “Ti regalerò una rosa”. Una canzone non canzone in forma di lettera lacerante e commovente, microstoria di quel microuniverso della follia che tanto lo appassiona. Capolavoro senza tempo, brivido che non ci verrà risparmiato.

Sito ufficiale:/http://www.simonecristicchi.it



Fabbricante di canzoni
Bmg - 2005

Senza / Studentessa Universitaria / Vorrei Cantare Come Biagio / Fabbricante Di Canzoni / L'isola
/ La Filastrocca Della Morlacca / Telefonata Per L'estate / Ombrelloni / A Sambà / Stupidowski / Sul Treno / Angelo Custode / Questo E' Amore / Rufus



Dall'altra parte del cancello
Sony Bmg - 2007

L'italiano / Ti Regalerò Una Rosa
/ Laureata Precaria / Monet / Non Ti Preoccupare Giulio / Legato A Te / L'italia Di Piero / Il Nostro Tango / Nostra Signora Dei Navigli / La Risposta / Lettera Di Volterra


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