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| Legato a te
Tu sei fredda, eppure sei la sola che
mi da calore,
Ma non riesci a farci niente adesso, contro il mio dolore;
Con il tempo ho imparato ad odiarti,
se solo avessi un cuore,
mi lasceresti andare, mi lasceresti andare.
Perchè vivo, respiro di notte, di giorno, a te
piace guardarmi se dormo, mentre sogno distese di grano,
di fiori lontano da qui.
Ma non posso vivere, senza di te...
Io non riesco a vivere, legato a te.
Il mio corpo è una fragile foglia,
che nascondo qui sotto le lenzuola, e mi resta ben poco
da dire, vorrei essere libero di finire.
Tu sei l'unica certezza di ogni singolo
respiro,
tu sei l'unica mia confidente, mentre sopravvivo;
Io non posso più accettare i loro scarica-barile,
quante stupide parole, quante inutili parole, mentre vivo,
respiro di notte, di giorno, si sente il silenzio del
mondo, un dolore inspiegabile senza motivo mi soffoca
qui.
Ma non posso vivere, senza di te...
Io non potrò vivere per sempre, legato a te.
Il mio corpo è una fragile foglia,
che riposa qui sotto le lenzuola, e mi resta nient'altro
da dire, vorrei essere libero di finire.
Il mio corpo è una fragile foglia,
che rimane qui sotto le lenzuola...
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Ho
letto il tuo testo per Sanremo, Ti regalerò una
rosa, e ho capito che il matto sei tu! Uno che va a
Sanremo con un testo del genere non può che essere
pazzo. E’ bellissimo!
Hai
solo letto il testo? (ride)
Sì,
per adesso sì e l’ho trovato assolutamente
commuovente e di grandissimo livello poetico. Come hanno
fatto ad accettartelo a Sanremo un testo del genere?
Non
lo so. Però lo ritengo un fatto assolutamente
positivo: è la prima volta che si affronta un
tema del genere a Sanremo. Ora come ora non avrei saputo
parlare d’altro, perché arrivo da un viaggio
- un viaggio che ho fatto per il mio documentario sui
manicomi - e mi sono chiesto: “Di cosa posso parlare
in maniera emozionante. Cosa conosco bene in questo
momento"? Ed è venuto fuori questo tema,
questa idea. Che in qualche modo è un’alchimia,
perché è anche una canzone d’amore,
volendo… Alla fine Ti regalerò una rosa
è come se fosse una canzone dedicata a questa
Margherita che è andata via. Però secondo
me la cosa più importante è che si parli
di tutt’altro nelle strofe.
C’è
poi questo finale struggente: “Mi chiamo Antonio
e sto sul tetto /… / ti lascio questa lettera
/ adesso devo andare / perdona la calligrafia da prima
elementare / E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
/ Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare”.
Davvero mi ha commosso. Non ho mai sentito niente di
così forte a Sanremo. Ma anche in assoluto, poco
di equivalente.
Ma
davvero?
Non
mi era mai successo di commuovermi con una canzone di
Sanremo! Ho trovato il testo raffinato, poetico, intenso:
insomma, bello! Sono molto curioso di sentire la musica
adesso.
Musicalmente
è un mezzo lento, con una ritmica elettronica
in quattro quarti e una prevalenza di violini: quasi
incastro tra musica elettronica e musica da camera.
A Sanremo poi tutto viene “gonfio”, enfatizzato
dall’orchestra. Quindi il quartetto d’archi
potrebbe risultare affogato e si riuscirà a sentire
meno. Io ti racconto di come è stato concepito
l’arrangiamento e di come andrà su disco.
Ho
visto che fai il duetto con Sergio Cammariere. In quel
caso è solo pianoforte e voce o c’è
ugualmente l’orchestra?
C’è
l’orchestra. Per quanto so io, Sergio si inserirà
nella canzone. Naturalmente ci saranno momenti in cui
resterà solo piano e voce... In realtà
non ti so dire bene come sarà, perché
dobbiamo ancora provarla (ridiamo). Ci troviamo oggi
pomeriggio (giovedì scorso, ndr) e vedremo cosa
ne verrà fuori.
Il
due marzo uscirà il tuo album, dove ci sarà
“Ti regalerò una rosa”, ma le altre
canzoni come sono? Sono sullo stesso tema o variano?
Ce
n’è un’altra sullo stesso tema, perché
è una lettera originale del manicomio di Volterra,
si chiama appunto Lettera da Volterra e andrà
a chiudere l’album. E' un duetto con Giovanni
Allevi: io recito questa lettera su una sua improvvisazione
al pianoforte. Poi c’è un altro pezzo che
è molto attuale e parla del caso Welby, in maniera
particolare però, perché ne parla…
Tutti
temi leggeri ti sei scelto? (ridiamo)
No,
ci sono episodi anche più leggeri...
Questo
è per la serie di uno che ha vinto il Premio
Charlot per la canzone comica! (ridiamo). Sono lontani
i tempi di “Vorrei cantare come Biagio Antonacci”.
Dicevi della canzone sul caso Welby…
Sì,
si chiama “Legato a te” ed è scritta
in prima persona.
“Legato
a te” … immagino voglia dire legato alla
macchina, vero?
E’
un’immedesimazione. Mi sono un po’ immedesimato
in lui ed ho tirato fuori questo pezzo che, naturalmente
non prende una posizione, ma è ricco di immagini
e suggestioni. È lui che parla alla macchina
che lo tiene in vita..
Poi c’è il proseguimento di Studentessa
universitaria che c’era nel primo album. Non so
se te la ricordi...
Sì
assolutamente. E cosa è diventata?
L’abbiamo
lasciata che aspettava un figlio … e adesso è
“Laureata precaria” (“Il seguito di
quella storia”). Un’occasione per parlare
di lavoratori temporanei, Co.co.co e quant’altro.
Insomma:
matti, eutanasia, lavoratori precari… è
un album agit-prop! Dannatamente serio.
Mah,
c’è un’alternanza di temi e di atmosfere,
però, globalmente è un album più
cupo del precedente. Anche come sonorità. “Fabbricante
di canzoni” era un album assolutamente schizofrenico:
si iniziava con un quasi rap e si finiva con pianoforte
e voce e un duetto con Endrigo. “Dall’altra
parte del cancello”, questo il titolo del nuovo
album, è molto più unitario come atmosfere.
Uscirà contemporaneamente nella versione cd e
cd+dvd con il mio documentario sui manicomi. Conterrà
anche una sorta di cover de L’Italiano di Cutugno,
ma in chiave da “italiano nero”, ossia dal
punto di vista degli immigrati.
Sei
diventato un vero artista multimediale: cd, documentario
e quasi contemporaneamente anche un libro, di cui tutti
parlano molto bene.
Chi
ne parla bene?
Tutti!
Beh,
sono contento. Guarda, la cosa più importante,
la cosa per cui vado orgoglioso del libro è di
aver potuto pubblicare le lettere degli internati del
manicomio di Volterra. Tu sai che per la normativa vigente,
gli internati non potevano spedire le lettere. Quindi
le scrivevano ma non venivano consegnate. Ecco, a distanza
di tempo, mi è sembrato di offrire loro un risarcimento:
di essere io a consegnare queste lettere all’esterno.
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| Simone
Cristicchi nasce a Roma nel 1977 nel popoloso e popolare
quartiere Tuscolano, nei pressi di Cinecitta’. Con
lui cresce il suo cespuglio di capelli sotto il quale maturano
parallelamente la passione per il disegno e il fumetto (
è stato allievo del grande Jacovitti ), e un amore
autentico per la canzone d’autore e non solo italiana:
infatti oltre a Franco Battiato, Ivano Fossati, Giorgio
Gaber, Lucio Battisti, Sergio Endrigo, Paolo Conte, Fabrizio
De Andre’, Vinicio Capossela, l’adolescente
Simone ascolta Chico Buarque, Caetano Veloso, Nick Drake,
Jeff Buckley e Syd Barrett inquieta anima dei primi Pink
Floyd.
Nel 1998, a 21 anni, il nome di Simone Cristicchi inizia
a circolare tra gli addetti ai lavori e nell’estate
incontra il suo produttore Francesco Migliacci. Per la sua
profonda conoscenza del repertorio e della poetica di Jeff
Buckley, il cantautore americano morto nel 1997 in circostanze
drammatiche come il padre, il leggendario Tim Buckley, Simone
viene invitato ad esibirsi nel 1999 a Milano in una serata
tributo insieme a Morgan dei Bluvertigo e Cristina Dona’.
Nel settembre del 2003 vince a Crotone il Cilindro d’
Argento, premio per cantautori emergenti nell’ambito
del Festival “Una casa per Rino” dedicato a
Rino Gaetano nella sua citta’ natale. Da qui inizia,
al seguito dei CiaoRino, ottima cover band romana del cantautore
del “nonsense”, una intensa attivita’
live destinata a continuare con Max Gazze’, Niccolo’
Fabi, Marlene Kuntz, artisti dei quali apre i rispettivi
concerti.
Il 2005 e’ l’ anno dell’ affermazione:
in gennaio la firma del contratto discografico con Sony
Bmg; ad aprile l’uscita del fortunatissimo singolo
“Vorrei cantare come Biagio” (e relativo video
realizzato da Gaetano Morbioli), anticipata dall’anteprima
che lo stesso Biagio Antonacci – intelligentemente
– decide di offrire il 12 aprile al giovane Simone
cedendogli il palcoscenico del Palalottomatica di Roma per
questa curiosa canzone “presa in giro” che in
realta’ e’ un ironico e raffinato j’accuse
ai meccanismi dell’industria discografica.
La canzone arriva rapidamente nelle zone alte della classifica
radiofonica e di vendita dei singoli: si aprono le porte
del Festivalbar, e dopo quattro esibizioni arriva, di fronte
ad una platea immensa, la serata finale del 14 settembre
all’ Arena di Verona in diretta televisiva.
Nel corso del 2005 arriva una vera e propria pioggia di
premi e riconoscimenti: vince il Premio Musicultura ( gia’
Premio Recanati ) e anche la Targa della critica con il
brano “Studentessa universitaria” che verrà
inserito nell’album di debutto; e’ tra i vincitori
del Premio Giorgio Gaber nell’ambito del Festival
del Teatro Canzone di Viareggio. Vince ancora il Premio
Carosone come migliore canzone ironica; si rivela “artista
dell’anno” nel Festival “Dallo Sciamano
allo Showman” ( Premio Renzo Bigi Barbieri); vince,
nell’ordine, il Premio Nielsen, il Premio Charlot
( migliore canzone comica), il Premio Mei (Artista rivelazione
), il Premio Internazionale delle Arti Leone d’Argento
di San Marco, il Premio della critica di Musica e Dischi,
il Premio Lunezia ed ultima arrivata la Targa Tenco.
Il 23 settembre,
preceduto dal secondo singolo “Studentessa universitaria”,
momenti di vita e solitudine di una “fuori sede”
descritti con grande sensibilita’, esce il primo album
“Fabbricante di canzoni”.
Simone ha finalmente modo di rivelare, in una generosa manciata
di canzoni di immediata comunicazione, le sue due anime:
quella gia’ nota, irriverente, ironica, e quella intima,
poetica, osservatrice dei sentimenti, diretta erede della
sua formazione legata alla grande canzone d’autore.
Una appartenenza che nel disco si dichiara a livelli altissimi
nel duetto con Sergio Endrigo “Questo e’ amore”,
una emozione pura firmata dal grande artista istriano che
purtroppo scompare prima di potersi riascoltare nel disco
di questo giovane intelligente che ha la rara qualità
di essere autenticamente trasversale in senso generazionale.
Nel disco compare anche, nella ghost track, il suo alter
ego Rufus, creatura orribile che si impossessa del Cristicchi
“buono” e romantico per rivelarsi in tutto il
suo cinismo e malvagita’. Il personaggio talvolta
irrompe, non atteso, negli spettacoli di Simone: un Mr.Hide
comico, fantasma di un palcoscenico che Simone domina a
meraviglia.
“Fabbricante di canzoni” riceve critiche lusinghiere
in Italia e all’estero, tra cui una in particolare,
quella del settimanale americano “Stylus Magazine”
che, selezionato il disco come “album of the week”
( non accadeva dal 2003 per un disco italiano), così
si esprime attraverso la recensione del critico Edward Oculicz:
“Mentre la maggior parte degli artisti ha bisogno
di guest-DJ, di un guest-rapper o di una sezione di archi
per diversificare la musica ed introdurre un elemento di
novità, Simone Cristicchi sembra creare entrambe
queste cose praticamente dal nulla, attingendo dal folk,
dal rap, dallo swing, dalle radio fm, dalle radio pop ed
anche da ballate non sdolcinate e con leggero e spensierato
abbandono, per realizzare uno dei più originali ed
affascinanti album di debutto di cui si ha memoria recente.
E realizza tutto ciò essenzialmente con una chitarra
ed una fisarmonica, sintomo questo di inventiva, se non
di genialità. Il pop mediocre di tutto il mondo trova
facile successo nelle classifiche italiane. Se ci fosse
giustizia, questo sublime ed originale pop trascenderebbe
la lingua e scalerebbe le classifiche di tutto il mondo.
Se così non sarà, sarà un vero peccato.
Simone Cristicchi è un talento sorprendente il cui
cammino artistico sarà interessante e divertente
tenere sott’occhio se la consistente qualità
di “Fabbricante di canzoni” avrà un qualche
seguito”.
Al di là dei Festivalbar, delle suonerie scaricate
a centinaia di migliaia e dei premi, parallelamente cresce
la fama del Simone Cristicchi comunicatore. Il 17 ottobre
è a Cinecittà Campus, la “palestra dello
spettacolo” promossa da Cinecittà Entertainment
e Maurizio Costanzo per un incontro con gli allievi dell’accademia.
Poco più di un mese dopo inizia una sorta di mini
tour in varie Università Italiane (Catania, Arezzo,
Bologna, Perugia) iniziando da Roma dove è invitato
dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università
La Sapienza per una lezione dal titolo “L’anima
dei poeti. Quando la canzone incontra la letteratura”,
una bella occasione di confronto con una platea di studenti
che lo sommergerà di domande sul come nasce un testo
di successo, da dove arriva l’ispirazione, come ha
elaborato la sua passione per la canzone d’autore.
Il 2006 si apre nel segno di un maestro incontrato e perso
troppo presto: Sergio Endrigo. Quel maestro che Simone si
è già trovato ad omaggiare in ottobre a Domenica
In con una sua bellissima versione di “Io che amo
solo te”. L’11 gennaio Simone Cristicchi è
infatti sul palcoscenico della Sala Sinopoli dell’Auditorium
di Roma per la serata tributo al grande artista per cantare
“Questo è amore”, la “loro”
canzone. Simone è nel cast stellare della serata
insieme a Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Gino Paoli, Morgan,
Sergio Cammariere, Tetes de Bois, Nada, Mariella Nava, Renato
Zero, Roberto Vecchioni con Patrizio Fariselli, Bruno Lauzi,
Marisa Sannia.
Così arriva al Festival Simone Cristicchi, il “caso”
Simone Cristicchi, la “rivelazione” Simone Cristicchi,
il “tormentone” Simone Cristicchi ( “tormentone
sì, ma per caso”, precisa lui ), il pluripremiato
Simone Cristicchi. Ci arriva idealmente con quella sua valigetta
da commesso viaggiatore, quasi fosse una delle tante tappe
della sua lunga tournée che dalla scorsa estate colleziona
successi in tutte le città italiane. Ma che si tratti
di folle oceaniche o delle attente platee di piccoli locali,
teatri, università, questo cantautore che mette in
scena i paradossi della vita, o forse questo bizzarro attore
prestato alla canzone, si mette a parlare/cantare nel suo
modo stralunato eppure tremendamente lucido. Lo farà
anche sul palcoscenico del Teatro Ariston dove porta “CHE
BELLA GENTE ”, una canzone scritta insieme ad una
sorta di alter ego femminile (anche nel nome: Simona Cipollone
), nata nel clima del suo spettacolo a metà tra teatro
e canzone ( evidente il riferimento ad uno dei suoi grandi
maestri, Giorgio Gaber ) “Centro di igiene mentale”.
E così come lo spettacolo è spiazzante, divertente
e provocatorio, anche questa canzone lo è con una
direzione obbligata: quella di far riflettere. Che bella
questa gente che capisce tutto e che ha pistole con proiettili
di malignità…questa gente che ti fa un mucchio
di domande per usarle poi contro di te…questa gente
che aspetta soltanto un tuo passo falso…Ma chi è
questa “bella gente” ? I “normali”,
naturalmente, tutti noi. Allora meglio “i matti che
dicono quello che pensano e non accettano ricatti e compromessi
e non si confondono con gli altri/ nel bene e nel male rimangono
se stessi”. Puro Cristicchi style.
Archiviata – ma solo per il momento – la prima
esperienza sanremese, Simone Cristicchi continua per i primi
mesi del 2006 il suo tour teatrale che, data dopo data,
fa diventare sempre più conosciuti i protagonisti
dei monologhi e delle canzoni del suo spettacolo dal forte
impatto civile e sociale. Persone incontrate realmente nel
corso di diverse esperienze di volontariato, altrettante
voci del disagio mentale e della vita manicomiale, portatori
“sani” di una sensibilità esasperata,
talvolta disperata, quanto tenerissima. Queste le parole
di Cristicchi: “Centro di Igiene Mentale” è
per me una vera "Nave dei Folli" alla deriva,
in continuo mutamento, e me la vedo viaggiare fortunatamente
senza destinazione alcuna…”. Persone, non pazienti,
che sono anche al centro di un documentario sugli ex manicomi
ideato sempre da Simone, ma soprattutto del libro “Centro
di Igiene Mentale” che Mondadori pubblica in questi
giorni di febbraio 2007: un esordio narrativo brillante
basato su testimonianze “dirette”, su poesie
e lettere mai spedite (spesso censurate), su documenti preziosi,
alcuni dei quali risalenti ai primi del 1900, che ancora
oggi mantengono una straordinaria umanità e attualità.
In estate riprende il tour “Fabbricante di Canzoni”
legato all’album di esordio che a fine anno porta
al suo autore l’ennesimo riconoscimento da aggiungere
al suo medagliere: la prestigiosa Targa Tenco 2006 per il
miglior album di debutto votata in modo quasi plebiscitario
dalla numerosa giuria di giornalisti.
Arriviamo così al presente, a questa 57° edizione
del Festival di Sanremo dove Simone presenta “Ti regalerò
una rosa”. Una canzone non canzone in forma di lettera
lacerante e commovente, microstoria di quel microuniverso
della follia che tanto lo appassiona. Capolavoro senza tempo,
brivido che non ci verrà risparmiato.
Sito ufficiale:/http://www.simonecristicchi.it
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Fabbricante di canzoni
Bmg
- 2005
Senza / Studentessa Universitaria
/ Vorrei Cantare Come Biagio / Fabbricante Di Canzoni
/ L'isola
/ La Filastrocca Della Morlacca / Telefonata Per L'estate
/ Ombrelloni / A Sambà / Stupidowski / Sul
Treno / Angelo Custode / Questo E' Amore / Rufus
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Dall'altra parte del cancello
Sony Bmg - 2007
L'italiano / Ti Regalerò
Una Rosa
/ Laureata Precaria / Monet / Non Ti Preoccupare Giulio
/ Legato A Te / L'italia Di Piero / Il Nostro Tango
/ Nostra Signora Dei Navigli / La Risposta / Lettera
Di Volterra
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