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BiELLE Eventi
Ridendo castigat mores
Fenomenologia dei Cristicchi, in nome Simone
di Leon Ravasi


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Simone Cristicchi
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“Ridendo castigat mores”. Il Cristicchi è un animale imparidigitato (per ogni mano) che alligna nei climi subtropicali della Repubblica delle Banane e da questa Repubblica prende nutrimento primario per il suo canto d’amore. Che è un canto che sale alto, accompagnato da un’apposita musica tribale, per celebrare riti, ozi e fescennini del Paese suo. Lo fa quasi sempre in rima e, quasi una coazione a ripetere, ogni volta si avvicina al cuore dell’argomento, fingendo di volersene allontanare.

Mai voltare le spalle a un Cristicchio! Quello pare che niente fa …e un attimo dopo sei servito di barba e capelli.
E se si parla di "capelli", in questo caso, si resta perfettamente in tema. Praticamente la medicina che il Simone della famiglia Cristicchi ci consiglia di prendere fa parte della cultura omeopatica: una volta identificato il principio fondante del male lo si cura con qualcosa di simile (similia similibus curantur).

L’Italia versa in uno stato precoce e procace di demenza? E lui canta “meno male che c’è Carla Bruni”. L’Italia celebra i riti della villeggiatura? E il Cristicchi, su un’aria tipo Edoardo Vianello ci intona “L’ombrellone te lo ficco nel culo”. I giovani nostrani non trovano lavoro nemmeno col candeggio, grazie a una geniale legge ideata da quel gran vate di Marco Biagi e varata da quel Nobel di Massimo D’Alema? E lui ti canta gli agi della “Laureata precaria” (“con lo zaino pieno di progetti un po’ campati in aria”).

Di tanto in tanto qualche Cristicchio cresce qua e là per l’Italia. Può essere a Bagnoli (Napoli) nel luglio del ’49 e allora si chiama Edoardo Bennato, oppure a Crotone nell’ottobre del ’50 e rispondere al nome di Rino Gaetano. Ma se fosse nato a Roma nel gennaio del 1884 si sarebbe chiamato Ettore Petrolini o a Monaco di Baviera nel giugno del 1882 e avrebbe preso il nome di Karl Valentin. Il Cristicchi della specie

Simone nasce invece a Roma il 5 febbraio 1977, romano da generazioni, ma con mamma marchigiana. Nasce fumettaro con Jacovitti, lavora poi in un Centro di igiene mentale (dove forse lo tengono anche un po’ in osservazione), quindi inizia a fare il rockettaro prima e il cantautore poi. Dal 2003 cerca di andare a Sanremo dove sbarcherà solo nel 2006, sfiorando la vittoria come “Giovane” e raggiungendola l’anno successivo come Big.

Nel 2007 esce il suo album maggiore (“Dall’altra parte del cancello”). Nel 2005 era uscito invece il suo primo album (“Fabbricante di canzoni”) con la hit “Vorrei cantare come Biagio Antonacci e annessa Targa Tenco per l’album d’esordio. I mass media un po’ se lo coccolano e lui gioca il ruolo del clown lunare con buona resa (e un’ottima predisposizione naturale). Nel 2007 vince il festival, escono disco, dvd con un filmato apposito sui Centri di igiene mentale e libro sullo stesso tema, sfiora un’altra Targa Tenco e, dopo tanta esposizione, decide di prendersi un attimo di pausa.

Si dedica a fare un figlio (Tommaso) e a stimolare i progetti artistici che più gli piacciono: da un tour con l’ensemble di musica d’archi Gnu Quartet a quello con il coro dei minatori di Santa Fiora. E’ storia di quest’anno l’arrivo al Festival col nuovo tormentone “Meno male” (che c’è Carla Bruni / Sarko no, Sarko sì) e le serie chance di vittoria finale. Ma attenzione, il Cristicchi sembra facile e banale da prendere (memorabile lo sfondone di un giornalista del Corriere che quest’anno ha stroncato come testo idiota “Meno male”, facendosi ridere dietro dal mondo intero perché è stato l’unico a non comprenderne l’ironia) e invece dietro, sotto e di fianco ha proprio tutto un altro spessore. Le dimensioni dell’artista insomma sono tre, quattro considerando il tempo, tanto che una delle canzoni del nuovo album (“Grand Hotel Cristicchi”) si intitola “Quattro minuti e 28 secondi” e dura, guarda caso, 4'28". Un uomo di parola. Un uomo di parole, di molte parole: addirittura 148 bpm (battiti per minuto) in "Meno male" presentato al Festival di Sanremo 2010. Non ha vinto, ma è stato il più votato dall'orchestra.


Il Cristicchi, in poche parole, ci piglia per il culo. O meglio “li” piglia per il culo. E parlo di quella fetta d’Italia (abbondante, ma spero ancora non maggioritaria) in cui non ci riconosciamo e non ci riconosceremo mai.

 

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26/02/2010 
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