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Piero Ciampi: dicono di lui

Parlando con Claudio Lolli
de "I musicisti di Ciampi"

I musicisti di Ciampi

I musicisti di Ciampi non gli volevano bene
lo accompagnavano così, senza passione,
e mentre lui cantava e moriva
loro facevano la loro professione

i musicisti di Ciampi non lo amavano,
una persona troppo strana e distruttiva,
loro, i computers che in testa gli giravano,
pensavano ai turni ai soldi, alla domenica sportiva,

così la senti la distanza d'emergenza
tra quella voce che fa finta di provarci,
e quelli dietro che hanno fretta di finire,
e che non sanno cos'è amarsi, cos'è amarci,

e poi li vedi e sembra un film di Fellini,
uno che ride e ripone lo strumento,
e Piero è lì, con un bicchiere in mano,
e sa che avrà da fare ancora con il vento,
lui sa, che avrà da fare ancora con il vento.



Hai voglia, Claudio, di parlare di Ciampi e in particolare dei Musicisti di Ciampi? Nasce come poesia

Sì, sì, un testo diciamo … poesia forse è troppo?

Poi diventa canzone ..

Su "Intermittenze del cuore" nel 1996/97

Ma l’hai fatta anche dal vivo al Teatro Brancaccio assieme a Marco Spiccio? Ho trovato un disco che si chiama “Inciampando”, dedicato a Ciampi, dove è citata “I Musicisti di Ciampi” attribuita a Claudio Lolli, Pino Pavone e Marco Spiccio. Che creatura è mai questa?

Il testo che ho fatto io anche sul disco mio, è praticamente nte recitato: c’è un pianoforte di sottofondo, ma non c’è nessuna melodia. Poi Marco mi ha chiesto di usare alcune parti di quel testo, non tutto per scrivere un pezzo per Pino Pavone che lui ha musicato. Così è andata.

Ma l’hai interpretato anche tu?

No. Una sera sola, in un’occasione particolare ho cantato qualche verso … cosa assolutamente estemporanea.

Come ti è nata l’idea dei musicisti di Ciampi, qual era lo spunto? Tu lo conoscevi Ciampi?

No, di persona no. L’avevo visto suonare, l’avevo visto al Club Tenco, ma non gli avevo neanche stretto la mano, insomma. Ero molto giovane allora. Lo spunto era questo: che sentendo un po’ le sue cose mi era sembrato per esempio che in uno dei suoi pezzi più famosi che è “Ho tutte le carte in regola per essere un artista” … ma forse era solo un’impressione … però mi hai chiesto quale sia stato lo spunto, no? Le impressioni molto spesso sono produttive. Mi era sembrato che la canzone si chiudesse in modo molto molto brusco, molto veloce. E così ho immaginato una sorta, non dico di censura, ma di fretta di un ipotetico tecnico del suono, di ipotetici musicisti che stavano per chiudere questo pezzo che è un pezzo lungo, che è un pezzo strano da un punto di vista strutturale, quindi assolutamente non tradizionale. E mi è venuto in mente quel film di Fellini, “La nave va”: te lo ricordi?

Benissimo

… questo direttore d’orchestra, con questi musicisti indisciplinati, indifferenti e scaglionati. E allora immaginando “un’offesa al poeta” gli ho dedicato queste quattro quartine. Fuor di metafora, a parte le mie impressioni personali che possono essere vere o meno, si parla della difficoltà di far passare la poesia attraverso il microfono, attraverso lo studio di registrazione, attraverso i tecnici, attraverso l’industria, attraverso il denaro.

E Ciampi infatti non ha avuto vita facile.

Assolutamente. I musicisti non è assolutamente dedicata all’ottimo Marchetti e a tutti gli altri che lo hanno apprezzato e aiutato, ma io spero che sia chiaro qual è il discorso che volevo fare. Più ampio e metaforico.

E’ chiaro e la poesia è bellissima, centrata e dà assolutamente l’idea di quello che volevi esprimere, ricreando il clima di una situazione di questo tipo. Tu canzoni di Ciampi ne hai mai interpretate?

No, non mi sono mai “permesso”, per il momento, ma non escludo che il mio delirio senile mi porti a fare qualche cosa (ridiamo)

Credi che siano ancora canzoni ascoltabili? Che abbiamo una validità che perdura?

Guarda, io credo che siano … di più! Io credo che siano veramente dei “classici”,a assolutamente attualissimi, assolutamente modernissimi. Non parlo ovviamente del primo periodo, quello de Litaliano, per intenderci, che insomma quello è certamente un po’ datato, con questa direzione verso la musica leggera che non gli apparteneva completamente, ma il resto Piero Ciampi, in particolare l’ultimo periodo è secondo me assolutamente moderno.

Sia come poeta, sia le musiche che gli hanno costruito attorno?

Sì, mi piacciono tutte le cose più scarne tra le sue, quelle meno, tra virgolette, “arrangiate”. Ho risentito tutto due o tre anni fa e sono assolutamente contemporanee. D’altra parte questo è il destino dei classici. Che non invecchiano. Fino a un certo punto il tempo passa e poi si ferma. Chi ha scritto qualcosa di veramente grande si ferma e resta lì. Sono molto più invecchiati i dischi fatti con i primi sintetizzatori.



Marco Spiccio

Frugando su Internet ho scoperto che tu hai avuto mani in pasta in un disco-tributo su Ciampi. Hai tempo e voglia di raccontarmi il perché e il percome?

Sto mangiando una pizza, ma il tempo si trova sempre. Si chiamava “Inciampando”, si chiama Inciampando, perché si trova ancora in giro, ed è stato prodotto da Pino De Grassi. L’abbiamo fatto nel ’95. Pino lo conosci? Ti posso dare il suo numero di telefono e lui ti può dire molto di più. A me hanno semplicemente chiesto di cercare di dare, come dire, un amalgama artistico-musicale a una quantità immensa di persone che, con tanto piacere, hanno voluto ricordare Ciampi. Tra l’altro in quell’occasione ho avuto l’onore di accompagnare gente come Haber, come Califano, come Bindi….

Sempre sul disco c’è scritto che hai anche giocato un ruolo di primo piano come autore, scrivendo ad esempio una musica per “I musicisti di Ciampi” di Claudio Lolli.

Sì, è vero, ma questo l’avevamo fatto prima, molto prima.

Non ne sapevo niente. Conoscevo solo la versione di Lolli.

L’ha scritta Lolli. Il ritornello in realtà è una cosa che è stata firmata da Pino Pavone, ma in realtà è di Ciampi. E’ uno scritto postumo che lui aveva inedito: “Notte quanto me ne fotte di non dire, di dover partire …”. Mentre tutta la parte musicale me la sono fatta io. Tra l’altro c’è un inciso in cui Pino De Grassi mi aveva detto che forse sarebbe venuto Guccini a cantarla e allora io avevo proprio pensato a una parentesi molto molto gucciniana da un punto di vista musicale: (canta alla Guccini) “Ma la senti la distanza d’emergenza? E quelli dietro che hanno fretta di finire .., E poi li vedi e sembra un’ombra …”

(Ridiamo) Sei perfetto! Ma il testo di Lolli era preesistente?

Era una poesia. Io ricordo che sono andato a firmare il bollettino della Siae a Recanati, perché sapevo che c’era Lolli, io avevo già il bollettino firmato da Pino Pavone e quindi a quel punto ho detto “vado a Recanati, mi vedo la rassegna e già che ci sono gli faccio firmare il bollettino”. Ma comunque con Lolli abbiamo fatto diverse cose, anzi, in quell’occasione abbiamo pure suonato insieme e non solo in quell’occasione, anche in altre. Lolli aveva fatto questa poesia, che era a ricordo di Ciampi, Pino Pavone l’ha elaborata, rimaneggiata cercando di farla collimare con questo inedito di Ciampi e sul tutto io ho messo la musica.

Grazie, ti lascio alla tua pizza e chiamo De Grassi.

Pino De Grassi: inciampando in Ciampi
di Giorgio Maimone

Parliamo di “Inciampando”? Un disco, a suo modo storico, visto il “parterre du roi” che celebra il tributo a Piero Ciampi

Allora non è nato prima il disco. E’ nato lo spettacolo che si chiamava “I musicisti di Ciampi”, dove l’idea era “folle”. Ossia affidare ad alcuni artisti degli inediti, delle poesie, dei frammenti di Piero Ciampi perché questi li musicassero e quindi nascesse una canzone. A questo progetto hanno risposto bene e in tanti. Da lì è nato questo spettacolo che è stato fatto al Teatro Brancaccio di Roma col contributo del Comune nel ’95. Dopo qualche anno, svariati anni, credo tre o quattro, è nato il disco. Noi avevamo questo materiale “cosa facciamo, cosa non ne facciamo? Facciamone un disco. Lo vendiamo ai disperati che lo vogliono…” (ridiamo) Sta andando anche bene, perché praticamente è esaurito: “L’isola che non c’era” ne ha venduti tantissimi. Questo nonostante che ci sia un cast di valore assoluto. A parte Nada, Califano, i La Crus, Haber e Stefano Disegni tutti quanti hanno fatto canzoni inedite: da Capossela a Gragnagniello a Umberto Bindi. Addirittura questa credo che sia l’ultima registrazione di Umberto Bindi. E anche di Dodi Moscati, poverina. Poi c’erano i Settore Out che non esistono più e altri. Comunque questa è una metà del concerto. Diciamo che c’è anche un’altra metà che prima o poi tireremo fuori.

Erano quindi ancora di più i musicisti coinvolti?

Eh beh, sì. Ce ne sono tanti altri. Solo che logicamente non potevamo fare un’altra ora di musica e proporre un cd doppio.

Ho capito. Ma uscirà? E’ già prevista un’uscita?

No, assolutamente, in questo momento non se ne parla proprio.

Poteva essere l’occasione per i 25 anni dalla scomparsa …

Eh lo so, ma tanto … io ho provato a ristabilire alcuni contatti, ma non ho trovato nessuno. Abbiamo fatto i dieci anni, i venti: ormai credo che nessuno … Uscirà quando sarà il momento suo. Le cose spesso vengono da sole. In questo disco un lavoro grosso a livello di accompagnamento l’ha fatto Marco Spiccio.

Ho visto che gli è stata attribuita la direzione musicale della serata

La direzione globale e poi ha accompagnato Califano, Haber, Gragnagniello, Bindi, Bassignano. Quindi praticamente ha fatto tutto lui …

Ma tu personalmente l’hai conosciuto Ciampi?

No, non l’ho conosciuto. Io ho cominciato a occuparmi di Piero nell’82 …

… due anni dopo la morte, quindi.

Fu probabilmente una cosa casuale. All’epoca facevo teatro, facevo dei monologhi e mi piaceva questo suono che avevano le sue poesie e ho fatto uno spettacolo teatrale su di lui. E poi da lì è nato il Premio Ciampi a Livorno, che l’ho inventato io …

Ah? Ma non sei più dentro all’organizzazione?

No, io non sono mai stato dentro. Con questi “signori” io non c’ho niente da spartire (ride). Io l’ho fatto nell’85 e nell’87. Ti posso dire che nell’85 è venuto Ivano Fossati, è venuto Francesco De Gregori (che in quell’occasione ha fatto pace col Club Tenco). Poi nell’87 è morta lì. Nel ’90 ho fatto il Teatro Argentina a Roma dedicato a Piero Ciampi, con Renato Zero, Lucio Dalla e tantissimi altri (anche lì è uscito un disco nel ’92).

Quindi non è l’unico “Inciampando”?

No, è il secondo. Io ho pubblicato nel ’90 il cofanetto di tre dischi della RCA “L’album di Piero Ciampi”, quello l’ho fatto io. E’ uscito in occasione dello spettacolo al Teatro Argentina. Poi nel ’93-94 è uscito un altro cd “Dal vivo e inediti”, sempre su Piero Ciampi e sempre pubblicato da me. E poi questo. E poi ho scritto la biografia di Piero Ciampi: “Maledetti amici”, edita dalla Rai Eri nel 2000.

Ma secondo te, Ciampi adesso viene ancora ascoltato? E’ ancora attuale?

Sì, indubbiamente, sono sempre di più quelli che lo fanno dal vivo come cover.

Certo, il mercato delle cover di Ciampi è in crescita. Un po’ aiutati anche dal Premio Ciampi che da qualche anno premia la miglior riproposizione e un po’ per i fatti loro, molti gruppi giovani riscoprono questo fratello maggiore “maledetto” quanto basta per attirare la loro attenzione.

Questo indubbiamente. Contro il Premio Ciampi, io non ho niente, tranne il fatto di pensare che la manifestazione purtroppo ha risonanza solo a Livorno. Rimane troppo circoscritta. Che poi tutti dicano “io ho conosciuto Piero Ciampi, gli ero amico” da Piero Pelù in poi … fa comodo. Ma Piero Pelù, posso garantire, non sapeva neanche chi fosse Piero Ciampi fino a uno mese prima.
Mentre ci sono tante altre persone che nel loro piccolo, piano piano, quando c’è da fare un lavoro su Piero si buttano. E cerchiamo di farlo nel migliore dei modi. In questo momento quindi, ti dicevo, non se ne parla proprio, perché o si fa un evento come quelli che abbiamo già fatti oppure è inutile.
Ci sono, ce ne sono altri, Luca Faggella che faceva le canzoni di Ciampi, c’è Livorno, ci sono altri iniziative: ma ci vorrebbe ancora qualcosa. Purtroppo la Rca ormai è diventata un ufficio postale! E quindi, niente, si fa quel che si può. Tra l’altro ho sempre questo film in ballo …

Un film su Piero Ciampi? Tuo?

Sì, abbiamo iniziato due volte, due volte lo abbiamo sospeso … vabbè …

E anche quello magari, prima o poi …

Prima o poi, magari, si farà anche quello. Io sono convinto. Ti dico, io sono partito nell’82 per fare pubblicare alla Rca qualcosa di Piero Ciampi. Sono riuscito nel ’90, quindi c’è sempre speranza. (ride)

Io ti ringrazio, mi hai dato quello che mi serviva …

Volevo dire ancora una cosa. Dì che c’è un pezzo bellissimo nel disco di Vinicio Capossela, che è “Mi è sfuggito l’amore”. Secondo me è un pezzo straordinario di Vinicio! Magari se riuscite a convincerlo a farlo qualche altra volta dal vivo … E’ veramente un pezzo bellissimo!


Fabrizio Consoli: l'ultimo premio Ciampi

Fabrizio Consoli, voce nuova nel panorama cantautorale italiano almeno come protagonista in proprio di un solo album, l'intrigante 18 piccoli anacronismi, è l'ultimo vincitore del premio Ciampi per la cover, in ordine di tempo. Ha ricevuto il premio infatti lo scorso 3 dicembre. Il brano di Piero da lui scelto è stato "Sporca estate".

Come sei arrivato a Piero Ciampi?

Io Ciampi non lo conoscevo...

Mmm, questo è meglio che non lo scriva? (ridiamo)

No, no, scrivi pure. Ma non posso considerarla una colpa. Semmai è colpa di qualcun altro che non lo fa conoscere, che non lo fa girare.

E' vero: è la questione dell'oscuramento mediatico, che riguarda non solo Ciampi, ma tanta gente in gamba tuttora.

Imbattermi in Ciampo è' stato un caso. Suonavo a Firenze e sono piaciuto a uno dei giurati del Ciampi che era tra il pubblico e che mi ha suggerito di iscrivermi al Premio. Io appunto di Ciampi non ne sapevo nulla, così sono andato a Livorno a trovare Franco Carratori, il presidente della giuria, perché prima di iscrivermi volevo conoscere la sua storia. L'idea iniziale era di partecipare con le cose mie, ma lui mi ha suggerito di provare fare una cover.

Come hai scelto Sporca estate? E cosa che dato fare questa cover?

La scelta del pezzo è stata un'avventura rocambolesca. Sono andato in vacanza con la mia ragazza e l'ho costretta ad ascoltare Ciampi praticamente tutta l'estate... Piero Ciampi in tutte le salse. Devo dire che mi ha preso subito. Inizialmente volevo fare "Autunno a Milano" senza nemmeno ascoltare il resto. Poi, man mano che andavo avanti la scelta era sempre più difficile. Alla fine ho tirato fuori una rosa di quattro pezzi che ho cominciato a provare col gruppo perché volevo farla dal vivo. Di alcuni pezzi mi aveva colpito l'ambientazione, di altri l'arrangiamento, di altri essenzialmente il testo. "Sporca estate" era uno di quelli secondo me più intensi. Tra l'altro è l'unico pezzo che non ho provato col gruppo. Loro si erano infoiati tantissimo per "Io confesso" che è una canzone molto jazz. L'abbiamo provato, veniva anche molto bene. Il problema era che il ritornello è infame. Anche nel disco c'è una totale dispersione, sembra quasi che il batterista se ne vada per i fatti suoi mentre sta suonando: Piero da un'altra parte e gli altri dall'altra ancora... quindi era difficile per me sostenere quello che canta nel ritornello, anche se sono d'accordo con quello che canta nella strofa, che è bellissima. Insomma, è stata una scelta molto difficile... ci ho messo un mese e mezzo a scegliere il pezzo. Alla fine, siccome "Sporca estate" era quello che mi emozionava di più, mi sono messo contro tutti e l'ho fatto da solo a casa. Poi ho chiamato uno per uno i ragazzi a suonare il piano il contrabbasso eccetera. Fare un pezzo di Ciampi mi ha dato tantissimo. E poi sarà forse perché ho conosciuto prima la sua storia, la sua vita che non la sua musica ma mi ci sono appoggiato in maniera quasi religiosa.

Secondo Claudio Lolli, la poetica di Ciampi può dire qualcosa ancora di più ai giovani d'oggi piuttosto che quanto poteva dire allora. Che ne pensi?

Beh, io l'ho ascoltato adesso e mi ha emozionato adesso. C'erano delle cose che appena sentite mi facevano venire la pelle d'oca. Ad esempio "Autunno a Milano" è una fotografia di due innamorati che passeggiano, ma dentro c'è tutto e con un minimalismo incredibile. Indubbiamente Ciampi non è facile: è inutile che si dica che è una cosa che metti su e passi in radio. Non è una questione da grande pubblico - è che lui è un'artista che è rimasto e che può passare emozioni. E grazie al cielo ci sono delle persone che se ne sono accorte e hanno fatto qualcosa negli ultimi anni perché non si dimentichi. O non si riduca ad essere saccheggiato. Perché secondo me è stato saccheggiato molto.

La musica non la scriveva lui, ma a te è piaciuta anche la musica o solo i testi?

Quando l'ho sentito non lo sapevo. Ma non ho separato molto le due cose: generalmente quando non mi piaceva qualcosa era una sensazione globale.

Com'è partecipare al premio Ciampi? Quanto si sente Ciampi al premio Ciampi?

Io l'ho sentito. Sarà che io cantavo una cosa sua... sai, a me di "Sporca estate" è piaciuta proprio anche la tematica: l'ho trovato geniale. Poi a me entusiasmano le storie raccontate nelle canzoni, e questa è una canzone quasi cinematografica. Ho trovato geniale che uno potesse parlare dell'estate in questo modo e ho pensato che fosse addirittura autobiografica

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