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di Giorgio Maimone
Quanto tempo è passato da "Mediamente isterica"?
Ere geologiche. Questo giochetto non l'avremmo mai proposto
allora. Ma le canzoni di "Elettra",
come quelle di "Eva contro Eva"
occupano un posto particolare nella discografia di Carmen
Consoli. Sono opere unitarie, tratteggiate sì da un
insieme di canzoni, ma che si comportano come se fossero quadri
differenti di un polittico. In questo senso ecco che possiamo
considere le singole canzoni una per una, come se ognuna di
esse avesse la dignità e la completezza di un album
intero. Se fosse solo una canzone, "Elettra"
non sarebbe forse rappresentato dal brano omonimo, ma da "Mandami
una cartolina" o da "Perturbazione
atlantica". Le canzoni di questo album
raccontano tutte storie e sono tutte quante in grado di reggere
anche una lettura separata dalla musica. Se poi ci si aggiunge
la musica è gioia e stupore, nostalgia e partecipazione,
affetto e ammirazione. Partiamo dal principio che non non
ce n'è neanche una che non ci piace. Ma tant'è:
il gioco è questo. Per Carmen Consoli utilizziamo il
giudizio in "sirenette mediamente isteriche"!
Cinque sirenette rappresentano il massimo di gradimento, una
il minimo. Sono, come sempre, giudizi del tutto personali
che non inficiano in alcun modo il lavoro di Carmen né
le preferenze personali di chiunque altro. |
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Mandaci
una cartolina
Un
canto d'amore per un affetto adesso lontano eppure
così presente nel ricordo. Il padre di Carmen,
chitarrista preparato e ironico osservatore, còlto
in un ricordo affettuoso mentre prende il sole sulla
spiaggia con la solita camicia bianca, mentre canticchia
una canzone. Il violino alla fine assegna una nota
di dolce malinconia al ritratto, così vivo,
così caro. "Tra tutti i giorni in cui
potevi partire / perché hai pensato proprio
al lunedì"?
La
frase: "Chissà quale fine sarcasmo
d'autore / avresti sfoderato in questa triste occasione" |

Perturbazione
atlantica
"Signora
abbia pazienza, le piante non hanno fretta o scadenza".
Atmosfera sospesa di un giorno a primavera, con la
primavera in ritardo. I giorni sono confusi e inquieti
come mosche a tavola, la signora è nervosa,
i giorni sono "ingrovigliati". La primavera
quest'anno tarderà. Un guazzo, una serie di
immagini. Una novella.
La frase: "In quest'attesa interminabile
di ore ingrovigliate e incerte / un'improvvisa ondata
di rondini disegna voli strabilianti" |
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Marie
ti amiamo
Percussioni,
bozouki, voci arabe, Franco Battiato a salmodiare la strofa
in italiano
e Carmen a rilanciare lirico il ritornello in francese.
Scontro e incontro di culture e l'assassina eroica persa
tra i giardini di zagare e gelsomini. Marie ha sofferto
le pene dell'inferno, Marie ha ucciso sua madre. Andiamo
a leccarle i piedi.
La frase: "A
notte il corpo della luna incanta, ma io l'ignoro / appena
il cielo si sveglia / profumano i giardini di zagare e gelsomini
/ codici smarriti, linguaggi segreti, codici smarriti."
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Mio
zio
Un
pugno allo stomaco. Pura violenza di interprete e di intenti.
Lo zio ha violentato la nipote. Chissà da quanto
continua questo gioco? Brava bambina, gioiuzza fallo ancora,
che zio ti porta alla giostra. La nipote svela l'ignobile
gesto, ma non viene creduta: anzi, al funerale dello zio,
la disprezzano persino. E lei si concede l'estremo sberleffo
per chi avanzava le mani ingorde tra le sue gambe. Nuda,
in chiesa.
La frase: "Ho messo un rossetto
rosso carminio / e sotto il soprabito niente / in onore
del mio aguzzino"
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Non
molto lontano da qui
Quasi
un sequel di "Perturbazione atlantica". Il tempo
è inverso, ma non è solo causa sua se le cose
non vanno tra noi. Il panico incombente ci costringe ad
addomesticare un fervido sorriso d'un benessere improvviso.
Le carte, il rischio, il gioco d'azzardo, come il sole in
dicembre, come non bisognerebbe mai dimenticarsi che non
molto lontano da qui nevica.
La frase: "Amore mio non sempre
tutto volge per il verso giusto / ma non è soltanto
a causa del maltempo / il raccolto è andato perso
/ ed è buffo come a volte il tempo scorra meglio
del previsto"
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A
finestra
Il
"cunto", la passione siciliana per raccontare
storie. E queste sono le storie, tutte le storie che si
possono osservare da una finestra aperta su una via o su
una piazza: il mafioso ed il padrino, l'arricchito Turi
e sua moglie Giusy, la gente che si incontra e dice "ciau
cu na taliata". E' quasi un country di impianto popolare,
una danza pubblica, una domenica delle salme. Alcune molto
vive. Altre passate.
La frase: "Sugnu sempri alla finestra e viru a
ranni civiltà / ca ha statu, unni, Turchi, Ebrei
e Cristiani si stringeunu la manu / tannu si pensava "La
diversità è ricchezza" |

Ventunodieciduemilatrenta
Uno
scarto ancora, quasi che, a fine disco, Carmen avesse voluto
lasciare la porta aperta verso un altro modo di raccontare.
Mentre altrove il discorso è conseguente, questa
morbida ballata futuribile spezzetta il senso col sarcasmo.
Ritratto di borghesia moribonda ma immortale in una stanza.
Quadri onirici. Vertigine da terra.
La frase: "Signore e signori mi
spiace interrompervi / siete in arresto, devo rinchiudervi
nel ripostiglio / toglietevi le scarpe / Mettete sul tavolo
oggetti metallici e contenitori di liquidi / Se fate i buoni
vi lascio una coperta per l'inverno"
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Elettra
Elettra
metteva la cipria consueta nella penombra
Negli occhi il riflesso di sensi abusati e bagliori
di strada
Inquieta per l'ultimo appuntamento
Qualche
minuto e l'avrebbe rivisto.
Da giorni in conflitto per quel turbamento
Sublime ed affine al dolore
Quell'altalenare tra stato di grazia e sfiancante passione
Quel giovedì sera alle 10,40
Un confuso languore, l'odore di neve
Forse era ansia da prestazione
Il colmo per una che fa quel mestiere.
Elettra quale audace acrobazia
Toccare il cielo con un dito e poi ridiscendere
Amato bene abbracciami alla luce del giorno
Tra sguardi indignati e la frenesia del resto del mondo
Amore concediamoci quel viaggio imprevisto
la fuga dal solito itinerario costretto nella morsa
dell'abitudine.
Perdona il ritardo
all'altezza del bivio
fui colto da ignoto malore.
Le gambe inorganiche, lastre di ghiaccio, improvvisa
necrosi del cuore.
Per grazia divina la mente è rimasta
Illesa ed immune a ogni trepidazione.
Vengo a saldare il servizio d'amore:
Oltre 600 gradevoli ore.
Elettra quale audace acrobazia
Toccare il cielo con un dito e poi ridiscendere
Amato bene abbracciami alla luce del giorno
Tra sguardi indignati e la frenesia del resto del mondo
Amore concediamoci quel viaggio imprevisto
la fuga dal solito itinerario costretto nella morsa
dell'abitudine.
Amato bene abbracciami alla luce del giorno

Sud est

Siamo quasi alla terza puntata, dopo "Perturbazione
atlantica" e dopo "Non molto lontano da qui".
Ancora una volta le condizioni metereologiche fanno
da sfondo alle stagioni del cuore. Un invito al dolore,
un tripudio di onde anomale, il tumulto della tue parole.
Che senso ha ostinarsi a reprimere un desiderio e lasciarlo
alla porta fingendo l'assenza? Non lo sappiamo noi e
non ce lo dice Carmen, ma la canzone ha l'amarezza delle
occasioni perdute.
La
frase: "Spiegami in fondo che senso ha / aspettare
l'estate per poi / rimpiangere il freddo dell'inverno
/ dove il cielo è più terso / il sapore
dell'inverno".
Col nome giusto
1/2

Ancora l'insieme inestricabile di dolore e piacere,
paura e bisogno di ferire. Un qualcosa che non si riesce
a chiamare col nome giusto, specie quando in mezzo si
mette la lontananza. Che, come per Modugno, è
come il vento. Dare il nome giusto alle cose è
la strada che porta verso una ritrovata serenità.
Ma la trama della canzone resta tenue.
La frase: "Se la lontananza è come il
vento / nel tepore apatico di questa passione / non
sorprenderanno più le fiamme inattese / sotto
la cenere alcun sogno combustibile"
Elettra
1/2

Un magnifico testo, uno dei più belli, ma una
canzone che non prende, non resta nella memoria, non
scava tracce nel cuore. E' troppo forte la voglia di
seguire il testo: Elettra prostituta dal cuore dolce
che soffre per amore, al di sopra dei suoi sensi abusati.
Elettra con l'ansia da prestazione, il colmo quando
si fa quel mestiere. Elettra e oltre 600 gradevoli ore.
Un grande ritratto.
La frase: "Elettra
metteva la cipria consueta nella penombra / Negli occhi
il riflesso di sensi abusati e bagliori di strada /
Inquieta per l'ultimo appuntamento / Qualche
minuto e l'avrebbe rivisto."
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