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"Marinai, Profeti e Balene": canzone per canzone

di Giorgio Maimone
"Marinai, Profeti e Balene" è un album doppio. Quindi contiene tante canzoni ma, cosa ancora più importante, è un'opera con una sua unità, dove anche la posizione dei brani nella scaletta ha la sua importanza. Siamo in uno di quei casi, non infrequenti, dove l'insieme del lavoroè superiore alla somma dei suoi elementi. Però,però, in fondo si tratta sempre di canzoni. E allor aproviamo anche questi a particare il noto gioco. Quali ci piacciono di più e quali di meno? Beh, lavoro facilitato: le canzonic he non ci piacciono sono tre o quattro. E quelle che ci piacciono molto di più. E allora, per un momento proviamo a dimenticare l'opera nel suo complesso, Moby Dick e l'Odissea, Giobbe di Ceronetti e Lordi Jim di Conrad e parliamo solo delle canzoni. Il giudizio questa volta è epresso in "Balene"! Cinque balene rappresentano il massimo di gradimento, una il minimo. Sono, come sempre, giudizi del tutto personali che non inficiano in alcun modo il lavoro di Vinicio né le preferenze personali di chiunque altro. Ma facciamo anche un passo in più: visto che Vinicio ha ritenuto di spiegare le proprie canzoni alla stampa con una breve scheda riassuntiva. ecco che useremo per presentarle, le parole stesse di Vinicio. La musica, ossia i giudizi, invece è esclusiva farina del nostro sacco.

Le Sirene

"A volte appare la cosa intravista, la perla che colma la distanza infinita e appena visibile all'occhio. Come l'arcobaleno la cui pentola d'oro non è ancora stata trovata. Questa distanza ce la fanno sentire le sirene, voci che amano cantare nelle notti insonni, ma i volti amati si ripresentano all'appello. La loro seduzione sta nel metterci davanti tutti il mistero della nostra vita, come è stata, come avrebbe dovuto essere. Quella vita che ci tolgono mentre ce la stiamo cantando. Le sirene hanno le voce delle Onde Martenot, della commovente viola Maggini e del canto soffiato sul limite del niente, del grande sogno della vita che l'ha contenuto".

La frase: "Le sirene sono una notte di birra / e non viene più l'alba / Sono i fantasmi di strada che arrivano a folate e hanno voci di sirene"

Aedo

"Registrato a Creta, seduti in cerchio con in un "klephtikos", con l'ensemble famigliare di Psarantonis, l'ultimo della stirpe degli aedi, lo Zeus con la lira. Una ballata che viene dall'antichità, che attinge al tempo mitico in cui non esiste divenire. L'aedo non canta la sua storia, ma una storia che riguarda tutti. Il tempo della memoria, custodito dalle Muse, cui solo l'aedo cieco al mondo può accedere "come se avesse visto, come se ci fosse stato". "Soffri e impara e imparalo a cantare" è il compito prefissato per tramandare le sventure che danno gloria al canto".

La frase: "Chi aveva orecchie, chi potè sentire / ritrovò la sua vita, com'è, com'era stata. / Ah, soffrilo e poi impara / ah, e imparalo a cantare / Pathos mathos"

Billy Budd

"Un blues duro, una "prison song", da tamburo di sentenza e catene da esecuione. La chitarra acida di Marco Ribot, qui principe del Mali e il contrabbasso di Greg Cohen, mobile come un rettile a evitare i colpi di incudine del maestro d'ascia Zeno De Rossi, accompagnano al pennone dell'impiccagione i terrori e i desideri dell'ultima notte di Billy Budd. Billy, il bel marinaio, il gabbiere di parrocchetto, colui che nella nave sta più in alto ed è il più vicino alc ielo, Simbolo dell'innocenza che non è in grado di difendersi, esempio della fallibilità della giustizia"

La frase: "Sentinell, sei lì fuori? / Allenta le manette per favore /e girami su un fianco / sii gentile ho sonno / le viscide alghe mi si attocigliano già attorno / ho sonno""

La madonna delle conchiglie

"Al tempo in cui gli dei abitavano tra gli uomini, ogni naufrago, ogni straniero, doveva essere ben accolto, perché in lui avrebbe potuto celarsi un Dio. Tanto più una statua di legno restituita dal mare, con la pelle dipinta di un altro colore. Allora, come oggi, è più facile essere accolti come Dio che come uomo. A un Dio si ha sempre qualcosa da chiedere, e non ha bisogno di permesso di soggorno o passaporto. Ispirata alla santa Restituta venerata in Ischia e alle tante madonne protettrici di naviganti, questa marcia da carillon di automi è accompagnata da un ensemble di grandi conchiglie, suonate da Mauro Ottolini".

La frase: "La Madonna delle Conchiglie / è arrivata restituita dal mare / Senza carte, senza la scorta / senza permesso, senza passaporto
"

Lord Jim

"La ballata al pianforte avanza galleggiando sul Gamelan e le vele a ventaglio dell'oceano indiano, sospinta dai cori che, come in un western o in una tragedia, accompagnano l'eroe incontro al suo errore, Canzone sull'irrimediabilità dell'errore, sulla debolezza, sul carattere rivelato dal momento della scelta: sull'errare come conseguenza dell'errore".

La frase: "Per commettere un crimine / ci vuole il suo coraggio / ma per voltar la testa / basta la debolezza / Sono tutti complici / e non te ne vorrebbero / ti giustificherebbero, giustificando loro"

Le Pleiadi

"L'armonia delle sfere studiate Keplero. I movimenti celesti riprodotti dagli strumenti (arpa, archi, onde) accompagnano come costellazioni la navigazione del pianoforte a vela, dal castello di pietra nel mare omerico fino alla parte di sotto del cielo, dove domina la Croce del Sud. Un brano plasticamente sospeso che ruota intorno a una tonalità fissa per esprimere gli inganni e i simulacri generati dall'attesa".

La frase: "L'attesa è un inganno l'attesa / ma preferisce l'attesa / lei non mi crederà, perché ama la sua nostalgia"

Pryntyl

"Musical fantasticante degli abissi. Zigfield Follies da bordello anni '30 in cui Celine ambienta questo soggetto per balletto o cartoni animati, intitolato "scandalo negli abissi. La protagonista è Pryntyl, una sirenetta che una volta ottenute le game in cambio della coda, non esita a usarle, sgambettando e cantando in sirenese. Lo swing è assicurato dla gusto "fiesta Snack" dei grandi veterani Antonio Marangolo, Jimmy Villotti e Ares Tavolazzi. Il coro flautato del corpo di ballo è intonato dalle elegantissime Sorelle Marinetti. Vincenzo Vasi dà fondo a tutto il suo baule di suoni da animazione."

La frase: "Ma nell'abisso tutto è uno spasso / puoi sempre incontrare un pesce pagliaccio"

La bianchezza della Balena

"un incubo reso in musica dalla chitarra allucinata che avanza nelle tenebre dei ghiacci antartici: e che, come nel viaggio di Gordon Pym,, si spinge fino all'estremo terrificante candore del bianco, fino all'abisso di nulla che si apre davanti alla macchia lattea del cielo. L'aspetto amiguo e sinistro del bianco ha il suo innocente delle voci bianche. La chitarra scura, satura e scandagliante è quella di Asso Stefana. Gli accordi ribattuti si muovono in circolo, disegnati dall'insonnia del concertatore Stefano Nanni che ha collaborato alla musica".

La frase: "Bianco, l'inverno bianco, la neve bianca / bianca la notte / Bianca l'insonnia bianca, la morte bianca, bianca la paura è bianca"

Calypso

1/2

"Gli incantesimi di "colei che nasconde", il tentennamento tra lo sparire e il restare, il languore e la clandestinità, l'indugio sono i temi di questo calipso in setticlavio, i cuoi continui cambi di tonalità seguono la mutevolezza dell'animo dell'uomo che di giorno piange su uno scoglio e la notte gode dell'indugio e della festa dei sensi. Il coro delle ancelle è delle Donne sarde di Actores Alidos. La ripetizione circolare e reiterata della musica allude alla tentazione dell'immortalità."

La frase: "Preferisco tornare allo sforzo e al dolore / tornare a penare"

Dimmi Tiresia

1/2

"Una ballata ancestrale per scavare una fossa nella terra, versarci del sangue, fare apparire i morti e interrogarli al suono delle stampelle ritmiche della marimba e delle ossa. La lira di Psarantonis provoca l'apparizione del grande indovino a cui viene da chiedere se è meglio sapere o non sapere, se la nostra donna ci è fedele, se è bene partire o tornare. L'indovino paga il prezzo del suo conoscere con la solitudine"

La frase: "La conoscenza è distanza che separa / la fatica di conoscere / è più grande fatica di essere creduti?"

L'Oceano Oilalà

1/2

"Una giga da cantare, mentre anche le onde danzano a pecorelle. Un coro per farsi coraggiko di fronte alla tempesta, di fronte al capriccio del fato. Il timbro da festa di ballo è fornito dai bretoni Tinuviel di Guillaume Souweine, dalle ghironde di Carolina Tallone e dal coro di ciurma capitansto da David Muldoon, il Tom Waits dei Navigli"

La frase: "La nave che sbatte è il cicchetto che fuma / quando vanesio si incipria di schiuma / Noi vogliamo del rum"

Polpo d'amor

"Il polpo in cerca di compagna apparsi nell'ultimo disco dei Caleixico,c he al movimento dei suoi tentacoli avevano dato la musica, stavolta si ripresenta immerso in un suono più liquido. Accompagnato invece che da trombe mariachi da sezioni di claroni mellotron e da percussioni acquatiche, nascosto dietro gli spruzzi di inchiostro del tremolo della chitarra di Jimmy Villotti"

La frase: "L'abisso è scuro, scuro / l'inchiostro è nero, nero" / mando messaggi di profondità"

La lancia del Pelide



Un madrigale sulla ferita che l'amore infligge, quella che solo l'amato che l'ha inflitta può curare. La lancia affilata è la lira cretese di Psarantonis che produce il lamento della ferita. Il balsamo della guerigione è nella viola d'amore, nella carezza piena di partecipata tensione degli archi in quartetto di Edoardo De Angelis.

La frase: "Guariscimi ora / tu sola hai la cura / non vale che cerchi altrove consiglio e premura / Guariscimi ora / tu che hai la cura / il tuo amore è una lancia appuntita / che può toglier la vita"



Le Sirene

le sirene ti parlano di te
quello che eri
come fosse per sempre
le sirene
non hanno coda ne piume
cantando solo di te
l’uomo di ieri
l’uomo che eri
a due passi dal cielo
tutta la vita davanti
tutta la vita intera
e dicono
fermati qua
fermati qua

le sirene ti assalgono di notte
create dalla notte
han conservato tutti i volti
che ha amato e che
loro hanno le sirene
e te le cantano in coro
e non sei più solo
sanno tutto di te
e il meglio di te
è un canto di sirene
e si sentono il rimpianto
di quanto è mancato
quello che hai previsto e non avrai
loro te lo danno
solo col canto
ti cantano di come sei venuto dal niente
e niente sarai

le sirene sono una notte di birra
e non viene più l’alba
sono i fantasmi di strada
che arrivano a folate
e hanno voci di sirene

limpidi e orecchie di cera
per non sentirle quando è sera
per rimanere saldo
legato all’abitudine
ma se ascolti le sirene
non tornare a casa
perchè la casa è
dove si canta di te
ascolta le sirene
non smetttono il canto
nelle veglie infinita cantano
tutta la tua vita

chi eri tu
chi eri tu
chi sei tu

chi eri tu
chi eri tu
chi sei tu “lemosino”???

perchè continuare fino a vecchiezza
fino a stare male
e già tutto qua
fermati qua
non hai che dove andar

le sirene non cantano il futuro
ti danno quel che è stato

il tempo non è gentile
se ti fermi ad ascoltarle
ti lascerai morire
perchè è tanto incessante
ed è pieno d’inganni
e ti toglie la vita
non te la scartano


Nostos

1/2



"Cori gotici alti come onde di oceano accompagnano la citazione dell'Ulisse infernale per fare risuonare ancora il suo ammonimento sferzante: "Fatti non foste a viver come bruti". Esortazione solenne per vincere il ritorno, per lasciarsi alel spalle i recinti del conosciuto, per affronare il folle volo di ogni nuova nostra vita"

La frase: "Né pietà di padre, né tenerezza di figlio, né amore di moglie / Ma misi me per l'alto mare aperto / oltre il recinto della ragione / oltre le colonne che reggono il cielo".

I fuochi fatui

1/2



"Il destino come la balena si riconosce dalla coda. Per quanto mandi sbuffi e segnali lo si conosce solo quando è passato. Cori solenni accompagnano la manifestazione del soprannaturale, l'annunciazione e il compimento del fato. Cosa ci spinge come in un incantesimo a obbedire, a soggiacere a un destino che appare premeditato dalla nascita del tempo?"

La frase: "Dove vanno gli assassini, marinaio? / Chi dovrà sentenziare / quando il giudice stesso è trascinato alla barra?"

Job



"Il lamento urlato contro il silenzio di Dio, contro la sofferenza senza causa e il trionfo senza merito, l'ammutinamento alla potenza senza giustizia che domina il nostro fato- Il Dio fuori misura dell'Antico Testamento, che deve nominare il Leviatano per mostrare lka sua opera immensa, violenta e incomprensibile"

La frase: "
Tu che hai messo in me la grazia della vita / tu che fai dei miei giorni un'ombra / ecco che nascondi nel tuo cuore / terra buia come la tenebra / dove non brilla che oscurità"

Il grande Leviatano



"Essere precipitati nel ventre dell'oscurità, nell'umido tepore del grande mostruoso Leviatano Capitale, dove non regnano né virtù, né conoscenza e nemmeno senso del destino. Cori solenni danno a questa visione biblica ispirata al grande ammutinato Jonà, un tono da innio dei Padri Pellegrini. L'inno sfocia in un autentico canto di baleniera, "The whale fish song", così il coro, da canto solenne, si fa canto da lavoro"

La frase: "
Le coste ed i terrori di dentro la balena / facevano a me intorno un buio spaventoso" ."

Goliath



"La carcassa imbalsamata e ambulante della balena Goliath, portata in mostra come un freak show. Il suono della gigantesca, smisurata "Maquina Mecanica" brevettata dai barcellonesi della Franca Xica, "Cabosanroque", accompagna, insieme all'organo di barberia, l'esposizione del mostro innocente cavalcato dal cavaliere nano dell'apocalisse".

La frase: "
La balena è un totem / è il nostro sacrificio / il suo occhio vuoto e spiaggiato / che ancora si ostina a guardare"

Vinocolo

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"L'ubriacatura del ciclope messa a fuoco attraverso la lente avvicinante del vino. Una canzone sull'avvicinamento al diverso"

La frase: "
Vino vinocolo / vino monocolo / vino con un occhio solo / Attenti al cannibale"