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Gli
anni ‘80 per Edoardo Bennato sono un periodo particolare.
Se possibile, ogni singolo movimento sia nelle classifiche di vendita,
sia nel gradimento dell’artista presso pubblica e critica
vengono percorsi. Partiamo a inizio decennio con un Bennato al massimo
della forma e della fama, scendiamo gradatamente in una fase di
crisi creativa e di credibilità sempre più marcata,
che cultura in un paio di cd completamente “sbagliati”
per la sensibilità dell’epoca, ma chiudiamo la decade
con un bennato in nettissima ripresa e crescita di consensi, tanto
che viene scelto, assieme a Gianna Nannini, nel 1990 per cantare
la sigla nientemeno che dei mondiali di calcio in Italia, che la
nazionale di Vicini, con Vialli, Mancini, Baggio e Schillaci sembra
destinata a vincere (ma non sarà così).
Però "Un’estate italiana"
(conosciuta anche come "Notti magiche")
dell’inedito duo Bennato/Nannini sarà un successo e,
peraltro, una delle poche canzoni piacevole messe a suggello di
una grande manifestazione. Ma qui siamo già nel 1990, ossia
nel decennio successivo. Rimettiamo tutto sulla testa e proviamo
a ripartire dal 1980. Com’è la situazione di partenza?
Abbiamo lasciato Bennato reduce dal grande successo di “Burattino
senza fili”, a cui seguono tre anni di intervallo.
Poi, all’improvviso, quando nessuno se lo aspetta, arrivano
due Lp a distanza di pochissimo tempo: quindici giorni. Senza saperlo,
Bennato precederà Bruce Springsteen e Tom Waits che, parecchi
anni dopo, editeranno due album in contemporanea: “Human
touch” e “Lucky Town”
il primo e “Alice” e “Blood
money” il secondo. Le motivazioni di queste scelte
restano quasi sempre avvolte dal mistero. Comunque il primo lp del
decennio di Edoardo Bennato è “Uffà
Uffà” (con l’accento sulla à),
registrato in febbraio a Bruxelles e arrivato con un carico di Tir
alla Ricordi un mese dopo, suscitando il disappunto generale. E
già, come direbbe Battisti, perché intanto Bennato,
in patria, aveva finito di registrare (ed era già pronto
ad uscire) “Sono solo canzonette”,
album del genere favolistico, questa volta ispirato a Peter Pan,
con cui si puntava a ripetere il successo di “Burattino
senza fili”. A posteriori “Sono sono
canzonette” è decisamente superiore al suo
“gemello primiparo”: contiene un classico di tutti i
tempi come "L’isola che non c’è",
ottime canzoni di una stagione come "Dopo il liceo
che potevo far", un hit da juke-box come "Sono
solo canzonette" (in anticipo sul Jannacci della
celebre frase “Trattasi di canzonette”) e altri piacevoli
rock come "Il rock di Capitan Uncino"
o "Rockoccodrillo" o ancora
"Ma che sarà" e il puntuale
excursus quasi classico di "Tutti insieme lo denunciam".
Prova ne sia che l’opera (rock?) incontra subito il favore
del pubblico e debutta direttamente al primo posto in Hit Parade.
Ma “Uffà Uffà”, contemporaneamente,
meno levigato, più rock, più rozzo, cattivo e dissacrante
serve a rifare il palato ai fans più duri e puri del primo
Bennato e così, fatto più unico che raro, i due dischi,
il 25 maggio 1980 si piazzano al primo e secondo posto rispettivamente
in Hit Parade. Ecco le rispettive scalette:
1980 “UFFA’!
UFFA’!”
Li belli gladioli/ Sei come un juke-box/ Così non va, Veronica/
Allora, avete capito o no?/ Che combinazione/ Restituiscimi i
miei sandali/ A Licola/ Uffà! Uffà!
1980 “SONO SOLO CANZONETTE”
Ma che sarà/ Il rock di Capitan Uncino/ Nel covo dei pirati/
Dopo il liceo che potevo fare/ L’isola che non c’è/
Rockoccodrillo/ Tutti insieme lo denunciam/ Sono solo canzonette
Differenti nel mood, i due album lo sono anche nella confezione:
busta singola con pochissime indicazioni per “Uffà
Uffà”, dove Bennato appare solo in disegno, mentre
“Sono solo canzonette” comprende un album apribile
con i testi delle canzoni e un album a fumetti a colori che racconta,
come il disco, la storia di Peter Pan in questa concept-album.
”Uffà
Uffà” non contiene singoli trascinanti, ma solo belle
canzoni, irridenti e ironiche come lo scatenato Restituiscimi
i miei sandali (giuro, un vero “must” nell’intellighenzia
di sinistra ai tempi, soprattutto durante le vacanze al mare,
ma anche elevato a vero e proprio modo di dire) oppure A Licola
(sotto la canicola) o Così non va, Veronica (ecco un nuovo
richiamo a Jannacci!). Oltre a Sei come un Juke-box e la title
track che confermano Bennato come personaggio di sinistra, non
pacificato e non disponibile a venire a patti con l’industria
discografica. Un duro e puro, insomma. Ecco perché il tonfo
successivo sarà più duro. Perché verrà
appannata proprio questa immagine.
Comunque doppio successo di vendita, con disco di platino per
“Sono solo canzonette”.
Trionfale anche il tour che seguirà, con ottomila persone
alla tappa di Milano a San Siro e concerto finale allo stadio
San Paolo di Napoli con cinquantamila “officianti”
del rito ad applaudirlo spasmodicamente . L’appetito vien
mangiando e per festeggiare questo avvenimento, l’anno successivo,
nel 1981, uscirà un 45 giri con la facciata B più
famosa di quella A: Canta appress’a nuie è infatti
la canzone finale di quel grande concerto, che molti, per anni
confonderanno con Eaa, canzone da “La torre di Babele”
che non ha niente in comune, se non che è il verso con
cui Bennato inizia a cantare “Canta appress’a nuie”.
Brano principale del 45 giri è una versione italiana di
una nota canzone di Ry Cooder (Going down to Hollywood) dal titolo
E invece no. Il disco ottiene un ottimo successo commerciale fino
ad arrivare al secondo posto in hit parade.
Nel 1982 esce, sempre a 45 giri, Nisida”/A freva a quaranta.
Gran bella canzone, a cui Bennato è molto affezionato (la
riproporrà spesso dopo di allora), ma meno baciata dal
successo.
L’anno successivo è la volta di un nuovo concept-album
questa volta ispirato alla favola del Pifferaio magico, ossia
“E’ arrivato un bastimento”. E qui inizia una
prima sottile disaffezione per “il personaggio” Bennato,
non solo per il cantautore, che per la terza volta cerca di proporre
uno schema molto simile, troppo simile ai suoi grandi successi
precedenti. Ma il pubblico questa volta non gli crede più.
O comunque non è più disposto a credergli come prima.
E anche la sapiente alternanza di rockazzi duri e puri e romanticherie
della più bella, che pure aveva scandito i tempi del successo
del rocker-architetto napoletano, mostra qui la corda. Ogni favola
è un gioco ha tutti i mezzi per diventare un successo (e
lo diventa), ma è sotto il piano del rock che questa volta
manca il pezzo che possa fare crack! Assuefazione, anche a distanza
di tempo, è una piacevole canzone, ma non in grado di ricordare
Il gatto e la volpe, così come Addosso al gatto e Il gatto
mangia il topo iniziano a stancare sotto il profilo favolistica.
Ma, seppure inferiore, il successo, in fondo non manca nemmeno
qui, anche se, in definitiva, il disco non sfonda, nonostante
le premesse, lo sforzo ideativi, un disco mix allegato al 33 giri
e il consueto librettino di spiega della favola. Nel tempo, di
questo disco, si ricorda solo “Ogni favola è un gioco”.
Ecco la tracklist:
1983
“E’ ARRIVATO UN BASTIMENTO”
La città trema/ Ogni favola è un gioco/ Assuefazione/
Addosso al gatto/ Sarà falso, sarà vero/ Troppo,
troppo/ Eccoli i prestigiatori/ Una ragazza/ E’ arrivato
un bastimento/ Lo show finisce qua
Il Mix contiene: Specchio delle mie brame/ Il gatto mangia il
topo
Il torpore
delle vendite non viene scosso nemmeno dal disco successivo. Che
è, nel 1984, il primo live di Bennato, ritenuto, peraltro
allora, personaggio particolarmente adatto per dischi dal vivo.
Unico brano in studio è il primo: “E’ goal”
che è stato commissionato per la “Domenica sportiva”
e che dà il titolo anche al live. Fanno parte del live
i due singoli precedenti e ripescaggi remoti come Una settimana
un giorno e Un giorno credi. Dall’ultimo disco arrivano
due canzoni: Ogni favola è un gioco e Lo show finisce qua,
ma la formula non piace e per Bennato, a metà decennio,
si spegne la luce. Ne sono testimonianza le presenze nelle classifiche
di vendita: “La torre di Babele” era stata 5 mesi
in classifica con un sesto posto come massimo, “Burattino
senza fili” undici mesi col primo posto, “Uffà
Uffà” sei mesi col terzo posto, “Sono solo
canzonette” sette mesi col primo posto, ma “E’
arrivato un bastimento” solo quattro mesi, “E’
goal!” tre mesi e il successivo “Kaiwanna” solo
due mesi. “E’ goal!” non entra mai nemmeno tra
i primi dieci. Ecco, comunque la sua scaletta:
1984
“E’ GOAL!” (Edoardo Bennato live!)
E’ goal!/ Nisida/ Ogni favola è un gioco/ Canta appress’à
nuie/ Cantautore/ Un giorno credi/ La torre di Babele/ Lo show
finisce qua/ Una settimana un giorno
Dicevamo
sopra che anche il successivo disco di Bennato non “prende”.
Il motivo questa volta è semplice: è un brutto disco.
Forse il più brutto della produzione bennatiana, che pure
riluce altrettanto di perle quanto di tonfi. “Kaiwanna”
è un tentativo affannoso per rimontare la corrente e per
non sentirsi irrimediabilmente superato a soli 35 anni. Bennato
tenta da solo di “mettersi la minigonna” e di truccarsi
pesante, per star dietro alla musica di plastica degli anni della
“Milano da bere”, del riflusso, del ripiegamento sul
privato. Smessi i panni del rocker cerca di elettrificare la sua
base, ma purtroppo cede alle facili sirene dell’elettronica
e soprattutto di un mondo testuale che si fatica a riconoscere
come suo. Per intenderci l’85 è l’anno in cui
sulla vetta della classifica si alternano i Wham con “Make
it big”, i Duran Duran con “Arena!”, gli Spandau
Ballet con “Parade” e Madonna con “Like a virgin”.
Unica alternativa italiana Claudio Baglioni con “La vita
è adesso”. Questo gioco da “puttana”
discografica non paga e, per la prima volta davvero, Edoardo che
ha giocato a lungo a fare “il rinnegato rock”, rinnega
il suo stesso mondo fatto di favole, ironia e vita. Da questo
disco non c’è nemmeno un brano da ricordare e credo
non se le ricordi neanche lo stesso Bennato. Nella classifica
annuale il disco si piazza solo al 27esimo posto. Ecco comunque
la tracklist:
1985
“KAIWANNA”
Eroe fantasy/ In cerca del futuro/ Zero in condotta/ Relax/ Kaiwanna/
Asia/ Cinque secoli fa/ Guarda là
Il tonfo
discografico porta anche alla fine del rapporto discografico decennale
con la Ricordi. Dopo due anni di silenzio (e, immagino, di ponderosi
ripensamenti) arriviamo a “Ok Italia”, personalmente
un disco che non mi scuote neanche un po’. La stella di
Edoardo sembra tramontata e in grado di non brillare più,
ma il disco raccoglie più interesse del precedente, nonostante
le sue tematiche scontate e i testi sfiatati: sette mesi nelle
classifiche con un quinto posto e un singolo (Ok Italia/ Era una
festa) con un video annesso con protagonista Susanna Huckstep,
ossia Miss Italia (sigh!) che resta per mesi tra i più
venduti. Diciamo che il Bennato di “Ok Italia” è
molto più “filone” del precedente. I suoni
sono morbidi e studiati, il rock è messo per un attimo
in soffitta, di blues non ce n’è più, ma fortunatamente
neanche i precedenti accenti “disco” compaiono più.
Diciamo che è del “sano” pop di consumo e come
tale viene consumato. Bennato sta cercando di cambiare giro e
di piazzarsi per vedere cosa farà da grande. Verrebbe da
ricordargli un suo stesso testo: “Ti hanno iscritto / a
un gioco grande / se non comprendi / se fai domande / Chi ti risponde
/ ti dice: è presto / quando sarai grande / allora saprai
tutto...” (Quando sarai grande). La gioventù se n’è
andata e non dice anche Ligabue che “si nasce incendiari/
si muore pompieri”. Ecco, “Ok Italia” è
l’album da pompiere di Bennato che lo riporta comunque al
quinto posto tra i dischi più venduti dell’anno.
Patetico è il testo di Era una festa che forse vorrebbe
fare il verso alla sua bella Festa di piazza di dieci anni prima.
Primo album per la Virgin e viatico per una discreta carriera
internazionale. A chiusura di quest`anno particolarmente proficuo
infatti, Edoardo suona all`Apollo Theater nel cuore di Harlem
a New York. La consueta scaletta del disco (Mestieri che si inventano
e Chi beve, chi beve sembrano avere qualcosa in più degli
altri brani), anche se ormai si parla di cd:
1987 “OK ITALIA”
OK Italia/ Mestieri che s’inventano/ Allora chi!/ Era una
festa/ La città obliqua/ Tu vuoi l’America/ Chi beve,
chi beve/ La televisione che felicità
Alla fine
dell’anno viene pubblicato un altro live, contenente, però,
due LP. Tutti i suoi più grandi successi e due inediti:
Vai Milano, vai Milano e Chissà, chissà destinati
a non lasciare traccia. Ma la raccolta di successi dal vivo è
ricca e interessante, anche perché viene lasciato grande
spazio ai primi successi e dei “nuovi” trovano spazio
solo Nisida, Mestieri che si inventano e, naturalmente, Ok Italia.
1987 “EDOARDO LIVE”
Meno male che adesso non c’è Nerone/ Quando sarai
grande/ La fata/ Nisida/ Chissà, chissà/ Mestieri
che s’inventano/ In fila per tre/ Il rock del capitan Uncino/
Cantautore/ L’isola che non c’è/ Una settimana
un giorno/ Detto tra noi/ Guarda là/ Tu vuoi l’America/
Vai Milano vai Milano/ Medley: Sono solo canzonette – Il
gatto e la volpe – Ok Italia
Arriviamo
al 1988 e troviamo solo un mini cd con cinque brani, di cui quello
trainante, ossia Il gioco continua che è anche la title
track, è comunque una cover di Games people play di Joe
South, già ripresa anni prima dalla Formula tre col titolo
di Avevo una bambola. Un’altra canzone, Chissà, chissà
c’era già sul live dell’anno prima e il resto
sfuma nel non ricordo e nel cestino delle inafferenze. Il mini
cd non vende, nonostante la presenza di Tony Esposito che collabora
all’intero album. Bennato, di suo, da questo disco salva
Una ragazza. Nello stesso anno esce un libro scritto da Giorgio
Darmanin: “Il succo del nocciolo”, edito da Gremese
che è una sorta di biografia autorizzata.
1988 “IL GIOCO CONTINUA” (Mini LP)
Il gioco continua/ Una ragazza/ Cinque secoli fa/ Napule napule/
Chissà chissà
Siamo a fine
decennio, ormai, Bennato il 23 luglio compie 40 anni e si concede
alla nostalgia.Infatti ben altra musica propone il fortunatissimo
e vendutissimo “Abbi dubbi”. E’ puro rock &
roll, non solo rock. Siamo a Elvis e a prima di Elvis. Rock stile
“American Graffiti” dal piacevolissimo incedere e
dalle forte suggestioni. Viva la mamma (primo posto in Hit parade
come singolo e sei mesi in classifica) poi è una stilettata
al cuore per tutti i tardo romantici e mammoni d’Italia
ai quali si ricorda che prima di diventare mamma, la candida vecchietta
è stata donna e donna giovane, che ballava il rock, si
faceva lanciare per aria, riafferrare al volo, in uno svolazzare
di gonnelle e sottogonne che, all’epoca, rappresentavano
il proibito, prima della tradizionale pomiciata in macchina. Bei
vecchi tempi, sembra dire Bennato e ci tira tutti dentro questa
enorme nostalgia, con grande maestria. L’album piace a tutti
e vende, fino ad arrivare al secondo posto nella classifica, con
il suo calibrato mix di lenti strappacuore e brani svelti. Ma,
soprattutto, per la prima volta da qualche tempo, diciamo da inizio
decennio, Edoardo riesce a raccontare una storia tutta intera,
tenendo l’attenzione desta e senza attimi di cedimento manifesti.
E per far questo non si risparmia nulla. Nemmeno il “doo-wop”
all’inizio di Stasera o mai. Travolgente Mergellina con
il ritorno della fida armonica che tanto fa Bennato dei primi
tempi e sotto un solido rock. Ottima ed energetica la title track,
che corrobora il successo di vendita del singolo, di cui sarebbe
lato A, ma in realtà oscurato da Viva la mamma. Fascinosa
La luna e grande atmosfera in Ma quale ingenuità. Verrebbe
tanta voglia di dire Bennato è tornato. Se solo si fosse
sicuri che sotto tutto c’è ancora la vecchia e graffiante
ironia. Il sospetto che resta però è che Bennato
ci creda proprio e per questo faccia un disco sincero, ma senza
voglia di graffiare. In ogni caso questa uscita dal decennio è
la migliore che poteva darci. Nel canzoniere bennatiano quindi,
per quanto riguarda gli anni ’80, i corni migliori sono
agli estremi: il primo e l’ultimo disco del decennio. Quello
che seguirà è comunque un'altra storia.
1989
“ABBI DUBBI”
Sogni/ La luna/ la chitarra/ Stasera o mai/ Mergellina/ Viva la
mamma/ Abbi dubbi/ Vendo Bagnoli/ Ma quale ingenuità/ Zen
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