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Selezioni del Pistoia Blues Festival 2004

di el Fiesta

C’è stata un po’ di maretta intorno alle definizioni: Blues, Non Blues, il Festival va fatto così o va fatto cosà ed io, adesso, posso parlare più liberamente perché prima ero in palese'’ conflitto di interesse.
Ho partecipato alle selezioni per il Pistoia Blues Festival. Mi sono presentato 'just for fun' e veramente con l’intenzione di raccogliere del materiale per il libro che sto scrivendo e per confrontarmi e conoscere persone che suonano bene. Mi sono presentato volutamente in duo acustico (chitarra & armonica). Questa premessa è dovuta. Come è giusto chiarire che per me Voodoo Chile è un Blues, tanto per intenderci sui colori che ho in testa parlando di musica del diavolo. Condivisibile o no questo è il mio pensiero.

Il locale (Blue Inn Caffè di Bologna) ci ha fornito un service ottimo e di qualità. I tre gruppi che si sono esibiti hanno avuto tutti parità di trattamento e grande cortesia e professionalità. Era la prima volta che partecipavo al concorso e la mia impressione è stata più che buona. Il locale, dopo il sound check, ci ha preparato una tavolta dove abbiamo cenato tutti insieme. Fra i gruppi si è subito creato un bel feeling. Si parlava di musica, cinema, ma anche di donne e di vino. Non c’è stato clima di tensione nè di competitività. Questo forse è anche merito dei gruppi e delle persone ma è giusto segnalarlo.

Le proposte in cartellone sono state varie. Si è passati dal mio duo acustico, il FIESTA & Co. che ha proposto quello che doveva proporre, alle citazioni di classici Blues dei RABBER BAND che sono dei signori di Padova simpaticissimi e bravissimi, alla fusion dei parmensi MANEKI NEKO che scrivono ottima musica che ottimamente suonano.

È stata proprio una bella serata, molta qualità e grande feeling. Soprattutto fra i musicisti. Magari è pure '’andata di culo'’ e le umanità in gioco erano sane, io questo non lo so dire. Però un po’ le serate siamo noi musicisti a colorarle e non è sempre colpa degli altri.

Per quanto riguarda la 'Musica', invece, il discorso diventa soggettivo. A me piace il Pisolini, mi piace il soggetto, per cui Vi scrivo libero e butto nel cesso i miei pregiudizi. Per lo meno ci provo. A me viene da pensare che senza i Cream ed Hendrix, per fare giusto due nomi, certe cose della musica nera (Robert Johnson?) oggi sarebbero circoscritte ad un '’si dice'’. Si può discutere sul '’purista'’ o '’non purista'’ ma una cosa è certa al riguardo della contaminazione. Se non è '’sincera'’ è intuibile, quindi non fa più paura e si perde da sola. Mi ripeto, non entro nel merito di nomi e persone che non conosco ma una cosa è certa: in Italia Paolo Conte, e oggi anche Gianmaria Testa, sono stati utili alla diffusione di certo tipo di 'gièz' come Roberto Ciotti (No More Blue?) e ad un certo tipo di 'blùs', Vinicio Capossela ai 'suoni gitani’ e via discorrendo. Le riletture, quando si appropriano del pezzo e (e qui è piu’ difficile) del suo colore hanno un valore e danno valore. Ai tempi il signor Bob Dylan se ne è sentite dire di tutti i colori quando ha cominciato a suonare elettrico perché certa gente di ambiente folk ' non accettava'’. Hendrix suonava quelle cose e non se lo fumava nessuno fino a quando l’uomo della porta accanto non ha detto '’..ti porto a Londra'’. Si può dire la stessa cosa dei Beatles che all’inizio '’bissavano'’ il buon vecchio Chuck Berry, o di Elvis che ha ripreso cose nere. Per non parlare di J.L.Lewis, ma di '’storie'’ così è piena la storia della musica e dell’arte tutta. Chi lo va a dire a Keith Richards che '’lui'’ non sente il blues nelle vene? Onestamente chi glielo va a dire? Van Gogh, Beethoven, Martin Luther King, Charlie Parker o Muddy Waters, Papa Giovanni XXIII, Gesu Cristo.. quante sigarette si sono fumati prima che passasse il loro 'modo’? Quando cerchi di cambiare le regole del gioco non è tutto immediato. L’importante è da dove parti, poi dove arrivi è un dettaglio. La'’genialità'’ è spesso figlia di un'’errore'’. Questo è il valore della contaminazione, il resto è Juke Box. Forse il'’Blues'’ puo’ ancora essere un trampolino di lancio e qualcuno il MISSILE.

Io non sono un Bluesman, non mi sento un Bluesman. Io alla fine sto solo scrivendo un libro sulla musica nera. Ogni tanto suono nei locali con la mia chitarra acustica ma questa è un’altra storia e questo '’articolo'’ è volutamente preso di lato. Ogni tanto scrivo per i ragazzi dello Spaghetti Pensiero perché noto che Deo e Michele hanno un bellissimo 'germe', ed io lo voglio coltivare perché è sano. Free-Lance di pensiero liquido.

Le tre proposte di martedì al Pistoia erano tutte di 'qualità', perché in tutte e tre c’era un 'credo’. Qualsiasi scelta abbia fatto la giuria non è determinante. il punto sta nel 'prima'. BluesInn ha permesso un 'prima'. Questo è il punto. Il Pistoia Blues Festival è chiaramente il Festival del Blues e questo deve rimanere. In questo ho identità di vedute con Lou. Ma non va negato a priori la ricerca di un '’errore interessante'’

Il Blues puo’ avere una nuova giovinezza. Ve lo dice un NonBluesMan. Credetemi. Ma cercate di buttarli giù i muri. I muri non servono a niente perché le idee sono più forti e poi.. questi benedetti '’Blues'’ a me sembra che siano nati proprio dalla sofferenza data dai muri che erano imposti da chi sapeva '’cosa è giusto e cosa sbagliato'’ ed io ne ho piene le corde (tutte e sei) di queste menate. E’ solo che oggi forse il Blues ha proprio bisogno, proprio oggi, di ritornare a parlare alla gente perché la gente forse ha proprio bisogno di questo.

E queste '’righe'’ ve le scrivo anche se ho saputo che la selezione ha premiato i carissimi' vecchietti‘ della RABBER BAND che personalmente stimo e che colgo l’occasione di salutare perché hanno fatto un’esibizione che a me è piaciuta tantissimo.

Chiudo con una 'domanda’ alla quale vorrei che si pensasse seriamente: ma se un qualsiasi Blues Man 'Puro, Nostrano & Santissimo’ si fosse trovato ad aprire un concerto di Curt Cobain al Pistoia Blues Festival, avrebbe rifiutato perché indignato? Non è che per magia sarebbero venuti fuori dei collegamenti fra la maledizione di quel signore di Seattle con quella di Robert Johnson? Perché l’ambiente del 'Blues’ in Italia non si mette a pensare un po’ più in '’grande'’? Forse che '’When Love comes to town'’ (BB King/U2) non sia anche quello un furbo ma sempre originalissimo '’errore'’? Chiedetevi onestamente sta cosa ed onestamente rispondete a Voi stessi. Ma per davvero però, non per onore di musa bellissima ed ispiratrice.

Io mi auguro di avere anche 'Lou’ come ospite di un capitolo di quello che vado a scrivere. Perché il suo amore per la Musica del Diavolo è sincero e questa cosa si vede. Ma a 'Lou', come a tanti amanti del genere ricordo che il Diavolo era pur sempre un Angelo. E forse addirittura il più bello. Questi sono i Figli di Caino, ragazzi. A buon intenditor poche parole.

Spero di aver seminato un'’germe'’ utile, a tutti.
Il resto è un’altra storia, come sempre. Perché la Vita le sue risposte un po’ alla volta le dà.

Lo Spaghetti Blues sta diventando un veicolo molto interessante perché è fatto di persone ' vive' a prescindere dai propri e giusti '’credo'’. Mica male l’idea di unire le forze per uno stesso fine. Lunga vita ai maledetti, a tutti perdenti ed alla loro Musica.

Ultimo aggiornamento: 14-03-2004
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