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Festa d'aprile a Milano

Yo Yo Mundi e partigiani insieme per i 60 anni della liberazione
di Nicola De Renda

24 aprile 2005 ore 16.30, teatro dal Verme, Milano. Un pomeriggio d'aprile, per celebrare i 60 anni della liberazione dal nazifascismo.
La sala è pienissima, la gente era già in coda da più di un'ora prima. Peccato vedere poche facce giovani, che dovrebbero essere i naturali destinatari di un evento del genere.

Il pomeriggio è occupato per la prima parte da uno spettacolo degli Yo-Yo Mundi, "La Banda Tom e altre storie partigiane". Onore al merito dell'organizzazione, la provincia di Milano, che ha fornito un palcoscenico degno a una delle realtà artistiche più interessanti del nostro panorama, una band a cui i confini della sola musica (per quanto d'ottima matrice autoriale) sembrano stare sempre più stretti e che sa aprirsi a nuove forme espressive, al teatro, al cinema, alla letteratura.

"La Banda Tom e altre storie partigiane" è uno spettacolo che prende spunto da un episodio di resistenza a Casale Monferrato e mette insieme canzoni tradizionali ("Festa d'Aprile", "Bella ciao", "I ribelli della montagna", "The partisan"), vere e proprie perle cantautoriali ("Le storie di ieri", "W l'Italia" di De Gregori, "Brigata partigiana Alpahaville" di Lalli, "Stalingrado" degli Stormy Six, "Eurialo e Niso" dei Gang), brani originali del gruppo ("Tredici", "L'Ultimo Testimone", "Al Golgota") e letture sceniche (a opera di Giuseppe Cederna e Fabrizio Pagella), con memorie e brani letterari ispirati alla lotta di liberazione. Sul fondale scorrono immagini d'archivio mescolate a preziose fotografie ritrovate negli album di famiglia di molti "testimoni". Lo spettacolo è finito anche in un cd-dvd ("Resistenza"), di cui trovate ampia recensione. Non mi dilungo, quindi, sulla qualità artistica della proposta, una dimostrazione di come si può fare spettacolo usando la memoria, di come si può lottare contro l'oblio divertendo ed emozionando: mi resta solo da aggiungere che gli Yo-Yo Mundi hanno conquistato, con il loro sound inconfondibile (una miscela di rock, suoni elettronici e una fisarmonica portentosa), un pubblico sicuramente non facile, composto com'era in maggioranza da persone poco abituate alle chitarre elettriche e agli alti volumi della musica in sala. Ma alla fine gli applausi sono stati calorosi, lo spettacolo, che è molto di più di un concerto, funziona. Nota di merito per Giuseppe Cederna, un attore veramente maiuscolo.

La seconda parte si apre con la salita sul palco degli arzilli vecchietti: Aldo Aniasi, Giovanni Pesce (medaglia d'oro della Resistenza), Tino Casali, Gianfranco Maris. Al di là delle associazioni che rappresentano, colpiscono per le loro parole. Che qualcuno bollerebbe come frutto di paure senili, di nostalgie fuori moda, di faziosità superate. Ma che a me sembrano allarmi di persone sagge, con la lucidità estrema che solo la vecchiaia ti può regalare. In questi tempi grigi spesso ci troviamo a rivolgerci agli anziani. Mi vengono in mente gli accorati appelli dell'ultimo Montanelli, mi vengono in mente Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Pietro Ingrao, Oscar Luigi Scalfaro. In questo paese senza memoria i vecchi rimangono spesso gli unici di cui fidarsi...

Ed eccoli, poi, i vecchi, diventare protagonisti del film proiettato in sala. "Il primo giorno", diretto da Marco Pozza, raccoglie racconti di testimoni diretti degli ultimi giorni della Milano occupata e della liberazione. Lo stile e lo spirito ricordano quelli della Shoa Foundation di Steven Spielberg: attraverso i filmati si conserva la memoria diretta della storia. E il cinema diventa antidoto alla fine fisica dei testimoni.

Organizza la Provincia di Milano. E questa è già una novità. In contemporanea il sindaco della città simbolo della Resistenza infila l'ennesima dichiarazione fuori luogo ("Vorrei vedere solo tricolori alla manifestazione, niente bandiere rosse", ha detto Albertini, negando così la storia, dimenticando che la Resistenza sia stata anche fatta da comunisti che oggi è giusto che rivendichino il loro ruolo nel ritorno della democrazia in Italia). La giunta di centro-sinistra da poco insediatasi a Palazzo Isimbardi manda il suo segnale di "diversità" (e Filippo Penati in sala incassa il pieno di applausi), organizzando un evento gratuito dedicato a un patrimonio di memoria che dovrebbe essere condiviso da tutti, ma che invece questa destra per 10 anni si impegnata a tenere lontano, a sminuire, a smorzare. Una destra che non ha nel suo Dna l'antifascismo e che guarda quindi con un certo fastidio a radici che sente non sue. Non è la sinistra che si è impadronita del 25 aprile, come alcuni servi schiocchi si affrettano a dire oggi, ma è la destra che la destra ha fatto di tutto per tenersene lontana. E allora, in un piovoso pomeriggio di aprile milanese, ci sta anche un po' di retorica, ci sta la rivendicazione orgogliosa di un mito, ci sta che gli arzilli vecchietti, gli ex partigiani, salgano sul palco a tuonare contro i dissennati progetti di riforma di quella Costituzione che loro considerano il frutto più alto delle loro battaglie. Ci sta che Gianfranco Maris, ex deportato a Mathausen, ricordi che negli ultimi giorni di aprile, mentre l'Italia si liberava e veniva liberata, in quel campo furono "gasate" 700 persone, mentre gli alleati erano alle porte. Ci sta che ricordi a chi vuole "equiparare" le due parti in lotta che quelli che stavano con Mussolini contribuirono a spedire la gente nei campi di sterminio. Altro che pacificazione.

Ultimo aggiornamento: 25-04-2005
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