Sotto la pioggia è
inutile il freno
Passano i giorni ci si parla sempre di meno
Finisce il lavoro non c'entra l'età
di un uomo pulito diviso a metà
I tasti di un
piano scandiscono gocce di malinconia, la voce dolente
di Enzo Jannacci rompe gli indugi e penetra come nebbia.
Di quella fredda, delle mattine di novembre. E un
brivido ti percorre infatti la schiena.
Anche prima di
capire le parole, di seguire la storia.
Bastano i suoni in bianconero, basta il violino di
Edoardo De Angelis, il prezioso arrangiamento di Paolo
Jannacci e Mauro Pagani. Potrebbe esser cantata in
cinese che ugualmente bagnerebbe un pezzetto d'anima.
Ma cinese non è.
Chissà
se da giovane ha avuto un amore.
Chissà se qualcuno gli ha spezzato il cuore
Ah, la memoria ha dei risvolti curiosi
Più dentro ci vai più niente viene di
fuori
E l'inciso è
pronto a trascinarti in un vortice che sa di foglie
morte e di film francesi, di brina sui campi e di
vin brulé. Il vibrato di Enzo ti schioda dalle
ossa il cinismo depositatosi nei giorni bui del Governo
Berlusconi e ti porta in superficie quel grumo di
sangue e carne che si chiama emozione.
Dopo i temporali
non viene più il sereno
C'è poca minestra,va beh, ne faremo a meno
Poterla spartire con qualcuno che sai
C'è anche il telefono... non si sa mai
È una
storia di solitudini, di mancanze e assenza. Foto
sfocata e odori di cucina antica: odore di minestroni
e di cortili. Profumi di Lombardia, di quelle terre
dove si andava a "fare quelle cose", delle
periferie di Testori e dell'Arialda, del Dio di Roserio
e del Fabbricane.
La vita si
aggiusta ma non ci saremo
Ore su ore a tirare quel freno
E arrivi tardi a una porta sbagliata
La pasta va bene, anche un po' riscaldata
E certo che
da giovane ha avuto un amore
Per forza qualcuno gli avrà spezzato il cuore
Ah, la memoria ha dei risvolti curiosi
Più dentro ci vai, più niente viene
di fuori
La vita si aggiusta,
da giovane ha avuto un amore, ma ora che fa quest'uomo
a metà? Perché si divide tra un inquieto
piano che fruga nella sua memoria e un'orchestra,
quasi una banda che lo trascina via in un soffio di
tramontana?
Adesso è
sera e l'uomo è da solo
balla su un disco di musica a nolo
Verrebbe da ridere con gli anni che ha
Come tutti quegli uomini divisi a metà
"Non è
una metà orfana, figlia della rinuncia, per
qualcosa in meno che ciascuno di noi perde nelle scelte,
ma è quel qualcosa in più, quella doppia
esistenza che arricchisce la sensibilità, la
cultura, la vita". (Jannacci)
Dai temporali ormai
non piove nemmeno
là dietro l'angolo non c'è più
neanche il sereno
Poco più in alto c'è l'aeroplano
Puzza di guerra neanche tanto lontano
Guarda più
in alto se c'è l'aeroplano
Puzza di guerra
Per molti niente di strano...
"Sa, io nasco
con un DNA tragico, con una serietà psichica,
dolorosa: il medico sviluppa un senso del tragico
diverso, più frivolo. Per la gente, il matto,
quello che si fa male, il morto, fanno ridere, destano
attenzione, creano attrazione. Quindi è proprio
su questo che ho basato tutta la mia storia. Naturalmente
mi era impossibile praticare la chirurgia senza lavorare
in ospedale: uno non può mica operare a caso,
in un camerino! Lì si è obbligati a
stare a contatto con della gente che ha dei problemi".
(Jannacci)
Ed eccolo l'uomo a
metà che emerge da questo romanzo di odori
e di brividi e di parole piane. Una vita qualunque,
ma anche lì ci sono "amori che sanno spezzare
il cuore", ci sono aeroplani che "puzzano
di guerra neanche tanto lontana". C'è
l'uomo colto e l'uomo del popolo inq uesta alternanza
tra banda d'ottoni e ricami di violino e piano. Tutto
suggerito sotto traccia da Pagani e Jannacci Paolo
e disperatamente urlato da Jannacci Enzo. Una canzone
che resta. E che ti resta dentro.