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di speranze, d'informazione, dell'uomo.















Enzo Jannacci, l'uomo a metà

Un romanzo di odori e immagini in bianco e nero
di Giorgio Maimone

Sotto la pioggia è inutile il freno
Passano i giorni ci si parla sempre di meno
Finisce il lavoro non c'entra l'età
di un uomo pulito diviso a metà

I tasti di un piano scandiscono gocce di malinconia, la voce dolente di Enzo Jannacci rompe gli indugi e penetra come nebbia. Di quella fredda, delle mattine di novembre. E un brivido ti percorre infatti la schiena.

Anche prima di capire le parole, di seguire la storia.
Bastano i suoni in bianconero, basta il violino di Edoardo De Angelis, il prezioso arrangiamento di Paolo Jannacci e Mauro Pagani. Potrebbe esser cantata in cinese che ugualmente bagnerebbe un pezzetto d'anima. Ma cinese non è.

Chissà se da giovane ha avuto un amore.
Chissà se qualcuno gli ha spezzato il cuore
Ah, la memoria ha dei risvolti curiosi
Più dentro ci vai più niente viene di fuori

E l'inciso è pronto a trascinarti in un vortice che sa di foglie morte e di film francesi, di brina sui campi e di vin brulé. Il vibrato di Enzo ti schioda dalle ossa il cinismo depositatosi nei giorni bui del Governo Berlusconi e ti porta in superficie quel grumo di sangue e carne che si chiama emozione.

Dopo i temporali non viene più il sereno
C'è poca minestra,va beh, ne faremo a meno
Poterla spartire con qualcuno che sai
C'è anche il telefono... non si sa mai

È una storia di solitudini, di mancanze e assenza. Foto sfocata e odori di cucina antica: odore di minestroni e di cortili. Profumi di Lombardia, di quelle terre dove si andava a "fare quelle cose", delle periferie di Testori e dell'Arialda, del Dio di Roserio e del Fabbricane.

La vita si aggiusta ma non ci saremo
Ore su ore a tirare quel freno
E arrivi tardi a una porta sbagliata
La pasta va bene, anche un po' riscaldata

E certo che da giovane ha avuto un amore
Per forza qualcuno gli avrà spezzato il cuore
Ah, la memoria ha dei risvolti curiosi
Più dentro ci vai, più niente viene di fuori

La vita si aggiusta, da giovane ha avuto un amore, ma ora che fa quest'uomo a metà? Perché si divide tra un inquieto piano che fruga nella sua memoria e un'orchestra, quasi una banda che lo trascina via in un soffio di tramontana?

Adesso è sera e l'uomo è da solo
balla su un disco di musica a nolo
Verrebbe da ridere con gli anni che ha
Come tutti quegli uomini divisi a metà

"Non è una metà orfana, figlia della rinuncia, per qualcosa in meno che ciascuno di noi perde nelle scelte, ma è quel qualcosa in più, quella doppia esistenza che arricchisce la sensibilità, la cultura, la vita". (Jannacci)

Dai temporali ormai non piove nemmeno
là dietro l'angolo non c'è più neanche il sereno
Poco più in alto c'è l'aeroplano
Puzza di guerra neanche tanto lontano

Guarda più in alto se c'è l'aeroplano
Puzza di guerra
Per molti niente di strano...

"Sa, io nasco con un DNA tragico, con una serietà psichica, dolorosa: il medico sviluppa un senso del tragico diverso, più frivolo. Per la gente, il matto, quello che si fa male, il morto, fanno ridere, destano attenzione, creano attrazione. Quindi è proprio su questo che ho basato tutta la mia storia. Naturalmente mi era impossibile praticare la chirurgia senza lavorare in ospedale: uno non può mica operare a caso, in un camerino! Lì si è obbligati a stare a contatto con della gente che ha dei problemi". (Jannacci)

Ed eccolo l'uomo a metà che emerge da questo romanzo di odori e di brividi e di parole piane. Una vita qualunque, ma anche lì ci sono "amori che sanno spezzare il cuore", ci sono aeroplani che "puzzano di guerra neanche tanto lontana". C'è l'uomo colto e l'uomo del popolo inq uesta alternanza tra banda d'ottoni e ricami di violino e piano. Tutto suggerito sotto traccia da Pagani e Jannacci Paolo e disperatamente urlato da Jannacci Enzo. Una canzone che resta. E che ti resta dentro.

Ultimo aggiornamento: 21-04-2004
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