“I
Sulutumana entrano nel mondo del rock”. Ecco
pronta l’etichetta da critici frettolosi, quelli
che si meritano l’ironia di Giamba, sul palco
del Sociale di Como, la sera del 21 maggio 2005, magica
sera in cui ci si ritrova a festeggiare l’atto
terzo del cammino dei cavalieri, “Decanter”.
I critici frettolosi hanno bisogno di definizioni
semplici, di categorie in cui incasellare, inserire,
paragonare.
E i Sulutumana, da questo palco, fanno sapere che
ancora una volta non ci stanno, che hanno voglia di
continuare a sentirsi chiedere “ma che genere
fate?” e a non saper – o non voler –
rispondere, se non “il genere Sulutumana”.
Certo, la fisarmonica rimane a riposare ai piedi di
Giamba per molto più tempo di quanto non fosse
mai accaduto in passato, certo qualche spina in più
è stata attaccata, qualche suono più
elettrico fa la sua comparsa. Ma è molto semplice:
è solo che il viaggio continua. I territori
musicali da esplorare sono talmente tanti - si devono
essere detti i ragazzi – perché fermarsi
a quelli già battuti?
E
allora a noi ascoltatori resta solo da evitare di
sperticarci in definizioni. Sprofondiamo nella rossa
poltrona e lasciamoci guidare per mano. Perché
sul palco del Sociale “siore e siori”
il decanter con l’annata 2005 del vino prodotto
in quel di Eupilio, in quell’aria speciale che
naviga tra laghi e montagne, è fonte inesauribile
di talento, intelligenza, impegno e leggerezza, insieme.
Il che vuol dire che non è cambiato niente,
cari critici frettolosi.
 |
E'
sempre difficile fare una recensione dei Sulutumana
per un Sulu-fan verace. La passione fa velo al
supporto critico e la simpatia umana rende difficile
usare in modo asettico gli strumenti critici consueti.
Eppure "Decanter" è uscito e
di Decanter ci tocca parlare. Diciamo subito che
NON è un disco sulla scia di "Di segni
e di sogni" e tantomeno de "La Danza".
Rispetto a quei Sulutumana rappresenta uno "scarto"
laterale: né un passo avanti, né
un ritorno indietro. Semplicemente un cammino
laterale. (segue) |
| Sulutumana
al Sociale |
Sulutumana
files |
Forse
possiamo notare che i ragazzi si muovono con maggiore
agio sul palcoscenico, che sanno nascondere meglio
l’emozione di ogni debutto (e quanti sono stati,
in questi anni!), che Giamba inserisce le letture
con arte da consumato calcatore di palchi teatrali,
che i tempi teatrali dello spettacolo sono quasi perfetti,
senza sbavature, frutto del consueto, caparbiamente
perseguito, duro lavoro di gruppo, che è poi
il loro segreto. Forse possiamo notare che Samuel
ha portato nuovi colori a percussioni e batterie,
che Cecco, muovendosi con la sua coppola tra pianoforte
e tastiere, ha ampliato la sua tavolozza di colori.
Che la nuova chitarra di Michele ogni tanto emana
inediti profumi di praterie.
Ma
ci sarà tempo per fare le pulci al disco, di
dire quali canzoni ci piacciono di più, quali
meno, di quali influenze, omaggi si nutra ciascuna
di esse. Di come la tavolozza delle liriche si sia
fatta più o meno ampia, di come prevalga il
registro lirico su quello narrativo. In questa sera
di primavera non abbiamo voglia di fare i critici
e vestiamo solo i panni degli ammiratori, degli amici.
E quindi fanculo le definizioni. Ci metto due secondi
a emozionarmi, basta la prima canzone, “Amore
d’Egitto”, per capire che non devo preoccuparmi,
che l’alchimia scatta di nuovo. Respiro insieme
ai ragazzi l’affetto che pervade come una nebbia
questo teatro pieno di stucchi dove ci si sente tra
amici, saluto con gioia il ritorno, a tempo parziale,
dei flauti e degli aggeggi di Pich, ascolto le nuove
canzoni, quelle vecchie col vestito nuovo, quelle
vecchie col vestito vecchio. Batto le mani, i piedi,
canticchio. 
E quando
sul finale in crescendo di “Sarà di più”,
le luci del teatro si accendono tutte, magicamente,
per pochi secondi, cadono le distanze tra palcoscenico
e platea. E, per un lunghissimo momento, ci sentiamo
anche noi in cammino in quel viaggio, insieme ai ragazzi
sul palco, un cammino cominciato un po’ di tempo
fa, che noi abbiamo sempre seguito con affetto e rispetto.
Buona fortuna, cavalieri. Continuate a stupirci, noi
saremo con voi.