Ci
sono luoghi e concerti che a tornarci fan star bene.
Lo Spaziomusica di Pavia è uno di questi, mitico
locale nascosto in una ragnatela di sensiunici e pavè(se).
Pavia donzella di eleganti forme e intelligenza allenata,
pianta apparentemente facile da decifrare e percorrere,
eppure così matematicamente labirintica quando
t’è destino perdertici, specialmente
a sole sceso. Pavia castello visconteo e fiume, e
poco distante questo antro che sotto il palchetto
ha qualche fila da vecchio cinema - sediolacce lignee
e ammanettate fra loro - poi i tavolini e panche al
muro, e pareti tappezzate di foto e saluti di gente
il cui lustro pratica le assi di teatri e palasport,
e se è stata a suonare anche in un posto come
questo ci sarà un motivo.
Quella di stasera
appartiene al mio carnet di situazioni già
vissute cui continuo a partecipare come tuffo sul
divano - amici sul palco, dietro al bancone, fra le
sedie; chiacchiere musicali e non, abbracci, sorrisi
e una birra... Suona Lorenzo Riccardi, di casa qui
come i componenti della Wha Wha Band (Giorgio Cordini,
Max Gabanizza, Joe Damiani) che oggi gli fan da spalle,
allineando una bella formazione in piedi.
Emergo dalla
mia battaglia di stradine e finalmente con una mano
richiudo la porta, mentre l’altra fa ciao e
l’altra ancora (?!) chiede la prima birra; e
mentre il vetro s'inchina alla spina, ciacolo in dialetto
col mio omonimo chitarrista, arrivando ad un compromesso
sul disco di Vecchioni, in cui la Wha Wha ha suonato
e lui ha sottratto al Pagani qualche arrangiamento;
fortunatamente una delle due canzoni che salvo dell'album
è quella cui tiene maggiormente (reciproco
sollievo), quella in cui - ci si trova sempre all'incrocio
dei sentieri - il violino è dichiarato orfano
ma le dita son evidentemente dell'ex PFM. Mauro che
- toh - ad un certo punto compare, di ferro munito.
Si comincia tardi, il relax ha già perso (o
preso?) il passo previsto.
Amo la notte,
l’unica fetta della giornata capace di sfondare
in un'altra dimensione, e lì trasognarsi ed
aprirsi - ché non ce n'è altre ad incalzarne
il fiato; e la notte di stasera, con stagente e in
stoposto, promette bontà a pancia e fantasia.
Riccardi pinza le ballate più abili alla prateria
- tre chitarre, basso e batteria meritano d'esser
lasciate correre, anche improvvisando. “Posto
di blocco” e “Damasco” vengon tirate
e luccicanti, affusolate pistole potenti.
Cordini sbriglia la sua elettrica color dentifricio,
come sempre con composta personalità - andiamo
andiamo.
Quindi Pagani emerge dal cinema, infila il violino
in un paio di pezzi - sciabolate di cioccolato, riccioli
di spezie - e poi Lorenzo gli lascia il palco. Solita
litigatina col bouzouki e si riparte, salta su anche
Eros Cristiani con la fisa, e una canzone fondata
sul piano come “Domani” sta ugualmente
nel vestitino inventato al momento, si sa che le signorine
belle fan la loro figura anche abbigliate come capita.
I concerti non
sono tutti uguali e con un po’ di frequentazione
una serata speciale la senti subito; le canzoni continuano
alte e forti, ovviamente più sull'etnico che
sull'elettrico (sarà che Giorgio è capace
di addomesticare il dentifricio senza che si senta
la mancanza dell'acustica), con gran spolvero delle
abilità di Damiani sulle percussioni, e santo
bouzouki di nostro signore (sì, lo ammetto,
comprerei un disco di Nek se si basasse sul bouz).
“Sinan capudan pascià” l'ho sentita
ormai in mille versioni, ma questa le supera tutte,
salta fuori come una vera figata - poggio i piedi
sulla sedia e mi nascondo nelle braccia: devo avere
un sorriso enorme e mi vergogno, ma non riesco proprio
a tener l'esaltazione, robe così ti scoppiano
fuochi d'artificio dentro. Succede, la musica sa travolgere.
Riccardi risale
nella luce, e la cosa divertente è che per
una questione di microfoni in “Creuza de ma”
stan tutti a destra di Pagani, tanto che se il palco
fosse quella “barca du vin”, si ribalterebbe.
Così non è, son io che trasfiguro sulle
onde della musiconotte; arriva un'eterna “Like
a rolling stone” e Daniela che mi dice che la
prima volta che Mauro e Giorgio han suonato qui correva
l'anno 91, loro eran in giro a cavallo delle Nuvole
di De André e col gruppo son capitati là
dicendo “siam in zona con un musicista davvero
bravo, ma che sul palco non fa sgarrare” e han
sfogato una doppietta d'ore rockettare. La guardo
mentre viene lanciata sul palco ad esigere i bis con
uno dei suoi fantomatici discorsi. Riempio lo svuotato
bicchiere di un'altra risata, e m'intravedo su quello
scomposto specchio di vetro grosso e schiuma affrescata:
ne sono certa, è un muso felice.
Spaziomusica,
Pavia - 15 aprile 2004