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Petali e spine

XV edizione del Premio Città di Recanati organizzato da Musicultura
(27-29 maggio 2004)

di Giorgia Fazzini

Un salto al Premio Recanati lo si fa sempre volentieri - perché la curiosità verso nuovi possibili protagonisti della nostra canzone trova sempre qualcosa di interessante, perché la scelta di chiedere ai big ospiti un set in esclusiva (o quasi) propone sempre qualcosa di sfizioso, perché il mare non è lontano e perché... eperchennò.
Ogni anno la peregrinazio verso le colline leopardate è preceduta dal toto-8 (“tototto”), ovvero la piccola scommessa che ciascuno si fa tra sé, ascoltando il disco in cui sono pubblicati i sedici semifinalisti - di cui il rush finale screma la metà buona alla tre giorni della finalissima. Il sistema secondo cui vengono effettuate le ultime selezioni, lasciando al pubblico di radio, carta e internet il peso maggiore, statisticamente soddisfa poco gli addetti – ma non è un problema, succede.

Ma a volte succede che – per caso, per sorte, sicuramente perfortuna – i vincitori scelti dal pubblico, collimino con il tototto di chi scrive, e quest’anno è successo (tranne forse un caso: i Pam noi non li avremmo esclusi). Tale ritrovarsi nella sentenza decisiva gioca a buon umore, ché si va nelle Marche ancor più volentieri; e lì trova conferma sul palco (il momento in cui la musica si dimostra per quel che è davvero) perché erano almeno tre anni che la qualità dei concorrenti non aveva una media così alta. E quando si verifica a cominciare dai testi, beh, è un bel cominciare. Tototto che comunque molti li aveva intravisti già, fra Castrocaro, Premio Tenco, Ciampi, il prossimo De Andrè, Lunezia, il Mantova Musica Festival, il concorso della rivista “L’Isola che non c’era”.. (questo a confermare che attualmente in Italia ci sono figure che si distinguono, in barba alla nebbia che troppi immaginano).

Alla fine della fiera vince Maria Pierantoni Giua, ventiduenne di Rapallo con due rapalle così, manine sapute sulla chitarra (è allieva di Armando Corsi e seguita da Beppe Quirici), una bella voce già governata bene e un paio di canzoni al sapor di basilico e menta e odore di pioggia. A lei anche la borsa di studio per la Miglior Interpretazione. S’è presentata in trio, con Marco Fadda alle percussioni (titolare delle pelli anche per Sirianni) e Martina Marchiori al violoncello: una bella proposta raffinata e stimolante.

Premio della Critica a Federico Sirianni, ligure bis, sangue misto con l’occhio ai Balcani, e capace di rivoluzionare metà gruppo fra giovedì e sabato. Con loro nella finalissima a quattro del sabato, un altro spigolo del tototto: Piero Sidoti, udinese e vicino al teatro-canzone, che contava la bella spina dorsale del sassofono di Antonio Marangolo; avremmo dato a lui la targa per la Miglior Musica, andata invece ad un Luca Bassanese con un tiro fresco ma abbastanza incagliato fra reggae e ska. Rimasti fuori dal sabato: l’assonante scrittura di Maler, penalizzato da un pianista non proprio in palla; l’incontro fra tradizione ed elettronica di Giovanna Panza De Cortes, la bella voce ma l’azzardo musicale di Viola Buzzi e la sconsiderata esibizione di Rocco Cucovaz, che avrebbe avuto fra le mani l’asso di una bella presenza scenica se solo avesse tenuto a miglior briglia l’eccessiva esuberanza (e a 46 anni è difficile ti venga ‘perdonata’).
Quanto alla borsa di studio per il Miglior Testo, ancora non c’è, perché chi doveva dare il nominativo a Musicultura s’è confuso con le date e quindi lo saprà dire con qualche settimana di ritardo.

Data doverosa precedenza al succo del Premio (gli otto concorrenti) esprimiamo invece più di una perplessità sul resto della tre giorni, impelagatasi in un turnover di big fisiologicamente insostenibile. Ogni serata non ha saputo chiudere i microfoni prima delle quattro ore (fra l’una e mezza e le due del mattino): GASP.
Parte della responsabilità è della lenta e ombelicare conduzione di Umberto Broccoli e Carlotta Tedeschi, abituati alla radio ma poco adatti al palco, e di chi in Rai ha pensato potessero adeguarsi all’occasione; parte è dei nomoni intervenuti (da Dalla a Venditti a Patty Pravo) cui s’è slabbrato l’ego di mano; parte infine di un progetto generale un poco sdentato che non ha trovato confezione di giusta tempistica per gli inserti di poesia (ad esempio nella voce di Piera Degli Esposti) e letteratura (Ligabue e Nanda Pivano).

Sia chiaro, non se la prenda il Premio Recanati, a noi l’idea piace sempre e lo sforzo dedicato al concorso continua ad avere la nostra stima, ma anche quest’anno ci domandiamo se davvero valga la pena farcire le serate finali di così tante ospitate, il cui peso ed effetto è spesso simile a una caduta dalla luna. Fra i tanti altri saliti sul palco, stringiamo una carrellata finale sulla gentilezza di Pacifico, l’efficacia di Jannacci e la vitale energia viaggiante dell’Orchestra di Piazza Vittorio con Francesco Di Giacomo.

E condividiamo l’omaggio a Gabriella Ferri, sigla ufficiale con la sua “Sempre”.

Sito ufficiale: www.musicultura.it

Ultimo aggiornamento: 11-06-2004
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