Un salto al Premio Recanati lo si fa sempre volentieri
- perché la curiosità verso nuovi possibili
protagonisti della nostra canzone trova sempre qualcosa
di interessante, perché la scelta di chiedere
ai big ospiti un set in esclusiva (o quasi) propone
sempre qualcosa di sfizioso, perché il mare
non è lontano e perché... eperchennò.
Ogni anno la peregrinazio verso le colline
leopardate è preceduta dal toto-8 (“tototto”),
ovvero la piccola scommessa che ciascuno si fa tra
sé, ascoltando il disco in cui sono pubblicati
i sedici semifinalisti - di cui il rush finale screma
la metà buona alla tre giorni della finalissima.
Il sistema secondo cui vengono effettuate le ultime
selezioni, lasciando al pubblico di radio, carta e
internet il peso maggiore, statisticamente soddisfa
poco gli addetti – ma non è un problema,
succede.
Ma a volte succede
che – per caso, per sorte, sicuramente perfortuna
– i vincitori scelti dal pubblico, collimino
con il tototto di chi scrive, e quest’anno è
successo (tranne forse un caso: i Pam noi non li avremmo
esclusi). Tale ritrovarsi nella sentenza decisiva
gioca a buon umore, ché si va nelle Marche
ancor più volentieri; e lì trova conferma
sul palco (il momento in cui la musica si dimostra
per quel che è davvero) perché erano
almeno tre anni che la qualità dei concorrenti
non aveva una media così alta. E quando si
verifica a cominciare dai testi, beh, è un
bel cominciare. Tototto che comunque molti li aveva
intravisti già, fra Castrocaro, Premio Tenco,
Ciampi, il prossimo De Andrè, Lunezia, il Mantova
Musica Festival, il concorso della rivista “L’Isola
che non c’era”.. (questo a confermare
che attualmente in Italia ci sono figure che si distinguono,
in barba alla nebbia che troppi immaginano).
Alla fine della fiera vince Maria
Pierantoni Giua, ventiduenne di Rapallo con
due rapalle così, manine sapute sulla chitarra
(è allieva di Armando Corsi e seguita da Beppe
Quirici), una bella voce già governata bene
e un paio di canzoni al sapor di basilico e menta
e odore di pioggia. A lei anche la borsa di studio
per la Miglior Interpretazione. S’è presentata
in trio, con Marco Fadda alle percussioni (titolare
delle pelli anche per Sirianni) e Martina Marchiori
al violoncello: una bella proposta raffinata e stimolante.
Premio della Critica a Federico
Sirianni, ligure bis, sangue misto con l’occhio
ai Balcani, e capace di rivoluzionare metà
gruppo fra giovedì e sabato. Con loro nella
finalissima a quattro del sabato, un altro spigolo
del tototto: Piero Sidoti, udinese
e vicino al teatro-canzone, che contava la bella spina
dorsale del sassofono di Antonio Marangolo; avremmo
dato a lui la targa per la Miglior Musica, andata
invece ad un Luca Bassanese con un
tiro fresco ma abbastanza incagliato fra reggae e
ska. Rimasti fuori dal sabato: l’assonante scrittura
di Maler, penalizzato da un pianista
non proprio in palla; l’incontro fra tradizione
ed elettronica di Giovanna Panza De Cortes,
la bella voce ma l’azzardo musicale di Viola
Buzzi e la sconsiderata esibizione di Rocco
Cucovaz, che avrebbe avuto fra le mani l’asso
di una bella presenza scenica se solo avesse tenuto
a miglior briglia l’eccessiva esuberanza (e
a 46 anni è difficile ti venga ‘perdonata’).
Quanto alla borsa di studio per il Miglior Testo,
ancora non c’è, perché chi doveva
dare il nominativo a Musicultura s’è
confuso con le date e quindi lo saprà dire
con qualche settimana di ritardo.
Data doverosa precedenza al succo
del Premio (gli otto concorrenti) esprimiamo invece
più di una perplessità sul resto della
tre giorni, impelagatasi in un turnover di big fisiologicamente
insostenibile. Ogni serata non ha saputo chiudere
i microfoni prima delle quattro ore (fra l’una
e mezza e le due del mattino): GASP.
Parte della responsabilità è della lenta
e ombelicare conduzione di Umberto Broccoli
e Carlotta Tedeschi, abituati alla radio
ma poco adatti al palco, e di chi in Rai ha pensato
potessero adeguarsi all’occasione; parte è
dei nomoni intervenuti (da Dalla a Venditti a Patty
Pravo) cui s’è slabbrato l’ego
di mano; parte infine di un progetto generale un poco
sdentato che non ha trovato confezione di giusta tempistica
per gli inserti di poesia (ad esempio nella voce di
Piera Degli Esposti) e letteratura (Ligabue e Nanda
Pivano).
Sia chiaro, non se la prenda
il Premio Recanati, a noi l’idea piace sempre
e lo sforzo dedicato al concorso continua ad avere
la nostra stima, ma anche quest’anno ci domandiamo
se davvero valga la pena farcire le serate finali
di così tante ospitate, il cui peso ed effetto
è spesso simile a una caduta dalla luna. Fra
i tanti altri saliti sul palco, stringiamo una carrellata
finale sulla gentilezza di Pacifico, l’efficacia
di Jannacci e la vitale energia viaggiante dell’Orchestra
di Piazza Vittorio con Francesco Di Giacomo.
E condividiamo l’omaggio
a Gabriella Ferri, sigla ufficiale con la sua “Sempre”.
Sito
ufficiale: www.musicultura.it