Tom Waits: "Real Gone"

Rockstar - Giulio Brusati

Pensate al retrofuturismo. Moby che incolla un’antica voce gospel su un ritmo dance.Adesso pensate a Tom Waits che estrae dal fondo della gola una serie di ritmi costruiti su incomprensibili suoni onomatopeici e li interseca a giri di chitarra sudamericana e liriche tra beat e Burroughs. Real Gone è la personale visione dell’hip hop come prosecuzione del blues elettrico e del folk anteguerra, un’idea concepita da un artista mai così “fuori”dai canoni della musica rock, eppure mai così antico e moderno allo stesso tempo.“Hoist That Rag”è mambo suonato da Picasso. “Sins” è un roots reggae che si perde nella nebbia di chitarre e di sibili asmatici.“Shake It”è Little Richards che mette la musica su una poesia beat. “Don’t Go”è deragliata dall’alcool con un finale alla Chuck Berry.“Metropolitan” il libretto d’istruzioni per un nuovo ballo, tra scratches e miagolii.“Circus” è un recitato tra Fellini e Tod Browning. La canzone più tradizionale finisce così per essere il primo singolo, “Dead And Lovely”. Il brano cui lasciare il cuore in affitto è invece “Make It Rain”. Che ve lo dico a fare? Un capolavoro.

Da Rocklab (Marco Redaelli)

Diavolaccio di un Tom Waits! Mi aveva quasi fatto preoccupare con il lancio di Alice e Blood Mooney, due album certamente belli, ma che nulla aggiungevano alla sua discografia dopo le meravigliose pazzie sonore di Mule Variation. Lo ammetto, per un attimo ho pensato che “l’uomo col cappello” si fosse “seduto”, accontentandosi di quello che già aveva fatto e rinunciando alla sua innata voglia di sorprendere, sperimentare e stupire; per fortuna non è stato così: basta dare un ascolto a “Real Gone” per capire che Tom ancora una volta ha spiazzato tutti. Gli ultimi due album sono stati solo una tappa intermedia per colmare i 5 anni di silenzio, ma il vero percorso del nuovo Waits non passa da loro, collega direttamente Mule a Real Gone attraverso quel filo di sana e geniale follia sonora che parte dai capolavori “Swordfish Trombones” e “Bone Machine”.

Da Kronic.it(Claudio Sambusida )

Un ritorno che ognuno di noi si aspetta, prima o poi. Tom è un personaggio che si fa attendere e sbuca all’improvviso con un nuovo disco. E sappiamo già prima benissimo che, nel bene e nel male, ci piacerà un sacco. Perchè gli elementi che compongono la musica di Tom sono sempre gli stessi, ma le potenzialità che possiedono sono pressochè infinite. Ecco perchè “Real Gone” è, nella sua specifica genuinità, singolare e nuovamente entusiasmante. Se ci pare, possiamo pure avvicinarlo ad alcune sue uscite precedenti, come è lecito attendersi, tuttavia restiamo spiazzati volentieri. Restiamo ad ascoltare l’incrinata ritmicità hiphop di “Top Of The Hill” come anche le crudissime sporcature blues di “Don’t Go Into That Barn”, dove – come anche nella splendida “Hoist That Rag” iniziale – i versetti umani e gutturali di Waits raggiungono vertici incredibili per poi ricadere giù verso la gracchiante “Trampled Rose”.

Parola di Bielle

Matto come un cavallo Tom Waits lo è sempre stato. E ti pareva che si dovesse smentire proprio ora? "Real Gone" è un grande bel disco di oggi, che suona musica attuale, anche se fatta da un uomo (geniale, comunque) che il mezzo secolo se l'è lasciato alle spalle da un bel pezzo. Non è solo la voce che gratta, perché sembra che non entri la prima (in realtà, l'abbiamo già detto, è in "folle") qui c'è la frizione tra un bel nocciolo di idee fondanti e i mezzi per realizzarle. Insomma, più che con gli ultimi due (Alice e Blood Money) e come con Mule Variations, si può dire che ci siamo. E Tom Waits c'è con noi.