Davide Van De Sfroos, Carlo
Fava, i SULTUMANa e Gianmaria Testa sono i protagonisti
di quattro concerti dedicati alla musica d'autore, in
programma nel mese di gennaio al Piccolo Teatro Studio
di Milano (via Rivoli 6 - MM2 Lanza).
Ad aprire la rassegna è
Davide Van De Sfroos, il "cantastorie del Lario",
il 19 e 20 gennaio. Si continua il 22 e 23 gennaio con
Carlo Fava e i SULUTUMANa saliranno sul palcoscenico del
Teatro Studio il 26 e 27 gennaio. La rassegna si chiude
il 29 e 30 gennaio con Gianmaria Testa.
Abbiamo raggiunto telefonicamente Anna Piletti, responsabile
dell'ufficio stampa del Piccolo Teatro Studio che ci ha
parlato del perché di questa scelta
Come mai avete deciso
di aprire alla canzone d’autore con una vera e
propria rassegna? Se non sbaglio una serie come questa
mancava da tempo.
Ma noi siamo la culla della canzone d’autore!
Il teatro-canzone è nato qui con Giorgio Gaber.
Quindi non si tratta di aprire, ma di un’occasione
per mantenere e rinverdire una tradizione. In ogni modo
questa, non è una vera e propria rassegna, preferirei
definirla una serie di quattro concerti, ma in effetti
una cosa simile era un po’ che mancava.
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Davide
Van De Sfroos
Entriamo nel bar e, sorpresa, ci sono già
tutti: il Genesio, Stefan Magutt, il Mariano, la
barista quella con le tettone, i musicanti …
e soprattutto Davide. Che entra assieme a noi, si
toglie il cappotto e il cappello e si mette ad ascoltare
i musicanti, impegnati in un tango d’assaggio.
(segue) |
Con questa operazione
pensate anche di poter avvicinare al teatro un pubblico
giovane che di solito non lo frequenta o ritenete piuttosto
che il vostro pubblico sia pronto per un’offerta
di spettacolo più diversificata?
Nella tradizione del Piccolo Teatro,
fin da quando è stato creato alla fine degli
anni ’40, l’idea di un teatro aperto alle
arti come la musica, la danza, e altre forme teatrali
vicine a quella più tradizionale, è sempre
stata consolidata da programmi - non dico eclettici
- ma sicuramente multiformi. Qui dal 2000 si fa una
rassegna di jazz in collaborazione con la Civica Orchestra
jazz che è ormai un appuntamento fisso tutti
gli anni ed è a sua volta abbastanza multiforme,
perché dalle serate più tradizionali di
un jazz da puristi si va a quelle contaminate. Insomma
è una rassegna piuttosto varia. Si tratta quasi
di un microcosmo dentro alla nostra stagione. Poi concerti
di varia natura, ma sempre legati alla canzone d’autore
si fanno, infatti sia Fava che Testa sono già
stati qui nel 2002 e nel 2003. Il discorso di aprire
ad un pubblico giovane è diverso. La musica di
questo tipo non credo sia una strategia vincente, non
è che attraverso la musica si attirino le masse…
non sono queste le vie. Il pubblico giovane si muove
con altre dinamiche. Il fatto è che ci piace
avere la musica al Piccolo Teatro.
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Carlo
Fava
Uno spettacolo fatto di binomi, quello monologhi-canzoni,
ma soprattutto quello pubblico-privato. La riflessione
sulla dimensione pubblica, su quello che ci piace
e soprattutto non ci piace è una cosa che
sempre meno interessa all’italiano medio,
all’”uomo flessibile”
(segue) |
Facendo un discorso più
strettamente artistico, come mai la scelta è
caduta su questi nomi? Van De Sfroos, Fava, I Sulutumana,
Testa non sono proprio dei ragazzini e rappresentano
un po’ il meglio della nuova canzone d’Autore,
ma non sono certo nomi collaudati come un Paolo Conte
o un Fossati…
Una delle motivazioni è sicuramente
la vicinanza di questi autori ad una dimensione teatrale
e lirica. Sono artisti per cui il testo ha un’importanza
fondamentale. Van de Sfroos ha creato uno spettacolo
particolare per noi con una componente testuale-teatrale
molto accentuata. I Sulutumana sono giovani, sempre
dell’area lombarda cercano di dare importanza
al linguaggio, alla parola all’interno del testo.
Testa e Fava si commentano da sé, sono molto
vicini a Gaber che è l’artista a cui il
Piccolo Teatro ha reso omaggio anche l’anno scorso
con il Grigio, per cui ovviamente il legame teorico
più evidente è quello con Gaber.
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Sulutumana:
due inediti, una canzone mai sentita e molti nuovi
arrangiamenti di vecchi brani. Comunque una grande
serata di musica e parole. Da non perdere. (segue) |
Un’ultima domanda.
Anche l’Eliseo di Roma ha aperto alla canzone
d’autore con la serie “Eliseo di not(t)e”.
Significa forse che il mondo del teatro sta cominciando
a considerare la canzone d’autore come una forma
d’arte a tutti gli effetti e non più come
arte minore?
Ripeto, la tradizione di questo teatro
ha dato vita alla canzone d’autore. Se non ci
fosse stato il Piccolo, chissà come si sarebbe
evoluto Gaber.. Quindi non è che il teatro abbia
deciso… penso piuttosto che siamo entrati in una
fase dominata – e questa è una mia opinione
personale – dalle contaminazioni. Una delle idee
ordinatrici del Piccolo Teatro è quella di dare
una polifunzionalità agli spazi della scena.
Quindi ospitare non solo il teatro – che poi cosa
vuol dire solo il teatro – ormai le forme sono
talmente sovraimpresse una all’altra che quindi
io non saprei dare una lettura più organica.
E’ però sicuramente significativa l’occorrenza.
Quindi sicuramente siamo in un momento in cui la parola
in musica riacquista la sua importanza. Però
dobbiamo anche relativizzarlo, perché comunque
si tratta di un pubblico molto esiguo rispetto alla
globalità del pubblico della canzone. Sicuramente
è un pubblico all’interno di quel pubblico
più grande che è più attento allo
spettacolo dal vivo e all’ascolto in una dimensione
teatrale.
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Gianmaria
Testa : Avete fatto caso quanto piove, nelle
canzoni di Gianmaria? E che c’è poca
luce, che è quasi sempre notte, o sera o
mattina presto? Ecco, questa è la sua atmosfera
e così è la sua musica: ti gocciola
dentro fino ad imbibirti. (segue) |
… Che potrebbe
essere anche una nuova via della canzone d’autore..
Potrebbe sicuramente esserlo.
Che dire di più? Applaudiamo alla scelta e ci
auspichiamo che possa essere di stimolo ad aprire spazi
a un filone della musica che sicuramente è di
qualità, è fatta da gente che ci crede
e che normalmente non riesce ad arrivare ai grandi palcoscenici.
Mediatici o no. Per fortuna sono rimasti i teatri. Speriamo
che la gente se ne accorga