Ci
sono canzoni che ti parlano e altre no. Ci sono canzoni
delicate e canzoni forti. Ci sono canzoni che “comunicano”,
qualsiasi cosa stiano dicendo e in qualsiasi modo
lo stiano facendo. Quando ti imbatti in una di queste
canzoni è gioia e rivoluzione. “Pensers
de l’esili” faceva parte di un buffo disco
nato quasi per scommessa “Sintetiche sincretiche
sinaptiche”, disco composto e inciso in due
giorni da Lino Straulino + gli Flk, più chiunque
altro avesse voglia di aver a che fare con la musica
in Friuli.
Friulano stretto. Si capisce solo qualche parola.
Ma la canzone inizia col fischio e sappiamo bene che
quando una canzone parte col fischio (“Il pescatore”
di De André, ad esempio) parte bene. E finisce
con qualche colpo di tosse (uguale uguale a un certo
Dylan in una “Like a rolling stone” appena
uscita dai suoi capaci archivi).
Il clima sgangherato, ma intenso che accompagna l’incedere
del brano fa il resto: la sintonia è completa.
E per me “Pensers de l’esili” è
stata una delle più belle canzoni sentite nel
2003 (anche se il disco in questione è stato
concepito nel 1999 (e credo anche inciso in quell’anno).
Lino Straulino, eclettico e interessantissimo personaggio
della nostra frontiera orientale, peraltro è
dal 2001, dall’uscita di “Tiere nere”,
che non pubblica più. Ha fatto appena in tempo
a vedere montare il fenomeno friulano a livello di
un pubblico più vasto per tirarsene fuori.
E questo accresce la simpatia per il personaggio.
Ma stavamo
parlando della canzone. Testo di Stefano Montello
degli Flk e musica di Straulino. Poche parole emergono
all’ascolto da parte di un non-friulano: gli
anni, i ricordi, i pensieri, il sangue, il vendicatore,
il confine sconosciuto, la linea. Bisogna leggere
il testo in italiano (compreso nel libretto). E ne
esce una strana storia di confine o di esilio. Potrebbe
essere ambientata nella prima guerra mondiale oppure
potrebbe parlare di terroristi in fuga, a seconda
di come si è propensi a prenderla e se al termine
“trincea” si vuole assegnare un significato
letterale o metaforico.
Questo
personaggio che dal letto sfatto guarda il mare e
riavvolge lentamente la sua vita come un film. E dal
suo esilio tranquillo suda e sbuffa “i ricordi,
i miei anni, il destino il mestiere”. L’unica
cosa che sappiamo è che uccideva, che sparava
“uno dopo l’altro e poi un altro ancora,
sparo e chiudo gli occhi”, figura tetra come
“un corvo, un vendicatore”, che compie
il suo “mestiere” senza pensare a nulla,
con un “cinturone di pallottole come ultimo
onore”.
Gli avevano
detto: “libera il mondo” e lui l’ha
fatto, ma col dubbio di confondersi. E l’ultimo
pensiero è che gli dispiace “di non aver
spiegato, di non aver capito, di non avere il mio
fucile”.
Terrorista
o soldato? Una sorta di Universal soldier che potrebbe
venire da ovunque e far parte di qualsiasi guerra:
in Irlanda, in Iraq, in Messico, in Sudamerica. Ma
che importa? Dobbiamo per forza localizzare questo
combattente? O, come lui, guardare dal letto sfatto
del suo esilio i suoi ricordi, i suoi anni, il suo
destino, il mestiere.
Sito
ufficiale: www.linostraulino.com
Su
Bielle: la pagina di Lino