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Lino Straulino + Flk: Pensers da l'esili

di Giorgio Maimone

Ci sono canzoni che ti parlano e altre no. Ci sono canzoni delicate e canzoni forti. Ci sono canzoni che “comunicano”, qualsiasi cosa stiano dicendo e in qualsiasi modo lo stiano facendo. Quando ti imbatti in una di queste canzoni è gioia e rivoluzione. “Pensers de l’esili” faceva parte di un buffo disco nato quasi per scommessa “Sintetiche sincretiche sinaptiche”, disco composto e inciso in due giorni da Lino Straulino + gli Flk, più chiunque altro avesse voglia di aver a che fare con la musica in Friuli.

Friulano stretto. Si capisce solo qualche parola. Ma la canzone inizia col fischio e sappiamo bene che quando una canzone parte col fischio (“Il pescatore” di De André, ad esempio) parte bene. E finisce con qualche colpo di tosse (uguale uguale a un certo Dylan in una “Like a rolling stone” appena uscita dai suoi capaci archivi).

Il clima sgangherato, ma intenso che accompagna l’incedere del brano fa il resto: la sintonia è completa. E per me “Pensers de l’esili” è stata una delle più belle canzoni sentite nel 2003 (anche se il disco in questione è stato concepito nel 1999 (e credo anche inciso in quell’anno). Lino Straulino, eclettico e interessantissimo personaggio della nostra frontiera orientale, peraltro è dal 2001, dall’uscita di “Tiere nere”, che non pubblica più. Ha fatto appena in tempo a vedere montare il fenomeno friulano a livello di un pubblico più vasto per tirarsene fuori. E questo accresce la simpatia per il personaggio.

Ma stavamo parlando della canzone. Testo di Stefano Montello degli Flk e musica di Straulino. Poche parole emergono all’ascolto da parte di un non-friulano: gli anni, i ricordi, i pensieri, il sangue, il vendicatore, il confine sconosciuto, la linea. Bisogna leggere il testo in italiano (compreso nel libretto). E ne esce una strana storia di confine o di esilio. Potrebbe essere ambientata nella prima guerra mondiale oppure potrebbe parlare di terroristi in fuga, a seconda di come si è propensi a prenderla e se al termine “trincea” si vuole assegnare un significato letterale o metaforico.

Questo personaggio che dal letto sfatto guarda il mare e riavvolge lentamente la sua vita come un film. E dal suo esilio tranquillo suda e sbuffa “i ricordi, i miei anni, il destino il mestiere”. L’unica cosa che sappiamo è che uccideva, che sparava “uno dopo l’altro e poi un altro ancora, sparo e chiudo gli occhi”, figura tetra come “un corvo, un vendicatore”, che compie il suo “mestiere” senza pensare a nulla, con un “cinturone di pallottole come ultimo onore”.

Gli avevano detto: “libera il mondo” e lui l’ha fatto, ma col dubbio di confondersi. E l’ultimo pensiero è che gli dispiace “di non aver spiegato, di non aver capito, di non avere il mio fucile”.

Terrorista o soldato? Una sorta di Universal soldier che potrebbe venire da ovunque e far parte di qualsiasi guerra: in Irlanda, in Iraq, in Messico, in Sudamerica. Ma che importa? Dobbiamo per forza localizzare questo combattente? O, come lui, guardare dal letto sfatto del suo esilio i suoi ricordi, i suoi anni, il suo destino, il mestiere.

Sito ufficiale: www.linostraulino.com
Su Bielle: la pagina di Lino

Ultimo aggiornamento: 19-05-2004
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