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Concerti

Le nuvole sul cielo-anfiteatro di Cagliari
di Franco Senia

Mai titolo, per un concerto, fu più appropriato! Delle due l'una, o chi ha organizzato il concerto non ha mai letto le note di copertina del disco di De André, oppure possiede un singolare senso dell'umorismo. Già, perché erano proprio quelle nuvole che oscurano il sole e ci lasciano una voglia di pioggia, anzi di un alluvione che riesca a spazzarli via, per sempre.

Introdotti da una recita, becera da una parte e ispirata dall'altra, le nuvole cominciano ad affollarsi sul palco.

Povero “Pescatore”, con le majorettes e senza fischio! Lo scugnizzo Ranieri comincia sparando cazzate a proposito del fatto di come sarebbe stato difficile, all'epoca, e di come sarebbe difficile ora, sentire canzoni che parlassero di stelle, vento e fiordalisi. Detta la puttanata, ha iniziato l'ultimo stupro della povera Marinella (che ragazza sculata!!). Ho aspettato con ansia che si sbrigasse a buttarla in quel cazzo di torrente! PUBBLICITA'! Mi sembra giusto.

Francesco Di Giacomo (Banco) e Morgan (al piano). E anche “Bocca di rosa” è sistemata. Giustizia sommaria! Non so nemmeno se provo rabbia o pena per questo simil-barbone che rantola sul palco.

Introdotto da dei versi misteriosi, recitati con sussiego da un tenebroso più ridicolo con quei baffetti che bello, Neffa (Neffa!!! e chi cazzo è?) ci ha cantilenato una “Guerra di Piero” che ha fatto sgorgare da dentro il cuore una domanda destinata a non avere risposta. Ma perché Piero non ha sparato, nonostante le ripetute esortazioni? Perché non ha sparato.....a Neffa!!???

Cammariere e la “Città vecchia”. Dopo i massacri a cui si è assistito non è dei peggio. Ma si sente, e bene che la città vecchia non è posto per Cammariere. Si muoverebbe meglio in un club mediterranèe.

E ancora letture. Questa finisce con un affermazione seguita da un "o no?" Quale genio! Ed ecco Mario Venuti e Antonella Ruggiero che ci regalano un "Amore che vieni e amore che vai" che non è peggiore di quella resa a suo tempo da Battiato. E come sarebbe possibile? Anche se i gorgheggi della Ruggiero, e la sua manifesta "ispirazione", lasciano leggermente perplessi. Ma vabbé, è tutto grasso che cola.

Ed ecco Morgan che, con l'incipit da bravo presentatore, dopo averci parlato della sua propria unicità, si appresta a riprodurre "Un giudice". Scrivo in diretta, datemi tempo.

Non lo so, ma io, con quel fisico e quella faccia e il suo atteggiarsi, Morgan l'avrei visto a fare un disco di Renato Zero, piùcche un disco di De André. Cazzo come è tenebroso!! Mi chiedo se anche il look, col capello lungo e sull'occhio, voglia anch'esso essere un omaggio a Fabrizio De André. Lo sguardo è davvero inquietante. L'interpretazione fa cacare! L'urlo finale su "la statura di dio" fa proprio venire voglia di mandarlo in culo.

Telecamere sulla vedova che si sbraccia ad applaudire. E andiamo avanti.

La recitazione di "Inverno" da parte della "ispirata" di prima raggiunge l'apice del ridicolo. E' la dimostrazione che De André scriveva canzoni, e non poesia.

La versione jazzata di “Inverno” temo che forse sarà la cosa migliore che mi capiterà di sentire questa sera. Ecco, non ho finito di dirlo che la voce "mineggiante" dell'interprete mi sta sconsigliando di continuare a sostenere la tesi iniziale. Cazzo, fatela stare zitta! Bastava il clarinetto. Era tutto così magico....

Spiritual”, in contro-tendenza, a me è sempre piaciuto. Ma non ho resistito al massacro operato, in combutta, dall'attore di cui non conosco e non voglio conoscere il nome e la majorettes di prima. Mi ha fatto barcollare. Mai avrei pensato che si potesse parlare uno spiritual, e , quand'anche fosse, ci si potesse arrogare il diritto di farlo davanti a una platea. Le gallinelle facevano il giusto coro.

PUBBLICITA'!! sempre più giusto.

Tocca a Dolcenera, senza Baccini (che almeno era amico di De André!), cercare di "arraparci" con una versione tutta roca, alla "Je t'aime, moi non plus", della “Canzone dell'amore perduto”. Lei ci prova, ma la voce non ce la fa. L'estensione non c'è. E le strofe, più che cantate, vengono "proclamate". Il rantolo finale, sull'amore nuovo, fa accapponare la pelle. Di terrore.

Riecco lo scugnizzo. Lo sapevo che non ce la si poteva cavare con una sola esibizione da parte del napoletano così intriso di napoletanità.

Da vomitare. Tocca a "Don Raffaé”! Vabbé che è un secondino, quelli di cui è meglio non respirare la stessa aria, ma un empito di pietà mi assale. E la sceneggiata comincia. Ridateci Mario Merola! Non ci risparmia nemmeno la tentata imitazione di Totò. Pietà!! Niente da fare. Non c'è pietà. Dopo il tentativo di macchietta, anche la "papera" sul Campari. Falsi. Cazzo, quanto riuscite ad essere falsi! E riecco Mario Venuti. Con “Princesa”, stavolta. Il tango figurato che assiste l'esecuzione potrebbe andare bene. Peccato che il tango sia argentino, e non brasiliano. Va bene. L'interpretazione è onesta. La voce è quella che è. Ma ci sta provando. E' solo una compitazione.

No!! Riecco Neffa. Aiuto! Ci parla del rapimento. Si limitasse a questo! E infatti attacca “Il testamento”. Forse più adatto alle sue capacità vocali, con quella leggera inclinazione al portoghese. Ma il fatto è che il ragazzo è decisamente stonato. E parlare, anziché cantare, non serve ad impedire che ci si accorga del fatto che non era indispensabile, nella sua e nella mia vita, che cantasse! Mi chiedo, in una piccola digressione, dove cazzo l'abbiano rimediato quel direttore di orchestra. Su E-Bay???

Antonella Ruggiero che facesse “Creuza de ma” mancava, e sono convinto che avrei vissuto il resto dei miei giorni in questa beata ignoranza senza soffrirne troppo. E' vero che sta limitando gorgheggi e fioriture (ma non troppo) ma rimango perplesso. Vedo che hanno riciclato le ragazze simil-brasiliane usate per “Princesa”. Magari vuole essere un'analisi sociologica-culturale della continuità fra Genova, il Portogallo e il Brasile. Chissà! Massì, dai, magari la Ruggiero c'entra qualcosa con De André! Non sia mai detto.

Riecco l'attrice che ci parla di “Via del campo”. E del fascino dei bassi quartieri. Il vento le agita e le scompiglia la gonna, mentre parla dei sentimenti per arrivarci a dire come dai diamanti non nasca niente. Riecco la mineggiante Nicky Nicolai, insieme all'ennesimo Venuti. Lui ci mette il cuore, anche se gioca troppo a fare Ginopaoli.

Lei rompe le palle. Alchimie.

Dolce(quasizuccherosa) nera (moltopoco) si cimenta coll'omonimità della canzone di Fabrizio. Dopo aver dimostrato di non aver capito un cazzo, affermando che “Dolcenera” (la canzone) sarebbe uno spartiacque nell'opera deandreiana, ci prova. Non sembrava male, solo che arriva il redivivo Di Giacomo (Banco) a rovinarle la festa. Non ho ancora visto il film di Romero su "La terra dei morti viventi" - e mi sono ripromesso di farlo, adoro Romero - ma il signor Di Giacomo ci avrebbe fatto la sua porca figura. Non male lei, con la giusta dose di cuore anche se a volte un po' troppo esagerato e auto-compiaciuto. Penoso e disturbante lui.

Morgan, spavantapasserico fino allo spasimo, immola il proprio corpo sul palco rendendoci una versione de “La ballata dell'amore cieco” quasi esistenzialista. No, non si è limitato a ”Non al denaro non all'amore né al cielo”. Aumento le quotazioni della dark lady che spingeva al suicidio. No, non credo che ci si possa far prendere da sgomento a vedere Morgan morir contento. Specialmente a vederlo contento e sincopato come nel finale della canzone. Sarebbe solo un sollievo.

Di “Ho visto Nina volare” non ho capito chi fosse l'interprete, ma non ha importanza. Del resto non si capisce nemmeno un cazzo delle parole che biascica facendo finta di cantare. Magari lei è convinta di stare rendendo una grande interpretazione, gemendo e sospirando. Chissà cos'è che li spinge?

Il solito coglione con baffetti e brillantina, e con calvizie incipiente, ci racconta “La ballata dell'eroe”, con l'enfasi di chi cerca di spacciare una canzone per poesia. E si rende ridicolo - e fin qui niente di male - e cerca di rendere ridicolo anche De André che aveva già messo a suo tempo le mani avanti nei confronti di questi incensatori.

Toh, ecco Cammariere che ci canta la canzone, fra Paoli e Tenco. Con aria ispirata. Non è la cosa peggiore di questa serata ma il fatto che assomigli in modo incredibile al "brutto" dei ricchi e poveri fa venire da sghignazzare. Magari si mette anche a cantare qualcosa del repertorio. Tipo "i prati sono in fiore....". Cazzo, ce la sta mettendo tutta. E' quasi inquietante!! PUBBLICITA'. Ci vuole, una tregua! Andrea Parodi (quello sbagliato, quello di Forza Italia) dopo averci fatto una menata sulla terra che ti sceglie, passa ad omaggiare con “Hotel Supramonte”. Senza pathos. Stonando frequentemente. Riuscendo perfino in quello in cui aveva fallito Bubola: rendere la canzone incolore e atona. Anche l'orchestra gli dà una discreta mano, steccando più volte. Little Tony avrebbe fatto meglio! Sul finale, prova a metterci un po' d'anima. Ma è talmente "baglionesco" che perfino Baglioni si sarebbe vergognato.

E ora ci annuncia - profeta di sventure , ne ha anche il look - che le majorettes (sono sarde) canteranno “Volta la carta”. Va bene, niente da dire. A parte i didiririri e i mbambamba che ridicolizzano l'esibizione.

Inquadratura sulla vedova, commossa di fronte a tale omaggio. Finalmente! Si incontrano il baffino e l'inspirata e ci spacciano per poesia financo "Se ti tagliassero a pezzetti". Mi viene da ringraziarli per questa loro comicità, volta a rallegrare una serata altrimenti incolore.

Tocca a Elena Ledda cantare in sardo “Le tre madri”. Almeno credo che sia sardo. Carica di enfasi e di scialli, la ragazza potrebbe anche andare bene. Ma, cazzo, mi dico, possibile che questo Fabrizio De André, così esaltato, così omaggiato, così osannato, forse meriterebbe un pizzico di leggerezza in più. Un attimo di contestualizzazione. Quello che cantava. Quello per cui cantava.

Quello per chi cantava. Vabbé, lasciamo perdere.

Antonella Ruggiero ci gorgheggia "E te ne vai Maria....", ancora dalla Buona Novella. Ed è una preghiera, la sua. Non certo una bestemmia. Mi chiedo chi è che l'abbia assunta, la Ruggiero! Stanno scorrendo i titoli finali, in basso. Credo che sia la giusta conclusione e la summa della serata. La Ruggiero. E' un trionfo per lei.

La serata giusta. Il pubblico giusto.

Buona notte, come disse Montanari sulla ghigliottina, ne "L'anno del signore".

Ultimo aggiornamento: 11-08-2005
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