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Sbiellature

Musica da stiro
di Riccardo Venturi

'A iurnata comincia con una montagna di panni da stirare che occhieggiano minacciosi sopra il tavolo; e stavolta non si sfugge, Riccardo. O li stiri, o continueranno a trascinarsi per il vastissimo appartamento (monolocale di una quarantina di metri quadri), saltellando dal tavolo alla scrivania, da un ripiano al bagno, scaglionandosi strategicamente nei punti piu' impensati ed occupando militarmente luoghi di importanza vitale. Datti una mossa, su. Il dovere ti chiama.

Si cerca, peraltro, di rimandarlo in tutti i modi, appigliandosi persino a lavare due innocenti tazze e due cucchiaini nell'acquaio, o rifacendo il letto très soigneusement; ma non c'e' nulla da fare. Quei pietosi diversivi hanno fine in un battibaleno, e i panni sogghignano crudeli. Tanto vale togliersi il dente e prepararsi alla bisogna; siccome qui non esiste alcun'asse da stiro, si prepara il tavolo di cucina stendendovi sopra un plaid, si tira fuori uno spartano ferro di marca "Girmi", non a vapore, si piglia un bicchier d'acqua per umidificare e si fa il triage dei capi, sul letto: magliette da una parte, pantaloni dall'altra. Mutande e calzini no, quelli se ne fa a meno, perdiana. Si attacca il ferro alla "ciabatta" a terra, che e' la stessa del picci', e ci si aggrappa a cose piacevolmente assurde del tipo: toh, stai a vedere che ho messo il ferro da stiro in ADSL.

L'unico aspetto veramente piacevole in questa domestica disgrazia e' la scelta della musica; che l'ignobile sgobbo sia almeno accompagnato da qualcosa di degnamente udibile e ristorator dell'animo in que' duri momenti. Come musica da stiro ho cose piu' gettonate ed altre meno, sempre in funzione dell'adattarsi ai gesti ripetitivi: deponi, passa, piega, ripassa, infila la mano, ripassa ancora, ripiega, rideponi... La musica da stiro non e' solo una consolazione, ma ha anche una ben precisa componente ritmica e gli eventuali testi devono essere cant(icchi)abili senza eccessiva distrazione.

Ovvio, quindi, che gente -ad esempio- come Guccini, De Andre' o Lolli non possono essere cantautori da stiro e vengono rigorosamente evitati (a parte qualche album "live" del secondo, ma raramente). Assai utilizzato e' invece Rino Gaetano, e mi ricordo di una storica stirata di qualche mese fa, sudato come un majale, mentre gliene davo su un paio di pantaloni berciando "Come sei bella Anita di bianco vestita", "Aida come sei bella" e (con una qualche lacrima che sempre mi provoca quella canzone), "Mio fratello e' figlio unico" -storpiando pero' una celebre strofa in "mio fratello e' figlio unico / perche' e' convinto che Chinaglia non puo' stirarsi il pantalone".

Va da se', comunque, che la scelta della musica da stiro e' sempre e comunque squisitamente soggettiva, ed oltretutto risente anche delle condizioni meteorologiche. In una bella giornata di sole si puo' arrivare anche a bizzarri "excursus" come la raccolta delle canzoni della guerra civile spagnola (che inizia con "El quinto regimiento": "El dieciocho de julio / en el patio de un convento / el pueblo madrileño / fundó el quinto regimiento"...) o addirittura uno dei vecchi album di Elio e le Storie Tese (tipo "Italyan, Rum casusu çikti"); ma in una giornata come oggi, di prim'autunno piovoso e tetro, meglio andare su altre cose. Teoricamente.

E cosi', eccomi ferro alla mano, ditate d'acqua sui panni e movimenti oramai affinati, oltre che dalla pratica, dalla lunga e paziente osservazione di mia madre (l'unica persona al mondo che prova piacere nello stirare), affrontare un paio di magliette col Che Guevara, una maglietta verde militare, tre paia di pantaloncini corti (da spedire rigorosamente in cantina causa termine dell'estate, "le 22 septembre au diable vous partîtes" ) con la perfetta smentita di quanto sopra. Perche', in realta', capita di fare esperimenti che danno delle grandi sorprese stiro-musicali: come Ivan della Mea, ad esempio. Ivan della Mea va benissimo anche per stirare, e con qualsiasi tempo; da "El me gatt" a "Ringhera" (straordinaria per le camicie ed ogni capo complicato, ed in piu' comincia con la stessa strofa iniziale del "Quinto regimiento", tradotta poi in milanese: "El desvòt del mes de luli / int al chioster d'on convent / i cumpaign de la Ringhera / han fasuu el so regiment"...), da "Forza Giuann l'idea non e' morta" a "La mongolfiera" o all'intera "Cantagranda". Si canta, si ride, si piange, si fanno pugni chiusi all'aria e si stirano delle vagonate di stracci.

Stamani, pero', all'inizio ho commesso un errore madornale. Spinto dalla voglia di provare, e fresco fresco di download, mi son detto: "O vai, vediamo un po' come va con la Giovanna Marini". E nel far cio', non mi sono contentato, che so io, del "Fischio del vapore", che' perlomeno gli e' insieme al Deg e ci son pure i treni di Reggio Calabria, il naufragio del Sirio (che sarebbe meglio ascoltare cantato dalla grande Caterina Bueno, attaccato a "Italia bella mostrati gentile") e il Feroce monarchico Bava; no, sono andato sul duro e puro. La cantata per Pier Paolo Pasolini, nientemeno. L'avessi mai fatto, a parte lo straordinario brano parlato sul primo incontro dell'autrice con PPP. Sacrebleu, ridatemi il "Galeone" dei Les Anarchistes. Grande rispetto per la Marini, ma fra poco si ribellava anche il ferro da stiro; no, questa volta e' stato un esperimento malriuscito che imponeva rimedi radicali. Via la Marini, e giu', nell'ordine, con gli Area di "Crac" (un altro classico da stiro, perfetto e con l'impennata di "Gioia e rivoluzione" con la quale puoi affrontare anche i pantaloni di lino piu' ardui), con gli Anarchistes (per riscattare giustappunto il "Galeone" e tutto l'immenso uman carname), con due o tre pezzi della "Cantagranda" e con un mélange che sta guadagnando terreno ultimamente, comprendente un po' di Delsangre (freschi autori, assieme a Andrea Parodi, di un "Natale a Milano" dedicato a Piero Ciampi e a Livorno, di cui dovro' parlare), un po' di Alessio Lega, un po' di Bob Dylan (Masters of War) e persino "God save the Queen" dei Sex Pistols.

Insomma, ci sono arrivato alla fine. L'ultima maglietta, una t-shirt bianca qualsiasi, finisce in cima alla pila che, adagiata su una sedia, comincia a sfidare seriamente la legge di gravita' (la loi de la pesanteur, c'est dur, mais c'est la loi). Un'altra stirata e' andata, la sua musica ha finito, quanto tempo e' ormai passato e passera'; s'e' fatto mezzogiorno.

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Ultimo aggiornamento: 16-09-2004
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