Il
silenzio della citta' e' interrotto solo dalle sirene
della polizia e i solitari clacsons dei tifosi non-milanisti.
Passa una macchina di ragazzi con una bandiera italiana
ed urlano invettive contro il presidente del consiglio,
del Milan, di Fininvest, dell'Associazione Vittime
del Comunismo, di tutto quello che volete, tanto rimane
sempre la solita persona.
Milano, 2005. La capitale della recessione, della
secessione e della minzione di un'Italia presa alle
palle da un mondo cattivo ed ingiusto, dicono alcuni,
di se stessa, dicono tanti altri. Milano, primavera
2005.
Il mondo si ferma appena un istante a piangere la
cattiva sorte che ha deluso undici miliardari in braghe
di tela e un qualche migliaio di illusi che un giorno,
improvvisamente, il calcio ripari tutti i torti, i
danni, le umiliazioni, le angherie, tutti i malanni
del mondo. Palle.
Guardo il paese che gira come in un merry-go round
attorno ai soliti problemi. La televisione mi sputa
dibattiti su chi ha sbagliato prima. Su di chi e'
la colpa.
Ma i rigori si sbagliano e si perde la partita. Ed
e' quello il fatto. Pero' l'allenatore bravo sa che
da quella cosa si deve ricominciare a ricostruire
la speranza che la prossima volta andra' meglio.
Speranza. Svanita nella notte bulgara di Milano 2005.
Capitale della parano-oiaaah... (Casino Royale