Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,
Dai boschi, dall'arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l'orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.
Con questi versi tratti dal Coro
del III Atto dell’Adelchi, Max Manfredi apre
la serata di reading letterario (chissà perché
questo inglesismo…) ed è un Max in gran
forma, malgrado lamenti un po’ di tosse.
È un Alessandro Manzoni dai toni aulici (o
aulinici come parafrasando afferma l’amico fidato
Marco Spiccio, volendo alludere al possibile effetto
soporifero dell’Adelchi), l’autore scelto
da Max per introdurci nella serata dedicata ai classici,
ma non solo, come ascolteremo poi durante la serata.
Si tratta però di un Manzoni spolverato a nuovo,
in una chiave di lettura attualissima. Il pezzo scelto
narra di un popolo oppresso che finisce per sostituire
uno stato sovrano con un altro. Un po’ come
noi italiani in balia di un falso bipolarismo in cui
l’alternanza tra non sembra sortire alcun beneficio
per un volgo che continuerà a prenderlo nel…
Anche il Pascoli affrontato di seguito, classico tra
i classici, non è il solito Pascoli presentatoci
fino alla noia negli studi scolastici: è un
Pascoli potrei dire inedito, un po’ apocalittico,
come penso piaccia a Max che può così
dar pieno sfogo alla sua abilità di fine dicitore,
con contrasti di voce e di registri notevole. Un Pascoli
inusuale, anch’egli maledettamente moderno,
quello dei due poemi in versi Oriente ed Occidente.
Il primo, riassunto da Max a guissa d'introduzione,
narra in versi la nascita del Cristo in terra d’Oriente
accolto dagli umili pastori e dai pagani Magi; il
secondo, recitato magistralmente, racconta dell’annuncio
da parte dell’Angelo di quanto sta avvenendo
in Oriente. Annuncio che però cade nel vuoto,
in quanto il popolo romano è fatto dai fumi
dell’alcool versato in occasione dei saturnali.
Solo un gladiatore, quindi uno schiavo, ormai in fin
vita ascolta questo annuncio.
La drammaticità della narrazione è alta
ed ecco allora Max smorzare un po’ i toni con
un componimento di Camerana, autore appartenente al
movimento degli scapigliati. A seguire, il funambolico
Max ci proietta in pieno Futurismo e ci dedica un
Enrico Cavicchioli che permette tra l’altro
a Spiccio, praticamente disoccupato fino a quel momento,
di partecipare all’istrionismo di Max nel ruolo
di rumorista e a se stesso, di giocare con la voce
in una modalità che mi ricorda a volte Carmelo
Bene nel suo Pinocchio.
A mezzanotte Max propone una pausa birra, forse per
farci riprendere dalla sbornia letteraria, prima di
affrontare un lungo brano, “La signorina Felicita”
di Guido Gozzano in cui dimostrerà una capacità
interpretativa davvero unica, ricordando a tratti
alcuni mostri sacri del teatro italiano, sorretto
in questa impresa da uno Spiccio pronto ad alternarsi
in più ruoli e con una pregevolissima cadenza
piemontese.
A seguire un componimento dello stesso Max, un poemetto
in versi che narra di un ranocchio innamorato di una
Diva. Non ci avesse detto fosse opera sua, l’avremmo
preso certamente per l’opera di qualche famoso
poeta.
È la conclusione, ma il pubblico presente (peccato
fosse numericamente scarso) malgrado l’ora tarda
e il pregno programma non se ne vuole andare e invoca
un bis, una lettura dal suo libro Trita Provincia.
Max si fa prestare una copia del suo libro e su suggerimento
di Spiccio (Max allude…) legge, recita, materializza
davanti ai nostri occhi la narrazione di una masturbazione
presente nel capitolo Compieta.
È giunto anche il
momento di Spiccio che sollecitato da Max, che lo
accusa di aver fatto fino ad allora ben poco, decide
di cantare una canzone di Augusto Forin, cantautore
di Sori e quindi loro conterraneo.
Al termine una chiosa di Max, una canzone inedita
che prende spunto dalla visione del nostro pendolare
di un cartello presso una stazione, che per problemi
funzionali, indica una strana località "Kukuwok".…
che gli ispira un mondo immaginario.
Così si conclude la lunga e impegnativa serata,
a noi restano nella mente e nei cuori sensazioni inesprimibili,
sicuri di aver assistito all’espressione artistica
di un talento davvero unico e con il rammarico per
chi non c’era e che non saprà mai che
cosa si è perso
|