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Acrobatici Anfibi, dal diario di bordo

Max Manfredi fine dicitore
di Fabio Antonelli

Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,
Dai boschi, dall'arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l'orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.

Con questi versi tratti dal Coro del III Atto dell’Adelchi, Max Manfredi apre la serata di reading letterario (chissà perché questo inglesismo…) ed è un Max in gran forma, malgrado lamenti un po’ di tosse.

È un Alessandro Manzoni dai toni aulici (o aulinici come parafrasando afferma l’amico fidato Marco Spiccio, volendo alludere al possibile effetto soporifero dell’Adelchi), l’autore scelto da Max per introdurci nella serata dedicata ai classici, ma non solo, come ascolteremo poi durante la serata. Si tratta però di un Manzoni spolverato a nuovo, in una chiave di lettura attualissima. Il pezzo scelto narra di un popolo oppresso che finisce per sostituire uno stato sovrano con un altro. Un po’ come noi italiani in balia di un falso bipolarismo in cui l’alternanza tra non sembra sortire alcun beneficio per un volgo che continuerà a prenderlo nel…

Anche il Pascoli affrontato di seguito, classico tra i classici, non è il solito Pascoli presentatoci fino alla noia negli studi scolastici: è un Pascoli potrei dire inedito, un po’ apocalittico, come penso piaccia a Max che può così dar pieno sfogo alla sua abilità di fine dicitore, con contrasti di voce e di registri notevole. Un Pascoli inusuale, anch’egli maledettamente moderno, quello dei due poemi in versi Oriente ed Occidente. Il primo, riassunto da Max a guissa d'introduzione, narra in versi la nascita del Cristo in terra d’Oriente accolto dagli umili pastori e dai pagani Magi; il secondo, recitato magistralmente, racconta dell’annuncio da parte dell’Angelo di quanto sta avvenendo in Oriente. Annuncio che però cade nel vuoto, in quanto il popolo romano è fatto dai fumi dell’alcool versato in occasione dei saturnali. Solo un gladiatore, quindi uno schiavo, ormai in fin vita ascolta questo annuncio.

La drammaticità della narrazione è alta ed ecco allora Max smorzare un po’ i toni con un componimento di Camerana, autore appartenente al movimento degli scapigliati. A seguire, il funambolico Max ci proietta in pieno Futurismo e ci dedica un Enrico Cavicchioli che permette tra l’altro a Spiccio, praticamente disoccupato fino a quel momento, di partecipare all’istrionismo di Max nel ruolo di rumorista e a se stesso, di giocare con la voce in una modalità che mi ricorda a volte Carmelo Bene nel suo Pinocchio.

A mezzanotte Max propone una pausa birra, forse per farci riprendere dalla sbornia letteraria, prima di affrontare un lungo brano, “La signorina Felicita” di Guido Gozzano in cui dimostrerà una capacità interpretativa davvero unica, ricordando a tratti alcuni mostri sacri del teatro italiano, sorretto in questa impresa da uno Spiccio pronto ad alternarsi in più ruoli e con una pregevolissima cadenza piemontese.

A seguire un componimento dello stesso Max, un poemetto in versi che narra di un ranocchio innamorato di una Diva. Non ci avesse detto fosse opera sua, l’avremmo preso certamente per l’opera di qualche famoso poeta.
È la conclusione, ma il pubblico presente (peccato fosse numericamente scarso) malgrado l’ora tarda e il pregno programma non se ne vuole andare e invoca un bis, una lettura dal suo libro Trita Provincia. Max si fa prestare una copia del suo libro e su suggerimento di Spiccio (Max allude…) legge, recita, materializza davanti ai nostri occhi la narrazione di una masturbazione presente nel capitolo Compieta.

È giunto anche il momento di Spiccio che sollecitato da Max, che lo accusa di aver fatto fino ad allora ben poco, decide di cantare una canzone di Augusto Forin, cantautore di Sori e quindi loro conterraneo.
Al termine una chiosa di Max, una canzone inedita che prende spunto dalla visione del nostro pendolare di un cartello presso una stazione, che per problemi funzionali, indica una strana località "Kukuwok".… che gli ispira un mondo immaginario.

Così si conclude la lunga e impegnativa serata, a noi restano nella mente e nei cuori sensazioni inesprimibili, sicuri di aver assistito all’espressione artistica di un talento davvero unico e con il rammarico per chi non c’era e che non saprà mai che cosa si è perso

Ultimo aggiornamento: 11-05-2005
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