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Live in Blu: Max dal vivo

La fiera del talento, tra Centerbe, Maddalena, le isole e le fate

di Giorgio Maimone

Vengano signori e signore, qui si dissipa il talento! E non a manciate, a sassolini, a piccoli pezzetti di pane. No, signori e signore, qui lo si getta a piene mani, a carrettate, a container. Ci sono le gru nel porto che lavorano a ritmo pieno per scaricare tutto questo ben di dio che risiede nel cervello, nelle mani, nella voce del “più grande artista sconosciuto al vasto pubblico”. Max Manfredi è una sorta di genio rinascimentale; è barocco in ogni sua accezione, dal fisico, al modo di comporre, da come si presenta a come si atteggia.

È un personaggio di rilievo. E per questo destinato a raccogliere a mani basse consensi di critica e più contenuti ritorni di pubblico. Che se la critica contasse qualcosa Max dovrebbe vendere più di Ramazzotti. Ma al massimo Max vende Centerbe e non Ramazzotti! Ecco “Centerbe”, già un estratto d’erbe particolarmente letale e dal sapore difficilmente accettabile, nonché canzone storica di Max, è anche un estratto del Max-pensiero, della Max-essenza.

Max è così bravo, così eclettico, così versatile e geniale che può fare una canzone sul Centerbe. E non solo, la sa musicare e arrangiare con classe, fino a renderla un brano “quasi accettabile”. Quasi. Perché il Centerbe è cattivo! E la canzone un esercizio di stile con qualchje immagine di deciso vigore ("Ragazze vestite di rosso, tristi come cespugli di more / in cerca di un marito fulmineo o di uno straccio d'amore"). Max la esegue da più di un decennio, sicuro che la sua bravura sarà il collante su cui far riposare il tutto. Oppure è a me che ne sfugge il senso? “Centerbe”, comunque, compare anche come quinta traccia del nuovo disco dal vivo: titolo provvisorio “Live in blu”, edito da Storie di Note, presumibilmente in autunno, inciso da Max Manfredi e La Staffa dal vivo lunedì 28 giugno al Teatro Blu di Milano.

Grande serata, bel teatro, Max in forma e la Staffa una grande formazione composta dal vecchio sodale Federico Bagnasco al contrabbasso e pianificazioni, da Matteo Nahum alle chitarre e bouzouki, da Roberto Piga al violino, da Giampiero Lobello alla tromba e flicorno, da Dado Sezzi: minibatteria e percussioni e da Matteo Baccani: vibrafono.

Una sera di grande musica, nel calido bagnoappiccicoso della Milano tutta da sudare, col buffo compenso che le nostre urla, i nostri applausi, perfino i nostri cori entreranno nel disco dal vivo di Max. Max è compreso e intenso: suona e canta come gli suggeriscono gli angeli del mestiere (e pare che gli suggeriscano un gran bene) e gli arrangiamenti nuovi, se non hanno fatto mettere la minigonna ai vecchi motivi, come diceva De André degli arrangiamenti Pfm, hanno comunque completato e arricchito una veste che già fiorita era. E piena di svolazzi e di trine.

Le trame musicali di Max non sono mai banali, ma dal vivo l’impreziosimento è palese: e se “Danza Composta” era già ricca al naturale, “Via G.Byron, poeta” ci guadagna decisamente, “Otto topi” è restituita in una grande versione con tempi dilatati e sapori jazz e blues più marcati; “Tra virtù e degrado” mantiene il suo splendore, ma si arricchisce ulteriormente di spezie e di aromi. Ma una grande canzone resta una grande canzone..

Tuttavia è altrove che dobbiamo andare a cercare le perle: in una dolcissima “Coriandoli d’acqua” (“avrò avuto 18 anni quando l’ho scritta” minimizza Max), in un’epica “Molo dei Greci”, dove vengono rivissute, tra le trame della canzone, gli ultimi 50-100 anni della città dei Genova e del suo porto, e soprattutto in una sopraffina “Tabarca”. Tabarca, luogo mitico come l’isola che non c’era di gucciniana memoria che però, in realtà, c’era.. Feudo dei genovesi, o meglio dei pegliesi per secoli, da quando nel 1544 Carlo V concede alla famiglia Lomellini di Pegli l'isola di Tabarca al largo della costa tunisina, per praticarvi la pesca del corallo e il commercio in generale. Vista la sovrappopolazione dell’Isola a Tabarca a un certo punto fu proibito sposarsi. I pegliesi dopo poco si trasferirono sull’isola di San Pietro al largo della Sardegna. Da tutto ciò Max ne trae materiale per una raffinata folk-song di altri tempi, in cui la musica e le parole sembrano superare le nebbie del tempo e volare alte per evocare epoche finite, isole misteriose, marinai in servizio e le insidie della dimenticanza.

Max ricorda e fa ricordare e qui sta una parte del suo valore. Quando cita la chitarra di Taraffo (ne “Il molo dei Greci”) o parla dei vicoli e del porto o dell’atteggiamento delle persone. E non è il vocabolario solo a blandire il desueto, ma evocativa è la voce, il vibrato dell’armonia, quel suo modo così caratteristico di muovere l’indice della mano destra sul manico della chitarra per ottenerne un effetto “mandolino”, forse anche la sua maledetta aria da carbonaro ottocentesco. Così anacronistico e fuori dal tempo che da uno così tutto potresti aspettarti tranne che faccia canzoni di mestiere. Eppure le fa. E sono tra le più belle sulla piazza. Se solo sostituisse il “Centerbe”col Pigato! Ora l’ansia dell’attesa. Ci vogliono meno di nove mesi per fare un disco live? ("Spero che esca per settembre/ottobre" - Parola di Max).

LE CANZONI: Danza composta / Coriandoli d'acqua (inedita) / Tra virtù e degrado/ La ballata degli otto topi / Centerbe / Via G. Byron, poeta/ Tabarca (inedita) / Natale fuoricorso / Molo dei Greci (inedita) / Notti slave / La ASL non passa l'amore / La fiera della Maddalena.

I bis: “Il regno delle Fate”, “Caterina” e “Storie del Porto di Atene”. Tralasciamo le ultime due, che sono ormai dei classici e spendiamo solo due parole due sul "Regno delle fate" che, se non mi sbaglio, ha avuto un primo titolo molto più bello (ossia "Cinema a colori"). E' una canzone di una bellezza smagliante, timida, trattenuta, scritta in punta di penna e suonata in punta di dita. Con un testo che fa poesia dal momento del respiro che precede il canto fino all'ultimo sussurro. Questa gemma di elevato valore non sarà sul disco dal vivo, ma farà parte di un successivo lavoro in studio di Max, forse il favoleggiato "Azulejos", forse altro. Per ora non ci resta che rincorrerla in qualche concerto dal vivo.

“Finalmente si fa un live. È un modo per recuperare vecchie "perle", canzoni ormai scandalosamente fuori catalogo (non solo perché il cantautore è come il maiale, non si butta via niente; ma perché, lungi dall'intorbidarle, il tempo le ha dotate di nuova freschezza, e le bottiglie son migliorate invecchiando) Poi per la gioia e l'impegno di affrontare nuove orchestrazioni con un gruppo colorito: contrabbasso, chitarre e plettri, minibatteria e percussioni, violino, tromba e vibrafono. Ed anche per proporre tre inediti (tra antichi e nuovi, comunque inediti) come assaggio del prossimo cd in studio. Infine per riunire un pugno di amici e farli partecipare all'evento, per suonare con più calore (psichico, la temperatura è già abbastanza bollente). È consentito gridare "Bravi" "Grande", "Nudi" etc. Non è permesso a nessun titolo l'invito "Andate a lavorare". (Max Manfredi)

Botta e risposta con Max Manfredi
di Silvano Rubino

Caro Max, ieri sera, stremato dal caldo, non ho avuto la forza di rimanere un
secondo di più nel bel Teatro Blu per farlo di persona. Quindi ti faccio i miei complimenti via e-mail per lo splendido concerto. Sottoscrivo quello che scrive sul sito il mio illustre collega Giorgio, aggiungo solo che da genovese trapiantato a Milano spero non si avveri la profezia del presentatore della serata, che si è augurato che di te si possa dire presto che sei un milanese di adozione. Non potrei accettare di trovare, nelle tue canzoni, piazza San Babila invece di piazza Manin, i navigli invece dei miei amati vicoli. La geografia nel "cantautorato" (come ami dire tu...) ha la sua bella importanza. E ieri, grazie anche all'ottima acustica e alla tua non comune capacità di scandire i testi, mi sono goduto parola per parola la geografia immaginaria e immaginifica delle tue liriche, dove Genova (fonte inesauribile di nostalgia per il sottoscritto...) riveste un ruolo così importante. Che bella, poi, "Il regno delle fate", per uno che ha fatto tante volte quel viaggio dalla pianura al mare... Quello di ieri sera è stato un evento eccezionale, ma il fatto è che non dovrebbe esserlo: uno con il tuo talento - accompagnato da musicisti di questo valore - dovrebbe fare concerti così quasi ogni sera, in giro per l'Italia, se fossimo in un paese meno folle. Quindi l'augurio è questo: tante serate come quella di ieri (magari con l'aria condizionata). Un augurio per te, ma soprattutto per un pubblico bisognoso di storie ben scritte e di buona musica. Un pubblico che, lo sappiamo, in giro c'è, anche se a volte sembra nascondersi troppo bene.
Un saluto

Silvano

Parola di Max

Ti ringrazio molto, son lettere come questa che mi danno non dico il coraggio di continuare - una ostinazione paradossale non mi manca - ma la misura di come il mio lavoro possa trovare e meritare un pubblico. Non è tanto il pubblico che si nasconde, sono i mediatori che latitano o sono impotenti o in malafede. Certo, fuori Italia può essere diverso. Spero tanto di trovare un passaggio a nordovest, o nordest, che mi affranchi dalla necessità di rimanere a fare i conti solo con la situazione italiana; dove comunque ho qualche estimatore, e spero di riuscire ad aumentarne il numero. Milanese di adozione, no, non è il massimo. Ma rispetto al ghetto genovese, forse Milano è una piattaforma più virtuosa ( o più virtuale!).
Almeno proviamoci...
A me poi piacciono i posti piccoli....
Sul fatto che l'eccezionalità dell'evento dovrebbe ripetersi, come succede nei concerti di Vasco o nel miracolo della messa, io non posso che essere d'accordo. Il problema è trovarli, questi concerti (pagati). O meglio: trovarli, o che ti trovino loro, non è difficile. E' difficile poterli pianificare, con un certo standard di qualità che riguardi la formazione e la pubblicità, il periodo, etc. E' il "mercato" che è folle, non soltanto il paese. Pensa che per un esperto di marketing, non la canzone o la canzone d'autore è considerata "nicchia", ma l'intera produzione musicale! Figurati me, un rappresentante "cult" di una nicchia di mercato di un mercato di nicchia... siamo alla spirale ricorsiva! Speriamo quindi in tante altre serate, in Italia o altrove, con l'aria condizionata, e magari anche con un po' di pubblico condizionato - dalla pubblicità e dalla critica - a riempire i teatri, per curiosità o per sopravvenuto affetto, come succede coi "colleghi fortunati" ancorché meritevoli!

A presto
Max



Ultimo aggiornamento: 29-30-2004
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