Stillicidio,
l'aereo arriva lentamente verso Linate, scivola sulla
pianura ed attraversa in pieno un lenzuolo nero di
pioggia, illuminato da fulmini e cristi di chi sta
correndo sotto il fortunale terrestre. Un collega
mi dice, c'e' stato un diluvio. No, gli rispondo.
i rettangolini acquitrinosi che vedi illuminati dal
sole sono risaie. A perdita d'occhio. O zanzaraie,
penso, memore di un matrimonio vicino a Vercelli dove
la sposa fu sacrificata sull'altare della sua belta'
da uno sciame iconoclasta di serafini d'acquitrino.
Sant'Autan di Baviera, ora pro nobis.
Finalmente atterriamo, giusto per mostrare ai colleghi
anglosassoni tutta la mia perizia nel parlare in italiano
ed esser capito. L'arte segreta di usare la propria
lingua come uno strumento di supremazia sociale. Far
sentire questo gruppo spaurito di banchieri scozzesi
inadatti allo scopo di chiedere dove e' un taxi, dove
e' l'ufficio e che ore sono. Una piccola rivincita
per i milioni di italiani ed emigranti di tutto il
mondo, derisi per il loro inglese approssimativo.
San Devoto prega per noi e proteggici da chi
vuol swappare o chi vuol brunch-are.
Milano, calda, afosa, ma stranamente estiva capitale
di canottiere a rete e vestiti di lino che si mescolano
nelle strade del centro. Piedi in vista, le prime
birkenstock della stagione. I tavolini all'aperto
ricolmi di persone e quel senso di smagata voglia
di estate. A malapena soffocata dalle nuvole nere
di pioggia.
Arrivo come un eroe di una tragedia greca, mescolato
agli stranieri, travestito da mercante, con la barba
lunga e gli occhiali scuri. Le porte di Milano si
aprono e la mia guida in questi due giorni mi appare
in Panda rossa, di fronte all'hotel. Il mio cicerone,
con ai piedi trainers dai lacci rossi, mi accompagna
all'ennesima porta da solcare, il concerto dei Marlene
Kuntz. Con il buon Gianni Maroccolo
al basso. Che incontriamo prima dell'evento. Che per
me e' come incontrare un santo od un profeta. Come
aver davanti Isaia o Geremia.
Od un santo ben piu' rotondo da Centro Italia, un
San Bonaventura od un San
Gelsomino.
Una specie di Frate Tack alla corte dei Robin Hood
che sono I Marlene, che continuano a rubare all'immaginario
da rock dei ricchi per I poveri dell'indie italiano.
Suonano machi, muscolosi e fallici, I miei cari Marlene.
Come un gruppo di seminaristi del Dio Pan, la violenza
dei loro suoni, l'approssimazione ed il glissando
sulle chitarre che, nelle ombre proiettate sul muro
dell'Alkatraz, mutano I musicisti in giganteschi Priapi.
Dediti all'arte della contemplazione della propria
virilita' e della loro capacita'. "Passo I miei
giorni a venire e non vengo mai". Si arrabbattano
a creare un tappeto sonoro cui gli echi del locale
non fanno completa giustizia. Sonica, urla la folla,
Sonica, urla Godano. Sonic Youth
continuo a pensare. Anche se Gianni non sembra una
novella Kim Gordon, ma se' stesso. Il suono caratteristico
del suo basso, il clinghete cling. Od una capacita'
di far melodizzare lo strumento come pochi altri sanno
fare (come piace a me, perlomeno). Un Peter Cook (Joy
Division e New Order) nostrano. Dobbiamo lasciare
l'Alkatraz prima della fine, lancio un ciao a Gianni,
che, a conoscerlo, si vede e si sente che condivide
la mia genetica toscana. E questo mi ha fatto piacere.
Un gentiluomo naturale. Natural kindness.
San Flenger, proteggici te.
La sera continua rutilante con la mia guida che mi
dirotta su Acrobatici
Anfibi, per un reading di Max
Manfredi. Complice il viaggio in aereo, il vino
bevuto a cena, la lettura di Manzoni, Pascoli e Gozzano,
mi sento trasportato in una di quelle serate che il
mio parroco organizzava per convincere I giovani ateo-new
age della mia parrocchia che c'era molto in comune
fra poesia, musica leggera e religione. Lo stesso
afflato espresso da Vasco Rossi, si ritrova nel Manzoni.
Ma non mi diceva niente sulle mie domande di un mondo
piu' giusto e libero. Max legge queste cose, accompagnato
da un signore che strimpella qualcosa, tale e quale
a Don Sandro. Quando questa impressione si fa troppo
forte, decido che e' tempo di andare a dormire. Saluto
la mia guida spirituale e mi comunica che si autoevochera'
anche il giorno dopo.
Dall'Isola a Piazza della Repubblica, passo attraverso
travestiti, giovani spacciatori, code di fronte a
locali dubbi, scavalco muretti e mi perdo in questa
Milano vuota, di periferia e solcata solo da macchine
e moto a tutta birra. Arrivo all'albergo ed I miei
colleghi scoti sono in preda ai fumi dell'alcool a
parlar della bellezza di tre mignotte che sono a concupire
due business men giapponesi sui divani del West In.
Li guardo leggermente basito, sento un po' dei loro
discorsi e di come hanno mangiato bene al ristorante
tradizionale dove sono andati. Continuano a riferire
al risotto alla milanese come ad uno "starter".
Dopo tre volte in cui provo a dirgli che la pasta
non e' un antipasto, tolgo le tende e mi infilo sotto
le coperte, a guardare lo spettacolo delle elezioni
inglesi, del ritorno di Re Blair sul trono per altri
quattro anni. La sua sconfitta apparente che diventa,
nella notte, un misto di vittoria di Pirro ed una
specie di vendetta da hybris. Il Dio popolo che punisce
il bugiardo. Ma che non puo' farne a meno. Malmenato,
il buon Tony, gli occhi pesti, la moglie Cherie che
piange. I figli attorno a lui, che lo abbracciano.
L'uomo politico piu' influente di questo scorcio di
millennio, come I Sonic Youth, aggiunge suoni e sfaccettature
alla sua figura. E quando questo funziona, tutti si
avvicinano. Quando questo fallisce, il buon Tony rimane
solo. Stasera ci ha fatto digerire un piatto indigesto
per noi italiani, un uomo politico come dovrebbe essere,
nelle sue contraddizioni ma anche nella capacita'
di gestire la rabbia e l'insofferenza popolare. La
serata che era iniziata con Pan, finisce con un Polinice
lasciato a marcire ai bordi della strada, che solo
Antigone-Cherie riesce a far emergere ancora una volta.
Il corpo macerato dell'eroe raccolto e composto dalla
moglie amorosa. L'unguento sacro dell'eletto dal Dio-popolo
a ricostituire il rosa sul volto emaciato.
Proteggici da tutti i pollini che una primavera
in ritardo puo' far esplodere, San Polaramin martire.
Proteggici dalla struggente bellezza di un cielo dopo
il temporale. La mattina fresca come acqua di fonte.
Anime ad animarsi sullo stage dell'ennesima commedia
del lavoro, dei convenevoli, dei ringraziamenti e
degli struggimenti di mani da stringere, parole da
ripetere, nomi da ricordare. Numb. Alla fine della
giornata. Cotto come una prugna cotta dentro una pera
cotta.
La mia guida, il mio cicerone nel ventre delle periferie
milanesi che diventano locali accoglienti e compagnie
di persone accondiscendenti a condividere le stesse
passioni, mi dice "Salumeria della musica",
Fava e Nannini. Che mi suona, non
so come mai, come Baccelli e Pecorino. Un'accoppiata
che dovrebbe essere irresistibile. Come pere e pecorino,
anche. Sweet and salty. Arrivo alla Salumeria dopo
una cena con colleghi in una specie di casale in una
pianura verde di germogli, appena fuori Milano. Vittima
di una orecchia di elefante enorme. Cotta alla perfezione,
condita con pomodori. Un lenzuolo di carne.
Quindi, appena vedo il nome salumeria arranco un attimo.
Burp. La mia guida mi aspetta al varco di questa specie
di purgatorio musicale.
Dove
le intenzioni di grandezza sonora si devono espiare
in una forma di girone dantesco per eterosessuali,
dopo l'abbuffata fallica dei Marlene Kuntz (a dispetto
del loro nome). Di fatto, la sera e' un tripudio di
Nannini Kuntz mit Fava, il palco circondato da una
folla di butch, posh e tutte le categorie dell'universo
omo-femminosessuale. Una vitalita' strana ed allegra.
A volte quasi da stadio. Arrivo tardi per la prima
parte di Fava, ma non per Gianna, fedele paladina
delle sue canzoni. Fava introduce la "nostra"
con Meravigliosa Creatura. Circondato
da bottiglie di vino prodotto da questa senese di
ferro. Figlia di pasticceri senesi e sorella di campione
di Formula 1. Ma Gianna ingloba in se' sia la forza
e la tenacia del fratello che gli elementi di rigore
formale del panforte senese e la gioia glicemica dei
ricciarelli.
Santa blasfema, agli occhi delle sue pasionarie, come
una copata ripiena di torrone. Un'ostia laica, per
chi la conosce. La sua apparizione non dura tanto,
ma scivola superba fra "You've got a
friend", qualcosa della Joplin, Marinaio
e continui cori delle sue supporters. O baccanti.
In me un'inesprimibile desiderio di lanciarmi in mezzo
a quel gruppo di donne e farmi sbranare, una morte
da eroe da tragedia greca. Attratto dagli urli, I
cori, le danze di quel popolo notturno milanese, che
mi immagino spesso intrappolato, nascosto, celato
nelle catacombe di locali gay o di vite che non danno
adito. Gianna Nannini, come un Fini dell'omosessualita'
emotiva, che ora va tanto di moda. Politica dell'emozione.
Sdoganare I sentimenti, liberarli dalle gabbie. Stasera
mi sento parte di questa parte del mondo. O desideroso
che le cose cambino, in maniera che nessuno debba
piu' celare I propri desideri, anche di esser sbranati
dalle baccanti senesi. L'apparizione fugace riesce
comunque a ridestare il desiderio di cercare nella
mia collezione di cds "Perle", riascoltarlo
con attenzione. Farmi trascinare dalla falsa caciarona
senese, raffinata architettatrice di melodie.
Dopo il concerto, incontro la Gianna con una mia collega
che le vuole stringere la mano. Mi congratulo per
il piccolo concerto ma le dico a brutto muso, "nonostante
tu sia senese...io son fiorentino". Anche se
il mondo cambia, anche se i costumi mutano, se permettete
a certe cose non riesco ancora ad abituarmi. Maledetti
senesi! San Bernardino e Santa Caterina da Siena,
pregate per la mia anima dannata di fiorentino iracondo.
"Come sposi un fiorentino? Ma ti rendi conto
che probabilmente i suoi antenati hanno ucciso i nostri?"
Mio suocero, aretino...