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Concerti

Mantova Musica Festival: Misto Mesto o Festa?
di Leon Ravasi

Guardateli bene questi due biglietti. Ariston, 1° posto, Euro 12+1 di prevendita, per giovedì 02 giugno. Sono una rarità! Io li ho comprati assieme ad un altra ventina di avventurosi. Dopo di ché c'erano un po' di addetti ai lavori e qualche parente. Questo per un totale di 28 presenti all'inizio della kermesse dell'Ariston, nella totale assenza di Dalla Chiesa e del resto del Comitato. In seguito è arrivato qualcuno in più. Il giorno dopo pare che il biglietto d'ingresso sia stato abolito. Quindi i miei due biglietti, tra un qualche anno, varranno come il Gronchi Rosa!

Dalla finestra della mia camera d'albergo, in centro Mantova, il festival si annuncia con le note tristi di una fanfara che esegue una musica degna di un funerale di New Orleans. "Non è un buon segno - penso - iniziare un Festival al ritmo di un funerale". Ma forse non è voluto. Fatto sta che il giro di fanfare, ripetuto per tutto il giorno e organizzato da quel gran genio di Roy Paci, spande un gran senso di tristezza.

Scendo in Piazza delle Erbe però e il clima è immediatamente diverso. Lo spazio libri è bene organizzato e ricco: riesco a comprarmi il libro di Sergio Endrigo, "Quanto mi dai se mi sparo", una volta introvabile e ora ripubblicato da Stampa Alternativa e il gradevole "Legata a un granello di sabbia" di Enzo Gentile (editore Melampo). Me li compro. Mi stupisco solo un attimo di non trovare "Su la testa" di John Vignola che pure dovrebbe presentare il libro il giorno dopo. Ma mi stupisco meno quando passo al reparto dischi (cd, pardon) e trovo i Beatles, i Rolling Stones, Ivano Fossati, altri ... ma neanche per sbaglio uno, dico uno solo, dei partecipanti al Festival. Nemmeno Finardi, nemmeno Pagani. Ma che dico! Nemmeno le due compilation dello scorso anno dedicate al Festival di Mantova 2004. Transeat. Non siamo in un posto dove si comprano i dischi: qui la musica la si ascolta dal vivo!

E, in piazza delle Erbe, sotto un sole stordente, alle tre del pomeriggio sale Alessio Lega. Il palco è coperto, lo spazio per la gente no. Ed è in pieno sole. Utili risultano all'uopo gli ombrelloni dei bar circostanti.
Come si può vedere dalla foto qui a lato (scattata poco, dopo, mentre provano i Fratelli Mancuso). In primo piano, sorridentissimo, sulla sinistra Vittorio Cosma della Direzioni Artistica. Mi chiedo cosa abbia da sorridere. Alessio Lega invece è bravo e convincente e lui, uomo del sud (e coperto dal tendone) non teme il sole della controra. Peraltro non si arrende nemmeno il pubblico che si fa trascinare da uno spettacolo che presenta una miscellanea tra le canzoni di "Resistenza e amore" e le amate traduzioni di autori francesi, a cura dello stesso Lega. Si segnala una bellissima canzone di Renaud di cui mi sono perso il titolo. Con Alessio due dei Mariposa (Rocco Marchi e Gianluca Giusti) e Mimmo Mellace (ex Parto) alla batteria. Peccato che la resa sonora sia penalizzata da un mixer che copre la voce del Lega.

Contemporaneamente al Teatro Bibiena parte la prima intervista di "Una vita in musica", con Mauro Pagani. Un pizzico di sadismo degli organizzatori fa sì che i due eventi siano perfettamente sovrapposti, in modo da dover per forza scegliere l'uno o l'altro. Scelgo Lega, ma so già che Pagani non lo vedrò neanche la sera perché si sovrapporrà all'Ariston.

Funziona invece con cronometrica precisione il passaggio di consegne tra lo showcase di Alessio Lega e la presentazione del libro di Assante e Castaldo: "Blues, Jazz, Rock, Pop – Il novecento americano". Peccato che Assante e Castaldo non siano venuti e sul palco c'è Nando Dalla Chiesa. Il dibattito non ne guadagna. Molto bello invece il siparietto sonoro condotto da Gaetano Liguori (foto) che sarà molto applaudito dalla piazza. Il clima è comunque buono, la partenza sembra col piede giusto. Qualche preoccupazione la danno i negozi di Mantova che, in molti, espongono il cartello "Chiuso. Ci vediamo lunedì". I mantovani in massa hanno scelto il week end al mare! Quasi come Rutelli al referendum sulla procreazione assistita.

C'è ancora un po' di tempo prima della seconda intervista di "Una vita in musica" con uno dei pochi "cantautori storici" presenti: Edoardo Bennato. In Piazza Sordello, Piazza Martiri e Piazza Arco si stanno preparando le fanfare dal tono vagamente funebre e iettatorio, ma è solo una sensazione mia. In genere le bande portano allegria. Chissà perché oggi proprio non mi scatta. Peraltro capisco che c'è un'altra cosa che questo Festival non è: non è il Busker Festival. Non c'è musica ovunque, non ci sono chitarre che girano, non c'è partecipazione spontanea. E questo proprio non lo si può attribuire all'organizzazione! Forse Cosma e Santini potevano mettersi con chitarra e organetto come il Gatto e la Volpe collodiani all'entrata di Piazza delle Erbe, ma in troppi li avrebbero smascherati. Mancano le "masse giovanili" (ma esistono ancora?) forse mancano gli studenti stressati dagli ultimi giorni di scuola e dagli esami in arrivo e dalle interrogazioni per evitare i debiti. Così mancano momenti di musica "stradarola" in senso buono, quella che lo scorso anno, tra Modena City Ramblers e Tora Tora Festival invece non era mancata nonostante fossimo in inverno.

Una piccola avventura è riuscire e trovare i biglietti per l'Ariston alla sera: non li vendono all'Apt, non li vendono all'Ariston, non li vedono allo Spazio Libri. Bisogna telefonare a un numero che ti fornisce un indirizzo al quale puoi andare a comprare i biglietti. Cattiva prassi italiota vuole comunque che chi si sbatte per prendere il biglietto in anticipo sia penalizzato pagando di più. Sarebbe logico scontare il biglietto a chi lo compra in anticipo e farlo pagare di più al botteghino. Ma questo non c'entra con il MMF.

Alle 18,30 apre i battenti Hyde Park. Che poi sarebbe il palco "libero" di Piazza Virgiliana. Posizione splendida e palco magnifico! Si arriva da lontano e già si vede e si sente. Il colpo d'occhio è bello e il "colpo d'orecchio" all'altezza.

Purtroppo di pubblico ce n'è pochino e quel pochino (vedi foto) se ne sta parecchio distante dal palco stesso. Hyde Park potrebbe essere un'idea vincente e, teoricamente, interessante. Un palco ben attrezzato a disposizione di chi vuole venire a suonare a Mantova, in occasione del Festival della Musica, anche senza esserestato selezionato dalla Commissione. Basta, ragionevolmente, iscriversi alla kermesse per ragioni di ordine e per non lasciare il palco né troppo sguarnito né con i gruppi che si accalcano tutti alla stessa ora. Sappiamo che molti degli artisti presenti ad Hyde Park in realtà hanno partecipato alle selezioni e, non avendole passate, ma essendo comunque piaciuti, hanno accettato l'invito a venire a suonare gratis e per un pubblico libero, che accede alla piazza senza pagare balzelli di nessun tipo.

Situazione ideale, quindi. Bel palco, bella "location" come scrivono ahimé sull'opuscolo del Festival e ottima acustica. Quando arrivo sta suonando una bella ragazza bionda dalla voce molto interessante. Cerco di informarmi su chi sia. Sul programma non c'è scritto. Al mixer sanno solo che si chiama Barbara, sotto il palco non lo sanno. Alla fine qualcuno trova una traccia. Barbara Lagomarsino, cantautrice milanese, ex premio Recanati del 2002. Assolutamente convincente. Lei con la chitarra, accompagnata da Massimo Spinosa. Le canzoni, peraltro, sono sue (se ne trovano tracce su Vitaminic). Non mi riesce chiaro come mai una ragazza così brava sia ad Hyde Park anziché all'Ariston. Mi dicono che è stata una richiesta sua. Forse non del tutto sbagliata. Una voce molto personale, dei testi non banali, un'ottima padronanza della chitarra. Molte delle "nuove stelle" della nostra musica leggera dovrebbero darle un ascolto.

Hyde Park quindi sembra avere le carte in regola per piacere e funzionare, ma purtroppo il pubblico arriverà solo a sprazzi e per breve tempo. Qualche momento buono e altri desolanti. Bisognerà lavorarci, ma la collocazione è bella e l'idea è buona.

Qualche dubbio resta invece sulla collocazione di Palazzo San Sebastiano e sulla rassegna Terre di mezzo, curata da Flavio Oreglio. i Nuovi Cedrini presentano il cd "Dal vero", ma il pubblico non è esattamente quello delle grandi occasioni. Forse anche perché Palazzo San Sebastiano in pochi sanno dove stia veramente (dalle parti di Palazzo Te, per la cronaca).

Un'idea invece che già funziona e che si dimostrerà vincente è la collocazione dei concerti di jazz in Piazza Leon Battista Alberti, uno spazio scenico molto bello, esattamente alle spalle del trittico delle piazze centrali. Il pubblico arriva numeroso e assiste con piacere prima al concerto di Mario Venuti e poi del Gaetano Liguori Jazz Trio. L'ambiente aiuta, le proposte offerte sono buone e, soprattutto, specialistiche, ossia rivolte a un pubblico meno indifferenziato da quello a cui si rivolgono gli altri spettacoli del MMF.

Ma alle otto di sera la confusione è massima! I Fratelli Mancuso stanno per iniziare a suonare (gratis) in piazza delle Erbe. E chi li conosce sa quanto siano bravi! Mauro Pagani suona a pagamento, ma per 5 euro, al Teatro Bibiena, bellissima sala, Roy Paci sta per partire con il suo grande evento a Palazzo Te (e per arrivarci in tempo bisogna partire con mezzora d'anticipo). A Palazzo San Sebastiano è la volta di Marco Carena, Nuovi Cedrini e Prostat+, contemporaneamente, all'Ariston, per dodici euro, sta per iniziare la prima serata dei ventiquattro selezionati dalla Commissione che dovrebbero rappresentare il "fiore all'occhiello e un po' anche il motivo di esistere di questo festival. Come si direbbe in televisione però, la "controprogrammazione" è massiccia e qualificata. Non solo: siamo il 2 di giugno, praticamente estate, caldo a 30 gradi, tutti gli eventi sono all'aperto (tranne il Bibiena che però è un gioiellino di teatro all'itaiana); il teatro Ariston invece è al chiuso, è appena fuori dal centro ed è indiscutibilmente brutto: un cinema che si presta anche a fare da Teatro.

Se lo scorso anno aveva senso dire "Loro (quelli del Festival di Sanremo - ndr) stanno al Teatro Ariston e anche noi (MMF - sempre Ndr) abbiamo il nostro Ariston, quest'anno, privati anche di questa competizione a distanza, la scelta dell'Ariston non paga. Il pubblico, invece sì. Ma è così poco!

Che dire della serata? Ne parla altrovo Silvano. Mi limito ad aggiungere il piacere di vedere un pugno di bravissimi artisti come Max Manfredi o Luigi Maieron o i Fragil Vida, vera sorpresa della serata, con una verve spettacolare fragorosa. Il piacere di vedere un cantautore storico come b che non dorme sugli allori ma cerca nuove strade (nuove per lui) come il blues delle origini, sfoggiando peraltro una voce sempre più completa, potente e convincente.

Altre scelte lasciano dubbi: Zuzzurro? Remo Remotti? Ma sapevano dove erano o ci sono finiti per caso? Non particolarmente caldi ci ritroviamo verso gli Zoldester e i Porto Flamingo che ci sembrano già sentiti in cinquemila altre salse. Ma il livello del suono al teatro è pessimo. Le canzoni di Maieron sono praticamente in braille: si sente solo la musica.

Un pietoso silenzio per le presentazione della Villoresi. Ma chi gliele scrive? Meglio, molto meglio quando recita poesie. Niente Dopofestival. Non mi piace quello originale, non mi è piaciuto quello dello scorso anno, non mi piace Pippo Pollina. Hyde Park è ancora il rifugio che offre le cose migliori. Fino a tarda notte: Piccola Bottega Baltazar, Clan Mamacé, Fabrizio Consoli, Nicola Costanti. Il vero Ariston sembra quello di Piazza Virgiliana.

03-06-2005
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