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Sbiellature

Londra, 07/07/2005 - Bloody Thurdsday
di Cosimo Pacciani

C'è un disco dei God Machine, "A last laugh in a place of dying". Un disco incredibile su vita e morte, scritto e registrato mentre il bassista del gruppo moriva di cancro al cervello. Un'opera indimenticabile di rara bellezza. Lo sto ascoltando ora. Mentre dalla mia finestra sfilano le ambulanze, i pompieri e migliaia di persone. Una processione carnale e spirituale da quadro di Bosch. A ship of fools, sembriamo. Gli occhi sgomenti e le mani che tremano.

Anche ora. Sempre di più da quando siamo passati dall'ipotesi "incidente" a quella "attacco terroristico". Un mio collega non risponde al telefono, poi diventano due. Dobbiamo chiamare la moglie. Io non ho veramente voglia di farlo. Penso a mia moglie, a mia madre, penso a mia sorella che mi chiama urlandomi "ma dove sei? come stai?!" Mio fratello che mi chiama subito dopo e fa, "Oh 'icche tu fai aì lavoro?". Già. Cosa ci faccio? Tanti fratelli che guardano il mondo dagli schermi dei loro computer. Io che osservo la vita crescere nella pancia di mia moglie attraverso gli occhi dell'ecografia. Un'altra vita che nasce, mentre altre muoiono nelle gallerie esplose e negli autobus del lavoro o delle vacanze.

Il bassista dei God Machine sapeva di morire e ci ha lasciato un omaggio incredibile di talento e di bellezza. Umana e sovrumana. Tanti muoiono ogni giorno senza saperlo e senza sapere che sono destinati. Io sono in ufficio, la mia stazione preferita di Aldgate, nell'Est di Londra, devastata da una bomba.

Ascolto i God Machine e lavoro. Come sempre, come dopo l'11 settembre, come dopo tutti i mercoledì e venerdì neri, come dopo la morte di un amico. Come dopo la nascita di mio nipote. Come dopo la morte di mio nonno. Come dopo la fine del tempo e tutti gli eventi che lo accompagnarono. Come dopo le elezioni di Bush. Come dopo la morte di Gesu Cristo. Come dopo la fine della guerra, di una qualsiasi.

Come dopo la morte di un qualsiasi passeggero di un qualsiasi treno. Lavoro come sempre, come ogni giorno della mia vita. Se non di finanza, mi occupo di altro, lavoro su di me. Sui confini della mia umanità, resa dolorosa e dolente in questo istante di notizie ammozzate. Lavoro, faccio il mio dovere di buon cittadino, offro i miei posti letto ai miei colleghi che non possono tornare a casa stanotte. Vorrei offrire un posto letto anche a chi ha messo queste bombe, per parlare con queste anime aliene e capire cosa li muove.

Che, seduti ai bordi del letto con un pigiama pulito ed una camomilla o un' echinacea in mano tutti sappiamo esser più aperti e solidali. Vorrei capire cosa porta qualcuno ad odiare gli altri. Non una persona in particolare, ma Gli Altri. Non si parla di religione qui, questo è un odio barbarico, cieco, insano, talmente scientificamente calcolato che vengono i brividi. Non so quante macchine rimarranno nei parcheggi di Londra stasera, quanti bambini chiederanno della loro madre negli asili e nelle scuole dell'Essex. Non so quante persone cercheranno di mettersi in contatto con qualcuno e non avranno altro che un messaggio di segreteria telefonica. Non lo so.

Sono lungo, lo so. Lavoro, faccio quello che devo fare. Prima di andare a casa metterò via le carte confidenziali. Chiuderò il computer e dirò una preghiera anch'io. Intanto qualcuno dovrà chiamare la moglie del collega.
Perchè fa parte del lavoro. Come la mia collega, di 23 anni, cui ho dovuto raccontare di altri episodi simili, di stare tranquilla. Lavora, le dico.

Magari chiama i tuoi amici, ma intanto lavora. Sull'operazione e su di te.

Far uscire tutto il buono ed il creativo che l'anima umana ci dona. Un saluto a tutti ragazzi, grazie.

07-07-2005
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