Jolie Holland: "Escondida"
Guardate l'immagine di copertina. Racconta già tutto. E' tutto detto lì. Vedete bene la foto? I contorni sono nitidi? Riuscite a distinguere perfettamente le espressioni? E, soprattutto, vi è chiaro quando è stata scattata la foto? A che periodo appartiene? No? Ebbene, allora siete pronti per sentire il disco. Ne ricaverete la stessa sensazione. I suoni sembreranno fuori fuoco, l'audio distratto, chitarra e mandolino vi pizzicheranno l'anima (a proposito, non cercate il violino che vedete in copertina. Semplicemente non c'è nel disco!) . Ma potreste trovare un ukulele, un banjo, delle marimba, un basso verticale in alluminio e legno e anche una tromba e un sassofono che suonano tutti sottovoce.
Jolie Holland è geniale per questo. Già in "Catalpa" c'era un grande campionario di tutto ciò che non avresti dovuto fare per fare un disco. Ora. In America. Ma "Escondida" è il secondo disco, quello con distribuzione Epitaph, quello che potrebbe essere un trampolino ... già, ma per cosa? Jolie non pare in corsa per il successo o simili "baggianate". Lei scrive le sue storie tenui e sembra già moderatamente soddisfatta di paterle cantare. E' l'effetto che è dirompente. E non a caso l'ha notata uno che si chiama Tom Waits e che non spende entusiasmi per niente!. Prendetevi tempo, sedetevi sul portico della vostra bella casa di Corsico e mettete su il disco. Per un attimo, ma solo per un attimo, vi sembrerà di essere dentro a "Via col vento". A Corsico! Ma prima che l'ambulanza venga a prendervi il disco finirà. Di dischetto si tratta. Un momento! Che musica fa Jolie Holland? E' un mistero, chiedetelo a lei. A me piace!
Da Phonoteca (Simone Colantonio)
Seconda prova solista per Jolie Holland dopo “Catalpa” (Anti, 2003), raccolta di demo casalinghi, e l’ancor precedente esperienza di gruppo con le canadesi Be Good Tanyas. “Escondida” (Anti, 2004), anche questa volta titolo spagnoleggiante, può comunque a ragione essere considerata la prima prova della Holland in un vero e proprio studio di registrazione; una prova che ha prodotto risultati davvero sorprendenti. Perché in effetti il lavoro della giovane di origine texana, ora stabilitasi in California, è di una bellezza disarmante. Disarmante nella maniera di proporre un repertorio che va a pescare dritto dritto nelle radici della musica popolare nordamericana, nel blues, nel country, nel folk, nel gospel e nel jazz, e di farlo sfruttando capacità vocali che le permettono di adattarsi al meglio al registro di ogni canzone. Il tutto condito, last ma non affatto least, da testi magnetici che uniscono lirismo poetico, humor nero e surrealismo naturista, in cui la luna, le stelle e gli spazi aperti fungono da vero specchio dell’anima per Jolie Holland. Dove alla luce o al buio si preferisce il crepuscolo. Dove ai colori vivaci o al nero si preferisce il blu…
Da Mescalina (Maurizio Pratelli)
In effetti bastava ascoltare “All The Mornings Birds” per rendersi conto della classe di Jolie Holland, cantante texana con origini creole, accostata a Billie Holiday e musicalmente catturata da una personale miscela tra jazz e folk, corretta da un caldo blues. Ascoltando il suo primo disco in studio, già dal primo brano ci si rende conto che la delicatezza e le atmosfere di Catalpa sono rimaste le stesse; quello che cambia è solo l’etereo tappeto sonoro sulle quali si appoggiano, tra una batteria spazzolata e fiati vellutati. Le sue canzoni sono tele leggere, accarezzate da un vento fresco; sospese tra i fili che da una parte si appoggiano a Norah Jones e dall’altra alla Natalie Merchant di “The House Carpenter’s Daughter”. Accompagnata in questo esordio da un veterano della batteria jazz come Dave Mihaly e dal chitarrista Brian Miller, la Holland sembra spesso trattenere la propria voce morbida e cristallina: “Do You” è un brano splendido da questo punto di vista e pur essendo già l’ottava canzone, l’album continua a stupire per la sue sfumature, per le sue magie quasi nascoste.