Ecco
a voi una ricapitolazione dei contatti e i riferimenti
più o meno diretti avuti tra Guccini e De Gregori,
secondo una mia casuale e senz’altro non esauriente
ricostruzione.
DA GUCCINI
A DE GREGORI:
I brevi riferimenti da Guccini verso De Gregori hanno
il loro fulcro, in un certo senso, nell'album "Via
Paolo Fabbri, 43".
Infatti, Guccini dirà più di 20 anni
dopo la sua uscita, su "L'avvelenata" (la
canzone che fece la fortuna dell'album): "nasce
intorno al 74'-75' quando c'era una moda pericolosissima,
quella dei processi ai cantautori. A me sinceramente
non è mai successo, ma è successo a
De Gregori, a Venditti e a tanti altri. Per cui, scrissi
questa canzone dove dicevo...«ma ragazzi, fatemi
fare le mie canzoni, senza pretendere chissà
che cosa». Perchè allora il cantautore
doveva essere come una specie di francescano laico,
che andava girando con la chitarra e coi sandali (o
a piedi nudi!) ovunque lo chiamassero".
Per la verità Riccardo Bertoncelli (quello
citato nella canzone) racconterà che, dopo
la sua feroce critica all'album precedente "Stanze
di vita quotidiana", e dopo aver saputo che Guccini
aveva scritto una canzone in cui c'era anche lui -
“L’avvelenata” - (ma non l'aveva
pubblicata ancora): "Presi il telefono e chiamai
Francesco per fissare un incontro: una sfida all'OK
Corral, un duello dietro il convento delle carmelitane
scalze, una gara di versi in ottava rima, facesse
lui. Fu sorpreso ma gentile. Mi invitò a casa
sua, in Via Paolo Fabbri, e io ci capitai qualche
giorno dopo un pomeriggio alle cinque, dopo un rocambolesco
viaggio in treno che ancora ricordo. Fu una bella
serata a cominciare da subito, da quando Francesco
mi aprì la porta e mi apostrofò stupito:
«Ti credevo piccolo, brufoloso e con gli occhiali».
(...) «Quella canzone, L'avvelenata, come diavolo
ti è venuta in mente?» Mi raccontò
che l'aveva scritta di getto, in treno, sull'onda
di quella recensione che io mi ero dimenticato e che
per lui era stata la classica goccia non più
sopportabile. (...) Mi cantò L'Avvelenata tutta
d'un fiato, senza errori e senza omissis. Fu divertente,
davvero, ero stupito dalla valanga che le mie parole
avevano provocato più che offeso dall'insulto
che andava in onda: e respinsi con sdegno la sincera
offerta di levare il mio nome dalla canzone, «ora
che ci siamo conosciuti non ha più senso».
«Guai a te» lo minacciai, «è
la volta che ti denuncio per 'omissione dolosa'. La
canzone è nata così e così deve
rimanere». «Comunque è un pezzo
che non inciderò mai» mi rassicurò
alla fine, «uno sfogo da concerto che non ha
senso su un LP.» La storia sarebbe andata un
po'
diversamente."
Ma, tornando all'argomento De Gregori, Bertoncelli
dice un'altra cosa nello stesso articolo: "ero
con Francesco, un anno più tardi, quando lo
informarono di De Gregori «sequestrato»
su un palco a Milano dagli autonomi: e ricordo la
sua amarezza e il suo smarrimento per quella brutta
storia che purtroppo era nell'aria da tempo - il «gioco»
del fare musica stava diventando una dannazione".
C'è comunque nell'album in questione un riferimento
più preciso al cantautore, anche se non tutti
lo colgono al volo, da alcuni versi dalla canzone
"Via Paolo Fabbri, 43":
"La piccola infelice si è incontrata con
Alice / ad un summit per il canto popolare, / Marinella
non c'era, fa la vita in balera / ed ha altro per
la testa a cui pensare".
Dove "La piccola infelice" è la "Lilly"
di Venditti, "Alice" è quella di
De Gregori e "Marinella" è quella
di De Andrè.
DA
DE GREGORI A GUCCINI:
Innanzi tutto nella mailing list di De Gregori c'è
il/la testimone di una chiacchierata amichevole tra
De Gregori e Guccini al Club Tenco (ma non ricordo
precisamente chi).
Poi,
De Gregori, durante il seminario "Comunicare
storia" tenutosi ad Arezzo il 22 e il 23 febbario
2001 organizzato dalla rivista "Storia e problemi
contemporanei" fa un intervento sul tema "La
storia siamo noi: ovvero conoscere il passato attraverso
le canzoni" e dice:
«(...) Su queste canzoni popolari e politiche
si innestano quelle d'autore vere e proprie (...)
fino ad arrivare a canzoni dove la storia è
più sfumata. Appartengono a questo filone quelle
di Guccini. "La locomotiva", secondo me,
è una delle più belle, in questo senso,
sebbene non si parli di un preciso fatto storico,
ma di un evento probabilmente irreale, immaginato,
che fa parte però di un periodo della storia
d'Italia in cui l'idea dell'anarchia aveva preso piede,
era diventata una componente forte della sinistra
italiana.»
(in realtà la storia de "La locomotiva"
è vera, a questo proposito consultare il link:
http://redgolpe.com/curiosita.html#locomotiva).
Luigi Grechi nell'intervista a Michele Murino di Maggie's
Farm (http://www.maggiesfarm.it/grechi.htm)
dice, a proposito del Folkstudio:
«E' passato anche Francesco Guccini... Ci sono
stati molti nomi illustri...»
Ora, sappiamo che De Gregori frequentava il luogo,
e ognuno può fantasticare un vago incontro.
:-)
E' capitato nel 2003 che De Gregori facesse "Auschwitz".
Infine, il 2/12/2003 ho avuto l'immensa fortuna che
nell'intervista a Radio Città Futura gli fosse
letta la mia domanda mandata per email:
«GIORNALISTA: E poi c'è Antonio che dice:
"Sei sempre stato pronto a collaborazioni di
vario genere e anche ad interpretazioni di canzoni
altrui. Tra queste recentemente c'è stata la
storica Auschwitz di Guccini. Cosa pensi di lui e
della sua opera? Che rapporti avete? Escludi in maniera
assoluta di poter collaborare con lui?"
FDG: Ma Auschwitz in realtà l'ho fatta una
sola volta in un concerto, che il pomeriggio avevamo
provato un po' per divertimento, un po' la stessa
storia di A Chi, poi non l'ho più fatta perchè
non è semplice. Con Guccini non abbiamo molti
rapporti perchè ci siamo visti un paio di volte.
Lui fa una musica molto diversa dalla mia, io faccio
una musica molto diversa dalla sua. Mi piace molto
una certa parte del suo lavoro ma la possibilità
di fare cose con lui la trovo lontana proprio perchè
siamo diversi. Lui è molto legato, secondo
me, a una visione cantautoriale stretta di chitarra
e voce o, comunque, parte da lì, mentre io
invece adesso sto vivendo proprio un momento opposto,
in cui io mi sento il cantante di una band».
Se non sbaglio, nel libro di Deregibus "Quello
che non so, lo so cantare", da qualche parte
c'è scritto che De Gregori ricorda "un
bellissimo pomeriggio a casa di Francesco Guccini".
A questo proposito Stefano Ciofini (alias Il Grande
Ciofansky) - autore del sito http://www.geocities.com/ciofanskj
- racconta, molto simpaticamente:
“Di questo pomeriggio a casa Guccini mi sembrava
di aver letto qualcosa, poi mi sono ricordato dell'intervista
a De Gregori che ho postato il 5 dicembre. Il confronto
Guccini De Gregori mi ha ricordato però anche
le parole di Amilcare Rambaldi l'ideatore del Club
Tenco, il «controfestival» che si svolge
a Sanremo in ottobre fin dagli anni settanta (ben
prima di Mantova quindi). Amilcare raccontava di una
"crisi dura" di Guccini nel settantasette:
non sapeva bene cosa fare «da grande»,
non poteva più cantare nell'osteria delle dame
perché aveva ormai troppa popolarità
e duecento posti non bastavano più, d'altra
parte nei concerti con molto pubblico lo contestavano
spesso e così dopo una pavanata con gli amici
che avevano cantato al Club Tenco, ebbe un momento
di scoramento e dopo cena, tornando dal ristorante,
volle fermarsi al mulino. Scese nella pioggia e nella
nebbia che a Pavana d'autunno si sa, non perdona,
lasciando gli amici in macchina. Rambaldi scese a
consolarlo. Benigni in macchina dava segni di irrequietezza:
«Ma che sta facendo, che si fa qui in questa
nebbia? Era meglio se andavo da De Gregori, almeno
con lui a quest'ora si va a puttane»”