Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
















Sbiellature

Guccini e De Gregori: contatti pochi, riferimenti alcuni
di Antonio Piccolo

Ecco a voi una ricapitolazione dei contatti e i riferimenti più o meno diretti avuti tra Guccini e De Gregori, secondo una mia casuale e senz’altro non esauriente ricostruzione.

DA GUCCINI A DE GREGORI:

I brevi riferimenti da Guccini verso De Gregori hanno il loro fulcro, in un certo senso, nell'album "Via Paolo Fabbri, 43".
Infatti, Guccini dirà più di 20 anni dopo la sua uscita, su "L'avvelenata" (la canzone che fece la fortuna dell'album): "nasce intorno al 74'-75' quando c'era una moda pericolosissima, quella dei processi ai cantautori. A me sinceramente non è mai successo, ma è successo a De Gregori, a Venditti e a tanti altri. Per cui, scrissi questa canzone dove dicevo...«ma ragazzi, fatemi fare le mie canzoni, senza pretendere chissà che cosa». Perchè allora il cantautore doveva essere come una specie di francescano laico, che andava girando con la chitarra e coi sandali (o a piedi nudi!) ovunque lo chiamassero".

Per la verità Riccardo Bertoncelli (quello citato nella canzone) racconterà che, dopo la sua feroce critica all'album precedente "Stanze di vita quotidiana", e dopo aver saputo che Guccini aveva scritto una canzone in cui c'era anche lui - “L’avvelenata” - (ma non l'aveva pubblicata ancora): "Presi il telefono e chiamai Francesco per fissare un incontro: una sfida all'OK Corral, un duello dietro il convento delle carmelitane scalze, una gara di versi in ottava rima, facesse lui. Fu sorpreso ma gentile. Mi invitò a casa sua, in Via Paolo Fabbri, e io ci capitai qualche giorno dopo un pomeriggio alle cinque, dopo un rocambolesco viaggio in treno che ancora ricordo. Fu una bella serata a cominciare da subito, da quando Francesco mi aprì la porta e mi apostrofò stupito: «Ti credevo piccolo, brufoloso e con gli occhiali». (...) «Quella canzone, L'avvelenata, come diavolo ti è venuta in mente?» Mi raccontò che l'aveva scritta di getto, in treno, sull'onda di quella recensione che io mi ero dimenticato e che per lui era stata la classica goccia non più sopportabile. (...) Mi cantò L'Avvelenata tutta d'un fiato, senza errori e senza omissis. Fu divertente, davvero, ero stupito dalla valanga che le mie parole avevano provocato più che offeso dall'insulto che andava in onda: e respinsi con sdegno la sincera offerta di levare il mio nome dalla canzone, «ora che ci siamo conosciuti non ha più senso». «Guai a te» lo minacciai, «è la volta che ti denuncio per 'omissione dolosa'. La canzone è nata così e così deve rimanere». «Comunque è un pezzo che non inciderò mai» mi rassicurò alla fine, «uno sfogo da concerto che non ha senso su un LP.» La storia sarebbe andata un po' diversamente."

Ma, tornando all'argomento De Gregori, Bertoncelli dice un'altra cosa nello stesso articolo: "ero con Francesco, un anno più tardi, quando lo informarono di De Gregori «sequestrato» su un palco a Milano dagli autonomi: e ricordo la sua amarezza e il suo smarrimento per quella brutta storia che purtroppo era nell'aria da tempo - il «gioco» del fare musica stava diventando una dannazione".

C'è comunque nell'album in questione un riferimento più preciso al cantautore, anche se non tutti lo colgono al volo, da alcuni versi dalla canzone "Via Paolo Fabbri, 43":
"La piccola infelice si è incontrata con Alice / ad un summit per il canto popolare, / Marinella non c'era, fa la vita in balera / ed ha altro per la testa a cui pensare".
Dove "La piccola infelice" è la "Lilly" di Venditti, "Alice" è quella di De Gregori e "Marinella" è quella di De Andrè.

DA DE GREGORI A GUCCINI:

Innanzi tutto nella mailing list di De Gregori c'è il/la testimone di una chiacchierata amichevole tra De Gregori e Guccini al Club Tenco (ma non ricordo precisamente chi).

Poi, De Gregori, durante il seminario "Comunicare storia" tenutosi ad Arezzo il 22 e il 23 febbario 2001 organizzato dalla rivista "Storia e problemi contemporanei" fa un intervento sul tema "La storia siamo noi: ovvero conoscere il passato attraverso le canzoni" e dice:
«(...) Su queste canzoni popolari e politiche si innestano quelle d'autore vere e proprie (...) fino ad arrivare a canzoni dove la storia è più sfumata. Appartengono a questo filone quelle di Guccini. "La locomotiva", secondo me, è una delle più belle, in questo senso, sebbene non si parli di un preciso fatto storico, ma di un evento probabilmente irreale, immaginato, che fa parte però di un periodo della storia d'Italia in cui l'idea dell'anarchia aveva preso piede, era diventata una componente forte della sinistra italiana.»
(in realtà la storia de "La locomotiva" è vera, a questo proposito consultare il link: http://redgolpe.com/curiosita.html#locomotiva).

Luigi Grechi nell'intervista a Michele Murino di Maggie's Farm (http://www.maggiesfarm.it/grechi.htm) dice, a proposito del Folkstudio:
«E' passato anche Francesco Guccini... Ci sono stati molti nomi illustri...»
Ora, sappiamo che De Gregori frequentava il luogo, e ognuno può fantasticare un vago incontro. :-)

E' capitato nel 2003 che De Gregori facesse "Auschwitz".

Infine, il 2/12/2003 ho avuto l'immensa fortuna che nell'intervista a Radio Città Futura gli fosse letta la mia domanda mandata per email:
«GIORNALISTA: E poi c'è Antonio che dice: "Sei sempre stato pronto a collaborazioni di vario genere e anche ad interpretazioni di canzoni altrui. Tra queste recentemente c'è stata la storica Auschwitz di Guccini. Cosa pensi di lui e della sua opera? Che rapporti avete? Escludi in maniera assoluta di poter collaborare con lui?"
FDG: Ma Auschwitz in realtà l'ho fatta una sola volta in un concerto, che il pomeriggio avevamo provato un po' per divertimento, un po' la stessa storia di A Chi, poi non l'ho più fatta perchè non è semplice. Con Guccini non abbiamo molti rapporti perchè ci siamo visti un paio di volte. Lui fa una musica molto diversa dalla mia, io faccio una musica molto diversa dalla sua. Mi piace molto una certa parte del suo lavoro ma la possibilità di fare cose con lui la trovo lontana proprio perchè siamo diversi. Lui è molto legato, secondo me, a una visione cantautoriale stretta di chitarra e voce o, comunque, parte da lì, mentre io invece adesso sto vivendo proprio un momento opposto, in cui io mi sento il cantante di una band».

Se non sbaglio, nel libro di Deregibus "Quello che non so, lo so cantare", da qualche parte c'è scritto che De Gregori ricorda "un bellissimo pomeriggio a casa di Francesco Guccini".
A questo proposito Stefano Ciofini (alias Il Grande Ciofansky) - autore del sito http://www.geocities.com/ciofanskj - racconta, molto simpaticamente:
“Di questo pomeriggio a casa Guccini mi sembrava di aver letto qualcosa, poi mi sono ricordato dell'intervista a De Gregori che ho postato il 5 dicembre. Il confronto Guccini De Gregori mi ha ricordato però anche le parole di Amilcare Rambaldi l'ideatore del Club Tenco, il «controfestival» che si svolge a Sanremo in ottobre fin dagli anni settanta (ben prima di Mantova quindi). Amilcare raccontava di una "crisi dura" di Guccini nel settantasette: non sapeva bene cosa fare «da grande», non poteva più cantare nell'osteria delle dame perché aveva ormai troppa popolarità e duecento posti non bastavano più, d'altra parte nei concerti con molto pubblico lo contestavano spesso e così dopo una pavanata con gli amici che avevano cantato al Club Tenco, ebbe un momento di scoramento e dopo cena, tornando dal ristorante, volle fermarsi al mulino. Scese nella pioggia e nella nebbia che a Pavana d'autunno si sa, non perdona, lasciando gli amici in macchina. Rambaldi scese a consolarlo. Benigni in macchina dava segni di irrequietezza: «Ma che sta facendo, che si fa qui in questa nebbia? Era meglio se andavo da De Gregori, almeno con lui a quest'ora si va a puttane»”

30-04-2005
HOME