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Genova-Cantù solo andata

di Silvano Rubino

Che si sia costretti ad assistere a una serata di musica d'autore "made in Genoa" spingendosi sin nella Brianza più profonda è un fatto che mi fa riflettere, mentre arrivo al Circolo Arci Mirabello, spartana isola di musica e politica alle porte di Cantù una domenica sera di inizio maggio, per la rassegna Sussurri&Grida.

La riflessione mi porta inevitabilmente a viaggiare con la mente verso Genova 2004. Bello sapere la mia città invasa dai turisti, i palazzi restaurati, Via del Campo splendente. Ma mentre varco la soglia del circolo Mirabello e compilo i moduli per la tessera Arci, penso a quanto sia assurdo che la capitale europea della cultura non abbia dato un adeguato spazio a un pezzo così importante della sua cultura: la musica d'autore, la scuola genovese, i poeti in musica. Sì, c'è stato il concerto del primo maggio, con l'appendice genovese e l'omaggio (a Roma) a Fabrizio De André. Ma una mostra, un premio, una serata non c'era proprio spazio per farla? Una rassegna su quanto di nuovo nella città ripida nemmeno?

La lacuna mi sembra sempre più enorme, mentre ascolto, seduto su una scomodissima sedia, Augusto Forin e il suo gruppo esibirsi qua a Mirabello. Leggerezza, ironia, atmosfere sudamericane, pose e voce fossatiane. Il pubblico di Cantù gradisce eccome. Applausi scroscianti. E penso inevitabilmente a quanti genovesi sarebbero ben felici di passare una serata ascoltando questo signore sornione che ha tutta l'aria di suonare e cantare più per divertimento che per la fama, ma che comunque meriterebbe un ben più vasto uditorio.

Mi guardo attorno: vedo una sala quasi affollata, giovani e meno giovani. E una volta di più constato quanto sia più facile fare certe proposte in provincia, dove la gente ha meno scelta e quindi è più disponibile a rischiare, ad andare a sentire degli sconosciuti. E poi il tam tam funziona meglio: basta una locandina appesa al supermercato. A Milano, un ciclo simile alla Casa è stata annullato per scarsa affluenza...

Poi tocca a Max. Il migliore che abbiamo, almeno a Genova. Lo vado a sentire sempre con una certa apprensione. Se ha la luna storta, se il pubblico non gli garba, può essere scostante come un gatto randagio dei carruggi.. E invece è in gran forma. Accompagnato dall'inseparabile Spiccio al pianoforte, snocciola alcuni dei suoi gioiellini con estrema leggerezza, incastonandoli tra il Fado del dilettante e la Fiera della Maddalena. E anche lui, che pure è meno orecchiabile e immediato del buon Forin, viene applaudito calorosamente. Sul finale di serata scatena anche la sua vena cabarettistica, con i suoi esilaranti falsi dei Pooh, di Aznavour, di Branduardi: non imitazioni, ma esercizi di stile, irresistibili parodie. Una volta di più convinco che se questo fosse un paese meno schizofrenico, Max Manfredi sarebbe un cantautore magari di nicchia, farebbe dischi non clandestini come purtroppo gli succede e delle belle tournée nei teatri. E se fossimo in un paese meno schizofrenico uno spazietto per lui Genova 2004 lo avrebbe trovato.

Comunque. Terza a salire sul palco, Claudia Pastorino, sulle cui doti di interprete, quando canta cover, non vi sono dubbi. Mi lasciano un po' più perplesso le canzoni scritte da lei. Ma non importa, è comunque un'artista interessante, originale e con una voce veramente straordinaria che vale la pena di ascoltare. E quanti genovesi l'avranno ascoltata? Per lei e per quelli come lei Genova 2004 ha rappresentato un'opportunità o solo una fonte di frustrazione in più?

Insomma, esco dal circolo Arci contento per una bella serata di musica, conclusasi con una Creuza de ma corale, improvvisata (e anche un po' sgarruppata, in verità...). Contento, ma anche un po' accigliato per la sorte della canzone d'autore nella capitale europea della cultura nell'anno domini 2004.

Ultimo aggiornamento: 03-05-2004
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