The Mars Volta: "Frances the mute"

Post-emo-space-progressive-noise-rock. O forse manca qualcosa? Eh si, perchè quando si parla dei Mars Volta sembra quasi d'obbligo tirare in ballo miliardi di etichette e definizioni. O forse basta abbandonarsi tra le note della chitarra di Omar Rodriguez-Lopez e i vocalizzi di Cedric Zavalas? Difficile dare una risposta. Sta di fatto che nel nuovo lavoro Frances The Mute, i Mars Volta tornano a soprendere, forse ancora di più. Ci troviamo davanti ad un nuovo concept-album, strutturato in cinque, lunghissime tracce, per la durata complessiva di più di 75 minuti. Si parte con il continuo crescendo e i rumorismi elettronici di "Cygnus Vismund Cygnus", per poi proseguire con i tempi lenti di "The Widow" (la "Televators" del disco), passando per la delirante "L'Via L'Viaquez", dal magnifico cantato in spagnolo supportato da ritmiche folli in bilico tra revival ledzeppeliniano e percussionismo salsa "half-tempo",la schizofrenica "Miranda, That Ghost Isn't Holy Anymore (intro con voce e chitarra zeppa di delay, accelerazione paurosa verso gli 8 minuti e inaspettata conclusione ambient), e l'infinita "Cassandra Gemini", trentadue minuti che fanno da summa degli elementi del gruppo, e dove gli echi e le distorsioni della chitarra di Rodriguez-Lopez ci riportano al tema principale di "Cygnus Vismund Cygnus", che concludono il tutto. Questi sono i Mars Volta prendere o lasciare. Chi predilige l'immediatezza se ne tenga lontano. - Zion - Debaser

Se i Mars Volta di “De-Loused In The Comatorium” suonavano gli anni ’70 con l’ottica avanguardistica propria del post duemila, quelli di “Frances The Mute” allargano il campo d’azione di 10 anni da entrambe le parti: vale a dire anni ’60 e ’80.
La struttura del disco non è per nulla dissimile alla forma concept: cinque lunghe suite suddivise in momenti nei quali confluiscono tutti gli stili che il gruppo nel tempo ha assimilato, con lo scopo di deviare ogni forma di classificazione; è così che Morricone incontra l’ambient, l’emo va a braccetto con la samba, il punk con la musica classica e l’elettronica, senza disprezzare la nuova componente hard rock - da ricercare negli assoli e nei riff - che si fonde benissimo con la psichedelia. Un progetto di enorme portata che in parte riesce ad assurgere gli obiettivi autoimpostatisi. - Giorgio Pace - Rocklab


E' sicuramente una delle uscite più attese del 2005 e l'impazienza per un nuovo lavoro dei Mars Volta è stata pienamente ripagata da questo secondo entusiasmante disco. L'esperienza e il talento di questi musicisti è stata già lodata più volte sia nel primo lavoro di questa formazione sia nei precedenti At The Drive In, ma la curiosità di scoprire verso quali lidi si sarebbero spinti questa volta Cedric Bixler, Omar Rodriguez e soci era per molti alle stelle. "Frances The Mute" continua quel discorso iniziato con "De-loused in comatorium", in cui le tradizioni messicane unite ad una straordinaria carica post-core avevano entusiasmato folle intere. every third British band mines 1979-80 post-punk, Arcade Fire, from Canada, have stolen a march by investigating the US "no wave" of the same period. Their masterstroke has been to invest this ironic, cool music with raw emotion. Marriages collapsed and friends died around them while they made Funeral, but grief has produced the giddy energy of a wake. The stunning Laika hits a higher gear every 20 seconds. - kdcobain.it


È tutto maniacalmente concepito: ogni arrangiamento è calcolato su un gioco di pesi e sugli ulteriori carichi e scarichi che lo seguono, al punto che si raggiungono altezze e dimensioni inaudite, ma si ha anche l’impressione che tutto possa crollare da un momento all’altro. È colpa e merito proprio della libertà con cui i Mars Volta suonano. Non a caso anche questo disco potrebbe essere ascoltato come un’unica traccia, senza alcun stacco o distinzione, nel bene e nel male. Se nel precedente album, si poteva seguire a piacimento il percorso schizzato di una mente sull’orlo del baratro, qui tema e personaggio sono quasi irriconoscibili, relativi: conta l’impatto, conta il senso di anarchia creativa che lascia questo suono, anche a costo di rischiare di venirne confusi, o peggio, centrifugati.
Christian Verzeletti - Mescalina

Parola di Bielle
E' un disco che divide e non che unisce. Indubbiamente è revival del progressive rock. indubbiamente può stancare, così come è concepito, con 5 lunghe suite che si intersecano e che sfumano l'una nell'altra. Ma forse tutto dipende da quanti scheletri avete lasciato nell'armadio del progressive rock. Se non ci sono cadaveri il disco non può non interessare (e infastidire, se volete, ma anche questo significa che non lascia indifferenti). Miranda merita un ascolto in più.

http://www.themarsvolta.com/