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Festival

Club Tenco – Giovedì sera: commozione e buonumore. Canzoni e ricordi.
di Marco Marenco e Lucia Carenini

Nel buio una voce, quella nota, commovente e commossa di Massimo Ranieri e un pianoforte. Suonato da Morgan. Sulle consuete note di “Lontano lontano” si apre la trentesima edizione del Club Tenco. Sarà un’edizione speciale, una festa di compleanno che riserverà molte sorprese e performance inedite.

La partenza è potente, con i Farabutto che riempiono il teatro con il loro rock d’autore. Sono solo in quattro, ma riescono a saturare l’atmosfera con i loro suoni “voluminosi”. Chiudendo gli occhi non sembrerebbe di essere di fronte a un gruppo formato da due chitarre, mandolino elettrico e percussioni tanto il tappeto è denso e colorato. Su tutto spicca il mandolino di Nicolò Sorgato che viene plasmato da un sapiente uso degli effetti. L’influenza che ha decimato i partecipanti fa il loro gioco concedendo loro un pezzo in più del solito e al termine dell’esecuzione, un’altra sorpresa: ricevono il Premio Siae “per la capacità di unire le diverse fonti di ispirazione”.

Dopo un intermezzo comico di Alberto Patrucco entra in scena Francesco Guccini. “In buona salute, nonostante l’età” come tiene a specificare il presentatore subito rimbeccato con un sonoro “Silva ha detto la cazzata che gli compete”. Inizia con “Canzone per un’amica”, poi spiega che dovrà tirarla lunga, per la ormai nota questione delle defezioni che, per ora, ha colpito soprattutto la prima serata. Ad accompagnare il veterano c’è fior fiore di musicisti: spiccano alle chitarre Juan Carlos Flaco Biondini, l’onnipresente Ellade Bandini alla batteria e Vince Tempera al pianoforte.

Segue poi una carrellata di brani: ”Una canzone”, “Odisseus”, “La ziatta” tratti dal suo ultimo lavoro discografico sempre intercalati da lunghi monologhi a sfondo comico in cui racconta tra l’altro i suoi passati di cronista della “Gazzetta di Mantova” quando, visto che in città non capitava mai nulla, era costretto a “allungare il brodo” per riempire tre colonne con notiziole da poche righe. Conclude con “Auschwiz” e , naturalmente, con “La Locomotiva”.

Entra brevemente in scena Paolo Jannacci per ritirare la Targa assegnata al padre Enzo per il suo “Milano, 3 – 6 -2005” dopodiché è il turno dei sei (ridotti a cinque dalla micidiale influenza) “gioielli del Tenco”. Davide Van De Sfroos, Morgan, Sergio Cammariere, Francesco Baccini e Daniele Silvestri, tutti insieme sul palco presenteranno due loro canzoni a testa, quindi si esibiranno in alcuni duetti inediti, probabilmente, insieme al “Lontano lontano” di Massimo Ranieri, il momento clou della serata.

A fare la parte del leone sono Morgan, che dimostra tutta la sua abilità di musicista e le sue doti di interprete e Davide Van De Sfroos con la sua capacità di “sintetizzare” le sue canzoni, facendo sì che non perdano nulla della loro essenza anche in un’esecuzione così minimale. Commovente le interpretazioni di Morgan e Sergio Cammariere – “Adesso sì” di Sergio Endrigo – e di Davide Van De Sfroos e Francesco Baccini – “Lettera”, di Enzo Jannacci. A coronamento della serata Sergio Bardotti consegna la Targa per il miglior interprete a Morgan affermando che “avendo interpretato in modo esemplare queste canzoni del passato, ha nelle sue mani la canzone del futuro”. Buona fortuna, Morgan!

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Ultimo aggiornamento: 21-10-2005
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