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Festival

Dallo Sciamano allo Showman
di Gabriella Perrone Foto di Roberto Molteni

Se non cediamo alla tentazione semplicistica di credere che il secondo termine sia solo la deformazione romagnola del primo, immediatamente ci chiediamo: “che nesso c’è fra i due?”. Apparentemente non potrebbero esserci due personaggi più diversi. Tanto è introspettivo e attento alle cose dello spirito il primo, quanto è estroverso e spesso superficiale il secondo. Tanto il primo, se è serio, è solitamente schivo e rifugge dall’eccessiva notorietà, tanto il secondo misura il suo successo in base all’auditel e alle richieste di autografi.

Eppure…una caratteristica che li unisce c’è ed è proprio quella che determina il loro successo. Entrambi sono degli “incantatori”. Entrambi conoscono l’arte di catturare l’attenzione della gente e, a volte, riescono persino ad estraniarla dalla monotona realtà quotidiana trasportando coloro che assistono ai loro riti/spettacoli in una dimensione parallela e spesso più piacevole.

Cominciamo da bambini ad essere affascinati dagli “incantesimi”, di cui sono autrici fate o streghe protagoniste delle fiabe che, almeno ai più fortunati, vengono ancora raccontate prima di andare a dormire. E’ anche attraverso la fantasia e le metafore contenute nelle favole che i bambini imparano a confrontarsi con la realtà. Di streghe, queste terribili donne che nell’iconografia popolare sono sempre vecchie, brutte e cattive, ha parlato durante la seconda parte del Festival della Canzone Umoristica d’Autore che si è tenuto a Boario Terme dal 22 al 24 settembre, l’antropologa Michela Zucca. Un pubblico incantato dai lunghi capelli della signora, che somigliava più alla Fata Turchina che alla strega Nocciola, è stato reso edotto sulle vicissitudini che hanno dovuto subire queste povere donne che, nella maggior parte dei casi, erano delle ottime guaritrici e non solo non mangiavano i bambini ma li aiutavano a nascere.

Ma siccome ci sono alcuni adulti che si sforzano in ogni modo di “rinnegare” la dimensione onirica che è in ognuno di noi il Festival, che ha saputo ben coniugare i due aspetti contenuti nel titolo di quest’anno, ha proposto anche personaggi più “reali”. Ed ecco salire sul palco Max Giusti, che ha divertito il pubblico con le sue imitazioni e le sue gag o Sergio Staino che, con il racconto di una vita di militanza comunista scandita dalle strisce di Bobo, è riuscito a tenere incollate alle poltrone persino le autorità “leghiste” presenti alla manifestazione.
E ancora la verve de I figli della Vedova Cliquot, la scanzonata satira politica dei "Discorsi da bar" de La famiglia Rossi, la classe di Fausto Amodei e di Mauro Pagani e la simpatia di Simone Cristicchi.

E che dire del dopo-festival, quando Fausto Amodei ha fatto fare a quanti lo ascoltavano un viaggio indietro nel tempo sulle note delle canzoni di lotta degli anni ’60 o quando Mauro Pagani, a sorpresa, ha estratto dal cappello magico il suo violino e ha deliziato un pubblico di dieci persone per oltre tre ore con la sua musica?

Questo e tante altre cose ancora sono successe a Boario dal 22 al 24 settembre. E’ stata la terza edizione del Festival della Canzone Umoristica d’Autore. Se siete curiosi e siete disposti a lasciarvi incantare, non perdetevi quella del prossimo anno.

Ultimo aggiornamento: 01-10-2005
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