Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
















Concerti

Akuaduulza in riva all'akuaduulza
Davide Van De Sfroos - 03/06/05 Villa Erba Cernobbio (Co)
di Luca Bartolini

Il concerto di Davide Van De Sfroos rappresenta quest’anno l’evento inaugurale della ormai tradizionale rassegna estiva “The Rhythm of the Lake” promossa dall’agenzia Four One di Como diretta da Vittorio Quattrone. Proprio perché la manifestazione non è certo al suo primo anno certe approssimazioni organizzative lasciano un po’a desiderare. Ci presentiamo alla biglietteria davanti all’entrata circa un’ora prima dell’inizio.

Vado a prendere tre biglietti ai quali viene comunque applicata la maggiorazione di prevendita, la metto sul ridere con le altre persone in fila e mi accingo a pagare i 51 euro necessari con una banconota da 50 e una da 10. A quel punto la signorina addetta alla vendita (che un attimo prima avevo sentito diligentemente difendere, davanti a una signora che chiedeva chiarimenti, la legittimità del far pagare ancora la prevendita), appurato che non avevo un euro in moneta mi dice di darle 50 che andava bene lo stesso. Quindi se andava bene lo stesso immagino che la prevendita potesse non essere pagata. In compenso ci regalano una deliziosa locandina del concerto. Concerto che doveva iniziare alle 21 peccato che alle 21:05 ancora ci fossero tecnici su delle scale intenti a sistemare le luci.

Arriviamo circa un’ora prima dell’ inizio del concerto e ne approfittiamo per una passeggiata lungo il parco stupendo di Villa Erba che è stata per qualche anno la dimora di Luchino Visconti che, non c’è che dire, si trattava davvero bene. Arriviamo davanti alla Villa dove è montato il palco e la location è proprio stupenda tanto che lo stesso Van De Sfroos durante il concerto farà notare che quella “è una sera speciale” perché non capita spesso di suonare di fronte all’Akuaduulza, cioè all’acqua dolce (che è appunto il titolo del suo ultimo lavoro discografico).

Vedere un concerto di Van De Sfroos a Como è inevitabilmente qualcosa di particolare. Il contrasto principale è determinato dal fatto che fuori dai confini regionali (ma forse anche solo provinciali) vedere Van De Sfroos è una cosa che si fa oltre che con un po’di curiosità, con lo spirito di chi va a vedere un evento culturale. A Como è diverso, metà dei presenti lo conosce personalmente (tre quarti dei presenti a precisa domanda vi risponderebbe di essere un suo amico d’infanzia), alcuni lo hanno davvero visto cominciare, hanno ascoltato le sue prime cassette nel mangianastri in macchina, quando ancora i dischi non erano nei negozi. In poche parole a Como è una serata con un vecchio amico, con una persona che si sente vicina. Lo si capisce dalle tovaglie a terra come se si andasse a un pic-nic, lo si capisce da tre deliziose signore sulla sessantina che aspettano il concerto sedute su uno sgabello portato da casa.

In questa atmosfera da festa di famiglia vengono quasi ignorati i camion e le telecamere di Rai Due dirette dal regista Giovanni Ribet presenti per girare un documentario che andrà in onda nell’ambito del programma Palcoscenico documentario che conterrà le immagini di De Sfroos ripreso sia live che nei luoghi del cuore; più o meno sullo stile di “Buena Vista Social Club” il film sui musicisti cubani come Compay Segundo o Ibrahim Ferrer diretto da Wim Wenders.

Quando alle 21:30 entrano i musicisti e cominciano a suonare una musica gitana l’atmosfera più che da festa di paese si fa da film di Goran Brègovic e l’interprete principale come da copione non si fa attendere, in camicia arancio, gilet e lungo giaccone di pelle (del quale si libererà subito); accenna due passi di danza e il concerto può cominciare. El Baron, Madame Falena e La Balera ci portano veloci ad Akuaduulza la suggestiva title track dell’ultimo disco che viene introdotta in sardo. Van De Sfroos nel numero dell’ “Isola che non c’era” dell’ottobre 2002 parlando di un giorno da ragazzino quando scoprì la Sardegna ricordava che quel giorno capì che “la mia terra era mia madre e le avrei sempre voluto bene, ma che mi ero innamorato”. Questo sentimento sembra durare perché proprio Akuaduulza viene introdotta in sardo e verso la fine del concerto Davide ci regala una stupenda cover di Zirichiltaggia di Fabrizio De Andrè .

Van De Sfroos ha una gran voglia di raccontare e raccontarsi. Raccontare da dove nascono le descrizioni presenti in una canzone come ad esempio “Balera” che è un affresco dei luoghi che hanno visto i suoi esordi. Ma anche voglia di raccontarci le leggende del lago dalle quali prende spunto per canzoni come “Nona Lucia” e “Fendìn” ( che nasce dalla leggenda delle sette streghe di Torno).

Attesissimi e accolti da grande entusiasmo sono i classici come “De Sfroos”, “Sguarauunda” e “Cyberfolk”; prima di suonare “La Nòcc” De Sfroos rimprovera scherzosamente il figlio di tre anni che segue il concerto sotto il palco oltre le transenne (per fortuna viste le sfrenate danze improvvisate nelle prime file) ricordandogli che “…non è che puoi dirmi tutto come quando siamo a casa…” Il gruppo è composto da una nutrita sezione di fiati (ben nove elementi) e da Marco Fecchio alla chitarra “rossa” e Edo Perlasca alla chitarra “bianca”, Silvio Centamore alla batteria, Max Malavasi alle percussioni, Saro Calandi alla fisarmonica, Alessandro Parilli al basso, Tiziana Zancada voce balli e coreografie, Viviana Tello e Chiara D’Amico sono le ballerine. Una menzione speciale la merita Angapiemagie Anga Galiano Persico al violino ma il lavoro di tutti è superlativo e contribuisce in canzoni come “Il paradiso dello Scorpione”, “Il Corvo” la stessa “Zirichiltaggia” o “Shymmtakula”(che nel finale sfuma nella tarantella e nella tammùrriata” prima di finire con una citazione di ”Ho visto un re), a creare un’ atmosfera di grande coinvolgimento che sarebbe perfetta per il festival della Taranta.

Ma è quando De Sfroos intona una delle sue ballate che vengono toccati i punti più alti del concerto. E se “La ninna nanna del contrabbandiere” e i suoi sentimenti di misericordia laica ci fanno tornare in mente “Il Pescatore” di De Andrè allora “Sciùur Capitan” (oltretutto arricchita nel finale da due strofe della “Canzone del Piave”,il canto che intonavano gli alpini durante la prima guerra mondiale) viene spontaneo associarla alla “Guerra di Piero” (sto esagerando?).

Il primo dei bis è “Véntanas” che eseguita chitarra e voce, proprio sulle rive del lago che l’ha ispirata rappresenta forse il momento più suggestivo di tutta la serata.“Hoka Hey”, “Pulènta e galèna frègia”in versione quasi reggae e l’immancabile “La Curiera” chiudono la serata. O meglio, Van De Sfroos lascia il palco mentre il suo gruppo continua a suonare per tutti quelli, e sono ancora tanti, che hanno ancora voglia di ballare.

Proprio come succede alle feste tra amici. Alle feste che riescono bene naturalmente.

06-06-2005
HOME