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Sbiellature

La musica "pesante"
di Cosimo Pacciani

La musica che ascolto sta diventando sempre più pesante.

Architettonicamente complessa. Non nel senso di un ritorno alle inefficienze sonore del mio periodo gotico. O di quello italo-cantautorale. Ma cerco la lunghezza, la durata. L'estensione lapalissiana di suoni ed emozioni. Come se un assolo di cinque minuti da manuale in qualsiasi record funk dei primi anni Settanta od una cavalcata elettrica à la Neil Young diventassero un'esigenza di prolungare quell'attimo unico ed assoluto della canzone rock.

La forma canzone. Non cerco distrazioni nel jazz o nella musica classica, non mi interessano certe prolunghe del prog-rock. Che sarebbe tutto troppo facile. Sono alla ricerca dell'attacco di batteria à la Like a Rolling Stone che diventi una forma di rosario, un peana eterno e continuo. Come se questa estate appena abbozzata non dovesse svanire dentro un altro autunno.

Gli anni della vita sono settanta, ottanta per i più robusti. Settanta, ottanta estati di cui almeno trentaquattro sono andate. Svanite nella loro manifestazione temporale ma ancora presenti nella loro memoria corticale.

Stamani sentivo odore di mare proprio fuori dalla stazione di Liverpool Street. Non odore di pesce marcio. Ma proprio di mare, di mediterraneo.

Quell'insieme di odori e di sapori che si mescolano insieme in una giornata di libeccio all'Isola d'elba. L'umidità salina dell'aria ed i profumi di pino e di liquirizia che, cotti dal sole, si uniscono a piccoli frammenti o retrogusti di eucalipto e di doposole al cocco.

il sapore del mare e le canzoni dell'estate che non vogliono finire mai.

L'amico che ti fa riascoltare trenta volte di fila l'ultima degli Smiths o di Raf. How soon is now? Maybe it's too late. Or there is still some form of time to spend sitting on golden beaches, talking nonsense at scorching sunsets.

il mare mi arriva al naso. Forse una sinapsi andata a male. Forse un istinto pavloviano di vedere una data sul calendario e cominciare a salivare vita, calore, nuotate fino allo sfinimento. Risate e corse per celia con mio fratello.

La vita cambia. O forse muta. Come le migliaia di giri di chitarra cui mi sono sottoposto da quando qualcuno mi ha regalato un disco dei Beatles. Una raccolta di b-sides che includeva Norwegian Wood e Across the Universe.

Giusto per capire che, fra McCartney e Lennon, io stavo per Harrison fin dall'inizio.

Norwegian Wood come una filosofia di vita. La prima canzone che ho imparato a suonare sulla chitarra. La prima canzone che suonarono i Muse, un gruppetto del mio liceo, al primo concerto rock cui sono andato. Una versione in greco con una chitarra effettata con il flenger. Quanto pagherei per averne una copia.

Norwegian Wood. La storia di un amore che finisce letteralmente in fumo.

Ancora odori. Ed emozioni. Come brucia bene, dice l'amante deluso di Norwegian Wood, dopo una one-night stand. È legno norvegese.

Resina che cola dalle ferite del legno, le lacrime di una natura ferita ed asservita. Un incendio che continua a bruciare ogni giorno della mia vita.

Mentre non smetto di cercare l'emozione che solo l'amore per la vita e tutto quello che la riguarda sanno darmi.

il suono di mille violini tzigani o di chitarre esasperate come studenti in attesa dell'esame di diritto privato mi stanno urlando qualcosa nelle orecchie. E ritorna quel sapore di mare.

Ultimo aggiornamento: 26-08-2005
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