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Concerti

Francesco De Gregori: dei pezzi di puzzle
e della consapevolezza (nostra) di stare da un'altra parte

di Caterina Bruno

“Si intitola semplicemente “Pezzi” il nuovo album di inediti di Francesco De Gregori in uscita il prossimo 25 marzo, a quattro anni di distanza da “Amore nel pomeriggio”. Il lavoro si preannuncia immediato nei suoni e negli arrangiamenti, trasposizione della dimensione live prediletta dall’artista."
Questo in sintesi quanto si legge in rete, riverberato e amplificato da più parti, e non a caso: un nuovo album di inediti del “Principe” è indubbiamente un evento. “Pezzi” arriva a quattro anni dal precedente, splendido “Amore nel pomeriggio”. Un tempo sufficientemente lungo per meditare, riconsiderare, analizzare, forse cambiare rotta o chissà, continuare su quella nota, percorsa e collaudata.

Continuo la lettura. "Dal 22 marzo, in anteprima-esclusiva su Radio Capital, tutte le canzoni; da martedì 22, Francesco De Gregori parlerà ogni giorno alle 12.45 del suo nuovo album con Mary Cacciola. Sabato 26 marzo, dalle 13 alle 14, lo "Speciale Francesco de Gregori". Radio Capital sarà anche media partner del tour che partirà con quattro date pilota: il 17 maggio a Palermo, il 19 a Roma, il 21 a Milano e il 23 a Torino.”

Grazie alla gentilezza di un amico (di cui racconto a fine articolo, per non annoiare inutilmente "quelli che non glie ne può importare di meno") vengo in qualche modo ammessa all'Evento dedicato al gotha del giornalismo musicale italiano e ai fan. WOW! Paura!

Il pubblico è misto, fatto di giovani (i fans) e meno giovani (il gotha). Il Deg è decisamente invecchiato (compie 54 anni il 4 aprile) ma è in forma, sembra contento di essere lì a suonare e saltella come un grillo.

Attacca con A Pa, la vecchia canzone dedicata a Pasolini. Forse vuol essere una dedica, o un riconoscimento a un ispiratore, al suo modo di osservare, analizzare, comunicare... “il mio nuovo lavoro ha l’impronta di Pasolini, intellettuale lucido e silente”, dirà in un intervista.

La band intervalla brani tratti dal nuovo lavoro - molto belle Gambadilegno a Parigi e Numeri da scaricare, con quel suo ritmo trascinante e strascicato da treno (la chitarra ricorda quella di Neil Young nella colonna sonora di Dead man, e il ritmo fa pensare proprio a quel treno che corre e corre e corre e traversa gli States da est a ovest mentre il paesaggio cambia e la chitarra insiste e si ripete e martella) – a pezzi noti come Un guanto e Compagni di viaggio, tutte rifatte in questa chiave decisamente rock e lontana da qualsiasi tentazione cantautoral-melodica.
Nonostante le parole dicano “Nessuno che ti chiama, nessuno che ti chiede se vuoi ballare” c’è gente che si agita e nei momenti più “tranquilli” fa la sua timida comparsa anche qualche accendino.

I suoni sono queli tradizionali del folkrock americano anni ‘70-’80. Non c’è spazio per “la musica etnica, la contaminazione”, nessuna apertura. Lui procede dritto e duro controtendenza, armato di chitarra e accompagnato da altre tre - Lucio Bardi e Paolo Giovenchi all'acustica e all'elettrica e Alessandro Valle alla pedal steel guitar, più basso - Guido Guglielminetti, tastiere - Alessandro Arianti, e batteria - Alessandro Svampa. Nulla di innovativo dal punto di vista musicale, quello che ci sono i suoni sporchi e dissonanti tipici di Dylan e a lui così cari.

I testi non sono riuscita ad ascoltarli molto, non era la situazione ideale e la band picchiava duro. Ma il clima generale è di denuncia alla società, di fumo e di rovine, più qualche annotazione intimista. Il tutto riletto strizzando l’occhio non solo al menestrello di Duluth, ma anche a quell’altro vecchio amore che risponde al nome di Leonard Cohen. (Ad esempio ne “Il panorama di Betlemme” ci sono dei riferimenti a “The Captain”. Se siano voluti non lo so, ma io ce li ho trovati).

Il concerto va avanti per un'ora e mezza circa; è un rock possente, con un'energia da far invidia ai giovincelli che si agitano sulla pista. Come già detto lui è di ottimo umore. Concede non uno ma, badaben, badaben due diversi bis. Tra le canzoni un a Buonanotte fiorellino elettrica, il singolo Vai in Africa, Celestino e la finale Il bandito e il campione - "L'ha scritta mio fratello, che stasera è in sala. Parla di un tempo in cui i campioni erano forse meno drogati di adesso e i banditi erano sicuramente meno banditi".

Appendice: le mie (dis)avventure in un mondo non mio.

Quando ho letto su internet delle date pilota mi son chiesta cosa fossero esattamente. Mi hanno detto che sarebbero state quattro anteprime rivolte alla stampa, ai fan club e agli ascoltatori di Radio Capital Mi hanno detto anche che la data milanese non sarebbe stata il 21 marzo al Filalorum, come precedentemente comunicato, ma ai Magazzini Generali. Magazzini Generali? (È un locale parecchio trendy) Radio Capital?... Che c’azzecca Radio Capital con De Gregori non lo capisco. Evidentemente sponsorizza; non sto a sottilizzare troppo, però la mia pelle ha un leggero senso di disagio e mi viene in mente quella frase "Tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati, o di chi li ha costruiti? Rubando!" .

Sorvoliamo. La stampa, dicevo. Ok, io non sono la stampa, ma forte del fatto che scrivo sul web e su una rivista musicale che si occupa esclusivamente di canzone d’autore mando una bella mail e chiedo un accredito. Probabilmente sono così affaccendati che non vengo nemmeno degnata di una risposta. Vabbè. Mi attacco al telefono. Mi viene risposto, abbastanza educatamente, a dire il vero, che di accrediti non ce ne sono più. Va bene, penso. Ci sta.

No. In effetti non ci sta mica tanto. Ai Magazzini Generali non ci sono mai stata, ma so che sono grandi. Possibile che ci sia tutto questo pienone? Arriva a mio soccorso un amico. Mi dice di avere un invito per due persone e di essere solo. Se voglio, posso andare con lui. Non sono convintissima, ma "Se non si va non si vede". E se non si vede come si fa a parlare di una cosa? Il fine giustifica i mezzi. Accetto.

Arriva la fatidica sera. Gente tanta, ma il posto è davvero enorme. Ci sarebbero potute stare tranquillamente almeno altre 100 persone senza pestarsi troppo. Alora è proprio me che non volevano, oppure sono di quelli che vedono internet-come-il-demonio-che-copia-e-masterizza... Mi qualifico e parlo con l’addetto stampa. La signora mi risponde che no, la cartellina niente, non me la può dare, sono contate. Capisco, il solito discorso dei “Giornalisti Importanti”. Wow, se da una parte sentirsi dire in più o meno belle parole “per te non ce n’è” può essere spiacevole, il fatto di non essere considerata “uno dei nostri” mi fa quasi felice. Non voglio proprio essere una di voi.

Così il disco non l’ho ascoltato, eccetto per i brani trasmessi “in esclusiva su Radio Capital” e non so se davvero sia, come ha dichiarato lo stesso de Gregori “La prima volta che un mio disco suona esattamente come suonerà dal vivo con la mia band”. Posso solo dire che è contenuto in un digipack e che - Udite! Udite! contiene finalmente un libretto dei testi.

La copertina è grigia, serigrafata a pezzi di puzzle, come per sottolineare il fatto che si parla di frammenti di un mondo che vengono analizzati e descritti, girati e rivoltati per tentare di incastrarli. E che una volta ricomposto il quadro, ne esce un paesaggio completamente grigio

23-03-2005
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