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Concerti

Davide Van De Sfroos allo Smeraldo: spettacolo, non concerto!
di Giorgio Maimone

Sono le nove in punto. Non un minuto prima, non un minuto dopo (e questo è già un grande titolo di merito), si spengono le luci, i musici salgono sul palco, il pubblico entusiasta già applaude e saluta Angapiemage Galiano Persico e il suo violino che stanno al proscenio. Poi entra "lui", il "Barone", il "Corvo", lo showman, l'uomo dai capelli bianchi sotto cui si accalcano centinaia di idee. E' in abito da scena (come a foto): lunga palandrana, con stemma sulla schiena. Stemma ribadito sul gilet e sul fondale del palco che rimanda i segni delle parole parlate dai pesci. ... Ora è mezzanotte, dopo tre ore tirate di concerto e l'uomo è ancora fresco e pronto ad andare avanti a lungo.

Tra le tante critiche che si possono fare a Davide Van De Sfroos, credo che nessuno possa rimproverargli la generosità: i suoi dischi sono stipati di musica fino all'ultimo minuto disponibile. Solo Daniele Sepe li riempie più di lui. E i suoi spettacoli eccedono semmai in generosità di proposte: tre ore al Piccolo Teatro Studio un paio di mesi fa, tre ore l'11 aprile al Teatro Smeraldo di Milano.

Sei ore di musica totale con solo due canzoni (due!) ripetute nella parte centrale dello spettacolo, ossia tolti i bis ("Caramadona" e "Nocc"), ma non solo, nemmeno nella parte parlata, qui meno lunga e fiorita che al Piccolo, ma altrettanto spassosa, non sono stati ripetuti gli stessi schemi e i personaggi che ne sono emersi, sempre dal microcosmo dei bar lungo Lario e delle varie Pensioni Magnolie che Davide ha frequentato nei suoi anni giovanili e continua a frequentare, sono risultati ancora una volta diversi: da Antonio e Marco che partono da Menaggio per andare al mare, finiscono prima ad Aosta e poi a Parigi e tornati sul lago (senza soste!) affermano: "Sarà bello il mare, ma la nostra Akuaduulza l'è mej!" alle streghe di "Fendin" ("Sia ben chiaro che noi stiamo dalla parte delle streghe! Andavano all'inferno? Ma quale inferno era peggio della vita che vivevano? Le donne conoscevano le erbe per un miglior rapporto con la terra. Ma se osavano dire: "Ti faccio una tisana?" ZAC ... venivano subito bruciate come streghe").

Sarà una mia fissa ma proseguendo così Davide Van De Sfroos, più che diventare il nuovo Bob Dylan è sulla strada giusta per diventare il nuovo Dario Fo. Da un possibile premio Nobel a un premio Nobel già acclarato. Non è che si esagera? No, se si prende come esempio il Dario Fo affabulatore di "Mistero buffo" (che Davide conosce e bene, tanto da produrre anni fa "Per una poma" che proponeva una rilettura biblica vicina a quella già fatta dallo stesso Fo anni prima). Davide si conferma sempre più come uomo di spettacolo a tutto tondo. Come "grande" uomo di spettacolo, perché l'Akuaduulza tour è una grossa produzione che vede in scena, fino a 18 persone contemporaneamente: 8 membri della band, compreso Davide (e vanno citati tutti e con elogi), la corista, coreografa e ballerina Tiziana Zoncada (bravissima!), due ballerine aggiuntive e sette membri della Bandesfroos. Ospite d'onore per la serata di Milano il "mariachi" Simone Spreafico dei Mercanti di Liquore, in abito d'ordinanza, completto di pelle nera e capello come Antonio Banderas nel film di Rodriguez, protagonista di una vertiginosa "Madame Falena".

Cosa dire di più? Ogni cosa era strepitosamente al suo posto. La scaletta seguiva "infedelmente" quella dell'album, accoppiando suggestioni diverse e alternando momenti di calma e riflessione con altri ad alto clima tellurico: dal cilindro del Barone spuntavano poi due straordinarie rivistazione di pezzi antichi come "Sulla via del Pamir" e "El fantasma del lach" assolutamente degne di trovare posto in un nuovo album, come pure la rivisitazione di "Nonu Aspis" che sfocia in una travolgente rivisitazione di "Zirichiltaggia" di Fabrizio De André ("non leggeteci chissà cosa. Power folk etc etc. E' solo un nostro sentito omaggio a Fabrizio De André")
. Di pregio anche la rilettura più pacata e introspettica del solito di un "classico" del nostro come "La nocc". mentre "Trenu" segue stilemi soliti, in linea con le ultime riproposte di quest'altro pezzo "obbligatorio" del nostro. Per "Caramadona" una piccola citazione per il Papa, non eccessiva né stonata, per quanto un po' filona.

Insomma non un concerto, ma uno spettacolo, con trama, azioni sceniche, costumi, coreografie ben disegnate e atmosfere a effetto ben congegnate. Erano anni che a Milano non si vedeva qualcosa di simile. Il precedente è illustre e purtroppo remoto: stesso teatro, quattro anni fa, Vinicio Capossela con una strepitosa versione di "Canzoni a Manovella". Ma dove sei finito Vinicio?

 

11-04-2005
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