Sono
le nove in punto. Non un minuto prima, non un minuto
dopo (e questo è già un grande titolo
di merito), si spengono le luci, i musici salgono
sul palco, il pubblico entusiasta già applaude
e saluta Angapiemage Galiano Persico e il suo violino
che stanno al proscenio. Poi entra "lui",
il "Barone", il "Corvo", lo showman,
l'uomo dai capelli bianchi sotto cui si accalcano
centinaia di idee. E' in abito da scena (come a foto):
lunga palandrana, con stemma sulla schiena. Stemma
ribadito sul gilet e sul fondale del palco che rimanda
i segni delle parole parlate dai pesci. ... Ora è
mezzanotte, dopo tre ore tirate di concerto e l'uomo
è ancora fresco e pronto ad andare avanti a
lungo.
Tra le tante critiche che si possono fare a Davide
Van De Sfroos, credo che nessuno possa rimproverargli
la generosità: i suoi dischi sono stipati di
musica fino all'ultimo minuto disponibile. Solo Daniele
Sepe li riempie più di lui. E i suoi spettacoli
eccedono semmai in generosità di proposte:
tre ore al Piccolo Teatro
Studio un paio di mesi fa, tre ore l'11 aprile
al Teatro Smeraldo di Milano.
Sei ore di musica totale con solo due canzoni (due!)
ripetute nella parte centrale dello spettacolo, ossia
tolti i bis ("Caramadona" e "Nocc"),
ma non solo, nemmeno nella parte parlata, qui meno
lunga e fiorita che al Piccolo, ma altrettanto spassosa,
non sono stati ripetuti gli stessi schemi e i personaggi
che ne sono emersi, sempre dal microcosmo dei bar
lungo Lario e delle varie Pensioni Magnolie che Davide
ha frequentato nei suoi anni giovanili e continua
a frequentare, sono risultati ancora una volta diversi:
da Antonio e Marco che partono da Menaggio per andare
al mare, finiscono prima ad Aosta e poi a Parigi e
tornati sul lago (senza soste!) affermano: "Sarà
bello il mare, ma la nostra Akuaduulza l'è
mej!" alle streghe di "Fendin"
("Sia ben chiaro che noi stiamo dalla parte
delle streghe! Andavano all'inferno? Ma quale inferno
era peggio della vita che vivevano? Le donne conoscevano
le erbe per un miglior rapporto con la terra. Ma se
osavano dire: "Ti faccio una tisana?" ZAC
... venivano subito bruciate come streghe").
Sarà una mia fissa ma proseguendo così
Davide Van De Sfroos, più che diventare il
nuovo Bob Dylan è sulla strada giusta per diventare
il nuovo Dario Fo. Da un possibile
premio Nobel a un premio Nobel già acclarato.
Non è che si esagera? No, se si prende come
esempio il Dario Fo affabulatore di "Mistero
buffo" (che Davide conosce e bene, tanto da produrre
anni fa "Per una poma"
che proponeva una rilettura biblica vicina a quella
già fatta dallo stesso Fo anni prima). Davide
si conferma sempre più come uomo di spettacolo
a tutto tondo. Come "grande" uomo di spettacolo,
perché l'Akuaduulza tour è una grossa
produzione che vede in scena, fino a 18 persone contemporaneamente:
8 membri della band, compreso Davide (e vanno citati
tutti e con elogi), la corista, coreografa e ballerina
Tiziana Zoncada (bravissima!), due
ballerine aggiuntive e sette membri della Bandesfroos.
Ospite d'onore per la serata di Milano il "mariachi"
Simone Spreafico dei Mercanti di
Liquore, in abito d'ordinanza, completto di pelle
nera e capello come Antonio Banderas nel film di Rodriguez,
protagonista di una vertiginosa "Madame
Falena".
Cosa dire di più? Ogni cosa era strepitosamente
al suo posto. La scaletta seguiva "infedelmente"
quella dell'album, accoppiando suggestioni diverse
e alternando momenti di calma e riflessione con altri
ad alto clima tellurico: dal cilindro del Barone spuntavano
poi due straordinarie rivistazione di pezzi antichi
come "Sulla via del Pamir"
e "El fantasma del lach"
assolutamente degne di trovare posto in un nuovo album,
come pure la rivisitazione di "Nonu Aspis"
che sfocia in una travolgente rivisitazione di "Zirichiltaggia"
di Fabrizio De André ("non leggeteci
chissà cosa. Power folk etc etc. E' solo un
nostro sentito omaggio a Fabrizio De André").
Di pregio anche la rilettura più pacata e introspettica
del solito di un "classico" del nostro come
"La nocc". mentre "Trenu"
segue stilemi soliti, in linea con le ultime
riproposte di quest'altro pezzo "obbligatorio"
del nostro. Per "Caramadona"
una piccola citazione per il Papa, non eccessiva né
stonata, per quanto un po' filona.
Insomma non un concerto, ma uno spettacolo, con trama,
azioni sceniche, costumi, coreografie ben disegnate
e atmosfere a effetto ben congegnate. Erano anni che
a Milano non si vedeva qualcosa di simile. Il precedente
è illustre e purtroppo remoto: stesso teatro,
quattro anni fa, Vinicio Capossela
con una strepitosa versione di "Canzoni a Manovella".
Ma dove sei finito Vinicio?