Repubblica che intervista Giamba. L'articolo che si
chiude con un "stasera, Piccolo Teatro Studio,
ore 21:00 tutto esaurito". Gira un po' la testa.
Sono le 21:00 e il Piccolo Teatro Studio non è proprio
tutto esaurito, ma è molto pieno. Averli visti pochi
mesi fa in un parcheggio di un paese in provincia
di Bergamo, in un pomeriggio di "caldo catramoso"
e adesso qui... gira un po' la testa.
Il concerto inizia con pochi minuti di ritardo
e siamo subito allietati dal vedere che sul palco
c'è anche Angelo "Pich" Galli,
con i suoi aggeggi. Al solito è sul fondo, dietro
a tutti. Ci sono anche Simone Mauri ai
clarini (già sentito su "Decanter"
e già visto in altri concerti in teatro) e, sorpresa,
c'è anche un altro fisarmonicista. È nientepocodimeno
che Flaviano Braga, il "maestro
di fisa" di Giambattista Galli.
Non che Giamba non abbia la sua, ma resterà
spesso appoggiata a terra.
Senza introduzioni o chiacchiere, si inizia con Amore
d'Egitto, seguita da Viöla. La stessa scelta
del Teatro Sociale di Como: era il 21 maggio, la prima
di Decanter. Una scelta tipicamente teatrale, il primo
brano crea un'atmosfera calda, con i suoi echi d'oriente,
is secondo, l'unico pezzo in dialetto della serata,
riporta tutti a casa, sulle rive del lago. La formazione
a 9 e un po' di imbarazzo iniziale, (lo si coglie
soprattutto in Giamba, che ha tutti gli sguardi addosso),
rischiano di far prendere alla serata una piega più
professionale che calda rispetto agli standard del
gruppo. Anche perché alcuni pezzi di Decanter,
mostrano ancora qualche debolezza. Forse devono ancora
trovare la veste o l'arrangiamento migliore.
La
band propone soprattutto brani di Decanter alternati
ad alcune rivisitazioni dei pezzi della "Danza".
In mezzo, alcuni brevi reading a cura di Giamba: estratti
molto piacevoli dai libri di Andrea Vitali,
amico del gruppo e presente tra il pubblico. I pezzi
scorrono bene e rimane impressa una versione piuttosto
rock di Ribes. È decisamente inusuale vedere
Giamba e Michele in piedi, il primo microfono in mano,
il secondo con la chitarra elettrica e in posizione
da rocker. Michele Bosisio è in grande
serata ed interpreta con trasporto Sarà
di Più e Avorio Oro e Carta.
Nel frattempo, i più attenti al lato musicale, si
accorgono di quale mago di fisarmonicista sia Flaviano
Braga: è impressionante vedere quelle dita
viaggiare a velocità sorprendente lungo i tasti. La
presenza di Flaviano permette inolte a Cecco
Andreotti di prendersi molto più spazio
al pianoforte ed è tutto un godere: un pianista completo,
che viene da jazz, ma che sa cucire il suono anche
quando è più folk.
Il pubblico è sicuramente di appassionati ma non solo.
A fine concerto molti si scopriranno a domandarsi:
"ma che genere suonano?". La risposta non
c'è : talora jazz/fusion, altre volte decisamente
folk, raramente rock, a piccoli tratti classici, sempre
cantautorali. O meglio, la risposta c'è: Sulutumana!
Sicuramente i brani di Decanter sono meno folk rispetto
a quelli dei primi due dischi e sicuramente raccontano
meno storie e più concetti, idee. Sembra filar via
tutto facile e liscio ad ascoltarli, ma dietro ci
sono tanto lavoro, tanto studio e tanta competenza
con gli strumenti. La crescita si nota soprattutto
in Michele che è sempre più bravo alla chitarra
e si produce persino in qualche passaggio flamenco.
Andrea Aloisi è come sempre puntuale
in tutti gli interventi di violino e la ritmica è
meno in evidenza rispetto ad altre occasioni. Probabilmente
è una scelta, visto l'ambito teatrale: cosi' Samuel
Cereghini picchia un po' meno rispetto ai
concerti all'aperto preferendo spazzolati e qualche
tocco leggero al rullante. Sempre emozionante, infine,
Nadir Giori, che sta in mezzo al
palco e alterna contrabbasso acustico e basso elettrico,
con quella sua allure da padrone dei tempi del gruppo.
L'apice
della serata arriva con Carlina Rinascente,
uno dei pezzi più commoventi mai scritti dalla band
che si merita lunghi minuti di applausi. Il ghiaccio
con il Piccolo Teatro si sciolto definitivamente e
il lungo applauso dà la carica giusta: da lì
in avanti è tutto un altro impatto emotivo. Bellissima
l'Aquilone e strepitosa
come sempre Il Volo di Carta,
forse l'unico brano che non manca mai negli spettacoli
dei Sulutumana che per l'occasione la a rallentano,
la riempiono di colori e Giamba la canta con moltissimo
trasporto. Anan Ji è già
un classico, con quell'incedere maestoso e la lettura
di Tiziano Terzani in mezzo.
"Appena tempo di abituarsi ed è già
finito", dice Giamba. ma il gruppo viene richiamato
da uno scroscio di applausi che pare non finire mai
e concede due bis: Piccola Veliera
(richiesta dal pubblico), delicata e classica e il
pezzo da Buena Vista Social Club. Dentro ci mettono
gli assoli e la godono forse più loro del pubblico
che, intimidito dal teatro, resta seduto. Salutano
e se ne vanno.
Qualcuno si riveste e s'incammina, ma sosspintu da
una seconda marea di applausi, loro escono generosamente
per un terzo bis, una Comandante Che Guevara
lenta e d'impatto emotivo che ci accompagnerà
sulla strada del ritorno.