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Club Tenco 2004: lo spirito delle origini

di Lucia Carenini

Tenco 2004, seconda serata. Dopo un pomeriggio dedicato al convegno dedicato all’opera di Virgilio Savona (ne parleremo più diffusamente su un altro articolo – ndr) ad aprire sono le note di Roberto Vecchioni, il veterano che non ha mai mancato un’edizione della rassegna. Segue Carlo Fava, ed è un piacere ritrovarlo qui, come si ritrovano i vecchi amici. Visibilmente emozionato, attacca con il suo omaggio a Savona.

Sceglie un brano tratto dal repertorio scritto per i bambini, sottolineando quanto sia importante questo tipo di utenza, quanto sia fondamentale non imbottirla di stupidaggini, ma rispettarla. Prosegue con “La palude”, uno dei più interessanti suoi nuovi pezzi, per terminare con “Se io fossi l futuro”, anche questa tratta dal suo nuovo lavoro.

Palco per Samuele Bersani, l’uomo al comando della rassegna- avendo vinto sia la targa per la miglior canzone che quelle per il miglior album. Parla di "Cattiva", sottolineando la tendenza attuale di spettacolarizzare troppo, senza tener conto di alcuna morale. Critica poi il mondo televisivo, dedicando la canzone a Studio aperto “Il peggiore dei telegiornali” perché si rendano conto “ che c’è qualcuno che invece di guardarli cambia canale.”

Per l’omaggio a Savona, infine sceglie una allegra, una canzone per bambini, sette piccole straghe. “Perché Savona era un artista poliedrico, non ha scritto solo canzoni politiche o tristi” – dice il bolognesee, continuando la polemica innescata durante la conferenza stampa sul tono delle scelte fatte dagli artisti delle prima serata. – “Le sette piccole streghe sono quelle che noi ascoltiamo, sono le note musicali. Ho voluto coinvolgere un gruppo che ho conosciuto qui nel 2000, le Balentes”.

La seconda parte della serata è dedicata in gran parte a Dulce Pontes. Diafana signora dall’abito da fata irlandese, ma soprattutto voce spettacolare, si esibisce in un repertorio da brivido, passando da un genere musicale all’altro, interpretando il tutto con una bravura che va oltre.

Un’attrice della canzone - la definisce la motivazione del premio – ed è una definizione assolutamente azzeccata. "Non sono l’erede di Amalia Rodriguez - disse in un’intervista - perché io voglio andare oltre, voglio interpretare anche altre cose".

Sala col fiato sospeso, voce difficile da scordare, un collegamento tra tradizione e futuro, un ponte sospeso tra lirica e sperimentazione. Un volo, una magia.

La chiusura è affidata ai Lou Dalfin, gruppo occitano premiato con la targa al miglior album in dialetto che non si limita a rispolverare un repertorio tradizionale contaminandolo con sonorità rock ma “utilizza il rock per mantener vive le proprie ttradizioni e la propria identità” . Ed è una sfilata di canti, di balli, di balzi, di ghironde e organetti, di tristezze e di allegria, di ricordi e di speranze.

E’ una festa.


Ultimo aggiornamento: 30-10-2004
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