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Club Tenco 2004: lo spirito delle origini

di Lucia Carenini

E lontano, lontano nel tempo… le consuete note malinconiche, intonate per l’occasione da Antonello Venditti aprono la 29ma rassegna della canzone d’autore, ma bastano pochi minuti perché Alessio Lega, Isa e i Mariposa – la “famosa” band di trovarobato musicale si impadronisca del palco, scatenandosi in una versione durissima de “il testamento del parroco Meslier”. Forte, dirompente, emozionante, con le voci che scandiscono il testo a mò di slogan si spande per la platea qualcosa di nuovo, anzi, d’antico.

Le tracce di uno spirito che da un po’ mancava, quello che coniuga l’impegno e la poesia. Lega e la sua band continuano poi con le loro canzoni, terminando con una Genova emozionata e commossa, dedicata a Heidi Giuliani. Bello anche il momento della premiazione: Enrico Deregibus – vice-direttore dell’Isola che non c’era – consegna la targa dicendo di essere felice di farlo soprattutto perché "finalmente è una vera opera prima".

Cambio palco cambio band. E’ la volta di Macina/Gang, il gruppone marchigiano che mescola e fonde il combat rock dei fratelli Severini con la ricerca folk di Gastone Petrucci. Si parte da "Sesto San Giovanni" per arrivare a "E’ lunga la strada" - altro brano tratto dal repertorio politico di Savona – che l’ensemble ha fatto suo in modo totale.

L’emozione è forte, in primis perché vedere questi artisti su questo palco potrebbe essere il segnale che qualcosa si sta muovendo, che forse il vento sta cambiando, ed è un bel segnale; poi, per un moto d’orgoglio personale, perché loro sono i “nostri” artisti.

E la musica continua con il rap di Caparezza. “Sciabola al fianco, pistola alla mano” è il brano antimilitarista di Savona di cui si è impadronito la testa riccia di Molfetta che continua scatenato, ironico e graffiante con musica tosta e toste parole. Potrebbe essere semplicemente definito rap, ma non lo è – dice lui – e siccome tutti mi chiedono che musica faccio mi sono inventato un nome, la “suppomusica” Non vuol dire nulla, ma crea interesse.

La seconda parte parte con un ritmo decisamente più disteso. Gli accordi e gli incastri ritmici di Peter Hammil si spandono per il teatro, in quello che si può considerare un riassunto dell’opera del canta-polistrumentista-compositore inglese.

Tono minore per la chiusura che tocca a Venditti. Il cantautore romano ha riarrangiato i suoi pezzi eliminando il pianoforte, inserendo una ritmica decisamente rock e introducendo quattro chitarre. Il risultato non ci ha convinto.

L’emozione finale ce l’ha data la fine del dopofestival. Parte ahimè non aperta al pubblico, ma riservata a stampa e artisti, che si è conclusa con Alessio Lega, Marco Spiccio, i Mariposa e Cristiano Angelini che, da veri innamorati della musica, quelli che suonano e cantano per il piacere di farlo, si sono lasciati andare nelle onde dei suoni e delle parole in un pot-pourri di chitarra e improbabili strumentini (dai campanacci ai sonagli alle bottiglie e bicchieri) che accompagnavano le parole dei grandi (da De André a Brel, da Brassens a Ferré) e le parole loro con uno spirito che credo (dico credo perché non c’ero) potesse essere quello originario del Tenco.

E lontano, lontano….

Ultimo aggiornamento: 29-10-2004
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