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Patti Smith, o del dovere civico dell'artista

di Carlotta Baruzzi

Presenza illustre della ventottesima Rassegna della Canzone d'Autore - partecipa infatti nella giornata di sabato sia al convegno che alla rassegna serale - Patti Smith parla a ruota libera durante l'appuntamento di mezzogiorno al Roof del Teatro Ariston. Traduttore d'eccezione Tito Schipa Junior.

"La gente purtroppo è diventata egoista e materialista", esordisce la Smith. "Le persone - prosegue - hanno paura, ma più forte della paura generica è la paura della perdita dei beni materiali, degli agi, della propria posizione sociale conquistata a fatica".

Da tali difetti, ecco l'accusa, gli artisti non sono immuni. "Non è più possibile - spiega la Smith - delegare una reazione ad un gruppo di intellettuali, siamo noi come persone che dovremmo svegliarci l'un l'altro. Indipendentemente dalla categoria professionale. Qualunque essa sia".

Ma qual'è, verrebbe voglia di chiedersi, la colpa dei cantanti? "Gli artisti - risponde la Smith - si sentono perseguitati, temono di perdere il lavoro, o le posizioni in classifica. Allora si stanno ritirando. Si integrano sempre più nel sistema, abdicando alla loro funzione di denuncia in favore di quella di solo svago. Ed è triste".

Le responsabilità, tuttavia, non sono solo delle voci. "Molte colpe di questa situazione sono da attribuire ai media, soprattutto alle radio, che potrebbero essere grandi forze di spinta culturale, invece si limitano a sfruttare i giovani come consumatori. Pertanto quella che dovrebbe essere la forza di rottura del rock'n roll, quella che apre le coscienze, è assolutamente ignorata e sostituita da una pura e semplice sessualizzazione e commercializzazione della musica"

La Smith parla senza peli sulla lingua, forte del fatto di non 'essere sul mercato', una libertà che consente di preoccuparsi poco di perdere posizioni in classifica. "Ho sempre lanciato i miei j'accuse" .- ammette - però, anche se non voglio criticare nessuno in particolare, credo davvero che non ci siano scuse: un artista ha il dovere di parlare col cuore, senza preoccuparsi di essere letto o trasmesso. Un artista non può integrarsi nel sistema, deve esserne il primo critico".

Il riferimento all'attualità non manca e si tratta di parole che non lasciano spazio ai compromessi. "Prima del bombardamento in Iraq - ricorda l'artista - è stato molto toccante vedere tutte quelle persone scendere in piazza a gridare il loro no alla guerra e vedere tutte quelle bandiere della pace appese ai balconi, ma non possiamo aspettarci che i politici si muovano. Loro faranno sempre e solo il loro interesse. Ma anche se la gente non è riuscita a fermare Bush, è importante non rinunciare. Bisogna continuare a lottare".

Buoni e cattivi esempi

"Credo di essere stata fortunata a nascere in un'epoca che mi ha dato la possibilità di assistere alla rivoluzione del Rock'n Roll. Tutti noi, chi più chi meno, siamo stati influenzati da Jim Morrison. Ma se dal punto di vista artistico lui è stato davvero un grande, dal punto di vista umano non ha lasciato un grande esempio. Anzi, ha lasciato l'esempio di come proprio non ci si deve comportare".

"Io non voglio giudicare nessuno, ma Morrison è stato uno che ha sprecato i suoi talenti. Io amo la vita. Non credo che per forza si debba morire per essere considerati dei grandi".

La ricerca di nuove vie espressive

"Nel 1976 ho incontrato Robert Mapplethorpe, che mi è stato maestro e amico. Il mio lavoro attuale, che sarà in mostra a Ferrara - per la prima volta in Italia -, è la mia reazione all'11 settembre. Sono le mie reazioni di fronte a quell'evento. È una nuova ricerca, un nuovo modo di comunicare le mie emozioni e le mie denunce.

Musicista dai mille talenti, Patti Smith è anche pittrice: le sue opere, grafico-pittoriche saranno in mostra a Ferrara, dal 20 marzo al 30 giugno 2004, nell'ambito della Biennale "Donna - Strange messangers".

Ultimo aggiornamento: 25-10-2003
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