Nick Cave: "Abattoir blues/The Lyre of Orpheus"

Nick Cave per il Buscadero

Un doppio album. Il primo dedicato al blues ed al gospel, più elettrico. Il secondo alle ballate, più intenso. Un disco che conferma il grande talento e la raggiunta maturità del musicista australiano. Dopo anni manca Blixa Bargeld, ma il torrente creativo di Cave non mostra cedimenti. Superbo.

Altri pareri:
Articolo di Christian Degano su Onda Rock
Il mondo poetico di Nick Cave è fatto di carne e sangue, spirito e anima, dannazione e redenzione, paura e speranza, timore e tremore, luce e vita. Si nutre del succo proibito e dannato del blues, attinge al riscatto cercato dal folk, ruba la perentorietà del funk, cavalca l'estro del country, si ammanta della morbosità del cinismo velvettiano, scalfisce la soavità del gospel, muore di languore punk. E rinasce come la fenice dalle ceneri in nuova, sgargiante forma, più forte, come la vita che ha attraversato la morte.

Articolo di Veronica Basaglia su Rock Shock
La poliedricità espressiva di un mostro sacro della musica come Nick Cave è in grado di esprimersi in un doppio album più di quanto farebbe in un disco singolo. Basta ascoltare alcune vecchie raccolte della sua band per rendersene conto. Ma quello che ho tra le mani in questo momento è qualcosa di meglio: non solo è un album doppio, ma è anche un album in tutto e per tutto inedito. Questi due dischi, accostati, registrati insieme nella magia di Parigi, ma concepiti separatamente, mostrano le due facce della medaglia caveiana. Dal momento che abbiamo a che fare con un artista a tutto tondo che davvero non riesce a farsi bastare modalità artistico/espressive normalmente sufficienti ad altri (avete mai letto Cave?), non stupisce di ascoltare canzoni tanto diverse eppure convergenti sull'unico filo conduttore della genialità veicolata attraverso le note.

Parere di Bielle:

Se ci si mette a discutere Nick Cave si mettono in discussione le fondamenta stesse dell'edificio rock. E' un grande che disco dopo disco allunga la serie degli album imperdibili. In questo caso c'è anche troppo materiale (disco doppio, ma a prezzo onesto) e la Lira d'Orfeo è meno "necessaria" rispetto ad "Abattoir", ma è la discriminante tra il tonno e il pagello.