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BiELLE CAMPAGNE

CASD: Comitato Anti-Scempio Fabrizio De André

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Fabrizio De André di qua, Fabrizio De André di là, il nuovo Fabrizio De André, il premio Fabrizio De André, La Fondazione Fabrizio De André ... Fabrizio viene tirato tutti i giorni per la giacchetta in tutte le direzioni. E' strano per uno che non si faceva tirare e che non mi sembra portasse neanche le giacchette. Questo eccesso di "Deandreume" ha portato alla nascita del CASD, in seno a Bielle. Il Comitato Anti-Scempio De André si propone di segnalare tutti i casi di abuso del nome e dell'arte di questo grande artista, supplendo alla vacanza di iniziative e di idee di una Fondazione che porta il nome, contempla gli eredi, ma, almeno per ora, non si muove nella logica di proteggerne la memoria. Il Casd raccoglie adesioni: se vuoi aderire scrivi le tue motivazioni qui

Massimiliano Larocca

Riguardo al discorso sulla Fondazione.....beh, ti dirò che ho apprezzato moltissimo l’istituzione su Bielle del Comitato di tutela: qui stiamo rischiando realmente, tramite un lento ma inesorabile processo di istituzionalizzazione, di impoverire l’enorme patrimonio che De Andrè ci ha lasciato.
Quella che dovrebbe essere una grande ricchezza da cui partire e attraverso la quale spiccare il volo, sta diventando,a mio avviso, un binario morto.....
Chi sono i responsabili?

Max Manfredi

Credo che il vero modo per ricordare De André sarebbe dare spazio a chi ne continua l'opera . Ma questo non spetta tanto alla buona volontà dei singoli artisti (molti ci sballano a fare le canzoni di De André in pubblico, e certi le fanno anche bene, o comunque fanno simpatia e non danno noia più di tanto. Sarebbe difficile negare il diritto a musicisti del calibro di Armando Corsi, o ai giovanissimi e carini Disamistade di eseguire il repertorio faberiano) quanto alla fantasia, spesso latitante, delle istituzioni. E' più facile trovare ingaggio, appoggio e finanziamenti proponendo repertorio deandreano, magari suonando quella che fu la di lui chitarra, piuttosto che essendo originali. Da parte mia come sai ho sempre evitato l'esecuzione di canzoni di De André, preferendo "cover" di Brel, oppure Nina di Bertelli, o Lilì Marlene, quando non suono pezzi miei. Però anch'io "ho dato": dalla mia rilettura musicale del Naufragio della London Valour, al Suonatore Jones, all'acrostico Bocca di Rosa. Non parliamo poi delle serate organizzate gli anni scorsi... Altre operazioni sembrerebbero più inutili e discutibili, anche sul piano della qualità. Aderire al comitato? Nonostante le mie incursioni nel materiale musicale di Faber siano state poche e sporadiche, non me la sentirei di scagliare la prima pietra. Posso solo dire che vi capisco, e la vostra posizione è sacrosanta. Ho sempre detto, e testimoniato, che sono gli artisti vivi che vanno amati, scoperti quando nessuno li conosce, aiutati quando ne hanno bisogno. E ho citato varie volte un personaggio, cui Fabrizio dedicò un intero concept, di cui si tramanda abbia detto la frase un po' oscura "Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti". Penso sia una questione di consapevolezza. Chi ce l'ha, se la tenga, e la diffonda quanto più può.
Andrea Del Favero: "Canti randagi"

Ho letto con stupore la recensione di Canti Randagi. Ti ringrazio degli apprezzamenti che fai al nostro lavoro. Nonostante gli anni passino e il pelo sullo stomaco aumenti riesco sempre a imbarazzarmi quando qualcuno mi loda... In quel disco ho lasciato un pezzo del mio cuore. Ho amato De André fin da ragazzo e poter realizzare questo tributo è stato per me il raggiungimento di un sogno. Poi parlarne con lui, accettarne le critiche, bermi come rosolio le tantissime lodi che ci fece. emozioni indimenticabili.
Approfitto per darti qualche conoscenza in più sul progetto in sé:
è a dieci anni di Creuza de ma perché lo abbiamo pensato e prodotto nel '94. Uscì nel '95 per il solito tempismo delle case discografiche. In effetti nessuno ci credeva più di tanto. Anche per Adele era una specie di divertissement da regalare a Fabrizio, che era curiosissimo e non riuscivamo a tener lontano da quanto stavamo facendo. Adele e Dori gli hanno raccontato un sacco di palle all'epoca per non fargli capire nulla.
Il nome Canti randagi è farina del sacco De André. Una volta fatto un rough mix del disco glielo abbiamo dato da ascoltare e, dopo una notte insonne, come da copione, a riascoltarsi questi suoi gioielli rinati, se ne uscì con questo titolo geniale! Il suo narcisismo era appagato, ma anche il gusto musicale, eccome! (segue).


Cover De André

Il suonatore Jones - Paolo Capodacqua

Le storie di ieri - Yo Yo Mundi

Un Blasfemo - MdL

Il naufragio della LV - Max Manfredi

Maria nella bottega ... - Rosa Tatuata


Cover De André

Via del campo - Jannacci

Amico Fragile - Vasco

La canzone di Marinella - Corsi

Canto Servo Pastore - La sedon Salvadie

Un giudice - Bertoli

Disamistade - Walkabouts

Una storia sbagliata (mi perdoni Fabrizio per aver rubato il titolo)
di Chiara Nonna
Stavo seduta in montagna nel solito baruciu ("baretto" in piemontese) con davanti un aperitivo e due noccioline, ascoltando distrattamente la radio che trasmetteva un brano tutto unz unz unz tipico da discoteca estiva e quindi degno veramente di poca attenzione, quando ho realizzato che ne conoscevo le parole...Come? Inizia un brano da disco e io ne conosco le parole? Ho annusato per benino l'aperitivo per vedere se era davvero analcolico come avevo chiesto. Niente alcool. "Ah, beh, allora è tutto vero", penso! E' dunque reale e diffusa in radio una versione remix discotecara de "Un giudice" cantata da Morgan. Nelle principali radio, intendo, quelle che con le canzoni di Fabrizio, parlando per francesismi, si son sempre pulite il culo. Ora, già partivo perplessa sull'album di Morgan, ma aspettavo di sentirlo (da un amico, ovviamente) prima di giudicare, per non esser sempre quella cattiva. Invece, dopo la grande scoperta di pochi giorni fa, non solo non ho più voglia alcuna di sentirlo, ma mi verrebbe tanto tanto da sputarci sopra...Oltre a questo, mi viene anche una domandina, ovviamente retoricissima...ma chi possiede i diritti delle canzoni di Fabrizio? E chi ne autorizza tali scempi? Chi si sta facendo tanti bei soldini sul nome di Faber tramite delle stupende operazioni commerciali? . (segue)

 

Nell’istante esatto in cui uno si trova tra le mani il disco degli Andhira - è matematico - sorge spontanea la domanda se il suddetto oggetto sia l’ennesimo, inutile tributo al grande cantautore genovese o se forse è qualcosa di diverso, di originale, insomma qualcosa di più. Quasi con timore quindi si procede ad inserire il disco in questione nell’apposito lettore e si ascolta.

Il cd parte con “Rimini” che al cantato proprio del brano unisce un bellissimo tema pianistico “S. Gregory slip jig”, composto da Luca Nulchis, ripetuto all’inizio ed in mezzo alla canzone; già dal ritornello di questa prima traccia si comprende l’originale impostazione del gruppo, basata principalmente su un formidabile trio vocale rigorosamente sardo formato da Elena Nulchis, Patrizia Rotonda e Cristina Lanzi. Questa caratteristica viene meglio rimarcata nella seconda traccia “Pregadorìa”, in cui il testo della celebre “Ave Maria” in sardo viene cantato dalle tre voci ma su una musica originale; il tutto è armoniosamente legato alla musica tradizionale dell’”Ave Maria” eseguita con piano ed archi.

A questo punto, già a questo punto, uno capisce che il disco che ha tra le mani è qualcosa di importante e, appena si percepisce ciò, gli Andhira, quasi a volerci convincere pienamente che il disco è veramente qualcosa di importante, senza interruzione, come se si trattasse di due scene diverse dello stesso film, ci conducono dalle struggenti note dell’”Ave Maria” a quelle di “Disamistade”. Ma quella che possiamo ascoltare è una “Disamistade” capolavoro, molto diversa dall’originale ma altrettanto efficace: il ritmo è scanditissimo ma non dal berinbau, bensì da un geniale vocalizzo.
( segue)

Äia da respià: Genova canta De André

L'idea poteva anche essere buona: un cd, anzi doppio, dedicato da Genova, madrina e matrigna, a Fabrizio De André. Si tratta della registrazione di un concerto che si e' tenuto a Genova il 21.6.1999 e tenuto da artisti in gran parte locali. Forse il primo tributo fatto "in morte a De André". L'idea, si diceva, perché la realizzazione è un'altra cosa. Tradotto in estrema sintesi il discorso si può riassumere così: a) è bello che Genova canti De André, b) non basta essere di Genova per potere cantare De André. E così ci troviamo di fronte a questo doppio cd dal vivo, che peraltro credo sia ora introvabile e quindi, nel suo genere, una chicca per collezionisti, che allinea qualche buon pezzo e molti tentativi velleitari. Più alcune bufale messe in loco per saggiare la nostra umana resistenza (o desistenza). E iniziamo quindi a discriminare fior da fiore e carciofo da carciofo. Tra i fiori indubbiamente Max Manfredi che rende una versione da suo pari di "Parlando del naufragio della London Valour", una canzone che già nel suo nascere sghemba, dalle penne ubriache di De André e De Gregori, sembrava intonata alle corde del giovane Max, quello di "via G.Byron, poeta" o de "L'uomo del tango", oppure di quel "bel pugno nelle balle", come lo definisce lui di "I segni della fine". Sotto il trattamento di Max, la quota di squadrellamento raggiungibile dalla canzone sale a quote vertiginose. Proprio in questo sta il suo precipuo interesse. Ma vediamo subito un bel "carciofo": abbiamo l'imbarazzo della scelta tra Claudio Lugo che violenta "Jamin-a", impedendole di esibirsi nelle sue capacità seduttive. Ci sono le "Legere" che trucidano, bontà loro, a colpi di rock "Andrea", subito dopo una versione decente dei "Suonatori delle quattro provincie", c'è la noiosa Geordie di Danila Satragno.( segue)

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